Joice Heth, la longeva balia di “Little George” Washington
di Paola Frongia e Giuseppe Spanu
Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta nella vita di Phineas Taylor Barnum, il re dei circhi e dell’intrattenimento. Sapeva sempre come attirare l’attenzione del pubblico e soprattutto era un geniale truffatore. Robert Wilson, autore della biografia Barnum: An American Life, racconta che mostrò un certo fiuto per gli affari e per l’inganno sin da quando era adolescente: a dodici anni, nel negozio di famiglia a Bethel (Connecticut), vendeva con grande facilità bottiglie di rum alla ciliegia ai soldati; qualche anno più tardi, organizzò una lotteria nell’emporio in cui lavorava come commesso, e vendette la bellezza di mille biglietti a cinquanta centesimi l’uno. Quando i fortunati vincitori andarono a ritirare il loro premio, ricevettero delle bottiglie vuote o dei barattoli di latta malconci che lui stesso aveva raccattato nel magazzino del negozio. Nel 1824 lasciò il Connecticut e si trasferì nella città di New York, dove trovò un impiego presso una pensione e in un negozio di alimentari, ma desiderava tanto trovare un espediente che gli consentisse di guadagnare soldi a palate.
La grande svolta
Probabilmente Barnum non conosceva il detto latino di Catone il Censore: “rem tibi quam nosces aptam dimittere noli: fronte capillata, post est occasio calva”, per il quale bisogna afferrare la fortuna quando passa, perché ha lunghi capelli davanti ma è calva dietro. Tuttavia acciuffò la sua chioma, quando gli capitò l’occasione che diede una svolta alla sua vita. Nel luglio del 1835, grazie a un conoscente, lesse sul The Pennsylvania Inquirer l’annuncio che R.W. Lindsay cedeva una certa Joice Heth, l’attrazione principale del suo spettacolo, per ritornare nel Kentucky. Così raccontò il loro primo incontro a Filadelfia (autobiografia The Life of P.T. Barnum, Written by Himself, pp.55-56):
“Fui favorevolmente colpito dall’aspetto della vecchia […] si poteva dire che avesse mille anni o qualsiasi altra età. Giaceva su un alto divano al centro della stanza […] i suoi arti inferiori erano fissi […] e non potevano essere raddrizzati. Era completamente cieca e i suoi occhi erano così profondamente infossati nelle orbite che i bulbi oculari sembravano essere scomparsi del tutto. […] Era molto socievole […] e loquace quando parlava del suo “caro piccolo George” […] Dichiarò di essere stata presente alla sua nascita […] e di essere stata la prima persona a vestirlo.[…] Raccontò molti aneddoti […] e questo […] rese la sua esibizione interessante.”
In quella circostanza, gli fu mostrato l’atto di compravendita firmato da Augustine Washington, cinque anni prima della nascita del figlio George, che poi sarebbe diventato il primo presidente degli Stati Uniti. Nonostante la schiavitù fosse fuorilegge sia in Pennsylvania che nello stato di New York, un cavillo legale gli consentì di affittare la donna per un anno al costo di mille dollari (circa 33.000 dollari di oggi). Barnum s’indebitò per raggiungere tale cifra, ma grazie al suo carisma, riuscì a sfruttare il legame tra Joice Heth e il “caro piccolo George” più del vecchio proprietario.
La meraviglia delle meraviglie
Non molto tempo prima si era rivolto al Niblo’s Garden, uno dei locali più esclusivi della Grande Mela, per lavorare come barista, ma non l’avevano preso in considerazione.
Nell’agosto 1835, stava per ritornarci con un’attrazione unica al mondo. Con l’aiuto dell’avvocato Levi Lyman, che aveva assunto come assistente, creò una campagna promozionale che, nelle settimane successive, avrebbe richiamato migliaia di persone. Nei manifesti pubblicitari Heth veniva presentata come una donna afroamericana dalla longevità impareggiabile, 161 anni di età, ma soprattutto come l’autentica nutrice di George Washington, l’uomo che gli statunitensi considerano da sempre il padre della patria.
Mio caro piccolo George…
Le esibizioni di Heth ebbero luogo tre anni dopo il primo centenario dalla nascita di George Washington. A partire dal debutto, il 10 agosto 1835, folle immense si recarono al Niblo’s Garden per ascoltare la donna che aveva cullato il piccolo George sulle ginocchia e soprattutto per stringere le sue mani. Joice Heth divenne la grande attrazione di Barnum, perché chi provava nostalgia per quell’epoca mitica della storia americana, tendeva a sospendere ogni pensiero razionale e a credere che fosse stata realmente la tata del primo presidente degli Stati Uniti. Inoltre, la cecità, la paralisi e il suo fisico deperito aiutarono Barnum a rendere credibile la veneranda età della donna.
Quello spettacolo conteneva tutti gli elementi del freak show (ovvero l’esibizione dei cosiddetti “fenomeni da baraccone”), un genere di cui Barnum divenne l’impresario più noto: dalla presentazione del protagonista dello spettacolo, all’interlocuzione con il pubblico; dall’esibizione vera e propria, al momento del commiato, che di solito era particolarmente commovente.
Un impresario vulcanico
Barnum si dimostrò molto abile nel richiamare diversi tipi di pubblico. Per esempio a Providence (Rhode Island), creò un modello di spettacolo che avrebbe riscosso molto successo anche in altre città puritane della costa atlantica, in cui Joice Heth si faceva accompagnare dal pubblico nella recita di alcuni canti gospel. Quando la folla iniziò a scemare, stranamente sui giornali comparivano delle lettere in cui si diceva che Heth fosse una creatura meccanica o forse una mummia alimentata da una batteria galvanica. E incredibilmente il numero degli spettatori disposti a sborsare venticinque centesimi per vedere di persona se Heth fosse o meno un automa, riprendeva a crescere.
Più tardi, Barnum ammise che era stato lui stesso a diffondere queste voci. Joice Heth morì il 19 febbraio 1836. Barnum, che nei mesi precedenti aveva guadagnato grazie a lei tra i 50.000 e i 100.000 dollari (oltre il 1.600.000 dollari di oggi), non rinunciò a trasformare la dissezione del suo corpo in un grande evento mondano.
The show must go on
L’autopsia ebbe luogo il 25 febbraio di quell’anno, presso l’anfiteatro del City Saloon di New York, di fronte a 1.500 spettatori paganti. Per l’occasione, Barnum aveva ingaggiato il noto chirurgo David L. Rogers che, più di ogni altra cosa, desiderava appurare una volta per tutte se Heth fosse effettivamente l’essere più longevo del pianeta.
Rogers esaminò minuziosamente la gabbia toracica della donna e notò che le arterie coronarie e le valvole cardiache non erano calcificate. A quel punto annunciò che Heth non poteva avere più di ottant’anni. Ma nessuno tra il pubblico accusò Barnum di frode, al contrario iniziò a svilupparsi un’intricata rete di racconti e leggende: per esempio, che sul tavolo del chirurgo non ci fosse il cadavere di Joice Heth, ma che quest’ultima fosse stata sepolta da Barnum in una località segreta, o fosse ancora viva e vegeta e continuasse a girare per gli States.
Un triangolo pericoloso
La storia di Joice Heth dimostra l’esistenza di una relazione amorosa tra profitto, il potere di una narrazione e l’infatuazione del pubblico verso quest’ultima. Nel 1835 la comparsa di Heth distolse molte persone dalla crescente tensione tra il Nord e il Sud del Paese, e le catapultò in uno dei momenti più epici della storia americana. Forse Barnum aveva capito tutto questo ancora prima dello spettacolo al Niblo’s Garden; in ogni caso, dopo l’evento, ebbe la conferma che le persone che avevano vissuto la medesima esperienza, anche davanti a una smentita, avrebbero continuato a crederci, perché ormai formavano una comunità.
La vera Joice Heth
Molti dettagli della vita di Heth, inclusi l’anno e il luogo di nascita, sono tutt’ora sconosciuti. Gli storici concordano sul fatto che sia nata intorno al 1756, quando George Washington aveva 24 anni, perciò non può mai essere stata la sua balia. Prima di Lindsay era appartenuta a John S. Bowling, che fu il primo a spacciarla come la tata del piccolo George; a insegnarle antichi inni e a raccontarle aneddoti sulla vita del presidente. Non si conosce il motivo che la spinse a farsi coinvolgere in questa storia.
I vari padroni, per poterla sfruttare al meglio, fecero di tutto per nascondere la sua vera identità. Perciò tutto quello che si sarebbe potuto scoprire di questa talentuosa narratrice è andato perso per sempre. Secondo gli storici acconsentì a condurre questo stile di vita perché, per via della sua salute precaria, chi l’avrebbe comprata e accudita se non coloro che cercavano di capitalizzare il fatto che fosse stata la balia di George Washington?
Barnum, dal canto suo, morì a ottant’anni a Bridgeport (Connecticut) nel 1891, più o meno all’età che probabilmente aveva Joice Heth, quando passò a miglior vita più di cinque decenni prima.
