24 Febbraio 2024
Giandujotto scettico

Il mistero della “setta Delta” di Gavi

Giandujotto scettico n° 152 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo (30/11/2023)

È una vicenda davvero strana, quella della  presunta setta religiosa “Delta”, che andò in scena tra i paesini di Gavi e Carrosio, in provincia di Alessandria, nel 1992. È una faccenda i cui contorni rimangono difficili da decifrare, anche a più di trent’anni di distanza. 

Un movimento religioso di migliaia di persone?

Tutto ebbe inizio nell’aprile del 1992, con una comunicazione fatta pervenire a La Stampa, che ne parlò nella sua edizione ligure del giorno 26: la mattina seguente una misteriosa “setta Delta” avrebbe fatto “importanti e drammatiche rivelazioni”. 

Ma chi erano questi signori? Beh, si trattava di un gruppo religioso, appunto, che contava “decine di migliaia di adepti in tutta Italia”; alcuni componenti avevano stabilito da circa tre mesi il loro quartier generale presso l’Hotel Sereno di Gavi. Il giornale sembrava informatissimo sulla struttura amministrativa del gruppo:

A un gran consiglio fanno riferimento organismi minori che hanno competenza su ampie aree del territorio nazionale e che individuano geograficamente la lettera greca alla quale il gruppo si ispira, attribuendo ad essa il fondamento delle proprie teorie. In Lombardia, Piemonte e Liguria, opera una sezione del gruppo Delta. Maurice, un milanese, è il Gran maestro.

Ma perché da Milano erano arrivati proprio lì, nell’Alessandrino? Semplice: in val Lemme, estrema propaggine del Piemonte prima di arrivare in Liguria, c’era il “centro spirituale della figura geometrica che rappresenta la lettera Delta”. Cosa intendessero con questa frase sibillina non è dato saperlo, ma i presunti adepti garantivano di essere giunti a questo risultato “attraverso complicati calcoli basati su particolari coordinate”. Tutto questo, però, passava in secondo piano rispetto al grande annuncio che doveva dare la Delta: presto in quella zona sarebbe apparsa la Madonna. 

La setta si riservava di fornire tutti i dettagli, data compresa, nella conferenza stampa che si sarebbe svolta il giorno successivo presso l’hotel di Gavi. Aveva però già anticipato il luogo dove sarebbe avvenuta l’apparizione:

Sarà dove sorgeva l’antico borgo medievale di Amerio, divenuto poi Meo, al quale fa riferimento il più antico documento sulla presenza di un nucleo abitato nella zona e al quale si fa risalire la nascita di Carrosio. Non ne è restato nulla, franò e rimase un cumulo di pietre, i resti della chiesa di S. Maria di Meo. Un affresco raffigurante la Madonna compariva sulla parete esterna della chiesetta; anch’essa in parte crollò, rimase in piedi solo il muro con l’affresco che dunque si salvò. Si decise di rimuoverlo, collocandolo in una cascina, poco distante, la Cascina «Tunun» che ancora esiste, oramai abbandonata. Il gruppo Delta considera un segno il fatto che dalla distruzione di un paese sia rimasto solo un affresco con l’effigie della Madonna.

Una bizzarra conferenza stampa

Il 27 aprile 1992, la conferenza stampa andò davvero in scena sotto gli occhi sbigottiti di alcuni giornalisti. La Stampa ne riferì i dettagli il giorno seguente, il 28 aprile, nella sua edizione locale. In una sala dell’hotel, generalmente adibita a convegni, erano presenti dieci persone in tunica e cappuccio nero, sedute a semi-cerchio. L’atmosfera era “quasi da brivido”, secondo il cronista del quotidiano: la stanza era in penombra, l’aria carica di incenso. Non appena gli ospiti si furono accomodati, i componenti della setta balzarono in piedi, gridando qualcosa di incomprensibile (sembra suonasse come “eccas es berevoi”, secondo La Stampa). A questo punto prese il microfono Maurice, il sedicente “Gran maestro”. Le sue profezie erano precisissime: meno di due settimane dopo la conferenza, l’8 maggio, la Madonna sarebbe apparsa a Borgio Verezzi, in provincia di Savona, “secondo calcoli precisi, e non di fantasia”. Un comunicato letto da una voce femminile – un’altra incappucciata – descriveva nei dettagli quando sarebbe apparsa la Vergine, come, a che ora, e persino le parole esatte che avrebbe pronunciato.

Ma non era finita lì: a quell’evento miracoloso sarebbe seguita un’altra apparizione, l’anno seguente, l’8 maggio 1993. Questa volta l’evento sarebbe avvenuto nel vicino paese di Carrosio, presso l’antico borgo medievale di Meo, ormai in rovina. Maurice  aveva raccontato che i calcoli erano resi possibili da un non meglio precisato “asse magnetico” che si spostava di ora in ora, grazie al quale si potevano “prevedere apparizioni, terremoti, eruzioni”. Il sedicente profeta annunciava un incremento delle nascite nella zona di Gavi e dell’Alessandrino fino al 2023 e un terremoto in Giappone il 15 novembre o il 15 giugno di quell’anno, con conseguenze disastrose anche per l’Italia. I “calcoli”, inoltre, avevano portato il gruppo Delta prima a Borgio Verezzi, e poi a Carrosio:

Quindi – ha continuato il gran maestro – ci siamo spostati lungo l’asse magnetico da Verezzi e trenta giorni fa siamo arrivati in Val Lemme dove abbiamo trovato “il luogo”. 

Lì Maurice avrebbe sentito distintamente le parole “sono la Madonna del Muro. Abbiate pietà”. Ecco l’appello che il portavoce del gruppo Delta voleva rivolgere a tutto l’uditorio: il dipinto della Madonna che si trovava in quell’edificio rovinato, la cascina Tunun, andava spostato. Anche perché l’annunciato terremoto in Giappone avrebbe fatto abbassare di 30 metri il terreno, e la Madonna del Muro avrebbe smesso di esistere. L’antica effigie andava portata in salvo… 

Le reazioni

Il 29 aprile 1992 La Stampa pubblicò un reportage dal luogo della futura apparizione: un cronista, Massimo Putzu, era andato a cercare la Madonna del muro, e aveva verificato che in effetti il dipinto c’era, all’estremità di un bosco, e che si trovava su una parete pericolante della cascina ormai mezza crollata. Angela Ceruti, che viveva nelle vicinanze, aveva dichiarato al giornalista

Ho saputo domenica mattina […] da una conoscente della profezia. Io sono cattolica, e non sono completamente scettica come è invece mio marito: per lui sono tutte sciocchezze. Potrebbe anche essere vero, chi può dire il contrario?

Del tutto tranchant era invece il parroco di Carrosio, don Emanuele Levrero, 77 anni. Per lui erano “fandonie, sciocchezze”, non aveva nemmeno ritenuto necessario avvisare la curia. Altrettanto infastidito sembra il collega di Borgio Verezzi, don Bruno Oddone, che a La Stampa raccontava di aver già incontrato “i Delta”: secondo il sacerdote pregavano “in maniera strana”, mentre era esposto il Santissimo. Alle domande, avevano risposto di essere un gruppo religioso di natura non meglio precisata.

Il gruppo Delta è probabilmente un gruppo di disturbatori. Possono venire a pregare quando vogliono ma se fanno qualche cosa che non va, l’otto maggio faccio chiudere le chiese di Borgio Verezzi. Le apparizioni mariane avvengono il 7 di ogni mese e, ogni mercoledì, quelle dei Santi. La Madonna appare a chi vuole, quando vuole, non manda certo coordinate o preannuncia rivelazioni come dicono gli incappucciati di Gavi.

Già, perché proprio in quei mesi altre apparizioni avvenivano davvero, con invidiabile regolarità, proprio a Borgio Verezzi, nella vicina provincia di Savona. Anzi, forse proprio in quella località potrebbe stare la chiave di questa storia bizzarra. 

Dal canto suo, il vicariato generale si teneva prudente, affermando che l’attendibilità dell’annuncio era impossibile da valutare, e che forse non si sarebbe dovuto dargli pubblicità. Il vice-sindaco di Carrosio, Luigi Traverso, dichiarava infine che in paese erano tutti scettici

me compreso, come si fa a non esserlo?

Le apparizioni di Borgio Verezzi

Per capire cosa stava succedendo a Carrosio, è necessario raccontare quanto da anni era in corso a Borgio Verezzi. Dal 7 luglio del 1989, diverse persone asserivano di vedere la Madonna nella zona della chiesa della Madonna dei Campi e alla “Croce dei Santi”. E non solo quella: se la Vergine compariva una volta al mese, ogni mercoledì arrivano invece vari santi del pantheon cattolico, come padre Pio, ma anche l’evangelista Giovanni (La Stampa, 18 gennaio 1992). In un giorno di santi ne erano apparsi una cinquantina. 

A catalizzare le apparizioni erano due uomini, un giovane di Imperia e un vedovo di Gorra, frazione di Finale Ligure, ma secondo i giornali c’erano anche altri veggenti, e, tra questi, diverse donne. Un uomo di origine greca ma residente a Borgio Verezzi raccontava di manifestare le stimmate negli stessi orari delle apparizioni…

Insomma, in zona si stava manifestando una specie di epidemia di visioni, che – se le fonti sono accurate – interessava in un’area ristretta un notevole numero di individui di entrambi i sessi.

Il repertorio era quello comune delle visioni mariane cattoliche: annunci di “avvenimenti importanti per l’umanità” di lì a dieci anni, profezie circa un periodo difficile per il mondo alla fine del quale avrebbe trionfato l’amore, fulmini divini (La Stampa, 9 giugno 1992), ma anche “effetti luminosi” (La Stampa, 8 febbraio 1992), messaggi da copiare e diffondere come catene di sant’Antonio, “segreti” da consegnare al vescovo, visioni dell’inferno, del purgatorio e del paradiso (La Stampa, 8 ottobre 1992), raggi di luce che si diceva partissero dal santuario di Monte Croce di Balestrino (peraltro, sito di un altro ciclo di visioni con protagonista una donna, durato dal 1949 al 1971 con accompagnamento di presunti fenomeni “solari” come quelli celebri di Fatima…) e diretti su Borgio Verezzi, quasi a indicare una continuità tra le apparizioni avvenute in quel luogo e quelle “nuove” di Borgio (La Stampa, 24 gennaio 1992). Durante le visioni, un fedele pronunciava con occhi chiusi frasi in latino che sembrava leggere nel vuoto (“si tratterebbe di complicate poesie del 1500, difficili da ricordare anche per chi ha buona memoria”, chiosava La Stampa dell’8 febbraio). 

A cominciare dal gennaio del 1992, la storia di Borgio era esplosa: ne avevano parlato al telegiornale di Italia 1, Studio Aperto e anche Mike Bongiorno, mentre pullman carichi di fedeli raggiungevano Borgio Verezzi il 7 di ogni mese. A febbraio, l’uomo delle stimmate denunciò di essere stato aggredito e insultato da sconosciuti (La Stampa, 14 febbraio 1992). A marzo, l’enorme afflusso di auto mandò in tilt la circolazione stradale (La Stampa, 10 marzo 1992). Ad aprile, uno dei veggenti vide padre Pio entrare nella chiesa con un secchio e indicare l’altare: venne scavato un buco alla ricerca di una “sorgente con proprietà curative”, e un rabdomante si mise a disposizione per confermare l’eventuale presenza di una fonte minerale (La Stampa, 9 aprile 1992); lo scavo fu poi bloccato dal comune (La Stampa, 8 aprile 1994). 

A maggio, apparve anche san Cirillo. Chiedeva ai fedeli di pregare, perché l’Europa era in pericolo; la Madonna, invece, comparve per chiedere una festa speciale in suo onore, da tenersi ad ottobre (La Stampa, 8 maggio 1992). A dicembre, la Vergine, ritenne di annunciare che non avrebbe più dato messaggi per l’umanità ai veggenti, ma solo “personali” (La Stampa, 9 dicembre 1992) – salvo poi smentirsi a ottobre dell’anno dopo, quando comparve di nuovo per annunciare eventi catastrofici “peggiori di una guerra”, che sarebbero avvenuti prima che fosse passata la generazione del 1914 – un topos dell’apocalittica contemporanea di varie confessioni cristiane (La Stampa dell’8 ottobre stabiliva il termine ultimo al 1996); uno dei veggenti, poi, affermava di aver visto l’Italia invasa dai carri armati.

Il parroco Bruno Oddone, quello così infastidito dai Delta, ci metteva del suo: oltre che prete del posto, era anche il più noto sostenitore della veridicità dei fenomeni, e da molto tempo era convinto che pure nel ciclo delle visioni di Balestino, quelle iniziate nel 1949, ci fosse la mano divina. Almeno dal 1992 raccoglieva messaggi e testimonianze scritte in un dossier da sottoporre al vescovo. Morì però nel giugno del 1994, un mese prima che la Madonna decidesse di ritirarsi definitivamente dalle scene, il 7 agosto di quell’anno (La Stampa, 9 luglio 1994).

Il vescovo, dal canto suo, aveva invitato più volte i fedeli a evitare “fanatismo e speculazioni”, aveva denunciato la ricerca di prodigi e di “segni sensazionali”, poi, scocciato, aveva vietato di celebrare la messa in concomitanza con le apparizioni, infine aveva proibito ai sacerdoti di parteciparvi. Né lui né la Chiesa cattolica si sognarono mai di considerare seriamente le apparizioni. 

Vi basta? Beh, fa lo stesso, perché dovete sapere che nell’ottobre del 1995 l’uomo delle stimmate dichiarò ai giornali che le apparizioni erano una bufala, e che aveva visto i veggenti leggere i messaggi da bigliettini nascosti. Le sue stimmate – invece – erano vere, e adesso si proponeva come guaritore… (La Stampa, 7 ottobre 1995)

Apparizioni disattese

La storia della misteriosa setta Delta si incrocia, dunque, con la tumultuosa ondata di visioni di Borgio Verezzi. Si trattava forse di una goliardica “presa per i fondelli” delle visioni di Borgio e del clamore che suscitavano? Oppure, erano un tentativo sui generis di salvare il dipinto della cascina Tunun, cavalcando l’onda del momento? O ancora, di persone davvero convinte che a Carrosio esistesse un “magnetismo” particolare? 

Di quest’ultima ipotesi sembra convinto lo scrittore Danilo Arona, che il 9 maggio 1992 pubblicò sul settimanale Il Piccolo di Alessandria un lungo commento a quella strana conferenza stampa. Pur sorridendo della “messinscena di sapore pagano di quei lugubri cappucci” che sembrava rifarsi all’Inquisizione o al Ku Klux Klan, accomunava i Delta al “caos mistico” che dagli anni Settanta mescolava sacro e profano, Gesù Cristo e dischi volanti, la Madonna con le profezie catastrofiste…

Utilizzando come modello la celebre apparizione di Fatima del 1917, che riassumeva in sé diversi aspetti misteriosi (dai Segreti a fenomeni tellurici e ufologici), l’Italia si è popolata nell’ultimo decennio di decine di gruppi, tutti modellati a setta con tanto di capo spirituale, che dichiarano di vedere Madonne un po’ dovunque ed esibiscono come “prove” invereconde fotografie di santini e di nubi che coprono il sole. Da Porto Sant’Elpidio all’Appennino Ligure, dalla campagna veneta a quella salernitana, si è formata una sconosciuta micro – geografia di apparizioni mariane, sovente abbinata a campane di cristallo lucenti e stigmate sulle mani dei contattati (Porto Sant’Elpidio) o a globi di luce (Balestrino e Borgio Verezzi). Né sono mancate varianti ancora più curiose, come la celebre Madonna del Terremoto di Afragola, un culto napoletano facente capo a un certo “padre Renato”, uno che si presenta come veggente, esorcista e pranoterapeuta, ma che fu in tempi non sospetti cacciato dal seminario; o il chilometrico Istituto di rieducazione Religiosa Gruppo Pan – Sezione Ninfe di Padova, i cui membri si recano in ogni luogo dove si verificano apparizioni per convincere gli astanti che non di Vergine Maria si tratta, ma di Ninfe, celebri creature mitologiche collegate a luoghi particolari come corsi d’acqua e valli umide. Gli Incappucciati di Gavi provengono proprio da questo sottobosco. Ecco quindi spiegati i riferimenti a Borgio Verezzi (altro luogo di presunte apparizioni) e al tradizionale catastrofismo di tutti i confratelli apparizionisti.

La galoppata era forse un po’ troppo frettolosa; mescolava quelle espressioni di spiritualità, esigenze e idee sconcertanti, a teorie pseudoscientifiche sulle presunte “linee magnetiche terrestri”: anzi, aggiungeva che tutta la zona da Gavi a Pasturana era, secondo non meglio precisati esperti, “attraversata da linee magnetiche di forza in grado di produrre fenomenologie inspiegabili”. Il Piemonte era particolarmente ricco di queste linee (e qui Arona ricordava zone care a ogni studioso delle mitologie contemporanee e del folklore classico, come il Musinè e il Ponte del Diavolo di Lanzo), proprio come luoghi ben più blasonati come Stonehenge e il Triangolo delle Bermude, delizia di ogni aderente al New Age o persona affascinata dai “misteri”. 

A parte letture come queste, la realtà è che le “profezie” si rivelarono un fallimento. I terremoti giapponesi non avvennero, la terra non sprofondò di trenta metri. Il 7 maggio 1992 le supposte visioni mariane si svolsero regolarmente a Borgio Verezzi. Il giorno dopo – giorno della profezia – don Oddone tenne chiusa “per precauzione” la chiesa del paese. All’appuntamento si presentarono solo sette dei tenebrosi Delta, e nessun altro (La Stampa, 9 maggio 1992). 

L’anno seguente le cose andarono anche peggio. L’Hotel di Gavi non ricevette alcuna prenotazione. A Carrosio nessuno si ricordava più della data prevista. E alla cascina in rovina della “Madonna del muro” non arrivò più nessuno, neanche gli incappucciati (La Stampa, 9 maggio 1993). Delle asserite “migliaia” di adepti proclamate dalla Delta, nemmeno uno si fece vivo in quei luoghi. Il dipinto – un’Ascensione del Diciassettesimo secolo, di autore genovese – con tutta probabilità è ancora là, sempre più sbiadito.

A noi la messinscena dei “Delta” sa di goliardia (o, al massimo, di un vano tentativo di salvare il dipinto). Possibile che qualcuno della zona fosse in vena di scherzi, magari agitato dal clamore degli eventi di Borgio Verezzi, e dal lungo attivismo pro-visioni di don Oddone. Siamo sicuri che a Gavi o Carrosio ci sia ancora qualcuno che potrebbe raccontarci, con calma e ormai dopo così tanto tempo, come andarono le cose. Se volesse farlo, troverà orecchie attente e pronte ad ascoltare, nel massimo rispetto e della privacy che ci è dovuta.

Foto di PublicDomainPictures da Pixabay