19 Aprile 2024
Misteri vintage

La storia delle apparizioni della Madonna di Terni (e dei suoi UFO)

di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

La sera del 3 luglio 1958, una folla calcolata in circa quindicimila o ventimila persone si raduna in un campo presso Terni. Arrivano da ogni parte dell’Umbria e da parecchie altre località italiane, attratte da una “convocazione” molto particolare, partita dalla bocca di “due contadinelli”, come li aveva definiti la stampa. Il primo aveva undici o dodici anni, la seconda nove.

L’apparizione

Il più grande dei due bambini aveva raccontato quanto segue. La sera di sabato 21 giugno (secondo altre fonti, la sera del 18) si trovava ad attingere acqua da un pozzo vicino al casolare in cui viveva, in un’area agricola denominata “Latteria” in località Maratta Alta, alla periferia orientale di Terni. Mentre portava a termine il suo compito, aveva visto una donna vestita di bianco che gli aveva detto di essere la Madonna: era tornato a casa senza la brocca, raccontando subito quanto gli era accaduto, ma i genitori non gli avevano dato retta. 

Quello era, però, soltanto l’inizio. La sera seguente, lui e la bambina più piccola erano rientrati dal campo dicendo di essere stati investiti da un fascio di luce mentre si trovavano vicino a un salice, tra l’erba falciata da poco. In mezzo alla luce, dicevano, c’era la figura della donna misteriosa, alta e bionda, con un velo in testa ma simile a una statua, e con una sottile fascia azzurra sul petto, una specie di tracolla. Era senza dubbio la Madonna – così riferirono unanimi parecchi giornali – tanto più che aveva parlato a lungo ai due bambini, rivelando la bellezza di venti segreti (dieci a testa!) e promettendo un segno tangibile della sua presenza per il 3 luglio, alle 21. 

Intanto, i bambini dovevano tornare lì ogni giorno: alle 16.05 e alle 21 sarebbe apparsa di nuovo ai due “veggenti”. La voce si era sparsa, e la gente presente sul posto era andata aumentando mano a mano che ci si approssimava alla data fatidica, il 3 del mese successivo. 

Aspettando il “segno tangibile”

Eccoci dunque alla sera indicata. Per motivi di ordine pubblico, i bambini arrivano sul posto scortati dalla polizia. Delusione generale: la Madonna appare soltanto ai veggenti, ma del “segno” nessuno sa nulla. Eppure, i due, che di solito si trattengono sul posto dieci o quindici minuti (la visione, constatabile solo a loro, dura molto poco), stavolta sono rimasti a pregare, in ginocchio, addirittura fino alle 22.45.

La folla, un po’ mogia, inizia a sfollare. Sul posto, ad aspettare il “segno tangibile”, rimangono comunque in parecchi, forse in tremila (secondo altre fonti, alcune centinaia). Quando tutto sembra perduto, verso mezzanotte, ecco che l’atmosfera cambia di colpo! Una parte dei presenti dice di aver visto un fascio di luce staccarsi dalla Luna e avvicinarsi alla terra, ma dissolversi prima di raggiungerla. Altri dicono il contrario: il fascio partito da terra, che sale verso l’alto. Da quello si stacca un “corpo” lucente dalla forma indefinita, che per qualche attimo rimane sospeso. Per quanto se ne sa, tra i testimoni non ce ne sono due in grado di fornire la stessa versione dell’accaduto. La gente si agita, alcune donne svengono.

Nella sua edizione del 4-5 luglio, Momento-Sera, quotidiano romano del pomeriggio, pubblica due immagini confuse: una striscia curva nel cielo e un rigonfiamento luminoso intorno alla Luna. Dovrebbero provare la realtà oggettiva dei fatti. In realtà sono soltanto tra i primi esempi dell’infinita schiera di riprese fatte, dagli anni ‘50 in poi, presso santuari cattolici o in luoghi di pretese apparizioni, in tempi più recenti sostituite da video di “miracoli in cielo” di ogni sorta.

Molto più spazio alle foto del “prodigio” dedica nel suo numero del 12 luglio 1958 il settimanale milanese Le Ore, che, prima di diventare negli anni ‘70 una rivista porno, fu pioniera rivista fotografica, contribuendo a rivoluzionare costume ed estetica degli italiani nel privilegiare immagini e didascalie rispetto ai testi degli articoli. 

Una cosa interessante nel racconto de Le Ore comunque c’è: nella casa del veggente più grandicello non mancava una certa consuetudine col soprannaturale. Quando il padre del bimbo e la futura madre erano ancora fidanzati, ad Acquasparta, sempre nel Ternano, l’uomo aveva avuto la visione di una donna misteriosa vestita di bianco, apparsagli vicino a un falò acceso per la festività cattolica che ricorreva quel giorno (l’8 settembre, natività di Maria vergine). Quella si era qualificata per la “Madre celeste”, gli aveva detto di tornare, ma lui, spaventato, non si era fatto vedere all’appuntamento. 

Le quattro foto del presunto “prodigio” sono imbarazzanti: mostrano la Luna piena, con degli effetti di diffrazione della luce sulle lenti della macchina che l’aveva ripresa, e nient’altro. Le altre immagini del servizio, invece, sono più interessanti, e confermano che i reporter de Le Ore sapevano cogliere il senso degli avvenimenti. Mostrano persone scarmigliate, donne in lacrime, bimbi poliomielitici, carabinieri che cercano di trattenere la folla che preme sui veggenti, il più grande dei quali è ripreso mentre parla ai presenti in posa da arringatore. Un carabiniere, a quanto pare, cade in ginocchio in mezzo alla folla, e urla: “figli, non sono degno di toccarvi!”

Fino ad allora la chiesa cattolica locale aveva taciuto. Sì, si era parlato di una bambina di un anno circa, affetta da encefalite e muta, che di colpo, durante la serata del 3 luglio, nel campo delle “visioni” aveva preso a parlare (e anche la sua guarigione era stata preannunciata dai bambini, sulla base delle “rivelazioni” della Madonna), ma la cosa si era rapidamente rivelata non vera.

Forse perché la situazione stava complicandosi, il 7 luglio, attraverso un alto prelato, il vescovado di Terni si fece sentire – per forza di cose secondo la sua ottica del tutto particolare. Non c’era traccia di interventi soprannaturali, le notizie sulle visioni erano “inattendibili”, e così via. L’impressione è che la vicenda avesse suscitato un bel po’ di fastidio, e che si sperava che la sua eco si spegnesse in fretta. Intanto, però, chi voleva continuare a credere rimaneva fermo nelle sue convinzioni, tanto più che, si apprendeva, erano “numerosissimi”, fra quelli che avevano gridato al prodigio, convinti di aver visto anche loro la Madonna.

Il caso esplode sulla stampa

Già dal giorno prima, il 6 luglio, inviati di parecchi giornali erano arrivati a Terni per seguire la vicenda, che era letteralmente esplosa nel giro di quarantott’ore.

Uno di questi giornalisti, Francesco D’Agostino, scrisse un primo, lungo articolo per il quotidiano torinese Gazzetta del Popolo, nell’edizione del giorno 8. Il corrispondente era sconcertato: in pochissimo tempo, a Terni avevano cominciato a circolare vere e proprie reliquie: zolle di terra e ciuffi d’erba del campo di Latteria, corteccia del salice delle “apparizioni”… Soprattutto, D’Agostino sottolineava la soggettività estrema delle visioni del “segno tangibile” manifestatosi nella tarda serata del 3 luglio.

Più tardi però qualche cosa è accaduto, qualche cosa che ha fatto gridare al miracolo le centinaia di persone che si erano trattenute in preghiera. I presenti ne danno versioni contrastanti.

Il piccolo veggente, ad esempio, dice: “Quando la Madonna è scomparsa, al suo posto è rimasta una luce bianca che si è alzata in cielo fino a raggiungere la Luna”. La bambina, invece, ha “visto” un raggio luminoso, ma di colore rosso. Altre persone presenti hanno visto la scia luminosa solcare il cielo in senso orizzontale, altre ancora l’hanno vista salire dalla terra verso il cielo, qualcuno l’ha vista addirittura levarsi dalle mani protese del bambino. Un disegnatore che si era recato a Latteria per curiosità, racconta di aver visto “un rettangolo luminoso che saliva lentamente lasciando dietro di sé una leggera scia di vapore”. “La cosa” – dice sempre il disegnatore – è salita fino alla luna e si è arrestata quando uno dei lati più corti del rettangolo ha toccato la superficie del satellite; è rimasta visibile ancora per qualche minuto, poi è scomparsa”.

Le centinaia di persone che hanno assistito al fenomeno sono tutte, o quasi, convinte di essere state presenti a un’apparizione miracolosa. Gli altri avanzano il dubbio che si sia trattato di un caso di suggestione collettiva, ma puntano soprattutto su una spiegazione di carattere fisico: la scia luminosa sarebbe stata quella lasciata da un aereo a reazione, e sembra che in effetti un velivolo di quel tipo abbia sorvolato la zona di Terni verso la mezzanotte di giovedì”. 

Se abbiamo riportato per esteso questo brano, è per metterci davanti a un’alternativa. La variabilità descrittiva dei presunti fenomeni “aerei” menzionati sovente in occasione di raduni di massa in luoghi di visioni di tipo religioso (basti pensare a Medjugorje) è talmente elevata da costituire un vero e proprio paradiso per chi si occupa di psicologia dei processi percettivi e cognitivi. Sotto questo profilo, la razionalizzazione introdotta alla fine della rassegna di D’Agostino (“forse era la scia di un aereo a reazione”) probabilmente è superflua. Può anche darsi che la scia dell’aereo ci fosse, ma il vero fenomeno di quella sera rimane: le persone, strette una vicina all’altra, sulla base delle loro aspettative, descrissero in modi diversissimi ciò che ritenevano di vedere, rafforzandosi l’una con l’altra.

Comunque sia, quella sera la breve vicenda delle visioni di Maratta Alta toccò un primo punto di grande effervescenza. Ora se ne attendeva un altro per giovedì 10 luglio: il più grande dei veggenti aveva annunciato che avrebbe reso pubblico uno dei dieci segreti affidatagli, e che lo stesso avrebbe fatto la bambina più piccola.

Gianni Rodari e la Madonna

La scrittura di un autore come Gianni Rodari è quasi sinonimo di fantastico e di fantasia. Basti pensare a un romanzo per ragazzi come La torta in cielo (1966), in cui a Roma atterra un enorme disco volante a forma di dolce. Dal suo testo, sette anni dopo, fu tratto un film per la regia di Lino Del Fra, dallo stesso titolo del racconto.

Ciò non vuol dire che Rodari fosse particolarmente tenero verso Ufo e paranormale. Nel 1978, quando la Rai trasmise le cinque puntate dell’“Indagine sulla parapsicologia” di Piero Angela – uno dei motori che dieci anni dopo condussero alla nascita del CICAP – sul quotidiano romano Paese Sera Rodari difese Angela a spada tratta dai sostenitori del paranormale e dalle accuse di scientismo. In fondo, dunque, non stupisce che nell’estate del 1958 il quotidiano del Partito comunista, L’Unità, lo spedisse a Terni per scrivere un reportage sulle “visioni” di cui parlava mezza Italia.

Nell’edizione dell’11 luglio, Rodari spiegava che la faccenda sarebbe rimasta confinata a livello locale, se non fosse stato un quotidiano romano a dedicare un’attenzione spropositata a quella storia; finché pure altri giornali, visto l’afflusso della folla nella città umbra, si erano accodati.

Poi, “per generazione spontanea”, nella zona erano nate voci di ogni genere: quelle sulla guarigione di un bambino, quelle sul fascio luminoso in cielo (anche Rodari attribuiva la cosa alla scia di un aereo), quelle sulle decine di persone che dicevano di aver visto anche loro la Madonna. Una sera, a quanto pare, la tensione sul posto era tale che il flash di un fotografo aveva indotto una donna a gridare: “Eccola, la vedo!” Non mancavano neppure le versioni più pie, come l’asserita visione di una misteriosa “signora” da parte di un ateo. Il racconto, peraltro, era in stile fantasmatico: l’ateo aveva visto una “signora” qualificatasi con lui col nome di Anna e poi scomparsa attraverso una rete metallica, come se fosse stata impalpabile…

Rodari aveva assistito all’episodio della mancata rivelazione dei due segreti – uno a testa – da parte dei bambini. Per lui la scena era stata imbarazzante.

Siamo vicinissimi: possiamo vederli ridere quasi vergognosamente, udirli mormorare: “Parla prima tu”. “No, prima tu; ma non dire il mio segreto, di soltanto il tuo”.

Qualcuno solleva il bambino. Due persone lo sostengono con le braccia. II ragazzo si guarda intorno sempre con quel sorrisetto melenso, ma anche con certi atteggiamenti che denotano l’abitudine a vedersi al centro dell’attenzione generale. “State zitti, altrimenti non vi diciamo niente”.

Molta gente si guarda imbarazzata. Non era quello che si attendeva, probabilmente: nulla di devoto, di mistico, nemmeno di serio. Solo, questo ragazzetto, vestito della festa, un po’ goffo, che sta per fare il suo discorsetto.

Finalmente annunzia che l’immagine dovrà comparire “da un’altra parte”, cioè “fuori Roma”. Poi. come per godersi ancora un po’ dell’attenzione di tutti, ripete: “Lo volete sentire ancora una volta? La Madonna deve comparire da un’altra parte e cioè fuori di Roma”.

La piccola prende il suo posto. “Se state zitti vi dico il mio segreto: la Madonna ha detto che si chiama Madonna delle rose, cioè, Madonna delle grazie. E poi un’altra cosa, ma questa la sapete già: vuole che si costruisca una chiesa bella e grande”.

Si guarda attorno ridendo anche lei. Poi i due bimbi si ritirano con la loro piccola corte.

Poco prima, aveva aggiunto Rodari, un uomo “con gli occhi esaltati” aveva gridato di vedere una nuvoletta bianca muoversi sul campo, a poca distanza da terra, ed emanare profumo di rose. Nessun altro, a parte lui, scorgeva niente.

Lo scrittore aveva quindi formulato un’ipotesi sulla genesi della vicenda. Il bambino più grande, prima che cominciassero le “visioni”, era stato portato al cinema a vedere il film americanoNostra Signora di Fatima” – un mediocre polpettone apologetico, che, uscito sei anni prima, circolava ancora parecchio, in specie nei piccoli cinema cattolici. Era stato lui, pensava Rodari – un bambino di undici anni, ma che frequentava ancora la seconda elementare – a cominciare a parlare di visioni della Madonna con la più piccola.

Ma non era tutto. Il 9 luglio, proseguiva Rodari, attraverso il suo vicario generale, la curia cattolica di Terni si era espressa in maniera più secca su quanto stava accadendo, e, con ogni evidenza, provava a lavarsi le mani della faccenda. Riferiva però anche un’altra circostanza utile a ricostruire il quadro nel quale i bambini avevano raccontato le visioni. Anni prima del nostro episodio, il proprietario del terreno sul quale sorgeva la casa della famiglia del veggente più grande aveva avviato una petizione per la costruzione di una nuova chiesa… sul suo terreno. Il tentativo però non era andato a buon fine. Ora, faceva notare Rodari, a richiedere l’edificazione del tempio erano arrivati i due bambini, ma stavolta per voce della Madonna.

Questi ultimi sviluppi preludevano ad altri colpi di scena. Prima di raccontarli, però, vogliamo soffermarci su un aspetto assai peculiare di questa vicenda.

Madonna-Ufo?

Quasi dall’inizio della storia del mito Ufo, una parte degli ufologi ha associato ai dischi volanti le visioni di carattere religioso, e, fra queste, quelle più tipiche del cattolicesimo, le storie di apparizioni della Madonna. Si tratta di un’infatuazione dai risvolti complicati e interessanti; basterà accennare all’attrazione fatale degli ufologi per i presunti fenomeni solari segnalati in relazione alle “visioni”. A quanto pare, i “segni nel cielo” tante volte descritti nella storia delle apparizioni religiose erano un boccone troppo allettante perché l’ufologia, onnivora com’è, se lo lasciasse scappare.

È andata così anche per le visioni di Maratta Alta. Il 6 luglio del 1958, pochissimi giorni dopo che sulla stampa della capitale si era cominciato a descrivere i presunti “fenomeni” del 3 luglio, da Roma partì per Terni uno dei più significativi esponenti della prima generazione di ufologi italiani, l’ex-diplomatico Alberto Perego (1903-1981). A Perego è dedicata la puntata della nostra rubrica “Divergenti” del numero 55 di Query, la rivista di carta del CICAP. Leggendolo, si capiscono meglio le curiose idee che Perego sosteneva sui dischi volanti e sui loro piloti extraterrestri (in sostanza: sono qui per proteggerci dall’uso distruttivo che potremmo fare delle armi atomiche, e per ammonire i governi segretamente a non scatenare una terza guerra mondiale).

Perego sentì alcune delle persone che sostenevano di aver visto i fenomeni celesti ternani del 3 luglio e scrisse un breve resoconto per il suo secondo libro, Sono extraterrestri, autopubblicato a Roma a fine 1958 (pp. 57-59). 

Che cosa Perego pensasse delle cause del fenomeno è riassunto nel titolo del libro. Il guaio è che quest’associazione scivolosa tra presunti Ufo e presunte visioni soprannaturali è stata riproposta a lungo dagli ufologi italiani. Sia pure in termini più sobri, e con un tentativo ingenuo ma sincero di ricostruzione dei “fatti”, le descrizioni delle luci e del “rettangolo” intorno alla Luna si trovano ancora nel 1990 nel terzo volume della serie UFO in Italia (UPIAR, Torino, pp. 283-4), opera di un gruppo storico del movimento Ufo italiano, la Sezione Ufologica Fiorentina. Niente Madonne o extraterrestri preoccupati per noi, in quelle pagine, però la certezza che un “fenomeno luminoso” era stato osservato davvero da centinaia di persone, qualsiasi ne fosse stata la causa. La sobrietà di quel discorso, purtroppo, non è sufficiente a salvare dai guai l’ufologia.

La rivelazione

Nel tardo pomeriggio di venerdì 11 luglio, i quotidiani italiani cominciarono a occuparsi delle nuove rivelazioni sul caso di Maratta Alta. Non si trattava di segreti comunicati per via mistica o di nuove luci in cielo, ma delle dichiarazioni che, prima alle autorità di polizia e poi ai giornali, aveva fatto il maggiore dei due veggenti, il maschietto.

Si erano inventati tutto, diceva. Interrogato da alcuni giornalisti, il bambino spiegò meglio come, a suo dire, erano andate le cose. Era stato avvicinato da un personaggio noto in zona da molto tempo. Si trattava di Giovannino Leonardi (1909-?), un contadino di Giuncano, paese poco distante da Terni, salito agli onori della cronaca nel 1934 perché a Bologna diceva di essere un guaritore e di avere visioni della Madonna. Dopo la guerra e alcune vicissitudini personali, aveva fatto l’operaio nelle acciaierie di Terni, dov’era andato ad abitare; ma evidentemente aveva avuto modo di raccontare la sua storia all’undicenne.

Gli disse che la Madonna portava delle croci cucite in petto all’altezza del cuore, e che era venuta parecchie volte a Maratta Alta. Fu a quel punto che il bambino, secondo quanto raccontò lui stesso, avrebbe concepito la storia delle visioni e deciso di inscenarle con l’amichetta più piccola. Alla fine, spaventato dal clamore, aveva preferito rivelare la verità.

Il giorno dopo, 12 luglio, sulla Gazzetta del Popolo di Torino Francesco D’Agostino definiva “una gran brutta storia” quella della “Madonna di Latteria”. Anche secondo la sua ricostruzione, la spinta principale per la nascita di quelle visioni era stata la presenza in zona del guaritore, famoso negli anni ‘30. Quando, nel pomeriggio dell’11 – forse per l’ultima volta, da quanto ne sappiamo – i due bambini si recarono di nuovo sul luogo delle pretese visioni, in realtà il più grande aveva già descritto in dettaglio la faccenda all’inviato di un quotidiano romano e aveva parlato col questore di Terni.

Il pezzo comparso lo stesso giorno su L’Unità fu, ancora una volta, opera di Gianni Rodari. Descriveva l’umanità dolente e irriducibile che ancora si raccoglieva nel campo di Maratta Alta. Riferiva che nella località, pensando di fare affari, erano giunti anche venditori di vario genere, e concludeva anche lui per l’influenza della visione del film su Fatima e del “santone” di Giuncano su due ragazzini che in realtà non avevano la minima intenzione di creare problemi. 

Rodari era pure colpito dal fatto che a fornire la plausibile soluzione fosse stato lo stesso quotidiano romano che aveva lanciato la storia. Però, in un certo senso – argomentava – dal punto di vista dell’informazione anche quello era un asso nella manica: la storia aveva preso quota da quelle pagine e, con analogo clamore, dalle stesse pagine veniva “assassinata”. E concludeva con un rimpianto che sapeva di altri tempi, quelli in cui, secondo lui, “una paterna sculacciata” avrebbe mandato a dormire i due bambini prima che diventassero veggenti.

La domanda che pensiamo legittima è questa: se la vicenda delle “apparizioni” di Maratta Alta è davvero riconducibile alle dinamiche descritte dalle fonti che abbiamo a disposizione, che fine fanno le “luci” e gli altri “strani fenomeni celesti” del 3 luglio 1958, quelli intorno a cui si sono affaticati alcuni ufologi? Forse la “Madonna” non c’era, e gli “Ufo” invece sì? Nelle pagine di UFO in Italia dedicate ai “fenomeni luminosi” non c’è traccia della spiegazione emersa a suo tempo sui racconti dei bambini, e anche gli elementi più imbarazzanti dei resoconti giornalistici latitano. 

Insomma… il tentativo di “ricostruzione oggettiva” di supposti fatti, figlio della buona volontà degli ufologi di costruire dati, ancora una volta è finito nel suo contrario: un’indebita separazione dal contesto culturale, antropologico, sociale, giornalistico, psicologico nel cui alveo fu generata la saga di Maratta Alta.

Per spiegare storie come questa, è molto più utile comprendere quelle cose, piuttosto che scovare dettagli sulle “luci” e sulle foto – macchie indistinte e riflessi di fonti luminose varie, che avrebbero dovuto confermare la realtà del “mistero”.

Fonti: Momento-Sera, 4-5 luglio; Il Messaggero e La Stampa, 5 luglio; Stampa Sera, 7-8 luglio; Gazzetta del Popolo, Torino, 8 luglio; L’Unità e Il Mattino, 11 luglio; Stampa Sera, 11-12 luglio; Le Ore, Corriere della Sera, Gazzetta del Popolo, Il Secolo XIX e L’Unità, 12 luglio, Il cittadino canadese, Montreal, 18 luglio 1958.

Si ringrazia lo studioso Paolo Fiorino, del Centro Italiano Studi Ufologici (CISU) per le fonti fornite.
Foto di Gustavo Belemmi da Pixabay