16 Aprile 2024
Approfondimenti

Le bufale sulla shungite tra elettromagnetismo, presunte proprietà curative, piramidi e ciondoli

È il carbone più antico presente sulla Terra (ha circa 2 miliardi di anni), si è formato prima della comparsa di organismi pluricellulari, e uno dei pochi (o l’unico) contenente quantità apprezzabili di fullereni. La shungite è una roccia di colore nero originaria dell’area Nord Ovest del Lago Onega, vicino alla città di Shunga nella Repubblica di Carelia della Federazione Russa. Si tratta di un materiale amorfo: le sue molecole non sono distribuite in un reticolo cristallino ed è costituita da grani di silicio inglobati in una matrice di carbonio, elemento presente in percentuali variabili dal 10 al 98%. Mescolato al carbone amorfo è presente una piccola quantità (fino all’1-2%) di fullereni, che sono molecole di 60, 70 o più atomi di carbonio uniti tra di loro a formare una sfera vuota all’interno, come un pallone da calcio. Nel carbone sono presenti anche altre strutture simili al grafene. 

Pezzi o oggetti lavorati di shungite (ciondoli, braccialetti, sfere o piramidi) sono proposti in vendita come protezione dalle radiazioni elettromagnetiche o come cura per diverse patologie, principalmente legate a infiammazioni o allergie, ma anche asma, influenze virali, infertilità e ulcere, fino ad arrivare alla prevenzione del cancro. È talmente diffusa che gli stessi venditori mettono in guardia i clienti da altri venditori fraudolenti, che spaccerebbero per shungite pietre a detta loro inefficaci, perché false.

Le leggende sulle qualità curative della shungite partono da molto lontano. Utilizzata da secoli nella medicina popolare per curare diverse malattie, crebbe di popolarità già nel Seicento, quando lo zar Pietro I, su consiglio della popolazione locale, si immerse e bevve acqua da sorgenti scaturite da rocce di questo minerale e, trovandone beneficio, istituì terme pubbliche e obbligò i soldati a tenerne dei piccoli pezzi nelle borracce per purificare l’acqua da bere. 

Le proprietà antibatteriche della shungite sono state confermate da studi recenti, e sono essenzialmente dovute all’alto potere assorbente della matrice carboniosa del minerale, che è anche in grado di rimuovere tracce di oli e metalli pesanti. Queste proprietà sono analoghe a quelle di altri materiali carboniosi (carboni attivi), ma presenti in misura maggiore in questo minerale. Il minerale presenta, inoltre, deboli proprietà antiossidanti, 700 volte meno della vitamina C. Un altro studio ha analizzato l’efficacia di una pomata con polvere di shungite per trattare i danni alla pelle dovuti all’esposizione ai raggi ultravioletti. L’articolo, comunque, riscontra un’efficacia blanda e comunque confrontabile con quella di una pomata contenente fullerene sintetico.

Dai tempi di Pietro I le leggende sulla shungite si sono accumulate e stratificate fino ad arrivare ai giorni nostri in cui una miriade di siti la propongono, oltre che come mezzo naturale per purificare l’acqua, come rimedio naturale contro ogni sorta di patologia. In particolare il nuovo nemico da combattere con la shungite sono diventate le radiazioni elettromagnetiche, specialmente quelle legate alla tecnologia della telefonia mobile ed all’ultima versione di queste, cioè il 5G. Per proteggersi da queste sarebbe sufficiente indossare un ciondolo, portare una pietra in tasca oppure mettere piramidi di Shungite alla finestra o sfere di Shungite in soggiorno.

Vale la pena ribadire che gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sul corpo umano sono noti e continuano ad essere ampiamente studiati. Gli attuali limiti alla potenza di emissione delle antenne sono molto al di sotto delle soglie per cui si possano registrare reazioni sugli esseri umani e le radiazioni non ionizzanti alle frequenze e alla potenza utilizzate nelle reti wireless non rappresentano una minaccia per la salute delle persone. 

La shungite viene presentata per lo più come scudo di difesa dalle radiazioni grazie ai fullereni presenti, in grado di rafforzare il corpo, riattivare la circolazione delle energie vitali e riparare i danni causati dalle radiazioni elettromagnetiche. Quindi da un lato agirebbe sulle “energie vitali”, con il solito insieme di spiegazioni pseudoscientifiche, ma dall’altro, data la loro forma, i fullereni trasformerebbero la componente nociva dei campi elettromagnetici in componente neutra.

Non viene spiegato in modo particolareggiato come i fullereni agirebbero sulle radiazioni: questi, semplicemente, emetterebbero un vortice quantico in grado di adattarsi all’utilizzatore e all’ambiente circostante operando un’azione di pulizia elettromagnetica.

Alcuni parlano di test bioenergetici con risultati sorprendenti, ma non specificano quali test e comunque, in generale, i test bioenergetici non vengono riconosciuti come validi o affidabili e sono relegati nell’angolo delle pseudoscienze (ne avevo parlato qua). Altri menzionano generici studi, ma non indicano collegamenti alle fonti né citano gli autori.

In letteratura scientifica si trovano molti articoli che si occupano di shungite, ma l’unico che ho trovato che parla degli effetti schermanti dalle radiazioni elettromagnetiche è un articolo russo del 2003. Il paper, che in quasi venti anni non risulta essere stato mai replicato, mostra piccole variazioni nella conta leucocitaria in topi esposti a microonde, con o senza uno schermo (non un ciondolo) di Shungite, senza però fornire le informazioni necessarie a capire se si tratti o meno di fluttuazioni casuali.

Qualcuno tenta accostamenti arditi con Kroto, Curl e Smalley, i tre scienziati vincitori del premio Nobel per la Chimica nel 1996 proprio per la scoperta dei fullereni, che però non risulta abbiano mai studiato la shungite.

Derivati dei fullereni sono stati utilizzati in campo medico per il trattamento dell’HIV o come agenti di contrasto nella risonanza magnetica nucleare, ma questo non ha nulla a che vedere con le pietre di shungite. In questi casi, comunque, i fullereni sarebbero introdotti nel corpo, non semplicemente appoggiati nei dintorni. Appare inoltre singolare come la presenza di fullereni naturali sia considerata benefica, mentre il grafene (pure presente nella shungite) o in generale le nanoparticelle (di cui fanno parte i fullereni) siano spesso considerati pericolosissimi. Esistono studi che mostrano come la tossicità dei fullereni sia ridottissima, ma in questo caso, curiosamente, il principio di precauzione non vale: possiamo bere acqua trattata con shungite, che potrebbe contenere nanoparticelle e grafene, senza preoccuparcene.

La spiegazione più approfondita che viene data del funzionamento della shungite è quella di filtro polarizzatore, che contrasterebbe l’azione della componente levogira delle onde elettromagnetiche (supposta pericolosa per la salute) favorendo le onde destrogire (supposte innocue), peraltro senza interrompere o attenuare il funzionamento degli apparecchi che generano i campi elettromagnetici. Questo contrasta sia con il funzionamento degli apparecchi per telecomunicazione, che utilizzano onde radio polarizzate linearmente (quindi né levogire né destrogire) che con la struttura molecolare dei fullereni. Ogni effetto schermante del minerale sarebbe dovuto alla struttura macroscopica del carbonio, che in effetti assorbe le onde radio, e non alla presenza di molecole troppo piccole per essere “viste” dalle onde. Per poter distinguere un senso di rotazione, questa struttura deve essere tale da presentare essa stessa delle asimmetrie, deve essere diversa da una sua immagine speculare. Ma sia la shungite sia i fullereni, il carbone amorfo o i fogli di grafene che contiene sono perfettamente simmetrici, e non distinguono quindi un senso di rotazione da un altro.

Quindi ricadiamo nel solito paradosso dei dispositivi usati per proteggersi dalle onde radio. Se sono efficaci, devono impedire il funzionamento di wifi e cellulari nel loro raggio di azione. Se non lo fanno, sono inefficaci, o addirittura possono aumentare l’esposizione, costringendo gli apparecchi ad aumentare la potenza per mantenere il collegamento. Inoltre non esiste alcun motivo per cui onde radio levogire debbano essere pericolose e quelle destrogire innocue.

Le definizioni appaiono come la solita insalata di parole prese dall’ambito scientifico, mescolate e messe assieme a caso, per far sembrare logico un assunto che non ha alcun significato.

Si ringrazia Gianni Comoretto per i contributi all’articolo. Foto da Flickr, di James St. John, licenza CC BY 2.0.