24 Febbraio 2024
Approfondimenti

I gadget dei cacciatori di fantasmi: il REM Pod

Articolo di Kenny Biddle tratto dallo Skeptical Inquirer (agosto 2021). Traduzione di Valentina Bonvini

Chi ha l’hobby della caccia ai fantasmi utilizza una grande varietà di gadget che hanno la pretesa di rivelare, comunicare e/o catturare prove di attività paranormale. Uno strumento di cui mi chiedono spesso è il REM Pod, popolare tra i cacciatori di fantasmi da molti anni. Recentemente ho partecipato a una conferenza sui fantasmi a Gettysburg, Pennsylvania (dove ho posizionato il mio stand di consulenza scettica), e il REM Pod è stato un argomento di discussione popolare. Quindi, ho voluto osservare più a fondo questo dispositivo e spiegare di cosa si tratta. 

Prima di tutto, “REM” sta per Radiating Electro Magneticity (Elettromagneticità Irradiante). Non sono riuscito a trovare una definizione standard di elettromagneticità neanche dopo ore di ricerca. Mi sono rivolto al mio amico Jonathan Vanover, un esperto di informatica, ingegnere e professore universitario. Poche ore dopo, mi ha risposto:

“A una prima occhiata sembra una parola inventata, elettromagnetico con un —cità aggiunto. Non ho trovato alcuna fonte in nessun giornale serio”.

Dopo ulteriori ricerche, ho trovato diversi altri usi del termine che forniscono un indizio del suo significato: lo stato, la condizione o la qualità di un campo elettromagnetico (EM). Non è insolito per la comunità paranormale (specialmente per chi vende gadget) attaccarsi a termini che suonano come scientifici o crearli per promuovere dispositivi non scientifici.  

Da dove viene questo gadget paranormale? È stato creato da Gary Galka, un ingegnere elettrico e fondatore di DAS Distribution, che costruisce fonometri, termometri, igrometri e laser per compagnie aerospaziali e sanitarie. Oltre a questi strumenti industriali, il sito della compagnia ha anche una sezione denominata Ricerca Paranormale, che offre diversi prodotti rivolti ai cacciatori di fantasmi, inclusi misuratori EMF, lettori audio, e ovviamente il REM Pod.  

Galka cominciò a creare questi dispositivi dopo la tragica perdita della sua figlia maggiore, Melissa, deceduta nel 2004 in un incidente. Diversi giorni dopo, la famiglia tornò a casa dall’ospedale e iniziò immediatamente a raccontare di insolite esperienze, interpretate come un tentativo di Melissa di comunicare con loro. Ad esempio, nel 2012, Galka riferì all’Hartford Courant che

“lei (Melissa, NdT) ha cominciato a fare cose come suonare il campanello, cambiare i canali della TV, accendere e spegnere le luci. Poi una volta è entrata nella mia stanza e ho percepito che si sedeva sul bordo del letto”. 

Galka si è ispirato a queste esperienze personali per creare dispositivi che credeva avrebbero permesso a lui (e agli altri) di comunicare con gli spiriti. I suoi dispositivi sono stati presentati nella serie di Travel Channel “Ghost adventures”, che li ha resi estremamente popolari.

Il REM Pod si è evoluto nel corso degli ultimi anni, incorporando ulteriori funzioni per soddisfare le richieste dei clienti. Per ciò che ci interessa, esaminerò la versione originale, che ho acquistato e smontato nel 2019. Esternamente, il corpo principale dell’apparecchio è un giunto di PVC di 10 centimetri, del tipo che si può acquistare in qualunque negozio di ferramenta per circa due dollari. La parte alta del dispositivo ha un’antenna telescopica, un piccolo speaker e quelli che sembrano quattro bastoncini di colla a caldo (sì, del tipo che si usa nella pistola della colla a caldo).

Quando il dispositivo è acceso, i bastoncini di colla possono illuminarsi tramite diversi LED colorati posti sotto ciascuno di essi. L’antenna, i bastoncini di colla e lo speaker sono inseriti in uno spesso strato di resina, che include ulteriori bastoncini di colla (probabilmente usati come economico riempimento). Sul fondo del dispositivo ci sono una batteria da 9 volt e un bottone per accendere e spegnere. 

Aprendo il dispositivo, ho trovato qualcosa di interessante: 4 LED (che illuminano i bastoncini), alcuni cavi, e il componente principale – un circuito Theremin Junior, una versione miniaturizzata e di bassa qualità di un theremin, che deriva a sua volta da un kit hobbistico di una compagnia che si chiama MadLab e può essere acquistato per circa 20$. Le parti interne sono inserite tra due strati di cartone e bastoncini di colla/resina. 

La rivelazione è che il REM Pod non è una nuova invenzione creata per la comunità degli acchiappafantasmi: è un kit hobbistico che è stato riconfezionato e rivenduto a un prezzo gonfiato. Questo modo di fare è simile a quello usato per un altro dispositivo che ho recensito non troppo tempo fa, la Vibration Activated Light Sphere (Sfera di Luce Attivata a Vibrazione, NdT). Lo strumento era rivolto direttamente ai cacciatori di fantasmi, anche se non era nient’altro che un gioco per gatti riconfezionato. 

L’ispirazione per il “Junior Theremin” viene dal suo omonimo, il theremin, uno “strumento musicale elettronico controllato senza contatto fisico dal theremista (musicista). Prende il nome dal suo inventore, Leon Theremin (nato Lev Termen), che brevettò il dispositivo nel 1928. 

Il theremin consiste in una scatola con due antenne di metallo, ognuna delle quali crea un campo elettromagnetico. Il theremista sta in piedi davanti allo strumento e allontana o avvicina le mani in prossimità di ciascuna antenna. Si forma così un condensatore tra le mani del theremista e le antenne. La capacità del campo elettromagnetico varia con la distanza tra il suonatore e lo strumento. Un’antenna controlla il tono, mentre l’altra controlla il volume. Più vicine sono le mani alle antenne, più alti sono il volume o il tono.  

Questo processo è fortemente ridotto nel theremin junior. La versione di questo kit per hobbisti ha una sola antenna, che è composta da un cavo più corto con una gamma molto più limitata di spettro. Inoltre, per attivare il dispositivo, la mano – o qualunque altro materiale conduttore – deve anche trovarsi entro 15 centimetri circa dall’antenna. 

Quando si tratta di caccia ai fantasmi, gli appassionati usano tipicamente il REM Pod come strumento di comunicazione con gli spiriti. Il dispositivo è posto in una presunta zona infestata (stanza, corridoio, scale, etc.), e i cacciatori di fantasmi iniziano a porre diverse domande. I fantasmi sono quindi invitati a “toccare lo strumento” o a “farlo illuminare”. 

Si ottiene una risposta positiva quando lo strumento si illumina e produce rumore, e gli spiriti vengono ringraziati per la loro partecipazione. Nella mia esperienza, in genere i cacciatori di fantasmi sono convinti che siano proprio i fantasmi a causare la reazione dello strumento, e di stare effettivamente comunicando con gli spiriti dei morti. Ci sono diversi video di Ghost Adventures in cui questa scena viene riproposta, come ci sono centinaia (se non migliaia) di video YouTube che mostrano situazioni simili. 

Nel caso in cui il cacciatore di fantasmi non riceva risposta, le domande sono spesso ripetute più volte, oppure i cacciatori di fantasmi ne pongono altre finché lo strumento non si illumina. È un metodo simile a quello usato durante le sessioni di EVP (fenomeni di voce elettronica), in cui i cacciatori di fantasmi si aspettano una risposta vocale invece che un suono e delle luci. Se non arriva alcuna risposta, sento spesso scuse come “gli spiriti non vogliono parlare stanotte” o “non sempre funziona, ma ha funzionato benissimo la volta scorsa”.

Questo dispositivo interagisce davvero con gli spiriti? Davvero improbabile (anzi, onestamente, no). Prima di tutto, c’è il problema sempre presente: se i fantasmi esistono (cosa ancora da confermare), non abbiamo idea di quali proprietà fisiche siano in possesso o come possano interagire con l’ambiente circostante. Quindi, non sappiamo come poter testare queste entità. Per poter produrre un suono, il kit del Theremin Junior richiede che un materiale conduttore sia in prossimità dello strumento – e non abbiamo idea se i fantasmi abbiano o meno proprietà fisiche tali da esserne capaci. 

In secondo luogo, le condizioni in cui questi strumenti sono usati non prevengono le influenze del “mondo reale”, che possono disturbare il campo elettromagnetico. Gli entusiasti collocano lo strumento e lo lasciano lì, e non pongono in essere controlli basilari per evitare manomissioni, sia accidentali sia deliberate. Ad esempio, una radio trasmittente a due canali, del tipo usato dai tecnici di produzione per tenersi in contatto con gruppi separati, può facilmente innescare il REM Pod. 

Nei semplici test che ho eseguito, le trasmissioni radio da ricetrasmittenti a due canali possono disturbare il campo EM del REM Pod da distanze tra i sei metri (all’esterno) fino a quasi dodici (al chiuso). Inoltre, è stato piuttosto semplice per me innescare il REM Pod mentre mi trovavo ai piani superiori o inferiori dell’edificio in cui era collocato il dispositivo. 

Poiché la maggior parte delle “cacce ai fantasmi” si svolge all’interno di edifici, una ricetrasmittente a doppio canale può diventare un potenziale elemento di interferenza. Inoltre, tale punto debole mette in discussione il suo uso ancor di più nei programmi TV, perché un membro della troupe non inquadrato dalla telecamera potrebbe facilmente usare una radio a doppio canale in qualunque momento, causando una reazione del REM Pod alle domande, come se fosse scaturita da una forza invisibile. 

Un esperimento controllato, semplice ma efficace, che raccomando sempre per questo dispositivo è l’uso di una gabbia di Faraday ben costruita: si tratta di un

“recinto che viene usato per proteggere oggetti dai campi elettromagnetici (sia statici che non statici). Possono essere fatte con un materiale conduttore continuo o da una maglia a rete sottile di materiale conduttore”.

Le gabbie di Faraday sono così chiamate dal nome del loro inventore, lo scienziato inglese Michael Faraday, che le ideò nel 1836.

Inserendo un REM Pod all’interno della gabbia, i segnali radio vaganti non possono raggiungere l’antenna del REM Pod, e quindi il suo campo elettromagnetico rimane indisturbato. Sfortunatamente, questi controlli non sono quasi mai utilizzati dai cacciatori di fantasmi. Devo ancora vedere un gruppo mettere in atto questo metodo come parte della propria routine, e ho personalmente assistito solo una volta a un tentativo del genere. E accadde soltanto perché avevo portato con me all’evento la mia gabbia di Faraday. Una volta inserito all’interno della gabbia, il loro dispositivo rimase in silenzio per il resto della notte. 

Un’altra grande pecca è la mancanza di qualunque registro dati. La situazione più comune nell’uso del REM Pod vede un gruppo di entusiasti affollarsi intorno ad esso e porre domande. A volte una videocamera riprende la situazione, ma è tutto qui. Non ho mai visto nessuno (oltre me) prendere appunti e segnare l’orario, le condizioni ambientali, il numero di volte che il dispositivo si è attivato e così via. Il dispositivo non ha una memoria interna che possa tener traccia di quante volte avverte un’interferenza o il livello di variazione nel campo elettromagnetico. Al termine della caccia ai fantasmi, la squadra rimane solo con qualcosa del tipo: “Si è acceso un po’ di volte e ha fatto rumore”. E non è proprio un granché.

Per concludere, questo dispositivo è un gadget fin troppo costoso, come il gioco per gatti riconfezionato (la pallina) citato prima. Non fornisce dati credibili e, se anche lo facesse, la mancanza di controlli durante l’uso renderebbe inutile qualunque dato estratto. È l’eccitazione per il dispositivo che si illumina/fa rumore per “nessun motivo apparente” e “proprio come in TV”, che persuade i cacciatori di fantasmi a spendere i loro soldi su prodotti come questo. Denaro che sarebbe speso molto meglio in libri sul pensiero critico, che è ciò che io consiglio. 

Nota

In quanto padre io stesso, posso solo immaginare il dolore provato dalla famiglia Galka. A loro vanno le mie più sentite condoglianze. 

Kenny Biddle

Kenny Biddle è un appassionato di scienza che investiga le affermazioni sulle esperienze paranormali, equipaggiamento, foto e video. Promuove scienza, pensiero critico e scetticismo attraverso il suo blog I am Kenny Biddle. Ha spesso fatto seminari su come decostruire e spiegare le fotografie paranormali. Email – [email protected] 

Immagine di apertura di Enrique Meseguer, da Pixabay. Le foto del REM Pod sono di Kenny Biddle. Si ringrazia Matteo Matassoni per la rilettura