L’Hangover e la sbornia da due Penny

Il termine Hangover è una parola di recente introduzione nel linguaggio comune italiano. Ha avuto una larga diffusione a seguito del successo del film “Una notte da Leoni” (in inglese “The Hangover”), anche se era già nota ed utilizzata anche nel nostro paese da diversi anni.

Il termine indica lo stato di confusione e malessere che segue un’eccessiva ingestione di alcol, caratterizzato da emicrania, sonnolenza, nausea, ipersensibilità a luce e rumore, ipoglicemia e disidratazione.

La traduzione più coerente per il termine Hangover è “postumo da sbornia”, anche se questo stato di disagio è descritto a volte con termini più coloriti o fantasiosi, come il termine “spranghetta” che indica il pezzetto di filo di ferro usato per ricongiungere tra loro pezzi di stoviglie o ceramiche rotte, che metaforicamente deve tenere insieme i pezzi della testa di chi ha abusato di alcol.

In molte lingue esistono modi di dire o singole parole per sintetizzare la descrizione di questo tipo di malessere, dal francese gueule de bois letteralmente “avere la bocca di legno”, allo spagnolo resaca cioè “risacca”, che richiama il moto di ritorno delle onde che si infrangono su coste ripide e rocciose, fino al tedesco kater, cioè il gatto maschio, molto simile all’italianissima “gatta”, termine però riferito alla fase euforica della sbornia, non al malessere del giorno dopo.

Sull’origine del termine Hangover non è facile trovare riferimenti, ma poiché il significato letterale di tale termine è “essere appeso sopra [qualcosa]”, più sulla via della suggestione che di una rigorosa ricerca etimologica, alcuni hanno associato tale definizione ad un modo di dormire alquanto bizzarro la cui descrizione si è diffusa piuttosto velocemente sui social media e viene presentato come segue:

Traduzione: In epoca vittoriana, la forma più economica disponibile di sistemazione era il “penny hang“, dove si poteva letteralmente pagare un penny per dormire sopra a una corda. Questo sistema veniva usato comunemente dai marinai ubriachi che avevano speso tutti i loro soldi, ed è l’origine del termine “hangover

La leggenda di internet

Viene raccontato come i marinai che sbarcavano a Londra, dopo aver speso tutti i loro soldi in bevute e non avendone più per pagarsi un letto in albergo, usassero gli ultimi penny rimasti per poter dormire ubriachi appesi ad una corda in luoghi denominati Two Penny Hangover, che sarebbe l’origine del termine Hangover.

Nell’Età vittoriana, che occupò quasi tutto il XIX secolo, lo sviluppo industriale e l’aumento del numero delle fabbriche spinse la popolazione a spostarsi nelle città metropolitane sovrappopolandole.

A Londra sorsero gli slums, cioè i bassifondi, come il Whitechapel (tristemente famoso perchè fu teatro degli omicidi di Jack lo Squartatore) che erano quartieri molto poveri ed insalubri.

Venne anche chiamata la Darkest London, in riferimento sia alla scarsa illuminazione che alla crescita esponenziale della criminalità.

In un simile scenario non appare inverosimile l’esistenza di luoghi in cui gli indigenti potessero dormire anche in condizioni disagiate, appoggiati come panni stesi ad asciugare su delle corde tese, preferendo questa scomoda posizione al dormire in terra per strada. Ma per quanto questa immagine possa essere evocativa o suggestiva, ciò non significa che sia vera.

Ad esempio, una delle immagini più diffuse tra quelle che dovrebbe ritrarre il modo di dormire nei Two Penny Hangover è in realtà un fermo immagine di un film di Michael Crichton con Sean Connery e Donald Sutherland del 1978, The First Great Train Robbery, ambientato proprio nella Londra di metà ‘800.

Immagine dal film “The Great Train Robbery

La Darkest London e il Two Penny Hangover

Nel 1903 il giornalista e scrittore Jack London pubblicò il romanzo “The People of the Abyss“ ambientato nell’Est End di Londra, in cui descrisse con dovizia di particolari la condizione della classe proletaria di quei quartieri, in cui si infiltrò fingendosi un marinaio americano in cerca di imbarco. Di quella miserrima condizione di vita descrisse abusi, stenti e morte, ma alle corde appese per dormire non fece cenno.

Un’altra fonte autorevole di informazioni sulle condizioni delle classi lavoratrici nella Londra vittoriana è rappresentata dalla raccolta di articoli London Labor and the London Poor (1851) che Henry Mayhew scrisse per il Morning Chronicle, nelle cui interviste i londinesi descrivevano personalmente le loro condizioni di vita e le loro abitudini. Un’intera sezione del libro è dedicata agli alloggi, ma non viene menzionato neanche un luogo di pernottamento che non fornisse almeno un letto ai suoi occupanti.

Il riferimento più celebre al Two Penny Hangover si trova nel romanzo “Down and Out in Paris and London” del 1933, in cui lo scrittore inglese George Orwell descrisse questa scena:

“Al Twopenny Hangover, gli inquilini siedono in fila su una panchina. C’è una fune davanti a loro ed essi ci si appoggiano come se si appoggiassero sopra a una staccionata. Un uomo, scherzosamente chiamato il cameriere, taglia la corda alle cinque del mattino. Io non ci sono mai stato, ma Bozo ci è stato spesso. Gli ho chiesto come fosse possibile per qualcuno dormire in un modo simile e lui ha detto che era più comodo di quanto sembrasse e, in ogni caso, meglio del pavimento nudo.”

Va sottolineato che la descrizione di Orwell non deriva da conoscenza diretta, ma riporta quanto riferitogli da un artista di strada di nome Bozo. Inoltre, si afferma che in quei luoghi gli inquilini dormivano seduti su delle panchine con solo la parte superiore del tronco sostenuta dalla corda e non completamente appesi ad essa.

La faccia oscura della Londra dell’800 venne raccontata anche dallo scrittore Charles Dickens e dall’illustratore francese Gustave Doré.

Illustrazione di Wentworth Street a Whitechapel di Gustave Dorè. Whitechapel era lo slum in cui avvennero gli omicidi di Jack lo Squartatore.

In particolare, una sistemazione per senzatetto chiamata Two-Penny Rope (la corda da due Penny) venne descritta proprio da Dickens già un secolo prima di Orwell nel suo romanzo The Pickwick Papers ambientato nel 1827.

Illustrazione del 1836 di Hablot Browne in cui Mr. Pickwick (all’estrema destra) incontra Sam Weller (a sinistra, con un panciotto a righe) al White Hart

A parlare del Two Penny Rope con Mr. Pickwick è Sam Weller, il suo cameriere, il quale spiega che da un appartamento preso in affitto per una quindicina di giorni ha potuto assistere a scene di giovani mendicanti logori, affamati e senza casa che si rotolano negli angoli bui di quei quartieri perché “non sono all’altezza della corda da due soldi”. E il signor Pickwick prosegue:

“Ti prego Sam, cos’è la corda da due Penny?’ Chiese Mister Pickwick.
“La corda da Due Penny, signore” rispose il signor Weller “è solo un alloggio economico dove i letti costano due Penny a notte!”
“Per quale motivo chiamano “letto” una corda?” disse Mr. Pickwick
“Sia benedetta la vostra innocenza, signore, non è così” replicò Sam “Quando la signora ed il gentiluomo che possiedono l’Hotel iniziarono l’attività, preparavano i letti per terra; ma per questo il prezzo non sarebbe bastato, perché invece di dormire per un tempo del valore di due Penny, gli inquilini erano soliti sdraiarsi lì metà della giornata. Così ora hanno due corde, poste a circa sei piedi di distanza e tre dal pavimento, che arrivano proprio in fondo alla stanza; ed i letti sono fatti di sacchi grossolani, tesi su di essi.”
“Dunque” disse Mr. Pickwick
“Dunque” replicò Mr. Weller “il vantaggio appare ovvio. Ogni mattina alle sei lasciano cadere un’estremità della corda e gli occupanti cadono tutti. Di conseguenza, essendo completamente svegli, si alzano molto velocemente e se ne vanno!”

Anche in questo caso, dunque, il modo di dormire non è descritto come nella leggenda che circola su internet, perché gli inquilini non pendono direttamente dalle corde, ma dormono stesi su sacchi legati a funi.

In entrambe le opere letterarie di Orwell e Dickens si fa riferimento solo a rifugi per senzatetto e non a marinai o altri inquilini che avessero abusato di alcol.

Vale la pena ricordare che il romanzo Pickwick Papers di Dickens fu uno dei più venduti del XIX Secolo, non è da escludere che la sua descrizione dei Two Penny Ropes possa aver rappresentato una immagine così suggestiva da aver dato origine nel corso degli anni al mito del Two Penny Hangover che è arrivato fino ai giorni nostri, a seguito di rielaborazioni di fantasia che hanno portato alla scomparsa delle panche lasciando solo la corda stesa.

Nella Londra dell’epoca erano realmente presenti ricoveri per senzatetto, il più celebre dei quali era il ricovero detto Four Penny Coffin, letteralmente “bara da quattro soldi”, che era costituito da scatole di legno posate a terra le une accanto alle altre abbastanza lunghe da poter ospitare una persona distesa. Non erano completamente gratuiti, ma offrivano qualcosa da mangiare, riparo, un minimo di calore e la sicurezza che non si poteva trovare per strada.

Dormitori degli uomini nell’ostello di Burne Street a Londra

Testimonianze da New York

Un altro resoconto molto importante sulla vita al di sotto della soglia di povertà che vale la pena citare è il libro How the Other Half Lives di Jacob Riis, che narra storie di povertà nella New York degli anni Ottanta dell’Ottocento. Un capitolo del libro parla degli alloggi economici della città, partendo da quelli relativamente salubri da 25 centesimi a notte fino a quelli da 10 centesimi, dove non c’era neanche l’armadietto dei vestiti, perché tanto ai clienti non serviva.

Sotto ai 10 centesimi c’era un ulteriore alloggio da 7 centesimi a notte, in cui il letto era costituito da una striscia di tela infilata tra due travi.

Sistemazione da 7 centesimi a notte nella città di New York, fotografata da Jacob Riis nel 1888

Questi alloggi sono stati realmente visitati da Riis, che ne ha documentato l’esistenza con un reportage fotografico.

Vale la pena citare Riis, oltre che per il suo grande impegno per i poveri di New York, anche perché egli stesso citò posti in cui si dormiva in condizioni anche peggiori in cui

“il “letto” era rappresentato da stendibiancheria stesi attraverso la stanza a cui i dormienti erano appesi per le ascelle per un centesimo a notte. Al mattino il boss li svegliava semplicemente slegando il filo ad un’estremità e lasciandolo andare con il suo carico; certamente un espediente di risparmio di lavoro, e di grande successo nel raggiungere il fine desiderato.”

Riis precisò che quei posti non li aveva mai visti perché non esistevano negli Stati Uniti, ma ne aveva solo sentito parlare in riferimento a città europee, specificando di non avere prove dirette della loro esistenza.

Di fatto la descrizione di Riis è una delle più affini alla descrizione del Two Penny Hangover diffusa su internet, ma è comunque una voce riportata senza esperienza diretta.

Altre situazioni in Europa

Il richiamo di Riis a città europee in cui c’erano sistemazioni un po’ arrangiate per gli indigenti troverebbe riscontro anche in alcune immagini che vengono dalla Germania di inizi ‘900.

Immagini che vengono fatte risalire erroneamente ai Two Penny Hangover

Entrambe le immagini sono state erroneamente riproposte nei post sul Two Penny Hangover, come conferma della derivazione del termine Hangover per il doposbornia.

In realtà il disegno a sinistra sembrerebbe una illustrazione presentata su Illustrierte Sittengeschichte vom Mittelalter bis zur Gegenwart  del socialista tedesco Eduard Fuchs, mentre la fotografia a destra potrebbe essere stata scattata ad Amburgo nel 1930.

Non è semplice risalire ad una fonte certa per queste immagini, ma entrambe testimoniano un modo di dormire simile a quello presentato da Orwell, cioè con uomini seduti su una panca e appoggiati ad una corda e non quello proposto dalla leggenda di internet sul Two Penny Hangover con i corpi appesi per le ascelle.

Dormire alla corda a Parigi

Rimanendo in tema di città europee, va assolutamente citata Parigi, in cui diverse fonti del tempo descrivono un particolare modo di dormire definito coucher à la corde (dormire sulla corda).

Ritaglio del giornale Le Charivari del 1842

Un autore anonimo scrisse sul giornale Le Charivari nel 1842 [2]:

“C’è da qualche parte, sotto i pilastri di Les Halles, nel quartiere di Paul Niquet, un posto dove la notte si dorme per terra e in piedi per 7 centesimi e mezzo a testa. In questa catapecchia vi è una fune tesa ad altezza d’appoggio e sulla quale i signori e gli aristocratici della zona hanno il privilegio di appoggiarsi con il pagamento supplementare di cinque centesimi. Questo si chiama dormire sulla corda […]”

Da notare che il 1842 è una data successiva ai Pickwick Papers, ma questi furono tradotti in francese solo nel 1887, quindi è improbabile che questa descrizione sia legata a qualche tipo di suggestione derivata dai racconti di Dickens.

Inoltre Paul Niquet era il proprietario di un famoso cabaret a Les Halle celebre per lo spaccio di alcolici ad alta gradazione e per i poco raccomandabili avventori che lo frequentavano.

L’espressione coucher à la corde compare parecchie volte sui giornali parigini dell’epoca. Ne fa largo uso il giornalista di sinistra Taxile Delord descrivendo le difficoltà dei senzatetto [3] e ne parla anche lo scrittore Charles Aubin in un racconto sugli straccioni di Parigi [4].

Taxile Delord – Le Charivari (1853)

Ieri sera a mezzanotte, passando per Place du Carrousel, ho visto un uomo piantare due paletti in terra a cui era attaccata una lunga corda. Non appena questa fune fu tesa, una folla di persone si è avvicinata ansiosamente. Questi sfortunati erano dei senzatetto che venivano a dormire sulla corda in Place du Carrousel.

Ci sono dormitori dello stesso tipo in moltissimi quartieri della capitale. Ci si disputa un posto con una ferocia che spesso porta a risse e duelli. Nelle notti in cui piove, i dormienti si tengono gli ombrelli aperti sopra la testa.

Ecco ciò a cui siamo ridotti.

 

Charles Aubin – La Semaine des enfants (1857)

Dalle tre alle cinque del mattino, gli straccioni si ritrovano in certi cabaret del quartiere di Halles, per esempio dal famoso Paul Niquet; là ciascuno riceve per due soldi un bicchierino di grappa e il diritto di dormire per due ore sulla corda. […] Davanti al bancone dove si serve la grappa, il barista stende una lunga fune, sulla quale gli straccioni si appoggiano per dormire. All’alba devono svegliarsi e andarsene; per evitare la fatica di svegliare uno a uno gli straccioni, il barista scioglie la corda a una estremità; tutti i dormienti cadono uno sopra l’altro; si svegliano, raccolgono i loro averi e tornano alle case malsane […]

L’espressione coucher à la corde, inoltre, è stata menzionata nel Dictionnaire Universel di Pierre Larousse nel 1869 [5]:

Grand Dictionnaire Universel du XIXe siècle. Tomo 5 Pag.117 (1869)

Un’interpretazione etimologica

Un’interpretazione della nascita del termine Hangover e del suo vero significato è stata proposta da Daniel Van Olmen, professore associato di linguistica storica presso l’Università di Lancaster nel Regno Unito, che ha definito priva di senso la definizione data nel post di internet citando l’Oxford English Dictionary (OED), che descrive invece la voce in questo modo:

“una cosa o una persona rimasta o lasciata in sospeso; un promemoria o una cosa sopravvissuta, un effetto collaterale”

Il significato legato all’alcool sarebbe solo una estensione di questo significato, dato che i postumi di una sbornia sono l’effetto collaterale del bere troppo.

Il professor Van Olmen cita come esempio la frase dell’OED (evidenziata in giallo in figura)

“che l’odio facilmente ispirato per la Germania è rimasto come un effetto collaterale in America molto tempo dopo che era stato superato dagli inglesi”

la quale illustra come era utilizzato il termine hangover nel suo significato originario.

Hangover secondo l’Oxford English Dictionary: OED

Anche la definizione data dal dizionario Merriam-Webster supporta questa etimologia:

Hangover secondo il dizionario Merriam-Webster

Infatti la prima definizione di hangover è “qualcosa (come un’usanza sopravvissuta) che rimane del passato”, mentre solo la seconda è legata ai postumi alcolici come “effetti fisici sgradevoli in seguito al consumo eccessivo di alcol o all’uso di droghe”.

In conclusione

Sia nei racconti di Londra che in quelli di Parigi risulta molto difficile separare la finzione dalla realtà. Da un lato i numerosi riferimenti ai poveri che dormono appesi alle corde lasciano supporre che, anche se poco frequenti, queste realtà di degrado siano realmente esistite, dall’altro si può pensare che la leggenda facesse gioco a chi voleva descrivere in maniera colorita le sordide situazioni presenti nei bassifondi, ma che fosse, appunto, solo una leggenda.

Nessuna di queste testimonianze, vere o presunte che siano, riconduce però al racconto dei marinai ubriachi ed all’uso del termine Hangover per indicare i postumi della sbornia.

Per quanto il racconto su internet sia affascinate e la leggenda che da qui si è evoluta possa apparire suggestiva e coinvolgente, l’ipotesi che la nascita del termine hangover derivi dall’abitudine dei marinai ubriachi di dormire su una corda non è plausibile.

Fonti

2 thoughts on “L’Hangover e la sbornia da due Penny

  • 10 Settembre 2022 in 09:02
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    A proposito di ‘kater’, ricordo che, quando ero bambino, anni ’50, si diceva ‘fare gattini’ per dire ‘vomitare’.

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  • 10 Settembre 2022 in 12:25
    Permalink

    Io non ne sapevo nulla e non ho mai usato la parola Hangover. Se non nel significato di impiccato.Grazie, quindi, Matteo, e complimenti per l’ articolo. Nella Bologna della mia infanzia ed adolescenza qualcuno usava dire “ha dormito sulle corde” nel senso di inquieto, allarmato, pronto a balzare in piedi. Il contrario di “dormire sugli allori”. Curiosità: sa andate a P.zza Sintagma (Della Costituzione) davanti al Parlamento di Atene, al Capolinea del Tram, fermata anche di diversi bus, vedrete 3-4 strutture metalliche inclinate, al posto della Panchina: offrono la possibilità di appoggiare la schiena, non di sedersi, in attesa del bus. E mi pare ci siano anche altrove, ma io viaggio poco. Considerazione: se uno Stato attuale, Turistico per giunta, non si vergogna di offrire ai Turisti un ristoro di questo tipo, perché nell’ Europa delle prime Urbanizzazioni ci si sarebbe vergognati a far dormire la gente poggiata a una corda? Corollario: la Povertà non è solo degli Operai, ma di molti sedicenti Imprenditori. Se fossero stati più ricchi, non si sarebbero industriati a offrire alloggio per pochi spiccioli. E oggi non esisterebbero le cooperative di pulizia di uffici e condomini, se i Ricchi che osano mettere su impresa fossero tutti ricchi sul serio.

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