Intervista a Roberta Villa, nuova socia onoraria del CICAP

Nel nuovo gruppo di soci onorari recentemente nominati dal CICAP c’è Roberta Villa, giornalista scientifica che vanta una collaborazione ultraventennale con le principali testate italiane, sia cartacee sia online. La sua attività di divulgazione si estende anche nell’ambito della formazione: insegna “Comunicazione delle epidemie” in diversi master di comunicazione della scienza, fra cui la SISSA di Trieste.

Dottoressa Villa, lei si è laureata in Medicina e Chirurgia con 110 e lode all’Università Statale di Milano. Cosa l’ha spinta a diventare giornalista e divulgatrice scientifica?

In realtà io sono entrata prima di laurearmi nella redazione di “Tempo medico”, che era allora la prima e principale rivista per i medici, grazie al Prof. Carlo Rugarli, direttore del reparto di medicina Interna del San Raffaele che frequentavo. Appena arrivata in redazione ho capito che quello era un lavoro che mi piaceva molto di più. Occuparmi di tante cose, seguire gli ultimi studi e ricerche era per me molto più affascinante che specializzarmi in una singola branca della medicina. Quello era proprio il mio mondo e il mio campo. Mi sono laureata e ho superato l’esame di stato di abilitazione alla professione medica, ma non ho operato come medico.

Dirige la rivista indipendente e priva di pubblicità UPPA, pensata per aiutare i genitori nella crescita e nell’educazione dei figli. Cosa l’ha spinta a interessarsi così tanto della pediatria?

Potrei rispondere con una battuta: ho sei figli, ormai grandi, che non mi fanno nipotini. Quindi, come detto nella mia presentazione sul giornale, in attesa di nipotini mi occupo dei figli degli italiani. Al di là della battuta, ritengo ci sia un grande bisogno informativo in quel target di popolazione. Oggi spesso i giovani fanno figli senza avere avuto precedentemente esperienza in casa con fratelli, sorelle o cugini più piccoli, come accadeva un tempo nelle famiglie più numerose. Talvolta sono anche lontani dai genitori, per via della mobilità richiesta oggi nel mondo del lavoro. Si trovano quindi in difficoltà nell’affrontare un’esperienza nuova con un essere che non comunica e con cui è difficile rapportarsi. Il mio desiderio è quindi quello di favorire, attraverso questo giornale che esiste da più di venti anni, un’iniziativa culturale di empowerment, cioè di fornire a questi giovani genitori gli strumenti di informazione e di riflessione necessari per fare le migliori scelte e per loro per i loro figli.

Lei collabora al sito “Dottore ma è vero che…?” della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e ha pubblicato un libro omonimo sull’importanza dei vaccini. Secondo lei la popolazione italiana come si è comportata nei confronti di questi alleati durante la pandemia da COViD19?

I dati ci dicono che l’Italia è uno dei Paesi che ha accolto con maggiore fiducia i vaccini. Abbiamo una delle coperture più alte al mondo e in Europa solo la Spagna, fra i grandi Paesi, ci precede. Possiamo quindi dire che in Italia c’è stata un’adesione notevole. Il fenomeno dell’antivaccinismo, che a mio parere è spesso stato amplificato in maniera strumentale, in realtà è rimasto molto marginale.

Come ha conosciuto il CICAP e come giudica l’operato di quest’associazione?

Ho conosciuto il CICAP attraverso alcuni soci storici: Massimo Polidoro e, specialmente, Beatrice Mautino, che mi invitarono a partecipare all’edizione “0” del CICAP Fest a Cesena. Lì ho avuto un maggiore contatto con tutta la realtà di questa associazione, anche in termini di volontari e di movimento culturale che, al di là delle singole iniziative, incide in maniera capillare nella società. Mi piace molto che il CICAP abbia un po’ abbandonato l’approccio che aveva inizialmente di debunking, cioè di caccia al falso, mentre oggi sta portando avanti, anche grazie alla presidenza di Sergio Della Sala, uno sforzo per far crescere nel pubblico una maggiore consapevolezza dei meccanismi mentali in cui tutti noi cadiamo e che favoriscono la disinformazione. Cercare di censurare l’informazione per combattere le fake news non è solo un’impresa inutile ma probabilmente controproducente. Credo che rendere tutti “vaccinati” nei confronti delle fake news, da qualunque parte provengano e qualsiasi tema trattino, sia un sistema e un approccio molto più valido.

Quale ritiene possa essere il suo contributo al CICAP e, viceversa, quale contributo può dare il CICAP al suo lavoro?

Spero di poter dare un contributo di conoscenza, anche relazionale attraverso la rete di contatti che mi seguono sui social media, per esempio, introducendoli alle iniziative e alla cultura del CICAP. Viceversa spero di avere l’opportunità di partecipare a eventi che mi permettano di confrontarmi con altre persone che, come me, cercano di portare avanti delle iniziative a favore di una corretta informazione in ambito scientifico.

Lei è molto attiva nella divulgazione scientifica sui social network, con un approccio semplice e gentile, da “mamma”. Ritiene che i social siano un pericolo per i ragazzi, per la facilità con la quale diffondono disinformazione e per le “bolle” di condivisione d’interessi che generano?

No, assolutamente. Penso che i social media siano solo un nuovo mezzo di comunicazione. Quando ero piccola si pensava che la televisione sarebbe stata la rovina delle nuove generazioni e quelli che adesso guardano solo televisione pensano che la rovina sia data dai social media. Ritengo che la tecnologia e i mezzi di comunicazione vadano avanti. Hanno sempre maggior potere di diffusione e pervasione e di ciò bisogna tenere conto. Proprio per questo è importante presidiarli e riempirli di buoni contenuti perché, alla fine, quello che conta sono i contenuti e non il mezzo con cui questi contenuti sono veicolati.

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