Scambiato per astronave aliena un pezzo di Mars 2020

Nel film del 1951 Ultimatum alla Terra un alieno proveniente da Marte e arrivato sul nostro pianeta a bordo di un disco volante avvisa le grandi potenze che se cominceranno a farsi la guerra anche nello spazio il nostro pianeta verrà distrutto per la sicurezza degli altri abitanti del sistema solare. 

Una scena come questa dev’essere tornata alla mente di molti lo scorso 29 aprile, quando l’elicottero della NASA Ingenuity ha rilasciato le fotografie di un oggetto che sembra proprio un disco volante sfracellato al suolo di Marte. Finalmente ci siamo? Dopo tanti anni abbiamo le prove inconfutabili che gli alieni sono tra noi, o almeno nel nostro sistema solare?

Ahimè, no. Nel corso delle loro esplorazioni del cratere Jezero alla ricerca di segni di vita, il rover Perseverance e l’elicottero Ingenuity ripassano periodicamente vicino al punto in cui erano atterrati nel febbraio 2021 e osservano tracce del loro stesso arrivo, cosa che suscita sempre qualche falso allarme. L’ultima volta era successo nel mese di febbraio, quando un misterioso oggetto cilindrico fotografato da Perseverance si era rivelato essere una punta da trapano abbandonata poco dopo il lancio dallo stesso rover.

Questa volta l’oggetto fotografato è la backshell (in italiano “guscio posteriore”), cioè il retro della capsula che durante la fase critica dell’ingresso in atmosfera aveva protetto Perseverance e Ingenuity dall’ambiente esterno, insieme al fondamentale scudo termico posto sulla parte anteriore. La backshell si è staccata dal rover a una quota di 2000 metri, per poi precipitare al suolo a una velocità di oltre 120 kilometri l’ora, nonostante il grosso paracadute che ne ha rallentato la discesa, mentre il rover ha fatto un atterraggio molto più morbido grazie a un sistema di retrorazzi. Nella fotografia della backshell fatta da Ingenuity si vedono ancora i cavi e il paracadute da oltre 20 metri di diametro.

A parte i danni causati dall’impatto con il terreno, la backshell sembra in buone condizioni, senza segni di carbonizzazione causati dal calore del rientro. Qualche utente ha criticato la NASA per il materiale di scarto lasciato sul pianeta, dicendo che non siamo ancora sbarcati su Marte e già cominciamo a riempirlo di immondizia, ma non si tratta di semplice spazzatura: studiare queste immagini può aiutare la NASA a capire se i modelli matematici che simulano il rientro sono adeguati e a programmare nel modo migliore le prossime missioni marziane.

Le fotografie scattate da Ingenuity sono solo l’ultimo esempio di una lunghissima serie di presunti manufatti alieni avvistati sul Pianeta Rosso, a partire dalla famosa “faccia su Marte” fotografata nel 1976 dalla sonda spaziale Viking e rivelatasi un semplice altipiano ben poco antropomorfo nelle immagini a più alta definizione delle missioni successive. Da allora gli oggetti misteriosi fotografati su Marte sono stati decine: abbiamo visto diverse altre facce, uno stivale, un femore, alcuni segnali in codice Morse, un pesce, una palla di cannone, un cucchiaio, varie statue umanoidi, la testa di Donald Trump, un granchio, un cranio mostruoso, una capanna… In tutti i casi si trattava o di formazioni naturali, oppure di oggetti di fabbricazione terrestre lasciati sul pianeta da missioni precedenti.

In questi errori di identificazione gioca un ruolo centrale la nostra scarsa familiarità con il contesto marziano, combinata con la pareidolia, cioè la tendenza umana ad attribuire un significato a forme casuali: in particolare siamo predisposti fin da bambini a riconoscere i volti anche dove non ci sono. La tendenza a riconoscere volti è irresistibile: c’è chi vede la Madonna in una fetta di pane tostato e chi vede Elvis Presley in una macchia di umidità sul muro, ma l’occasione per riconoscere un viso con le espressioni più varie può essere fornita anche da un idrante o da una lavatrice. Si tratta probabilmente di un prodotto dell’evoluzione, perché riconoscere prontamente i volti è di aiuto sia per socializzare con i propri simili sia per fuggire in tempo dai predatori.

Quello che è certo è che la domanda se Marte abbia ospitato forme di vita è ancora aperta e non ha ricevuto risposte conclusive dalle sonde che hanno esplorato il pianeta finora. A scanso di equivoci, per forme di vita intendiamo batteri e altri microrganismi, non civiltà intelligenti capaci di costruire tutti i manufatti che sono stati erroneamente identificati negli ultimi decenni.

Come gli UFO terrestri, anche quelli marziani non hanno niente da dire sulle civiltà aliene ma possono insegnarci molto sulla mente umana. Quanto a evitare di portare la guerra in ogni angolo del sistema solare, nell’era dell’astronautica militare e delle armi anti satellite, dovremo riuscirci da soli.

Immagine credits: NASA JPL/Twitter

Andrea Ferrero

Ingegnere, lavora presso un’importante azienda aerospaziale italiana. Ha partecipato al progetto di moduli abitati della Stazione Spaziale Internazionale e di satelliti per osservazione terrestre. È coordinatore nazionale del CICAP.

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