La morte del cosmonauta Komarov, una tragedia che non merita mistificazioni

23 aprile 1967. Siamo nel pieno della corsa allo spazio. Ma dagli anni dei primi trionfi russi i rapporti di forza sono cambiati. La NASA ha completato con successo diverse missioni in preparazione allo sbarco sulla Luna, mentre l’Unione Sovietica non lancia più un essere umano nello spazio da due anni e da un anno è rimasta orfana del geniale “costruttore capo” Sergei Korolev. Fra pochi mesi si celebreranno i 50 anni dalla rivoluzione di ottobre e i responsabili del programma spaziale sovietico hanno un disperato bisogno di recuperare terreno. Prendono così la decisione folle di lanciare la prima Sojuz con un cosmonauta a bordo nonostante tutti i tre voli di prova senza equipaggio siano falliti e i tecnici abbiano trovato centinaia di anomalie durante i collaudi.

Il pilota scelto per questa missione è Vladimir Komarov, mentre il pilota di riserva è Yuri Gagarin. Pilota di caccia e ingegnere brillante, Komarov ha contribuito al progetto della Vostok e della Voskhod e non è stato scelto tra i primi sei cosmonauti solo perché non rispettava i requisiti fisici e di età. Ma nel 1964 è stato lui il comandante della storica Voskhod 1, il primo volo spaziale con un equipaggio di più persone. Ora diventerà il primo cosmonauta sovietico ad andare due volte nello spazio. Umile e cordiale, è stimato da tutti i suoi colleghi, che si confidano con lui non solo per i problemi tecnici ma anche per quelli personali. 

Un modello che riproduce la Sojuz-1, presso il National Space Center di Leicester, Inghilterra (immagine di Ben W. Bell, da Wikipedia, rilasciata in licenza CC BY-SA 3.0).

La missione è incredibilmente ambiziosa per essere il primo volo di un nuovo veicolo: mentre Komarov sarà in orbita intorno alla Terra, una seconda Sojuz andrà in orbita con a bordo tre cosmonauti, due dei quali dovranno spostarsi nella Sojuz 1 e rientrare a terra con Komarov dopo un avvicinamento tra le due capsule.

Ma le cose cominciano subito male. Una volta che la Sojuz 1 è in orbita dovrebbero dispiegarsi due pannelli solari, ma solo uno lo fa. Segue una catena di guasti, dai sistemi di telemetria a quelli di controllo di assetto e propulsione. 

Dopo 13 orbite, il sistema automatico di stabilizzazione è completamente fallito, quello manuale funziona solo parzialmente. Si decide di abortire la missione. Il lancio della Sojuz 2 viene cancellato ufficialmente per il maltempo, ma in realtà a causa dei gravi problemi della Sojuz 1. I due cosmonauti che sarebbero dovuti rientrare con Komarov non lo sanno ancora, ma questa decisione salverà loro la vita.

Dopo 18 orbite la Sojuz 1 rientra in atmosfera. Komarov deve orientare la Sojuz con una difficile procedura mai provata prima e ha solo uno o due tentativi prima di finire le batterie. Solo la sua straordinaria abilità permette di superare tutti i problemi e di iniziare correttamente il rientro. Abbiamo la registrazione delle sue comunicazioni: nonostante tutti gli imprevisti rimane calmo e riesce perfino a rassicurare i suoi colleghi a terra.

Affinché Komarov possa salvarsi basterebbe che un’ultima cosa funzionasse bene: il paracadute. Ma il paracadute principale non si apre. Komarov attiva il paracadute di riserva, ma i cavi si avviluppano con quelli del paracadute principale. La Sojuz precipita al suolo a circa 140 kilometri all’ora. Komarov muore sul colpo. Dopo l’impatto si accendono i retrorazzi, che non avevano funzionato al momento giusto, e la capsula prende fuoco. Quando arrivano i soccorritori, trovano la Sojuz avvolta da fiamme e fumo nero, con gocce di metallo fuso che cadono a terra.

Di Komarov rimane solo un piccolo blocco carbonizzato che verrà cremato e sepolto con tutti gli onori al Cremlino.

Dopo la morte di Komarov il programma spaziale russo viene bloccato per diciotto mesi per modificare il progetto della Sojuz e renderlo più affidabile, cosa che riesce perfettamente, al punto che la capsula, con limitati cambiamenti, vola ancora oggi.

L’ultimo primato di Komarov consisterà nell’essere il primo essere umano morto durante una missione spaziale. La sua morte terribile ha dato vita a molte leggende, molte delle quali sono state diffuse dal libro del 2011 Starman: The Truth Behind the Legend of Yuri Gagarin, di Jamie Doran e Piers Bizony (ne troviamo le conseguenze in rete, ad esempio, qui, qui e qui).

Secondo la leggenda le cose sarebbero andate all’incirca in questo modo:

L’ordine di lanciare la Sojuz 1 nonostante il progetto difettoso viene da Breznev in persona. Komarov e Gagarin sanno che salire su quella navetta significa andare incontro alla morte. Gagarin elenca tutti i difetti della Sojuz in un memo di dieci pagine destinato a Breznev e lo consegna a un suo amico del KGB, Veniamin Russaev, affinché lo faccia arrivare in qualche modo ai vertici del Cremlino. Ma il documento scotta e tutti quelli che lo vedono, compreso Russaev, vengono degradati, licenziati o deportati in Siberia. Komarov capisce che non ci sono speranze di far rimandare il lancio. Sa che non tornerà indietro ma decide di partire comunque per salvare la vita del suo amico Gagarin.

Durante il rientro Komarov viene messo in collegamento radio con il premier sovietico Aleksej Kosygin e risponde ai suoi elogi con un silenzio sdegnato, poi riesce a parlare con la moglie e le dice addio in un dialogo straziante. Poco prima di schiantarsi al suolo maledice i suoi carnefici e le sue urla di rabbia vengono intercettate dallo spionaggio americano.

Qualche tempo dopo Gagarin riuscirà finalmente a incontrare Breznev e gli getterà addosso un bicchiere di cognac dicendogli «Questo è per Komarov».

Una versione molto colorita, ma del tutto inverosimile secondo gli storici dello spazio come Asif Siddiqi, Robert Pearlman e James Oberg.

«La storia di Vladimir Komarov che parte per una missione suicida per salvare il suo amico Gagarin appartiene a quel mito del sacrificio altruista che i russi e tutti gli altri amano molto» spiega James Oberg a Open Mind. «Ma i diari e le testimonianze dei protagonisti di quel lancio non lo confermano minimamente.»

Siddiqi, che nel 2020 ha scritto un intero libro per smascherare le teorie del complotto sulla morte di Komarov, aggiunge che non ci sono prove che Gagarin si sia lamentato dei difetti della Sojuz, né tantomeno che Komarov abbia parlato con Kosygin e con la moglie dalla Sojuz. Il racconto di Komarov che maledice i suoi carnefici prima di morire è apparso per la prima volta su una rivista americana, ma dalla registrazione – che è pubblica – risulta invece che Komarov rimase calmo e composto nonostante i problemi. La credibilità di Russaev è molto discussa, molti lo considerano un mitomane che ha esagerato il proprio ruolo per avere un posto nella storia dello spazio. Non ci sono prove nemmeno che Gagarin abbia gettato un bicchiere di cognac in faccia a Breznev.

Come se questo non bastasse, lo stesso Piers Bizony ha ammesso che il suo libro contiene errori e ha ringraziato per le correzioni.

Come scrive Robert Pearlman su Space News, Komarov non merita che la sua morte venga infangata con il sensazionalismo. Non c’è bisogno di credere alle leggende per onorare il talento e il coraggio di Vladimir Michajlovič Komarov.

Immagine in evidenza: Vladimir M. Komarov rappresentato in un francobollo sovietico emesso nel 1964 (immagine di pubblico dominio, da Wikipedia)

Andrea Ferrero

Ingegnere, lavora presso un’importante azienda aerospaziale italiana. Ha partecipato al progetto di moduli abitati della Stazione Spaziale Internazionale e di satelliti per osservazione terrestre. È coordinatore nazionale del CICAP.

2 thoughts on “La morte del cosmonauta Komarov, una tragedia che non merita mistificazioni

  • 5 Maggio 2022 in 09:12
    Permalink

    Comunque sia è doveroso rendere un grande omaggio a questo pioniere dello spazio, eroe di una tecnologia ancora imperfetta ma della grande voglia di esplorare lo spazio misterioso che avvolge il nostro pianeta.

    Rispondi
  • 5 Maggio 2022 in 12:59
    Permalink

    “Comunque sia è doveroso rendere un grande omaggio a questo pioniere dello spazio, eroe di una tecnologia ancora imperfetta ma della grande voglia di esplorare lo spazio misterioso che avvolge il nostro pianeta.” Caro Agide, scusami se mi permetto di chiarire: ” eroe dell’ esplorazione spaziale ma vittima di una tecnologia ancora imperfetta”. Se questo non fosse il Tuo pensiero vero, Ti chiedo scusa, l’ ho inteso così. Mio pensiero, invece, che aggiungerei al Tuo, fin qui condiviso, ma che può non essere affatto il Tuo, è: “Vittima non solo di una tecnologia ancora imperfetta, ma della Guerra non dichiarata tra URSS e USA, che portò ad anticipare frettolosamente il lancio, senza alcun rispetto della Vita Umana. Crimine che attribuisco anche agli USA, in tutti i casi in cui hanno avuto come vittime i loro Astronauti. Ora siamo finalmente alla resa dei conti, USA e URSS si affrontano non più nello spazio, ma a terra in una bella guerra, ancora per procura e con vittime di nazionalità prevalentemente Ucraìna, e si confronteranno direttamente sul campo molto presto, con vittime distribuite tra tante nazionalità. E le vittime saranno infinitamente più elevate quantitativamente rispetto ai Komarov e ai Grissom.

    Rispondi

Rispondi a Aldo Grano Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *