Elettrocoltura: pseudoscienza in agricoltura

Tra le pratiche pseudoscientifiche applicate all’agricoltura, la biodinamica è senza dubbio la più nota e discussa, ma non è la sola. Anche altre teorie senza fondamento scientifico vengono praticate ed applicate in campo agricolo. Accanto alle leggende, alle tradizioni ed alle superstizioni che fanno parte di ogni realtà contadina, vi sono pratiche più strutturate e complesse che promettono raccolti più abbondanti, più sani e di maggior qualità. Le basi teoriche su cui poggiano le fondamenta di queste pratiche sono tutt’altro che provate e, di fatto, sono più simili all’esoterismo ed alla magia che non alla fisica o alla chimica come vorrebbero far credere.

Una di queste è l’Elettrocoltura, che, a discapito del nome, con l’elettricità non c’entra proprio nulla.

Questa pratica agricola viene presentata come l’applicazione dell’elettricità all’agricoltura, allo scopo di migliorare e aumentare la produzione. Per raggiungere questi risultati si utilizzano strumenti ed apparecchi  posizionati nei pressi delle piante o attorno al loro fusto che, sfruttando energia elettrica, magnetismo e forze cosmiche-telluriche, promettono di aiutare la crescita delle piante, sensibili a tali energie.

In realtà in letteratura si trovano alcuni studi eseguiti utilizzando l’elettricità per accelerare il processo di germinazione dei semi o per aumentare il tasso di crescita delle piante. In tali studi le piante sono state sottoposte al passaggio di una corrente elettrica di bassa intensità tramite l’applicazione diretta di elettrodi nel terreno, ma coi metodi dell’elettrocoltura in realtà non avviene nessun passaggio di corrente e quindi non ci sono forze elettriche o magnetiche che possano influenzarne la crescita. Cosa siano o come siano state misurate le misteriose forze cosmico-telluriche non viene spiegato ed il modo di utilizzare questi termini sembra essere quello tipico delle pseudoscienze, cioè mutuando parole a caso prese da ambiti scientifici o tecnici per enfatizzare teorie che di scientifico non hanno nulla.

L’elettrocoltura è suddivisa in attiva e passiva: la prima consisterebbe nell’iniezione diretta di elettricità alle piante, la seconda, che è quella utilizzata da chi sostiene questa teoria, consisterebbe nell’impiego di strumenti di varia forma come spirali, anelli o piramidi che, orientate in direzione Nord-Sud e posizionate in prossimità delle piante, fungerebbero da antenne in grado di captare il campo magnetico terrestre ed altre energie cosmiche per trasmettere energia alle coltivazioni influenzandone la crescita.

Secondo i promotori di queste tecniche, l’elettrocoltura era una pratica comune nel 1800 e si sarebbe sviluppata fino ai primi anni del dopoguerra, quando le multinazionali dell’industria alimentare avrebbero cominciato a gestire l’agricoltura in maniera più rivolta al guadagno facendola scomparire. Affermazione che appare controintuitiva, visto che l’elettrocoltura promette aumenti di produzione fino al 200% non sembra logico che le multinazionali abbiano nascosto questa tecnica invece che sfruttarla, visto che il fine ultimo era il guadagno.

Il nome che ricorre più spesso in questa narrativa è quello di Justin Christofleau, che negli anni ’20 del secolo scorso avrebbe descritto in un libro una di queste tecniche per la fertilizzazione dei terreni attraverso le correnti elettromagnetiche terrestri e atmosferiche.

Immagini dal libro di Justin Christofleau

Questo sistema viene descritto come un metodo per applicare l’elettricità atmosferica alla fertilizzazione delle piante. L’apparato andrebbe posizionato a circa 6 metri di altezza, con il puntatore orizzontale diretto verso il Sud magnetico della terra e quello verticale verso il cielo. In questo modo, l’elettricità positiva di cui è impregnata l’atmosfera verrebbe catturata dal puntatore verticale e trasmessa alla corrente negativa nel terreno, mentre il puntatore orizzontale diretto a Sud catturerebbe il magnetismo terrestre e le correnti telluriche. L’apparecchio dovrebbe riuscire ad accumulare cariche elettriche anche sfruttando l’azione del Sole, del vento e della pioggia che, attraverso una serie di flange opportunamente collegate o a piattine di rame e zinco accoppiate e rivettate alla struttura, causerebbero un accumulo di cariche elettriche poi drenate nel terreno per mezzo di un cavo galvanizzato steso dentro ad esso partendo dal palo in direzione Nord.

Nella parte inferiore del palo, inoltre, viene collegato un tubo costituito da due pezzi di metallo, uno di rame e l’altro di zinco, uniti insieme con due saldature, una esposta alla luce del sole ed una nascosta in ombra. In questo modo si creerebbe una sorta di pila, che genererebbe una corrente elettrica.

L’azione combinata di tutte queste parti causerebbe continui flussi e riflussi di elettricità naturale nel suolo, distruggendo insetti e parassiti dannosi per le piante poiché “le vibrazioni causate [dal marchingegno] sarebbero proporzionalmente più grandi di quelle proprie degli insetti” e “si formerebbe una trasformazione chimica in grado di fornire alle piante l’azoto necessario al loro sviluppo”.

Rame e zinco erano i metalli che costituivano le prime pile costruite all’inizio dell’800 da Volta e Daniell, che per funzionare, però, dovevano essere immerse in una soluzione elettrolitica in grado di fornire al sistema gli ioni necessari a creare spostamento di cariche e, di conseguenza, la differenza di potenziale che le fa funzionare. Nella descrizione di Christofleau, invece, questi due metalli sono saldati assieme o in vario modo accoppiati e l’azione elettrolitica sarebbe svolta dall’umidità atmosferica, dalla pioggia o dal gelo, che però contengono concentrazioni di sale troppo basse per svolgere una funzione elettrolitica significativa.

Se si genera una corrente, quindi, questa è debolissima. Ne è prova il fatto che la pila non si esaurisce. In una batteria di rame e zinco questi elementi si consumano, si ossidano. Come potrebbe quindi questo sistema creare flussi e riflussi continui di elettricità? Al massimo potrebbe farlo per un limitato lasso di tempo, ma Christofleau non parla di sostituzione delle sue flange, neanche nelle istruzioni di montaggio.

Ancora meno convincenti risultano essere i puntatori verticale ed orizzontale, quelli che dovrebbero catturare elettricità dall’aria e sfruttare il magnetismo terrestre.

Quello verticale può raccogliere le debolissime correnti atmosferiche, ma a questo scopo è molto più efficiente l’albero della figura, con la sua grande chioma. Perché i pochi ioni negativi dovrebbero decidere di muoversi verso il palo, anziché andare direttamente sui rami? E che vantaggio fornirebbe quindi tutto l’apparecchio? Il magnetismo terrestre, anche venisse “catturato” da una punta di ferro, non produrrebbe invece nessuna corrente, neppure minima. Cosa siano queste misteriose forze cosmico-telluriche non è dato di sapere.

Da un punto di vista elettrico quindi non ci sono ragioni per cui alla base del palo e nel terreno si debbano propagare correnti prodotte da questo marchingegno, e solo utilizzando amperometri o galvanometri molto sensibili si riuscirebbe a misurare le debolissime correnti dovute agli ioni atmosferici, nell’albero o con l’antenna di Christofleau piantata in terra.

L’affermazione di una fissazione dell’azoto atmosferico sembra derivare dal fatto che questo fenomeno può effettivamente avvenire a causa dei fulmini. Ma serve l’alta temperatura di una scarica elettrica come quella prodotta dai fulmini per produrre azoto. A meno che il palo non serva anche da parafulmine, l’azoto non verrà fissato nel terreno.

Infine la parte appena accennata nel libro sulla vibrazione che uccide gli insetti, che viene presentata come una cosa ovvia e scontata, necessiterebbe più di un generico accenno.

Estratto del libro di Christofleau in cui si accenna alla vibrazione degli insetti ed alla produzione di azoto

L’argomento vibrazioni è molto sfruttato nelle pseudoscienze per giustificare il funzionamento di apparecchi, medicine naturali o decorsi di malattie, ma queste si rivelano sempre teorie infondate e senza nessuna base scientifica. Termini come “vibrazione” o “risonanza” vengono usati a caso per giustificare tutto o il suo contrario, a seconda di quanto possano fare comodo per motivare una qualche teoria. Si veda l’approfondimento di Giuseppe Stilo in un articolo di Query On line. Anche l’uso che ne fa Christofleau non sembra si discosti molto da questa idea.

Con queste premesse, si può già immaginare in che direzione questa teoria di coltivazione agricola si sia sviluppata e gli altri apparati che si sono aggiunti all’antenna di Christofleau nel corso degli anni sono sistemi ancora meno credibili.

Vediamo di seguito in dettaglio quelli che sembrano essere i più diffusi.

L’anello di Lakhovsky

Questo strumento è costituito da un filo metallico a forma di anello con le estremità aperte, come un cerchietto per capelli, che viene posizionato attorno alle piante.

Anelli di rame Lakhovsky sulle piante (fonte)

La teoria su cui si basa questo apparato spiega che, essendo aperto, gli elettroni possono entrare ed uscire in modo da interagire con esso e con il campo magnetico terrestre (e i suoi elettroni/magnetoni). Una volta in posizione, gli elettroni naturali entrano nel circuito e creano un campo magnetico attorno ad esso. Si afferma che è possibile rilevare una differenza di potenziale, in millivolt, tra l’ingresso e l’uscita del cerchio di rame.

La radiazione del circuito oscillante si baserebbe sul principio dell’autoinduzione. Attraversata da una corrente elettrica, la spirale conduttiva del circuito metallico genererebbe un campo magnetico che tende ad annullarsi fino a scomparire. Questa variazione del campo causerebbe per induzione una corrente elettrica istantanea che carica la capacità della bobina appena scaricata, ma con la polarità inversa. Dovrebbe a questo punto avvenire una serie molto rapida di carica e scarica, cioè una “scarica oscillante” destinata a cessare quando tutta l’energia sarà stata dissipata sotto forma di calore e radiazione.

Il campo emesso dagli anelli Lakhovsky rafforzerebbe il vigore elettromagnetico delle piante o consentirebbe loro di trarre da questo campo energetico determinate informazioni di cui hanno bisogno.

Questo potpourri di termini ispira quasi tenerezza, perché nella sua semplicità è completamente sbagliato.

La descrizione del circuito è grossomodo corretta se parliamo di un’antenna radio ed in effetti esistono antenne televisive domestiche con questa forma. Ma a meno che alle piante non interessi ricevere la televisione o trasmettere onde radio, gli anelli non servono a nulla. E comunque, essendo l’antenna non collegata alla pianta, non può svolgere neppure questa improbabile funzione. Comunque dalla descrizione l’anello metallico dovrebbe captare il campo magnetico terrestre, che però non varia a queste frequenze.

Il circuito è aperto su un lato e in un circuito aperto non circola corrente, quindi è l’esatto opposto rispetto a come descritto. Anche se in linea di principio fluttuazioni del campo magnetico terrestre possono produrre un campo elettrico, con una singola spira questo sarebbe assolutamente insignificante e mettendo un millivoltmetro tra ingresso e uscita questo non misurerebbe nessuna differenza di potenziale.

In secondo luogo il principio dell’autoinduzione non funziona nel modo descritto. Una corrente elettrica prodotta da un campo magnetico variabile nel tempo genera effettivamente una forza controelettromotrice che si oppone alla corrente originaria che l’ha generata. E’ un principio noto come Legge di Lenz e sta alla base del funzionamento, ad esempio, dei motori elettrici, come quello che fa andare il frigorifero o fa girare il cestello della lavatrice. Ma l’effetto finale sarebbe di ridurre le fluttuazioni del campo magnetico terrestre, non di amplificarle. Di fatto comunque l’effetto non è percepibile, sia per le dimensioni della spira sia perché questa è aperta e quindi non permette la circolazione di nessuna corrente.

Infine perché un campo magnetico dovrebbe rinvigorire le piante, in base a quale principio? Sì danno per scontate affermazioni che sono tutt’altro che dimostrate.

Questi dispositivi quindi mescolano teorie indimostrate (effetti benefici dei campi magnetici) a spiegazioni che si rifanno a principi fisici reali, ma che nel caso specifico non possono funzionare o, se funzionassero, lo farebbero in modo opposto a quanto descritto.

L’ingenuità con cui vengono date queste spiegazioni potrebbe anche far sorridere, ma va ricordato che gli anelli Lakhovsky, in altre configurazioni o con materiali diversi ma funzionanti in base allo stesso principio inconsistente, sono proposti anche per curare il cancro.

La piramide di rame

È uno strumento che promette di energizzare i semi.

La piramide di rame

È composto da tubi di rame collegati per formare una struttura a forma di piramide con delle proporzioni ben precise: la base quadrata deve essere formata da tubi di 1 metro mente i quattro lati devono salire con una inclinazione di 51° e quindi essere lunghi 95,22 cm. La piramide può essere più piccola o più grande a seconda delle necessità, basta che vengano rispettate le proporzioni 0.9522:1 e che uno dei lati sia orientato perfettamente a Nord. La necessità di questa estrema precisione è dovuta al fatto che la piramide deve rispettare le proporzioni della piramide di Cheope, perché solo così i semi, posti al suo interno, possono essere energizzati e crescere due volte più in fretta, produrre il doppio del raccolto, diventare più resistenti a malattie, stress idrico o climatico, siccità ed essere di migliore qualità.

Ciò viene detto possibile in quanto la piramide sarebbe un’antenna in grado di amplificare effetti elettrici terrestri e cosmici, dovuti all’attività solare, lunare, tempestosa e atmosferica.

Non mancano le “numerose” testimonianze dell’efficacia dell’apparecchio, come l’americano (statunitense, cileno, messicano o canadese non è dato sapere) che avrebbe ottenuto più di 120 patate dalla stessa pianta.

Per questo dispositivo non viene neanche scomodato il linguaggio pseudotecnico usato in precedenza, questi risultati sarebbero dovuti a misteriose radiazioni cosmiche di cui non si conosce l’origine o la natura che verrebbero imprigionate all’interno di queste gabbie per non si sa quale motivo.

Le torri irlandesi

La torre energetica rotonda o torre rotonda irlandese o torre paramagnetica serve a fertilizzare, aiutare ad armonizzare e aumentare la vitalità del giardino, dell’orto, dei campi agricoli e dell’intero ambiente. Sono fatte di tubi di argilla cotta riempiti di rocce vulcaniche ed entrerebbero in risonanza con le onde elettromagnetiche cosmiche e con l’energia del campo magnetico terrestre.

Torre rotonda irlandese

Queste strutture ricalcano in miniatura la forma di una serie di torri rotonde disseminate principalmente sulla costa occidentale dell’Irlanda e nelle immediate campagne.

Irlanda: torre di Devenish Island, a sinistra e torre di Kilmacduagha, a destra (Irlanda)

Le torri, alte una trentina di metri, si somigliano tutte sia per forma che per dimensioni e facevano parte di complessi monastici. Si ritiene che le torri fossero espressione di una certa prosperità finanziaria e possederne una accresceva il prestigio del monastero.

Di diverso avviso fu l’entomologo statunitense Philip Callahan, che visitò le torri quando era tecnico radiofonico dell’esercito americano durante la seconda guerra mondiale e scrisse poi dei libri sull’argomento. Egli riteneva che le torri rotonde fossero state progettate, costruite e utilizzate come enormi sistemi risonanti per raccogliere e immagazzinare energia elettromagnetica proveniente dal cielo, una sorta di antenne atte a raccogliere radiazioni dal sole e ritrasmetterle ai monaci in meditazione ed alle piante che crescevano nelle vicinanze, anche grazie al fatto che le basi delle torri erano state riempite con pietre ed altro materiale con proprietà paramagnetiche, cioè debolmente attratte dai magneti. Inoltre Callahan sosteneva che la disposizione delle torri sul territorio rispecchiasse in realtà la posizione delle stelle nel cielo settentrionale durante il solstizio d’inverno.

Per provare le sue teorie pare che Callahan abbia anche eseguito degli esperimenti con delle torri in miniatura, però in letteratura scientifica a suo nome si trovano alcuni articoli sugli insetti, ma nulla sulle torri irlandesi.

Le premesse, per quanto non supportate dai fatti, sono però risultate sufficienti per postulare la teoria che costruendo delle torri in miniatura di argilla e riempiendole con del basalto paramagnetico, queste potessero entrare in risonanza con le solite misteriose forze cosmiche e trasmettere la loro energia alle piante.

In conclusione, nonostante l’insalata mista di parole tecno-scientifiche che le accompagna ed al mantello di metodo “ecologico” sotto cui si nascondono, le teorie su cui si basa l’elettrocoltura non corrispondono a nessun meccanismo scientifico che goda di un minimo di credibilità e sono ascrivibili nell’elenco delle pseudoscienze assieme alla radiestesia ed ai nodi di Hartman, di cui sono dirette discendenti.

Matteo Matassoni è un ingegnere elettrico libero professionista che si occupa principalmente di impianti elettrici e innovazione tecnologica nelle aziende.

Immagine in evidenza: -JvL-, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

4 thoughts on “Elettrocoltura: pseudoscienza in agricoltura

  • 14 Febbraio 2022 in 14:33
    Permalink

    In effetti uno degli errori più comuni, sia da parte dei superstiti della Magìa, sia da parte dei Pionieri della Scienza, ai tempi della scoperta dell’ Elettricità, (meglio sarebbe dire: Carica Elettrica) fu il credere che la Vita, intesa proprio come tale, ovvero quell’ insieme di proprietà che differenziano gli Organismi viventi da quelli già morti, si baserebbe su energie di tipo elettromagnetico, onde-luce compresa, identiche a quelle che noi siamo in grado di produrre e misurare tramite apparecchiature. Tale errore, in perfetta buona fede, coinvolse anche Ricercatori Scientifici perfettamente Atei, che fin da allora credettero di poter dimostrare che la Vita Organica è nata da quella Inorganica. E non solo per dimostrarlo, ma per sfruttare la cosa. E da lì, come spesso succede, si introdusse anche la malafede, per i più spregiudicati. Purtroppo l’ Energia, che non è una sola, che mantiene in vita noi e tutto il Mondo Biologico, è diversa dalle Energie che siamo in grado di produrre e riprodurre, anche quella nucleare. Più o meno è come illudersi di poter pesare l’ Anima, o la Bilocazione. Ma la speranza è dura a morire.

    Rispondi
  • 28 Marzo 2022 in 13:16
    Permalink

    Non capisco come mai abbiate scritto questa articolo screditando a priori queste teorie come fanno i bambini dell’asilo. Farò un sito anche io . Data l’ignoranza che c’è in giro.. grazie dell’ispirazione piccoli uomini ahahahha

    Rispondi
  • 30 Marzo 2022 in 14:07
    Permalink

    @S.F. Ti sei scelto uno pseudonimo siciliano.

    Rispondi
  • 19 Maggio 2022 in 00:11
    Permalink

    A me non interessa se sono considerate pseudoscienza o meccanismi astrusi facilmente demolibili dal Cicap o altri scienziati blasonati, non mi interessa se non trovano basi scientifiche, non mi interessa se vengono considerate pratiche alchemiche, quello che mi interessa sono i risultati fenomenali che riscontro nel mio orto da due anni a questa parte. Del resto sono stanco di quello che viene chiamato scientifico che in gran parte si basa su teorie e non prove scientifiche.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.