I segreti dei Serial Killer: il Fantasma di Texarkana

I delitti irrisolti sono al tempo stesso affascinanti e frustranti. Una scia di omicidi misteriosi non di rado assume contorni leggendari, su cui vengono costruite decine di teorie, come è accaduto per Jack lo Squartatore, il capostipite degli inafferrabili. Altri casi celebri su cui si è detto davvero di tutto sono, ad esempio, Zodiac in California, o il Mostro di Firenze in Italia. Esistono però anche delitti ufficialmente considerati a sé stanti, ma che se osservati in associazione ad altri casi, fanno emergere con estrema chiarezza diverse analogie. In Italia è un buon esempio il Mostro di Udine.

Tra gli anni ’70 e ’80, una serie di delitti di almeno 13 donne colpisce la città friulana. La maggior parte delle vittime si somiglia fisicamente e sono tutte prostitute o donne dalla vita difficile, ai margini della società. Purtroppo è innegabile che questo genere di vittime spesso venga ritenuto di serie B e che le indagini siano frettolose, poco accurate. Le loro famiglie non sono agiate, a volte i rapporti coi parenti sono deteriorati, e ciò significa un minor interesse per la cattura del colpevole.

Alcuni dei corpi ritrovati hanno tagli sul ventre praticamente identici, prodotti da una lama sottile tipo bisturi, ma per molti anni i delitti non vengono considerati come commessi da un’unica mano. Finalmente viene identificato un sospetto, un medico con problemi mentali, ma la sua morte pone fine a qualsiasi pista investigativa.

Lo studioso americano Steven Egger parla di “cecità di fronte ai collegamenti” da parte delle forze dell’ordine. [1] Talvolta questa cecità è colpevole e deliberata, anche di fronte a prove evidenti. Altre volte è figlia di un sistema poco preparato, di conflitti tra diversi uffici e agenzie delle forze dell’ordine e di dati che non vengono comunicati, come è avvenuto nei casi transnazionali o che valicassero i confini federali negli Stati Uniti. Una maggior preparazione di chi indaga e dei database completi e disponibili sono indispensabili, oltre a una grande sensibilità umana da parte degli inquirenti.

Una serie estremamente sanguinosa e poco conosciuta di delitti è quella attribuita al cosiddetto Fantasma di Texarkana, che ha agito tra il 23 febbraio e il 4 maggio del 1946.

Texarkana è una piccola e sonnacchiosa cittadina al confine tra il Texas e l’Arkansas, a cui i REM dedicheranno una malinconica canzone negli anni ’90. la Seconda Guerra Mondiale è appena terminata e gli abitanti cercano di tornare alla vita normale. Ma la calma della provincia dura poco.

La prima aggressione

La sera del 23 febbraio una coppia di fidanzati, Mary Larey di 19 anni e Jimmy Hollis di 24, appartati nella loro auto in una zona boschiva, vengono aggrediti da un uomo armato di fucile, alto, mascherato con un cappuccio bianco. L’uomo fa scendere Jimmy dall’auto, stordendolo con un colpo alla testa dato col calcio del fucile. Poi trascina fuori Mary, la picchia e la violenta usando la canna dell’arma. La ragazza è talmente sfinita dalla violenza che implora l’uomo di ucciderla. Poi, finalmente, i ragazzi riescono a fuggire; Mary raggiunge una strada e riesce a chiedere aiuto. Entrambi sopravvivono, raccontano la loro drammatica esperienza e riferiscono di aver avuto l’impressione che l’uomo li abbia fatti scappare di proposito.

Le autorità parlano di un maniaco sessuale, un violento, ma non possono immaginare che questo sia solo l’inizio di una serie.

Un mese dopo, il 23 marzo, fuori città viene fatta un’orribile scoperta: i corpi di Polly Ann Moore, di 17 anni, e di Richard Griffin, 29, vengono ritrovati a bordo dell’auto di Richard. Sono stati uccisi con modalità simili a un’esecuzione, con un colpo di fucile dietro la nuca. L’uomo giace sotto il cruscotto, la ragazza sul sedile posteriore. La cosa strana è che c’è una grossa macchia di sangue a circa sei metri dall’auto, per cui ci deve essere stato uno spostamento di almeno uno dei due corpi. Polly Ann non è stata violentata, anche se in paese girano voci di sevizie orribili, mai confermate. I corpi presentano comunque diverse ferite, forse anche dei morsi.

L’orrore si ripete

La città, già molto scossa dalla prima aggressione, entra nel panico. In giro c’è un assassino, che colpisce il 23 del mese e, come notano gli inquirenti, in entrambe le date in cui ha agito c’era la luna piena. Per questo motivo l’assassino viene chiamato Moonlight killer e vengono messe in campo ipotesi che colleghino il plenilunio ai delitti per motivi rituali o simbolici, ma per alcuni si tratta semplicemente del fatto che con la luna piena c’è maggior visibilità. Texarkana non è abituata a crimini violenti, le persone non sanno cosa fare per proteggersi. In breve tempo, i negozi di ferramenta finiscono le serrature, la vendita di armi aumenta, così come di cani da guardia. La gente si barrica in casa dopo il tramonto, diventa diffidente verso fattorini, idraulici e lattai, visti con sospetto, i quali subiscono anche qualche aggressione.

Il mostro torna a colpire prima del previsto, il 13 aprile, dopo un ballo studentesco. Le sue vittime sono entrambe adolescenti, Betty Jo Booker, 15 anni, e Paul Martin, 17. Paul viene trovato all’alba in una stradina di campagna; Betty Jo qualche ora dopo, a circa un chilometro di distanza. A Paul è stato sparato almeno quattro volte alla schiena, Betty Jo è stata colpita al volto e al cuore.

A questo punto, le autorità, poco preparate per trattare casi del genere, chiamano agenti anche da fuori contea, per cercare di prevedere le prossime mosse del killer. Ma lo studio sistematico sui seriali sarebbe iniziato solo trent’anni dopo, il DNA non era ancora stato scoperto e i mezzi investigativi di Texarkana sono davvero pochi. Si mandano in giro in auto finte coppie di fidanzati, in realtà agenti in borghese, durante le sere più probabili di attività del Moonlight killer.

La sera del 4 maggio avviene un ennesimo delitto, con modalità diverse dal solito e a circa trenta chilometri da Texarkana: nella sua abitazione viene freddato Virgil Stark, con un colpo di fucile sparato dall’esterno attraverso una finestra. La moglie di Virgil riesce a salvarsi: viene colpita anche lei, ma fugge e chiede aiuto a una fattoria vicina. Il modus operandi, la vittimologia e l’area geografica sono diverse dagli altri delitti del Fantasma, il nome con cui passerà alla Storia, datogli dal quotidiano locale, la Gazzetta di Texarkana. Tuttavia, quasi tutti gli studiosi accorpano questo delitto agli altri quattro commessi dal misterioso killer. Le indagini sono ancora a un punto morto, anche in questo caso la donna superstite non è in grado di identificare il suo aggressore. [2]

L’ultimo atto

Appena tre giorni dopo avviene ciò che è considerato l’ultimo atto del Fantasma: un uomo di nome Earl Mc Spadden viene trovato sui binari di una ferrovia vicino Texarkana, dilaniato dal passaggio del treno. Sembra inizialmente un suicidio e molti pensano che l’uomo fosse in realtà l’imprendibile mostro che, oppresso dai suoi demoni, abbia deciso di uccidersi. In seguito appare chiaro che si tratti di un delitto: Earl è stato pugnalato, probabilmente era già morto quando il treno lo ha travolto.

L’ipotesi degli inquirenti è che il Fantasma abbia “usato” Mc Spadden per far credere che il colpevole si fosse suicidato e far chiudere le indagini.

Diversi ranger locali, agenti FBI e poliziotti indagano incessantemente sul caso, finché viene identificato un possibile sospetto, Youell Swinney, noto alle autorità come un ladro d’auto e un truffatore. Non viene mai formalmente accusato, mancano prove che lo leghino concretamente ai delitti, ma sarà condannato al carcere a vita per altri reati.

Gli omicidi dell’imprendibile seriale terminano con la morte di Mc Spadden. Texarkana torna lentamente alla normalità, sparendo dalle prime pagine dei giornali texani. Tante domande restano senza risposta: i delitti di Stark e Mc Spadden sono davvero opera della stessa persona? E se è così, perché il killer cambia vittimologia, passando da delitti di coppie appartate a chiaro sfondo sessuale (che ritroviamo ad esempio nel nostrano Mostro di Firenze, nel Figlio di Sam statunitense o nel sudamericano Josè Marcelino) a un delitto di una coppia sposata, nei pressi della loro abitazione? Voleva forse alzare la posta in gioco, scegliendo vittime più difficili da colpire? Non si è mai trovato una risposta certa e le vittime non hanno avuto giustizia.

Diversi agenti che si sono occupati dei delitti rimarranno ossessionati dal Fantasma per il resto dei loro giorni. Il caso resta tuttora irrisolto.

Perché un seriale sparisce?

Le serie di delitti che si interrompono improvvisamente possono avere diverse cause: l’autore può essere morto (anche tramite suicidio), avere una malattia invalidante o essere in prigione per reati non collegati agli omicidi, oppure avere subito un ricovero psichiatrico. In altri casi, il seriale può aver “cambiato aria” per evitare la cattura, come è probabilmente avvenuto col Mostro di Roma, che ha colpito la capitale tra il 1924 e il 1927, violentando e uccidendo bambine. Diversi studiosi lo identificano col pastore anglicano Ralph Lyonel Brydges, che partì da Roma lasciando i delitti del Mostro irrisolti e commettendo altri crimini simili in Sudafrica, Germania e Svizzera. [3]

Altre volte, un seriale può prendersi delle “pause” lunghe anche diversi anni, come è accaduto a BTK, ovvero Dennis Rader, di Wichita, in Kansas. Rader ha interrotto i suoi delitti durante le fasi importanti della sua vita personale, come il matrimonio e la nascita dei figli. [4]

Casi come questo contrastano con la classica ipotesi del cooling off period, ovvero con la teoria che gli intervalli tra un delitto e l’altro siano scanditi soltanto da un “raffreddamento emotivo” e che non appena la frenesia si ripresenti, il serial killer si senta quasi costretto a uccidere. In realtà, le lunghe pause dimostrerebbero, secondo gli studiosi più “pessimisti”, la volontarietà dell’azione omicidiaria, specialmente per quanto riguarda i seriali più organizzati e integrati nella società.

Un punto fermo, per lo psichiatra Paolo De Pasquali, [5] resta che un serial killer, se non fermato, continuerà ad uccidere, per quanto possa riuscire a dilazionare i delitti. Altri studiosi come Vincenzo Mastronardi, invece, credono che un seriale possa trovare attività alternative per sfogare gli istinti aggressivi se dovesse ritenere troppo pericoloso continuare ad uccidere. Questo tema è tuttora oggetto di grande dibattito.

Gli altri imprendibili

Gli Stati Uniti avevano già avuto grandi serie di omicidi rimaste impunite, anche prima del Fantasma di Texarkana. Ad esempio, celebri e avvolti nel mistero sono i casi dell’Uomo con l’Ascia di New Orleans che ha colpito tra il 1918 e il 1919, e il Macellaio Pazzo di Kingsbury Run, che ha agito nella zona di Cleveland dal 1935 e presumibilmente fino al 1938, depezzando le sue vittime e lasciando così molti corpi senza identità. La polizia ha lavorato con zelo a questi casi, ma i mezzi dell’epoca rendevano assai difficile risolvere dei crimini che risulterebbero estremamente complessi perfino al giorno d’oggi. Anche in tempi più recenti gli USA hanno avuto casi irrisolti, il più noto è di sicuro quello di Zodiac.

In realtà, non c’è Paese che non abbia almeno un assassino seriale mai identificato e di conseguenza delle vittime senza giustizia, talvolta anche senza un nome. Esistono diverse stime, sempre molto vaghe e prudenti, sul numero di possibili serial killer in libertà nei vari Paesi, ad esempio si parla di 20/30 seriali non identificati attualmente in Italia e tra i 35 e i 100 negli Stati Uniti.

Il “numero oscuro”

In criminologia si parla di “numero oscuro” per riferirsi alla quota di casi irrisolti o non denunciati, definizione applicabile a molti tipi di crimini. Per quanto riguarda l’omicidio in serie, l’espressione si riferisce sia ai casi senza soluzione sia a quelli in cui si è avuto un probabile colpevole che per qualche ragione non è mai stato condannato, come nel caso del Mostro di Roma. Anche i delitti seriali commessi prima del Ventesimo secolo spesso rientrano nel numero oscuro poiché non sono stati compresi né studiati come è possibile fare oggi. [6]

Altri esempi sono i crimini commessi in Paesi da cui è difficile ottenere notizie certe, perché il governo locale non le registra adeguatamente o le censura in modo deliberato, come è accaduto in Unione Sovietica, in Africa o in Cina.

Anche i casi di Angeli della morte, ovvero coloro che agiscono in ambito medico e ospedaliero, spesso sono estremamente difficili da scoprire. Infine, in alcuni casi di sparizione di persone senza ritrovamento del corpo, si potrebbe ipotizzare la mano di un seriale mai identificato.

Molte famiglie di persone uccise o scomparse riescono tuttavia a non perdere la speranza: succede a volte che un serial killer “imprendibile” sia in realtà catturato dopo venti o trent’anni di anonimato. È stato così per BTK, per il killer del Green River, Gary Ridgway, e di recente per i casi di Joseph De Angelo, il Golden State Killer, attivo negli anni ’70 e ’80, ma identificato e arrestato solo nel 2018; e di Chester Turner, l’Assassino del Southside attivo in California tra l’’84 e l’87, condannato solo nel 2007. [7]

Gli enormi progressi della tecnologia in ambito forense, le testimonianze tardive, gli indizi e prove prima trascurati, il lavoro appassionato delle forze dell’ordine sono alcuni degli elementi che possono portare finalmente a identificare un seriale anche dopo molti anni, restituendo dignità e giustizia alle vittime e alle loro famiglie.

Note

[1] M. Newton, Dizionario dei serial killer, Newton Compton, Roma 2005, pp. 51-52.

[2] Ibidem.

[3] V. Mastronardi, R. De Luca, I serial killer, Newton Compton, Roma 2006, pp. 393-403.

[4] J. Douglas, J. Dodd, Nella mente del serial killer, Edizioni Clandestine, Massa 2008, pp. 148-154.

[5] P. De Pasquali, Serial killer in Italia, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 127-129.

[6] R. De Luca, Serial killer, Newton Compton, Roma 2021, pp.96-97.

[7] Da non confondere con Timothy Spencer, lo Strangolatore del Southside.

Marianna Cuccuru

Laureata in scienze dell' Educazione, studia da molti anni il fenomeno dei serial killer. Ha tenuto lezioni sul tema presso l'università dell'Insubria e per l'associazione Fidapa di Varese.

4 thoughts on “I segreti dei Serial Killer: il Fantasma di Texarkana

  • 9 Febbraio 2022 in 09:49
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    Facendo il punto: (due punti) “questo genere di vittime spesso venga ritenuto di serie B e che le indagini siano frettolose, poco accurate. Le loro famiglie non sono agiate, a volte i rapporti coi parenti sono deteriorati, e ciò significa un minor interesse per la cattura del colpevole.” Parole sante, semplicemente. Molti omicidi, a volte occasionali e non seriali, sono irrisolti per colpa di “poca voglia di lavorare” da parte delle Forze dell’ Ordine decentrate. In Italia, come negli USA, come in Zambia. “Una maggior preparazione di chi indaga e dei database completi e disponibili sono indispensabili, oltre a una grande sensibilità umana da parte degli inquirenti.” Parole sante anche queste. Pacciani e i suoi compagni di merende hanno potuto scorrazzare liberi e impuniti finché Pier Luigi Vigna non costituì una squadra speciale, dal nome un po’ ridicolo di SAM (non vuol dire Squadre di Azione Mussolini, gruppo terrorista della Galassia nera degli anni 70).

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    • 9 Febbraio 2022 in 19:28
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      Caro Aldo,
      ti ringrazio. In effetti nella cronaca nera ci sono esempi di lavoro investigativo davvero contrastanti, dalla totale disattenzione e incompetenza a casi di estrema dedizione e abnegazione. La SAM ha fatto parecchi errori, ma ha portato qualche risultato piuttosto concreto. Un caso che mi ha sempre fatto riflettere è quello di Yara: per lei è stata fatta un’indagine tra le più costose ed estese mai svolte in Europa, che ovviamente Yara meritava. Il problema è che se fosse stata una prostituta straniera nessuno avrebbe mai pensato di imbastire un circo del genere, tra dna e ricerche a tappeto. Nemmeno la morte ci rende tutti uguali, purtroppo.

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  • 9 Febbraio 2022 in 14:13
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    Grazie dell’articolo; in effetti finora legavo Texarkana solo all’omonima canzone dei REM che hai citato. 🙂

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    • 9 Febbraio 2022 in 19:31
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      Grazie a te, Paolo! Se ti interessa c’è un film anni ’70 su questa storia, “La città che aveva paura”, un po’ naïf e impreciso, ma godibile.

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