Una mia amica era sul palco dell’Ariston… – Un monologo su un monologo di Sanremo

Nella serata finale di Sanremo 2022, Sabrina Ferilli è salita sul palco dell’Ariston e ha fatto un monologo (o, come qualcuno l’ha definito, un non-monologo). Ma c’è una cosa che mi ha colpito delle sue parole, e non è stata la scelta di rifiutare il rituale pur aderendovi in toto. Per spiegarvela, però, vi devo raccontare una storia.

Io ho un’amica che si chiama Mattea Rolfo. La frequentavo quando studiavo a Torino; poi lei è rimasta lì, io son tornata in provincia, ma ci vediamo ancora quando viene a trovare i parenti e per le gite in montagna d’estate.

Questo inverno ci siamo viste e siamo andate a prenderci un caffè. “Sai?”, mi fa. “Devo raccontarti una cosa. Sono diventata Italo Calvino”. E mi ha spiegato cosa le era successo.

Questa amica, dovete sapere, ama scrivere. Ha pubblicato alcuni libri, e a me sono piaciuti, specie quando parla di storie che ha vissuto in prima persona. Tra un libro e l’altro tiene un blog dove racconta piccoli episodi della sua vita, riflessioni sul mondo, dubbi esistenziali. Un giorno, nel 2007, ha deciso di metterci un riferimento a Calvino, che è uno dei suoi autori preferiti. Ha riassunto così la prima delle Lezioni americane:

“Prendete la vita con leggerezza”.

Poi ha commentato, per aggiungerci un suo pensiero:

…che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

Fine del post: uno dei tanti, senza troppe pretese. Nel testo in questione, le virgolette indicano che la prima parte è il pensiero di Calvino (per quanto si tratti di un riassunto, e non di una citazione letterale); la seconda parte è il commento di Mattea. Solo che per uno di quei cortocircuiti che avvengono ogni tanto su internet, qualcuno ha preso le due frasi e le ha rilanciate come parole dello scrittore.

Poi quell’apocrifo ha cominciato a viaggiare. È stato citato ovunque su internet, su siti di aforismi e pagine Facebook. È stato usato dal fondatore de Il Riformista, Antonio Polito, nel suo Le regole del cammino. Il cardinale Gianfranco Ravasi gli ha dedicato una pagina nel Breviario dei nostri giorni. A Cuneo, compare in una targhetta sui muri dell’Itis locale. È stato persino tradotto in inglese. Se ne è accorta la figlia di Calvino, Giovanna, che in occasione di uno di quei “rilanci” ha twittato:

Grazie di ricordare mio padre @LaFeltrinelli. La frase che citate, mi potreste indicare da quale testo proviene? Perché non ne conosco la fonte e potrebbe darsi che fosse apocrifa.

E se ne è accorto il filologo Giuseppe Regalzi, che ha scritto un paper sulla falsa citazione in cui cerca di dimostrare che quelle parole sono più “da Mattea” che “da Italo Calvino”.

Mattea mi ha raccontato questa storia perché sa che mi interesso di fake news, meme virali e leggende metropolitane. Le false citazioni sono un mezzo perfetto per parlare di questi temi: permettono di ragionare serenamente sui meccanismi di propagazione dell’informazione, sulla difficoltà di seguirne i cammini e sulla necessità di verificare le fonti.

Ma con leggerezza, perché sono cose che non fanno male a nessuno. Non cambia poi troppo sapere che il famoso appello alla fratellanza di Seneca in realtà non è di Seneca, o che Carl Gustav Jung non si è mai sognato di scrivere la favola del marinaio e del mozzo che circola attribuita a lui. Ma i meccanismi attraverso cui questi aforismi si propagano sono molto simili a quelli di altri tipi di disinformazione, decisamente più pericolosi.

Mattea mi ha raccontato questa storia, in quella sera d’inverno, e con leggerezza ci siamo fatte una risata. Poi, è accaduto che Mattea è “salita” sul palco dell’Ariston. Lo ha fatto nel monologo di Sabrina Ferilli, che come tutti i monologhi di Sanremo ha scatenato commenti e discussioni. A qualcuno è piaciuto, ad altri no, altri ancora l’hanno giudicato una furberia. La showgirl e attrice romana ha parlato del fatto di non essere riuscita in alcun modo a trovare un tema adatto alla serata:

Mi hanno detto di parlare di femminismo, di body positivity, di mansplaining, di schwa. Per parlare di questi temi c’è bisogno di chi si sporca le mani tutti i giorni da palcoscenici un po’ meno scintillanti di questo, chi queste cose le studia seriamente. Io sono rispettosa delle competenze altrui, altrimenti nel sottopancia mi sarei fatta scrivere attrice, virologa, allenatrice di calcio, esperta di calamità naturali, di tutti i temi dell’italiano medio sui social. Sanno parlare di tutto.

E poi ha concluso:

[…] Ho scelto questa strada ma non è che non sappia cosa succede. L’ho scelta perché, come scrisse Italo Calvino, in tempi così pesanti bisogna saper planare sulle cose con leggerezza, senza macigni sul cuore, perché la leggerezza non è superficialità.

Ironicamente, è una dimostrazione di quanto diceva prima: che a parlare di cose che non si conosce troppo bene si finisce per prendere qualche cantonata. Per fortuna, si tratta di una di quelle fake news che non fanno male a nessuno. Si potrebbe forse chiudere ribadendo l’importanza di risalire alle fonti, o la difficoltà di farlo quando l’attribuzione errata compare ormai ovunque, o il fatto che a volte le bufale nascono così, senza una vera intenzione. Ma sarebbe pretendere troppo da un monologo di Sanremo. Meglio farlo con leggerezza, guardando al lato divertente di questa storia: una mia amica è salita sul palco dell’Ariston, solo che nessuno se ne è accorto.

Immagine di Francesco Petrucci – Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0

One thought on “Una mia amica era sul palco dell’Ariston… – Un monologo su un monologo di Sanremo

  • 8 Febbraio 2022 in 10:25
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    Indubbiamente, come aforisma virale, è molto più bello di “Amare significa non dover mai dire mi dispiace”.

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