Cosa c’entra l’Ascanio Day con la caccia ai fantasmi?

Oggi è l’8 di gennaio. Se a qualcuno questa data non dirà nulla, per altri il riferimento è chiaro: oggi è l’Ascanio Day, il giorno in cui si deve lasciare entrare AscanioPer chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, ecco un riassunto.

Tu lascia entrare Ascanio, all’8 di gennaio…

Tutto nasce nel 2008, quando in Italia diventa virale una canzone iraniana degli anni Ottanta del cantautore Shahram Shabpareh (n. 1948) e del suo gruppo Rebels. Il pezzo parla d’amore, è cantato in farsi (il persiano moderno) e si intitola Ey Ghashang-tar az Paria (a volte abbreviato in Paria), che in italiano dovrebbe voler dire “Più bella di una fata”. 

Ma non è la canzone in sé a renderla popolarissima sul web italiano, quanto l’operazione effettuata dal canale di Youtube celestinocamicia: l’utente ha infatti sottotitolato l’intero pezzo facendo finta che si trattasse di frasi in italiano, lasciandosi guidare dal suono delle parole  persiane che potevano somigliare a quelle della nostra lingua. 

Il risultato è esilarante: la canzone d’amore si trasforma in un divertente nonsense di frasi a caso, in cui soprattutto il ritornello sembra ricalcare bene quando pronunciato dal cantante:

Hey lascia entrare Ascanio,
dall’8 di gennaio
perciò limarla è tosta
esce ma non mi rosica.

Il video è questo:

Il successo è immediato: ad oggi il video vanta oltre tre  milioni di visualizzazioni, una cover della versione italianizzata ad opera del gruppo metal Nanowar of Steel (2018) e numerosi tentativi di imitazione (che rimangono comunque inferiori all’originale). Quanto a Shahram Shabpareh, si sa poco: emigrò negli stati uniti nel 1979 in seguito alla Rivoluzione Islamica che proibì molte forme di manifestazioni musicali; sembra comunque essere ancora in attività e, stando a Wired, dovrebbe anche aver tenuto un concerto in Italia nel 2013, quando il suo pezzo su Ascanio è stato salutato con un vero e proprio boato di apprezzamento. 

Un’operazione molto simile a quella di celestinocamicia ha fatto anche il Trio Medusa nella rubrica “Canzoni travisate”, trasmessa nel programma Chiamate Roma Triuno Triuno di Radio Deejay; la rilettura “travisata” è quasi impossibile da ignorare, una volta che ci viene fatta notare dai conduttori. 

L’effetto Mondegreen, un caso particolare di pareidolia acustica

Ma allora, che cosa c’è dietro questa doppia interpretazione delle canzoni? Si tratta di quello che popolarmente viene chiamato effetto Modegreen, un’espressione coniata dalla scrittrice Sylvia Wright. Nel 1954 Wright raccontò sull’Harper’s Magazine di un “travisamento” in cui incorse da bambina: mentre la madre le leggeva la ballata scozzese The Bonnie Earl O’ Moray, scambiò il verso laid him on the green (“lo hanno disteso sull’erba”) con un’ipotetica quanto inesistente Lady Mondegreen.

Ye Highlands and Ye Lowlands,
Oh Where hae ye been?
They hae slain the Earl of Moray
And Lady Mondegreen.

(Voi monti e vallate,
Oh, dove siete stati?
Hanno ucciso il conte di Moray
E Lady Mondegreen)

Insomma, lo scambio di una frase per un’altra omofona (o quasi) è un fenomeno comune, ed è particolarmente evidente quando si parte da un testo in un’altra lingua che magari non ci è familiare, e a cui cerchiamo quindi di dare un senso: potremmo definirlo, dunque, un caso particolare di pareidolia, quel fenomeno che ci spinge a trovare volti o altre immagini conosciute in stimoli casuali come le macchie su un muro o la forma di una nuvola. In questo caso, la ricerca di senso è incentrata su quanto ascoltiamo, invece che su quanto osserviamo con la vista. 

A complicare le cose ci si mette il bias di conferma: una volta che ci convinciamo che la nostra interpretazione è quella “giusta”, è difficile ignorarla, e il cervello tornerà sempre lì. Un altro divertente esempio di pareidolia acustica era stato presentato da Marco Morocutti qui:

 

E i fantasmi?

Ma cosa c’entrano i fantasmi con tutto questo? Beh, lo stesso effetto che ci fa lasciare entrare Ascanio all’8 di gennaio è alla base del successo della psicofonia (o metafonia), l’insieme di tecniche che secondo alcuni medium e parapsicologi permetterebbe di parlare con i defunti o con altre entità “disincarnate”. 

Friedrich Jürgenson (1903-1987)
Friedrich Jürgenson (1903-1987)

La storia di questa tecnica comincia grosso modo nel 1959 con gli esperimenti del regista svedese Friedrich Jürgenson (1903-1987), sebbene tentativi di comunicazione con radio e fantasmi fossero già stati fatti in precedenza – del resto succedeva fin dall’invenzione della registrazione dei suoni, con Edison, e della radiofonia, con Marte e con gli extraterrestri. Jürgenson raccontò che il 12 giugno di quell’anno, registrando con un magnetofono il canto degli uccelli dalla sua finestra, si accorse della presenza di voci misteriose, non udibili “normalmente”. Ne dedusse che erano stati i fantasmi a parlare; così iniziò a condurre regolari sessioni di registrazioni e riascolto, e il tutto sfociò nel 1967 in un libro intitolato Sprechfunk mit Verstorbenen (“Radiofonia con il defunto”, 1967, tradotto in italiano dall’originale tedesco da Paola Giovetti nel 1976 per l’editore Armenia come Dialoghi con l’Aldilà). Era nata la psicofonia.

Konstantin Raudive (1909-1974)
Konstantin Raudive (1909-1974)

In Italia, però, il fenomeno era già stato lanciato nel 1973, quando l’allora popolarissimo mensile Il Giornale dei Misteri mise in vendita insieme alla rivista e a un libro sullo stesso argomento Voci dall’aldilà: un disco a 45 giri che in nove minuti circa conteneva un estratto delle “voci misteriose” registrate durante sedute spiritiche e sessioni di psicofonia raccolte dallo scrittore e traduttore lettone Konstantin Raudive (1909-1974). Opportunamente, ogni registrazione era preceduta da una “spiegazione” che svelava in anticipo che cosa si sarebbe dovuto sentire: in caso contrario, forse le esperienze di ascolto sarebbero state molto meno “concordanti” con l’interpretazione fornita. Il disco e il libro andarono a ruba, e nel nostro Paese generano migliaia di tentativi d’imitazione casalinga via radio o per registrazione diretta dei rumori ambientali. La “tecnica Raudive” e altre che la seguirono quasi soppiantarono le più tradizionali sedute spiritiche con il “piattino” o la tavola ouija, anche nota con il nome francese di planchette

Oggi la psicofonia non è più così popolare, ma è ancora praticata: tra i gruppetti che si dedicano al ghost hunting, è comune effettuare lunghe sessioni di registrazioni EVP, (Electronic Voice Phenomenon, come lo si chiama quando si vuol dare alla cosa un’aura di serietà) e poi riascoltare quanto raccolto più e più volte (magari con strumentazioni poco adatte o utilizzando tecniche che introducono distorsioni nel suono). Immancabilmente, anche normali rumori ambientali potranno essere letti come “voci”, il cui senso sembrerà sempre più inequivocabile a ogni giro di ascolto. 

Ci sono poi diversi sensitivi che affermano di praticarla tuttora con successo: ad esempio Ginella Tabacco (n. 1943), che fra le altre cose afferma di essere in contatto con il controverso “super-medium” Gustavo Rol. Autrice di un libro per Mondadori sulle sue conversazioni con l’aldilà (Con te sempre accanto, 2012), Ginella Tabacco riceve a casa le persone che vorrebbero parlare con i propri cari defunti e registra le conversazioni che ha con loro. Riascoltandole al contrario, gli “spiriti” sarebbero in grado di modificare in qualche modo le parole pronunciate, dando luogo a messaggi di senso compiuto (anche se un po’ sgrammaticati, e a volte di difficile interpretazione) che appaiono sempre più chiari ad ogni riascolto. 

Insomma, un’operazione molto simile a quella che si mette in atto quando si ascolta una canzone in persiano, e si cerca di darle un senso nella nostra lingua facendosi guidare dai suoni delle parole. 

E dunque, oggi celebriamo l’Ascanio Day: non è solo una divertentissima canzone travisata, è anche un bell’esempio di pareidolia acustica. Lo si potrebbe quasi usare come ausilio didattico, per spiegare a tutti come funziona la nostra percezione, e per mettere in guardia contro le facili illusioni di comunicazione con i defunti. Ma intanto, per carità, fate entrare Ascanio, che è l’8 di gennaio…

Immagine in copertina: il cantante Shahram Shabpareh, foto di F. Alinejad da Flickr, CC BY-SA 2.0

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