Cacciatrici preistoriche

Le notizie che riguardano l’archeologia con sempre più frequenza vengono comunicate dai grandi media con un tono sensazionalistico e completamente avulso dal contesto. Spesso la notizia è gonfiata, con l’intento di renderla più interessante, ma distorcendola e rendendola poco comprensibile al pubblico.

Esaminiamo una delle ultime notizie uscite su un argomento archeologico: nella preistoria anche le donne cacciavano. Secondo alcune testate questa scoperta scardina le distinzioni di genere moderne, che spesso vengono fondate sul vecchio assioma degli uomini-cacciatori che devono portare a casa da mangiare e le donne-raccoglitrici che badano alla casa.

La prima domanda che bisognerebbe porsi è: quale preistoria? infatti il termine, usato in questo modo, non significa nulla. Prima di tutto comprende un lasso di tempo molto ampio, durante il quale le società umane sono cambiate molto. In secondo luogo la preistoria non è uguale ovunque, quindi l’affermazione va localizzata geograficamente. Così come oggi esistono nel mondo diverse popolazioni con diversi usi e costumi e anche diverse concezioni di genere, in passato la situazione era presumibilmente analoga, anche se più andiamo indietro nel tempo, meno possiamo coglierne le sfumature.

Cerchiamo quindi di capire cosa è stato scoperto, andando a leggere l’articolo originale, uscito sulla rivista Science Advances il 4 novembre 2020 con il titolo Female hunters of the early Americas (R. Haas et al.)

Il sito archeologico di Wilamaya Patjxa è stato scoperto nel 2013 grazie alla segnalazione di un abitante locale, che aveva notato alcuni manufatti litici nei pressi del suo villaggio. Lo scavo venne iniziato nel 2018, con la collaborazione delle popolazioni Aymara. La scoperta ha contribuito a gettare luce sul processo di adattamento delle prime popolazioni umane nelle Ande interne. Nel sito sono stati scoperti oltre 20.000 manufatti e 15 pozzi rituali, dei quali cinque contenevano i resti di sei scheletri umani. Di questi sei, due erano associati con punte di proiettile, tipici strumenti del cacciatore delle prime fasi dell’Olocene. 

Una sorpresa però aspettava i ricercatori. Grazie alle prime osservazioni sul campo e al successivo esame compiuto sui denti, si è potuto determinare senza ombra di dubbio che l’individuo denominato WMP6, uno dei due ai quali erano associati gli strumenti del cacciatore, era in realtà una donna. Dall’analisi dei denti è emersa anche la sua età: tra i 17 e 19 anni. Infine, l’analisi del radiocarbonio ha determinato una data di morte intorno agli ottomila anni fa. 

A questo punto i ricercatori si sono posti una domanda, che tutti dovremmo farci di fronte a questi ritrovamenti: l’associazione di individui femminili e oggetti tipici dei cacciatori è un fatto isolato o compare in altri contesti coevi?

Gli archeologi hanno così proceduto a un’analisi della letteratura disponibile, esaminando tutte le sepolture datate tra il tardo Pleistocene e l’Olocene antico ritrovate sul continente americano. Sono stati così contati 429 individui, provenienti da 107 siti. Tra questi, 27 individui dei quali è stato possibile determinare il sesso erano in associazione con strumenti da caccia. Includendo i ritrovamenti di Wilamaya Patjxa, 11 di questi sono stati identificati come femmine, e 16 come uomini. Questa casistica ha portato gli studiosi ad ipotizzare una percentuale del 30 – 50% di cacciatrici donne nelle società dell’Olocene antico in America. 

Come rilevano gli stessi ricercatori, lo studio presenta alcuni problemi dovuti allo stato dei resti analizzati. Infatti non tutte le sepolture prese in esame presentano lo stesso grado di conservazione dei manufatti analizzati, la stessa certezza di attribuzione di genere o di datazione, tanto che solo tre individui appartenenti a due siti – due di Upward Sun River e il nostro individuo WMP6 – sono ben documentati, in associazione stratigrafica sicura con strumenti di caccia, sessuati in modo sicuro utilizzando metodi biomolecolari, e datati direttamente al radiocarbonio su collagene osseo. Inoltre i due individui di Upward Sun River non sono adulti, ma infanti. 

Ritornando alla domanda iniziale, quindi: possiamo presumere che nelle prime fasi dell’Olocene ci fosse una cospicua parte di cacciatori donne? 

La questione è controversa e non tutti gli studiosi concordano con le conclusioni alle quali sono giunti i firmatari dello studio. A mio parere, la ricerca dimostra in modo sufficientemente sicuro che un individuo femminile era stato sepolto in associazione con armi da cacciatore. Questo non vuol dire che lo fosse, però. 

Kathleen Sterling, professore associato di antropologia alla Binghamton University di New York, ha dichiarato in un’intervista per Live Science:

Se un individuo viene sepolto con strumenti da caccia, non vuol necessariamente dire che sia un cacciatore, significa solo che la società nella quale viveva giudicava appropriato seppellirlo con quegli oggetti. Ma quando strumenti da cacciatore sono trovati in una sepoltura maschile, di solito si dà per scontato che sia un cacciatore. Così dovremmo fare la stessa assunzione riguardo a strumenti analoghi seppelliti con donne, a meno che non ci siano buone ragioni per dire diversamente.

Personalmente ritengo che questa prospettiva vada ribaltata. Se è vero che un corredo non è per forza indicatore del ruolo di una donna in una società, questo non dovrebbe esserlo neanche per un uomo. Infatti il sesso di un individuo, deducibile dal suo scheletro, non sempre corrisponde al genere che lui stesso o la società gli attribuivano. Ovviamente capire i ruoli che gli individui ricoprivano all’interno della propria società non solo in base al genere, ma anche all’età o al rango, diventa sempre più difficile man mano che andiamo indietro nel tempo. Per questo lo studio di epoche così antiche richiede molta cautela e solide basi di partenza.

Per esempio, nella necropoli veneta dell’Olmo di Nogara abbiamo un individuo (OdN 410), datato alla media età del Bronzo, sepolto con il corredo tipico del guerriero, esattamente come gli altri maschi di rango elevato nella stessa necropoli. Solo che OdN 410 era affetto da una grave menomazione che gli avrebbe impedito di utilizzare la spada. Quindi era un guerrero? Non lo sappiamo. Quello che possiamo ipotizzare sulla base degli altri ritrovamenti è che il rango di guerriero fosse ereditario o che comunque non fosse sempre collegato all’effettivo esercizio della funzione.

Inoltre è scorretto, a mio avviso, sia archeologicamente che antropologicamente, cercare dei parallelismi con le società contemporanee (per esempio come fatto dal Post): anche se il nostro sguardo occidentale ci fa credere che alcune di esse adottino stili di vita preistorici, non è così, in quanto in migliaia di anni le credenze, le conoscenze, le usanze di tutti i popoli sono cambiate. 

In conclusione quello che possiamo dire è che la scoperta di attrezzi per la caccia di animali di grossa taglia, associati ad un giovane individuo femminile datato alle prime fasi dell’Olocene andino, è sicuramente interessante e apre molte domande di ricerca. Per dire che nella preistoria una cospicua parte dei cacciatori erano donne, però, serviranno ancora molti studi e altre scoperte che possano ampliare la numerosità del campione

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