L’E-Cat di Rossi e la fusione nucleare fredda: storia di un’invenzione impossibile

articolo di Ian Bryce, traduzione di Claudia Marobin

Nota del direttore editoriale: l’articolo del fisico Sadri Hassani intitolato Why E-Cat Is a Hoax (“Perché l’E-Cat è un falso”), apparso nella rivista Skeptical Inquirer (Hassani 2019), spiega come quanto affermato da Andrea Rossi, inventore dell’E-Cat (un “catalizzatore di energia”), sia incompatibile con le leggi della fisica che conosciamo. Ogni tanto nuove osservazioni potrebbero però suggerire modifiche a queste leggi, in particolare quando scienziati indipendenti eseguono una verifica superficiale delle misure. Si tenga perciò sempre presente il test dello sgabello a tre gambe descritto a fine articolo, ricordando quanto è importante in questi casi un’indagine da parte di ricercatori scettici. Nel presente articolo, lo scettico australiano Ian Bryce presenta i risultati della sua indagine, durata ben cinque anni.

Introduzione

In teoria l’E-Cat (da energy catalysis) dovrebbe essere un reattore in grado di produrre energia per mezzo della fusione nucleare, ma gli operatori presenti durante i test non hanno mostrato alcun danno da radiazione. La fusione è un fenomeno che si verifica nel nucleo del Sole e delle altre stelle nonché nelle bombe a idrogeno, l’E-Cat invece potrebbe essere messo in funzione su un banco da lavoro, a temperatura ambiente. Se questa invenzione funzionasse davvero, bisognerebbe riscrivere la maggior parte dei libri di fisica. L’inventore spera in un premio Nobel, ma non ha alcuna qualifica scientifica ed è finito più volte in carcere per alcuni suoi sistemi di produzione di energia rivelatisi non funzionanti. Precedenti esperimenti di fusione fredda riportavano una generazione di 26 milliwatt di potenza, ma in questo caso si sostiene di poter produrre 1 Megawatt! Le prove raccolte suggeriscono che l’inventore, attraverso un cavo di messa a terra modificato, immetterebbe di nascosto energia nel reattore bypassando il misuratore. Il 31 gennaio 2019 l’azienda di Rossi ha rilasciato un video in cui si affermava che i reattori erano pronti per essere commercializzati (si veda il riquadro L’ultimo reattore di Rossi ‘svelato’ nel video di gennaio 2019, presentato in coda a questo articolo).

Chi potrebbe mai credere a una tale affermazione? A quanto pare, molti scienziati nucleari assai rispettati (alcuni dei quali coinvolti nell’assegnazione dei premi Nobel), scettici di spicco, funzionari NASA e investitori, i quali hanno versato e stanno ancora versando a Rossi decine di milioni di dollari e che gliene hanno promessi per altre centinaia di milioni. Tutto ciò ha contribuito allo spreco di denaro, di tempo e sforzi che si sarebbero potuti impiegare per perfezionare i sistemi di produzione di energia e portare benefici reali all’umanità e all’ecosistema Terra.

Il presente articolo ripercorre la storia dell’E-Cat di Andrea Rossi e le vicende in cui sono implicati esperti che avrebbero dovuto mostrare più senso critico e che si sono invece fatti abbindolare. Racconta inoltre gli sforzi fatti dagli scettici australiani e dal filantropo Dick Smith per rendere pubblica la vicenda. (Dick Smith sostiene da lungo tempo la necessità di indagini scettiche per affermazioni straordinarie come quelle di Rossi e in Australia è stato nominato “Patrimonio nazionale vivente” [Frazier 2015]).

Chi è Andrea Rossi

Andrea Rossi ha conseguito una laurea in filosofia presso l’Università di Milano nel 1973. Sostiene di aver conseguito anche una laurea in Ingegneria presso l’Università di Kensington (California), che poi si è scoperto essere in realtà un diplomificio. È un podista esperto ed appassionato, specializzato nelle gare di fondo. Lavorando nell’azienda di famiglia il giovane Rossi ha fatto esperienza nella costruzione di impianti industriali. Ha viaggiato spesso, soprattutto in Svezia e negli Stati Uniti. Oggi vive e lavora in Florida.

Il primo grande progetto di Rossi si chiamava Petroldragon. Si trattava di un impianto che avrebbe dovuto convertire rifiuti industriali in olio combustibile. Nonostante i grossi investimenti, non è chiaro se abbia mai funzionato. A causa dell’ingente mole di rifiuti accumulati (60.000 tonnellate), inclusi liquidi tossici e pneumatici, Rossi dovette farsi carico di esorbitanti costi di smaltimento, che però non riuscì a sostenere. Per questo, nel 1995 finì in carcere e vi trascorse sei mesi.

Il secondo progetto di Rossi è stato un generatore termoelettrico, destinato a convertire in energia elettrica calore di scarto di bassa temperatura, come ad esempio il gas di scarico dei motori. Si tratta di una tecnologia già nota, caratterizzata da un livello di efficienza molto basso, circa il 2%: ebbene, Rossi dichiarò di esser riuscito a raggiungere il 20 per cento! Lo installò in vari generatori diesel che stava costruendo e che vendeva in Italia tramite la Leonardo Corporation. Il dispositivo è promosso anche negli Stati Uniti da un’altra sua azienda, la Leonardo Technologies Inc. (LTI). Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti provò ventisette unità del generatore, ma nessuna di esse ottenne le prestazioni dichiarate (Rossi 2019; U.S. Army Corps of Engineers 2004).

Nel frattempo Rossi è stato processato in Italia per molti altri reati, tra cui bancarotta, falso in bilancio, riciclaggio di denaro sporco e scarico abusivo di rifiuti tossici. Alcune accuse sono state ritirate, da altre p stato prosciolto e per alcuni reati è stato sanzionato con ammenda. Rossi trascorse un anno in carcere in Italia tra il 2000 e 2001 (Lewan 2014, 31).

A quel punto veva già sentito parlare dei famosi esperimenti di Fleischmann e Pons, quelli del 1989 sulla fusione fredda, oggi ribattezzata come Low Energy Nuclear Reactions (LENR). Sfruttò quindi il tempo in carcere per studiare questo argomento e decise che sarebbe stato alla base del suo successivo progetto. Per il trentesimo anniversario dalle polemiche del tempo, la fusione fredda è stata recentemente descritta e raccontata in queste pagine (Ball 2019).

Lo sviluppo dell’E-Cat

Dopo esser tornato in libertà nel giugno 2001, Rossi costruì alcuni reattori che, a suo dire, sarebbero stati in grado di generare “centinaia di Watt”. Nel 2009 giunse ad affermare di averne dimostrato con successo il funzionamento all’Enel, al Dipartimento dell’Energia e al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

La Defkalion

Un test più significativo è però quello tenutosi nell’ottobre 2010 a Bologna per un gruppo di eminenti esperti greci, tra cui Christos Stremenos, professore in pensione di chimica fisica e ambasciatore greco in Italia. Non sono disponibili i risultati di questa dimostrazione, ma dovrebbero aver suscitato grande interesse negli astanti perché il gruppo diede vita ad una società chiamata Defkalion. I greci si legarono in modo stretto a Rossi, per poi separarsene tra risentimenti e cause legali per centinaia di milioni – ne parleremo meglio più avanti.

Nel frattempo Rossi aveva già avviato la sua campagna di marketing, accompagnata da una rapida serie di dimostrazioni, tra cui una nel dicembre 2010 per un team di scienziati, una nel gennaio 2011 per la stampa e una il 29 marzo dello stesso anno per alcuni scienziati svedesi. Ad aprile viene condotto un test per la tv italiana e per il giornalista esperto di tecnologie Mats Lewan. Seguirono altri test nei mesi di maggio, giugno, settembre e ottobre 2011, che ottennero di solito il plauso degli osservatori invitati. I test furono fatti tutti usando lo stesso tipo di dispositivo e con l’ottenimento di risultati simili. In questa sede mi concentrerò sul test del 29 marzo 2011, che è il meglio documentato e che è quello che ho contribuito a divulgare. Ma prima permettetemi di presentarne i protagonisti principali.

Mats Lewan

È autore per la rivista svedese di tecnologia Ny Teknik. Convinto fin da subito da Rossi, ne diventa il più fedele sostenitore e ne pubblica senza riserve le dichiarazioni su Ny Teknik e sul suo sito. Poiché in possesso di nozioni di elettronica, partecipa ai test del 2011, che documenta con filmati e con fotografie. Presenta a Rossi diversi potenziali acquirenti. Il suo libro An Impossible Invention (Lewan 2014) – una dichiarazione d’amore per Rossi – contiene dettagli utili sui test.

FIGURA 1: “La cosa peggiore quando sei un alchimista è che le uova al buio ti si illuminano!” – Alcuni sostenitori della trasmutazione LENR ritengono che i polli possano trasmutare gli elementi.

La buona fede e l’ingenuità di Lewan non conoscono limiti (Lewan 2014, 31). Facile preda di truffatori, Lewan presenta come prove della fusione fredda le relazioni di alcuni “scienziati” che sostengono l’esistenza della cosiddetta “trasmutazione biologica” (LENR). Secondo costoro, i polli, in assenza di calcio, per formare i gusci d’uovo trasmuterebbero il potassio in calcio!

Gli scienziati svedesi Essén e Kullander

Hano Essén, fisico teorico presso il Royal Institute of Technology di Stoccolma, è stato presidente della Swedish Skeptics Society – l’equivalente svedese della Australian Skeptics Inc (ASI) e del Center for Inquiry (CFI). Dopo aver letto i report di Rossi, esprime un giudizio favorevole.

Sven Kullander (morto nel 2014), fisico nucleare esperto, pubblica alcune sue idee sulla fusione fredda. È stato presidente del Comitato per l’energia dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze, che si occupa dell’assegnazione dei premi Nobel.

In qualità di professori di fisica nucleare, i due furono invitati da Rossi (tramite Lewan) ad assistere alla dimostrazione sul funzionamento dell’E-Cat del 29 marzo 2011. Dati i trascorsi di Rossi e le sue dichiarazioni, ci si potrebbe chiedere perché si siano fatti coinvolgere nel tentativo. Comunque sia, Essén e Kullander assistono al test osservando con attenzione il reattore in funzione e producendo poi un report dettagliato (Kullander e Essén 2011). Non vedono né tubi né fili nascosti che possano spiegare la produzione di energia. Si è scritto molto su questo punto, e le dichiarazioni ai media si sono sprecate: “La mia fiducia si è rafforzata quando ho visto come funziona… ho fatto le misurazioni, constatando che c’è un rilascio di energia molto superiore a quello che ci si potrebbe aspettare”.

Figura 2: (da sinistra a destra) Rossi durante la dimostrazione sul funzionamento dell’E-CAT in presenza degli scienziati svedesi Kullander  ed Essén, il 29 marzo 2011.

Con un endorsement così autorevole, la blogosfera si riempì di previsioni ottimistiche sulla risoluzione dei problemi energetici del mondo. Rossi iniziò a concedere ovunque licenze in esclusiva, mentre gli investitori facevano la fila alla sua porta.

Il gruppo svedese

Gli scienziati svedesi furono talmente impressionati dalle dimostrazioni di Rossi da riuscire a persuadere alcuni eminenti connazionali della bontà dell’E-Cat. Per valutarne correttamente le misure e per studiarne la teoria, costituirono un gruppo di lavoro informale. Al primo incontro, che ebbe luogo in Svezia il 4 luglio 2011 (Lewan 2014, 132), parteciparono anche gli scienziati Lars Tegnér, Bo Höistad e Roland Pettersson, dell’Università di Uppsala (Svezia) e il professore di fisica Hidetsugu Ikegami dell’Università di Osaka (Giappone). Tutti ignari, a quanto pare, del fatto che anche gli scienziati possono essere raggirati.

A far da spalla a Rossi c’era anche un fisico italiano, il defunto Sergio Focardi, che curava un blog sulla fisica della fusione nucleare fredda. Il blog, che sosteneva la teoria di Widom-Larsen, però non ottenne mai riconoscimenti di credibilità da parte della comunità scientifica.

C’è stata però un’autorità fin dall’inizio scettica nei confronti delle affermazioni di Rossi. Si trattava del fisico svedese Peter Ekström, che nel maggio 2011 pubblicò su Fysikaktuellt (“Notizie di fisica”) un articolo intitolato Cold Fusion Once More Becomes Only Hot Air, in cui definisce Lewan “giornalista militante e persona facilmente suggestionabile”. Ekström faceva notare che qualsiasi reazione nucleare innescata per la produzione di energia genera radiazioni ionizzanti e isotopi che dovrebbero in pochi secondi portare alla morte chiunque si trovi nei pressi del reattore. Eppure, durante tutti i test, Rossi, i suoi assistenti e il pubblico camminano liberamente intorno all’apparecchiatura senza mostrare danni da radiazioni o segni di morte imminente. I nomi di coloro che hanno assistito alle dimostrazioni chiave sono riportati nell’elenco dei test (Bryce 2019a).

L’indagine degli scettici australiani

Un potenziale investitore si rivelò essere un certo Sol Millin, tecnico in pensione di Byron Bay, nel Nuovo Galles del Sud, che nel dicembre del 2011 parlò con l’imprenditore e filantropo australiano Dick Smith di “un’opportunità di mercato veramente redditizia, da mille miliardi di dollari”.

Smith avrebbe fornito i 200.000 dollari australiani necessari per l’accordo di licenza?

La replica di Smith fu questa: “…Se io inventassi una macchina così incredibile, mi assicurerei di riuscire ottenere una breve relazione tecnica da qualcuno che sia abbastanza indipendente, nella quale dichiari che la macchina funziona davvero. Dunque, se mi manderai una copia della relazione, dopo fi manderò l’assegno”. Fu con una certa sorpresa che Smith ricevette poco tempo dopo un entusiastico report dei due fisici nucleari svedesi, che si concludeva così: “

Per spiegare la produzione di 25 kWh [non di potenza, ma di energia totale in sei ore] a partire da qualsiasi combustibile si trovi racchiuso in un contenitore da 50 cm3 è da escludere qualunque processo chimico. L’unica spiegazione possibile è che l’energia rilevata sia prodotta da una sorta di processo nucleare.

Smith si rivolse allora agli scettici australiani, la cui associazione, che sostiene ancora oggi, aveva contributo a fondare nel 1980, e così la questione arrivò a me, che ne sono stato investigatore capo fin dalla fondazione. Partecipai a un incontro con gli investitori organizzato da Millin e contattai poi Rossi e gli scienziati. Quella di Byron Bay è un capitolo della storia a sé stante, che ho raccontato nella rivista australiana Skeptic (Bryce 2012).

Grazie alla mia indagine scoprii almeno diciassette tra scienziati e ingegneri che avevano assistito ad un test o analizzato i risultati, e che avevano in qualche modo sostenuto la bontà dell’E-Cat di Rossi o della fusione fredda (Bryce 2019b) in generale. Brian Josephson, premio Nobel per il suo transistor quantistico a giunzione Josephson, sostenne apertamente Rossi in un’intervista. Josephson è stato a lungo criticato da colleghi e scettici scientifici perché sostenitore di concezioni di tipo mistico e sostenitore dell’esistenza di fenomeni quali la percezione extrasensoriale e la visione remota.

Anche alcuni scienziati senior della NASA parteciparono a diverse dimostrazioni di Rossi presentando in seguito report interni assai entusiastici (Zawodny 2011; Bushnell 2011; Nelson 2011). Elogiarono sia la fusione fredda:

Più di 2 decenni e oltre 100 esperimenti in tutto il mondo indicano che la fusione fredda è reale e genera un’energia molto superiore a qualsiasi reazione chimica…

sia, più nello specifico, l’E-Cat:

Le numerose dimostrazioni di Rossi tenutesi nel 2011 suggeriscono che grazie alla fusione fredda si possono generare quantità ‘utili’ di calore…

Figura 3: Progetto NASA di un veicolo aerospaziale alimentato a fusione fredda in una presentazione di Zawodny.

La NASA ha addirittura ideato un veicolo aerospaziale alimentato a fusione fredda (Zawodny 2011). Cosa si inventeranno ora? Il tappeto volante?

Speriamo che questi scienziati riesaminino le prove raccolte e che ritrattino le loro dichiarazioni a sostegno dell’E-Cat, facendo così desistere gli investitori. Ne conosco alcuni che hanno già accumulato debiti enormi mettendo a repentaglio se stessi e le loro famiglie.

Lo svolgimento del test del 2011

Che cosa hanno visto gli scienziati? Grazie al loro report abbiamo a disposizione informazioni dettagliatissime (Kullander et al. 2011). Sono disponibili anche numerose fotografie e video pubblicati online da Lewan.

Il piccolo reattore è posizionato su un tavolo. Secondo Rossi, al suo interno ci sarebbe una camera di rame, la quale conterrebbe nichel, idrogeno e un catalizzatore segreto. In questa camera avverrebbe la fusione fredda. Nella parte superiore del reattore c’è un’apertura per l’immissione dell’idrogeno. La camera è rivestita da un tubo di rame (visibile se si osserva l’unità spogliata da isolamento e schermatura presente sul tavolo vicino al reattore) in cui scorre l’acqua. L’unità è avvolta da materiale isolante.

Sei cavi fuoriescono da una scatola blu collegata ad una normale presa di corrente italiana a 230V. La potenza proveniente dalla rete elettrica è monitorata da voltmetro e amperometro e fornisce (in questa occasione) 345 Watt di potenza elettrica in ingresso.

Figura 4: Monitoraggio della potenza in ingresso – escluso il cavo di messa a terra.

La scatola blu è stata ispezionata: contiene diversi regolatori di potenza (l’equivalente industriale dei dimmer) controllati da un PC collegato all’impianto, Di sicuro non ci sono batterie o altre fonti di alimentazione.

L’acqua viene pompata nel fondo del reattore, si riscalda e dopo quindici minuti si innesca la presunta reazione nucleare. Una miscela di vapore e di acqua esce dal reattore attraverso un tubo di scarico. Vengono monitorate portata e temperatura: in questo caso 18°C in entrata e 100°C in uscita. Le fotografie e i video di Lewan confermano che non ci sono né tubi né cavi nascosti.

Per calcolare la potenza generata Rossi considera solo il vapore in uscita, che rende 4,7 kilowatt e mostra un CoP (coefficiente di prestazione ) pari a 14. Sono parecchi i commentatori che hanno messo in discussione questa affermazione, ma io ho calcolato che se anche solo il 10% dell’acqua è vaporizzata, la potenza rilasciata è di 1020 watt, con un CoP di 3,0. Questa situazione perdura per oltre sei ore.

Si tratta di una grande produzione di energia, che Rossi attribuisce alla fusione fredda.

Gli scienziati svedesi, e molti altri osservatori, me compreso, hanno stimato il volume e la massa delle apparecchiature ed escluso altre possibili fonti di energia quali batterie nascoste, materiali a cambiamento di fase, reagenti chimici, ecc.

Una configurazione simile, ma con qualche modifica, è stata utilizzata fino ad aprile 2007 in occasione di almeno sette test, durante la maggior parte dei quali ci sarebbe stata (anche secondo le ipotesi più pessimistiche) una produzione di energia significativa.

Gli osservatori sono tutti concordi nel sostenere una produzione di energia in eccesso, che attribuiscono ad una fonte ancora sconosciuta. come la fusione fredda.

Con una tale rivoluzione energetica in vista, la blogosfera, incredula, si scatena alla ricerca di spiegazioni alternative. Si ipotizzano fonti chimiche e fisiche, che però vengono escluse. Si cercano cavi nascosti nei tavoli. Un osservatore ipotizza che nella stanza accanto a quella in cui gli osservatori sono intenti a scrutare il reattore ci sia un potente trasmettitore che emette radiazioni a microonde, ad altezza inguine!

Nel frattempo io continuo a indagare. È la scatola blu ad attirare la mia attenzione. Contrariamente alle altre macchine progettate da Rossi, l’E-Cat, pur non contenendo batterie, è un groviglio di fili. Servono forse a nascondere qualcosa? James Randi ci diceva spesso che lo scettico dovrebbe essere sempre vigile e addestrato a fiutare l’inganno.

Il posto migliore per nascondere qualcosa è in bella vista.

Nel gennaio 2012, riferisco a Smith che ci sono troppi elementi che fanno dubitare della bontà dell’invenzione, Eccoli: l’insolita scatola blu, i trascorsi di Rossi e la mancanza di una teoria a sostegno di una siffatta produzione di energia. Smith non avrebbe investito in questo progetto e nessuno avrebbe dovuto farlo. La presa di posizione ebbe una buona copertura mediatica.

Eureka!

Il 19 gennaio 2012 la probabile spiegazione del fenomeno mi arriva nel sonno: ringrazio dunque il mio subconscio per gli straordinari fatti.

Figura 5a: Configurazione del test dedotte dalla documentazione: (a) come ipotizzato dagli scienziati…

Il diagramma che potete vedere nella Figura 5a mostra la disposizione delle apparecchiature secondo l’opinione della maggior parte degli scienziati. L’aspetto chiave è la misurazione della potenza elettrica proveniente dalla presa italiana, che è chiaramente descritta nei report e che è visibile nelle fotografie. Una pinza amperometrica misura la corrente nel cavo di fase, mentre un voltimetro la misura tra fase e neutro.

Moltiplicando le due misure, normalmente si ottiene la potenza fornita. Il cavo di messa a terra serve per la sicurezza e di solito non porta corrente.

…e (Figura 5b), secondo l’ipotesi del cavo di terra.

Il diagramma della Figura 5b mostra invece il metodo secondo cui, a mio avviso, Rossi ha ottenuto i risultati da lui dichiarati. Il cavo di terra può essere utilizzato diversamente. Se collegato alla fase della presa e ai regolatori di potenza “B” della scatola blu, può essere usato per introdurre di soppiatto energia aggirando il misuratore. Questa potenza va a due dei regolatori e ai rispettivi elementi riscaldanti nel reattore.

L’ipotesi del cavo di terra è compatibile con le osservazioni? Per approfondimenti si veda il report in bibliografia (Bryce 2019c). In sintesi possiamo dire che:

È possibile stimare la capacità massima di potenza. Il cavo di messa a terra potrebbe portare la corrente totale a circa 13 A e la potenza totale attorno ai 3100 W, senza scaldarsi visibilmente. I risultati effettivi dei test vanno dai 2000 ai 3000 W. Tutte le cifre relative al calore in uscita (che si presume di origine nucleare) sono pari o appena al di sotto della capacità della presa utilizzata per controllare i dispositivi. Questa osservazione riguarda quattro modelli diversi di reattore, che ci si aspetterebbe funzionassero diversamente.

Come si può nascondere un cavo modificato? Semplice: creando un groviglio di fili nella scatola blu, in modo che l’interno della scatola possa essere esaminato e fotografato in tutta tranquillità anche durante il funzionamento del reattore. La configurazione potrebbe superare un esame più accurato quando il dispositivo è scollegato, perché i collegamenti di entrambe le estremità possono essere ripristinati in pochi minuti, senza lasciare traccia.

E se un osservatore volesse controllare la corrente del cavo di terra? Rossi staziona spesso nei pressi della tastiera e sarebbe in grado di spegnere i regolatori supplementari, se qualcuno si dovesse avvicinare agli strumenti di misurazione. In questo modo la corrente nel conduttore di terra ritornerebbe a zero, riducendo il calore per un breve tempo. In effetti, il mio grafico che illustra la produzione di calore stimata mostra proprio un calo di questo tipo.

Rossi spiega così la sua costante vigilanza: secondo lui, la reazione in corso necessiterebbe di un accurato monitoraggio e di operazioni di regolazione. Ma forse sono gli osservatori che necessitano di essere costantemente monitorati.

Abbiamo riesaminato tutte le dimostrazioni e abbiamo così scoperto che i cinque test documentati eseguiti da dicembre 2010 a ottobre 2011 sono pienamente compatibili con l’ipotesi del cavo di terra.

I cavi di terra vengono forniti per un motivo. Se modificati, un semplice problema nel cablaggio potrebbe far sì che l’intera apparecchiatura (scatole, rame, acqua) vada in tensione e fulmini gli osservatori. Se fosse veramente così, ci si chiede cosa passi per la testa di Rossi.

Sulla base di quanto esposto finora, Smith e gli scettici australiani replicarono pubblicamente alla nostra ipotesi: si sarebbe trattato di un involontario errore di connessione del cavo di terra. Replica della blogosfera: “Non siate sciocchi, non può essere stato accidentale!”

Era giunta l’ora di tendere una trappola a Rossi.

Nel febbraio 2012, Smith disse a Rossi che gli avrebbe dato un milione di dollari, senza vincoli di sorta, se avesse permesso ad uno scienziato di fare le misurazioni in modo rigoroso e di esaminare il cavo di terra durante il funzionamento del reattore (vedi Dick Smith’s Challenge to Rossi nell’articolo di Hassani pubblicato nel numero della rivista Skeptical Inquirer di gennaio-febbraio 2019, p. 40). Se Rossi fosse onesto, gli dovrebbe essere senza dubbio assegnato il premio Nobel e la squadra degli scettici dovrebbe essere orgogliosa di aver contribuito a verificare la bontà del dispositivo. Ma Rossi rifiuta l’offerta del “guastafeste australiano”. Lo definisce una “serpe” e a me riserva invece l’epiteto di “serpe marionetta”.

Era la conferma di cui avevamo bisogno; non c’era più alcun dubbio, ma per bloccare ulteriori e inutili investimenti a favore di Rossi dovevamo avere un maggior impatto sul piano globale. Dick Smith entrò quindi in scena dichiarando che l’E-Cat era una truffa e producendo così una vera e propria tempesta mediatica.

Preparammo e distribuimmo una relazione particolareggiatissima, poi pubblicata anche dalla nostra rivista (Bryce 2012).

Rossi smise di fare test con l’E-Cat di rame e ne inventò un secondo tipo: una grande scatola di metallo, a suo dire in grado di produrre più calore per 27 kW. Diversi osservatori hanno fatto notare difetti sia nella configurazione sia nelle misure, e le mie osservazioni non hanno fatto altro che confermare tali difetti. Misurazioni sul cavo di terra non sono mai state autorizzate.

Ora, col senno di poi, possiamo avanzare qualche dubbio sul fatto che Rossi stesse barando? Proviamo a elencare le possibili spiegazioni del presunto fenomeno di fusione fredda:

  1. Si tratta di una vera e propria reazione nucleare, che richiede una nuova fisica che spieghi l’assenza di radiazioni.
  2. Alimentazione nascosta, ad esempio batterie? Impossibile, lo confermano le ispezioni e i calcoli degli scienziati.
  3. Una fonte segreta di energia chimica o fisica? da escludere, lo confermano le ispezioni e i calcoli degli scienziati
  4. Tubi o fili nascosti? Da escludere, come sopra.
  5. Input invisibile di energia? il meglio che la blogosfera è riuscita a ipotizzare è un potente trasmettitore a microonde che, durante il test, mentre gli osservatori scrutavano il dispositivo, emetteva energia ad altezza inguine da una stanza adiacente, facendo bollire l’acqua.
  6. Modifica del cavo di messa a terra? Facile da fare, spiegherebbe tutto.

Se tutto questo non dovesse bastare, possiamo considerare dirimente la reazione di Rossi, quella che abbiamo descritto sopra.

Reazioni alla nostra relazione

Come ha reagito il mondo? Ho scritto alla NASA chiedendo i motivi del loro sostegno a Rossi, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Per quanto riguarda i diciassette scienziati che hanno sostenuto la bontà dell’E-Cat, nessuno ha ritrattato e ammesso l’errore.

Ho contattato gli scienziati Essén e Kullander il 20 gennaio 2012, allegando il report con la mia ipotesi e chiedendo loro di verificarla. Durante le loro meticolose osservazioni avevano forse visto qualcosa che poteva smentire la mia teoria? L’unica risposta che ho ricevuto è stata: “Credo di no.” Avrebbero ritrattato o modificato il loro entusiastico report? Non l’hanno mai fatto. Anzi, undici mesi più tardi, il 17 dicembre 2012, ospite della televisione pubblica svedese, Kullander confermava ulteriormente la sua conclusione iniziale: “È successo qualcosa che non può essere spiegato dall’energia in ingresso, un processo interno”.

È stato un giorno molto triste per la scienza svedese, per la comunità degli scettici e per il comitato per il Nobel.

Steven Krivit, giornalista scientifico, gestisce il sito web del “New Energy Times” (Krivit 2016) e osserva da tempo chi propone nuove invenzioni in ambito energetico. Il sito contiene una cronologia particolareggiata della storia di Rossi e del suo E-Cat.

Sospettoso nei confronti di Rossi, ha pubblicato parecchie ipotesi, ma non è però mai stato in grado di scoprire il trucco usato da Rossi durante i test. Dopo avergli comunicato i miei risultati, mi aspettavo che avrebbe pubblicato un articolo, ma non l’ha fatto. Invidia, forse.

Mats Lewan (quello delle galline trasmutatrici delle uova cui accennavo sopra) è rimasto un fedele sostenitore di Rossi. Ha scritto un libro che è essenzialmente una biografia autorizzata e nel contempo un libro di memorie dell’inventore dell’E-Cat. Lewan mi ha contattato, cercando di confutare la mia spiegazione. Io gli ho fornito con cura tutte le fonti.

La sua autopubblicazione però non cita né me, né il mio report, né la mia spiegazione del cavo di terra. Se non altro, il libro esprime alcune, seppur deboli, perplessità. Lewan ha recentemente lasciato la redazione della rivista Ny Teknik, perché oggetto di un fuoco di fila di critiche da parte dei lettori.

Anche dopo di ciò, il gruppo di entusiasti svedese ha insistito nel voler organizzare un altro test per dimostrare la validità dell’invenzione (Lewan 2014, 132, 226). Il test, finanziato dalla Fondazione svedese Alba Langenskiöld, è stato condotto presso il Laboratorio accreditato Svedberg di Uppsala, a nord di Stoccolma.

Rossi e un assistente giunsero al laboratorio con il furgone con cui avevano trasportato l’E-Cat. Secondo il racconto di Lewan, il test procedette assai a rilento. Rossi insisté nel voler smontare l’E-Cat per mostrarne l’interno, ma il rimontaggio richiese un sigillante che per asciugarsi necessita di giorni. Inoltre Rossi rifiutò i sensori di temperatura a semiconduttore forniti dal laboratorio e sprecò un altro giorno per ottenere termocoppie da un fornitore esterno.

Il programma richiedeva che il test si svolgesse il 25 aprile 2012. Alla fine, Gli osservatori rilevarono una produzione di energia pari a zero. Rossi diede la colpa al sigillante, che si sarebbe scollato. Il test fu quindi dichiarato nullo.

I fatti furono riferiti ai membri del gruppo svedese, che però non si diede per vinto. Anzi, continuarono a prendere parte ai test di validazione dei dispositivi di Rossi, anche s quelli realizzati successivamente, come ad esempio il cosiddetto “HotCat” del 2013, fornendo così credibilità ad un’invenzione impossibile. Non mi hanno mai contattato e non hanno mai voluto ammettere il grave difetto comune a tutti i test svolti nel 2011 (che poi rappresentano la loro stessa raison d’être).

L’E-Cat da 1 Megawatt

Figura 6: il container con i 102 E-Cat.

Anche la storia del reattore da 1 Megawatt è molto avvincente. Nelle più antiche dichiarazioni sui successi della fusione fredda venivano dichiarate generazioni di potenze assai basse, come 26 milliwatt. Il primo E-Cat di Rossi doveva produrre circa 30 kW, mentre il suo modello successivo avrebbe dovuto produrre 1 Mw, ovvero un’energia circa 30 milioni di volte maggiore – un obiettivo veramente ambizioso. Questo reattore da 1 Megawatt consiste di 102 piccoli E-Cat alloggiati in un container blu, quello che vedete qui, alla figura 6.

Secondo gli osservatori, il reattore era costantemente collegato ad un generatore da 0,5 MW, sempre in funzione. Rossi sostiene che il generatore servirebbe ad innescare e a controllare la reazione, ma non ha permesso che su di esso fossero fatte misurazioni. Sembra che questo impianto per la fusione fredda sia stato venduto e rivenduto più volte quando i rapporti con gli investitori si andarono guastando.

Dopo la dimostrazione dell’ottobre 2010 L’azienda greca Defkalion ottiene in un primo momento un accordo di licenza e promuove la tecnologia di Rossi. Per questo, creò laboratori di prova e impianti di produzione in Grecia (come dimostrano alcune patinatissime brochure). L’azienda dichiarava di essere pronta a produrre reattori domestici, chiamati Hyperion. Ben presto però la Defkalion trovò da ridire con Rossi e lui la accusò di avergli rubato la tecnologia (quale tecnologia? Forse quella del cavo di terra?)

Una versione successiva dell’E-Cat, denominata “E-Cat HT”, o HotCat, diventa visibilmente incandescente quando viene alimentata da una centralina di controllo. Dal novembre 2012 al marzo 2013 l’HotCat fu messo in funzione e testato dagli scienziati del gruppo svedese, che riferirono misurazioni molto dettagliate (Levi 2013) ma, a quanto pare, in modo acritico, continuando a non tener conto della nostra denuncia.

Il legame tra l’E-Cat di Rossi e le vecchie affermazioni sulla fusione fredda di Fleischmann e Pons del 1989 (Skeptical Inquirer, numero di gennaio-febbraio 2019) è indubbio. Quando Fleischmann morì, nel 2012, i suoi sostenitori più fedeli si riunirono per cercare finanziamenti per il Martin Fleischmann Memorial Project. Loro stessi cercarono di replicare i risultati dell’E-Cat di Rossi ma il tentativo si concluse in modo… esplosivo nel 2015, quando la temperatura nel reattore superò i 1000 °C.

Calore industriale

Il numero degli investitori insoddisfatti è sempre più grande. L’ultima delle tante vicende legate alla figura di Rossi riguarda la Industrial Heat, o IH (Lewan 2014). Questa società, che rappresenta alcuni investitori internazionali, aveva stretto un accordo con Rossi nel 2012. IH aveva versato un anticipo di 1,5 milioni di dollari a Rossi per un impianto da 1 MW e per realizzare un test in presenza di un loro ingegnere. I risultati non sono stati pubblicati, ma la società IH, evidentemente soddisfatta del test, versò a Rossi 10 milioni di dollari per la fase successiva. Rossi consegnò l’impianto allo stabilimento della IH, nel North Carolina, che decise di provarlo per un anno. Se l’impianto avesse superato il test, a Rossi sarebbero stati versati altri 89 milioni di dollari, la IH avrebbe ottenuto la licenza di vendita in parecchi paesi e tutti i dettagli tecnici, in modo da poter riprodurre la tecnologia.

A questo punto, però, Rossi pretese che l’impianto fosse spostato in Florida, con il pretesto dell’offerta di un cliente, disposto a pagare 1.000 dollari al giorno per 1 MW di potenza. Rossi aveva il controllo totale sull’accesso a questo sito, preso in locazione da una sua società fantasma. Il cliente in questione non fu mai identificato e mai nessuno lo vide. Qualcuno a questo punto fece notare una pecca non da poco nella storia di Rossi: un locale di quelle dimensioni non poteva mai assorbire il milione di Watt di calore prodotti dal rettore, se il reattore avesse funzionato come dichiarato da Rossi…

I test veri e propri iniziarono nel febbraio 2015, ma Rossi impedì agli ingegneri della IH di assistervi (Lomax 2018)! La IH si rifiutò quindi di pagare gli 89 milioni di dollari, e Rossi li citò in giudizio. A quanto sembra, le parti hanno raggiunto un accordo nel 2017.

Conclusioni

Quando si tratta di valutare affermazioni straordinarie, gli scettici australiani usano un test molto semplice: il test dello sgabello a tre gambe. Di fronte a una presunta nuova invenzione, bisogna porsi sempre tre domande:

· Ci sono prove concrete che ne attestano il funzionamento?
· C’è una teoria che la renda quanto meno possibile?
· Chi la propone ha alle spalle una storia che lo rende credibile?

Se lo sgabello si regge su queste tre gambe, anche la nuova invenzione sta in piedi. Se lo sgabello ha una gamba rotta e non regge, potrebbe ciononostante valer la pena capire di cosa di tratta. Se lo sgabello ha due o addirittura tre gambe rotte, non vale proprio la pena approfondire. Quanto rivendicato da Rossi in relazione al suo E-Cat e alla fusione fredda è comparabile ad uno sgabello con tre gambe rotte. Si tratta quindi indubbiamente di una truffa.

Chi sono le vittime di Rossi? Innanzitutto gli investitori. Ma perché, allora, ci sono ancora investitori, quando una semplice buona pratica smaschererebbe subito Rossi rivelandone l’impostura?

E poi, tra le vittime di Rossi ci siamo noi tutti e il nostro pianeta, perché gli investimenti sono stati dirottati dalla vera ricerca sulle tecnologie verdi, ostacolando così gli sforzi volti a fornire energia a prezzi accessibili e ad adottare misure per ridurre le emissioni di carbonio e gli effetti del cambiamento climatico.

Il sostegno di alcuni scienziati, di alcuni funzionari della NASA, di uno scettico di primo piano, e persino di un premio Nobel hanno confuso e disorientato tutti coloro che si sforzano seriamente di comprendere le nuove tecnologie in ambito energetico. In questo modo, il rispetto di cui la scienza dovrebbe godere è stato intaccato.

Dobbiamo fare di più, sia in quanto scettici, sia in quanto scienziati per tenere separati i progressi reali dalle truffe.

Note:

Ball, David W. 2019. Cold fusion: Thirty years later. Skeptical Inquirer 43(1) (gennaio-febbraio): 36-41.
Bryce, Ian. 2012. Going cold on fusion. The Skeptic (Australian Skeptics) 39(1) (marzo). Disponibile online: https://www.skeptics.com.au/resources/Rossi/.
———. 2019a. List of E-Cat tests to 2013. Disponibile online: https://www.skeptics.com.au/resources/Rossi/.
———. 2019b. List of scientists supporting E-Cat. Disponibile online: https://www.skeptics.com.au/resources/Rossi/.
———. 2019c. Earth wire hypothesis for each E-Cat test. Disponibile online: https://www.skeptics.com.au/resources/Rossi/.
Bushnell, Dennis. 2011. NASA and LENR. LENR Workshop NASA Langley Research Center. Presentazione (22 settembre) che Krivit ha ottenuto dalla NASA grazie al Freedom of Information Act.
Frazier, Kendrick. 2015. The planetary adventures of Australia’s Dick Smith. Skeptical Inquirer 39(2) (marzo-aprile): 7.
Hassani, Sadri. 2019. Why E-Cat is a hoax. Skeptical Inquirer 43(1) (gennaio-febbraio): 36–41.
Krivit, Steven. 2016. Andrea Rossi – Timeline of Events 2011–2016. Disponibile online: http://newenergytimes.com/v2/sr/RossiECat/RossiTimeline.shtml.
Kullander, Sven, and Hanno Essén. 2011. Experimental test of a mini-Rossi device at the Leonardocorp, Bologna 29 March 2011. Fonte: Researchgate, pubblicazione 265060454.
Lewan, Mats. 2014. An Impossible Invention: The True Story of the Energy Source That Could Change the World. Edito in proprio.
Levi, Giuseppe, et al. 2013. Indication of anomalous heat production in a reactor device containing hydrogen loaded nickel powder. Inedito ma disponibile online: https://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1305/1305.3913.pdf.
Lomax, Abd ul-Rahman. 2018. Cold Fusion Now, podcast, Ruby Carat. Disponibile online: https://coldfusionnow.org/author/rubycarat/.
Nelson, Michael. 2011. Overview of Low Energy Nuclear Reactions (LENR) as implemented by Andrea Rossi and Francesca Piantelli. LENR Workshop NASA Langley Research Center. Presentazione (22 settembre) che Krivit ha ottenuto dalla NASA grazie al Freedom of Information Act.
Rossi, Andrea. 2019, https://en.wikipedia.org/wiki/ Andrea_Rossi_(entrepreneur).
U.S. Army Corps of Engineers. 2004. Application of Thermoelectric Devices to Fuel Cell Power Generation. Disponibile online: http://newenergytimes.com/v2/sr/RossiECat/docs/2004Army-ApplicationOfThermoelectricDevices.pdf.
Zawodny, Joseph. 2011. Low Energy Nuclear Reactions: Is there better way to do nuclear power? LENR Workshop. NASA Langley Research Center. Presentazione (22 settembre) che Krivit ha ottenuto dalla NASA grazie al Freedom of Information Act.

BOX

L’ultimo reattore di Rossi “svelato” dal video del gennaio 2019

Il 31 gennaio 2019 Andrea Rossi ha presentato in streaming al mondo intero un nuovo E-Cat, suscitando parecchio clamore. Il video di Rossi è iniziato con uno spettacolo di marionette: Rossi e Galileo in reciproca ammirazione. Tre ore dopo (per chi è ancora sveglio), la presentazione si chiudeva con la canzone “Io credo nell’ E-Cat”.

Il video rivelava in modo teatrale il nuovo “E-Cat SK”: una scatola blu sormontata da diversi tubi ed accessori. Rossi diceva di averlo chiamato così in memoria del defunto scienziato svedese Sven Kullander, per ringraziarlo suo sostegno incrollabile (del ruolo di Kullander ho parlato a lungo nell’articolo principale). È ORA DISPONIBILE, fabbriche e stabilimenti industriali lo possono noleggiare ed usarlo come fonte di calore! Sarà controllato dalla Centrale E-Cat via internet.

Gran parte del video constava di sette finestre, ognuna delle quali mostrerebbe le misurazioni fatte su un E-Cat in funzione. Era Rossi ad iniziare la narrazione, ma poi era una voce fuori campo dall’accento americano a subentrargli.

Il video non mostrava alcuna configurazione generale – un difetto comune a tutta la documentazione di Rossi. Non venivano definiti né ingressi, né uscite, né punti di misura. I risultati menzionati erano quindi in gran parte privi di significato. Nel video compariva una lavagna piena di calcoli i quali suggerivano che il nucleo era costituito da un plasma caldissimo contenuto in un volume di 1,0 ml (circa un quinto di un cucchiaino).

Veniva poi mostrato l’interno dell’E-Cat e il suo nucleo luminoso. Uno spettrometro mostrava il picco a 0,36 micron di lunghezza d’onda (dunque nella radiazione ultravioletta). Da questo dato, grazie alla legge di Wien si può calcolare la temperatura del nucleo: 8111 °C, una temperatura ben più alta di quella della superficie del Sole! Quindi, era possibile stimare la potenza irradiata intorno ai 22000 Watt… incredibile! Questo dato corrisponde alle prestazioni complessive dichiarate da Rossi.

Figura 7: Il video che presenta al mondo l’E-Cat SK mostra una scatola blu con sopra vari accessori e tubi.

Nel video si sosteneva pure che l’energia elettrica in ingresso era di 0,8 milliwatt, il che darebbe un enorme coefficiente di prestazione (CoP), pari a 27 milioni!

Una reazione nucleare così intensa, secondo i libri di fisica, rilascia radiazioni mortali. Eppure i contatori non rilevavano né radiazioni ionizzanti né neutroni. Che fortuna per gli astanti!

Ma, a parte questo, c’è un altro problema. Il calcolo della temperatura si basa sul fatto che la sorgente sia un corpo nero. Un osservatore assai acuto ha commentato che lo spettrometro mostrava un picco ad una singola lunghezza d’onda, cosa che non è tipica di un corpo nero caldo come un plasma, ma di un laser (Figura 8)!

E se il “reattore” contenesse soltanto una semplice sorgente luminosa?

Figura 8.

Dato che in otto anni Rossi non è mai riuscito a consegnare un prodotto funzionante, non è il caso di restare col fiato sospeso in attesa delle prossime rivelazioni.

Nota: Il video descritto in questo riquadro è disponibile su YouTube a questa pagina.

(articolo tratto da Skeptical Inquirer, vol. 43, n. 3, maggio-giugno 2019)

8 pensieri riguardo “L’E-Cat di Rossi e la fusione nucleare fredda: storia di un’invenzione impossibile

  • 20 Novembre 2020 in 15:55
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    A suo tempo ho tentato inutilmente di convincere Sergio Focardi che produrre energia dal nulla è a priori e senza bisogno di alcun controllo una favola. Sono apodittico? può darsi ma, francamente, continuo a pensare che non ci sia nessun bisogno di controlli; ma è anche vero che vulgus vult decipi, ergo decipiatur.

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  • 20 Novembre 2020 in 15:58
    Permalink

    Un appunto: in alternata la potenza in Watt non è data dal semplice prodotto di tensione V per corrente I bensì dall’espressione P=V*I*cos(fi) con cos(fi) fattore di potenza.
    In merito all’utilizzo del cavo di messa a terra sarebbe bastato utilizzare un interruttore differenziale (c.d. salvavita) per smascherare la truffa.

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    • 22 Novembre 2020 in 10:33
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      Ok per l’interruttore differenziale, ma ancora più semplicemente basterebbe inserire un wattmetro fra la “presa italiana” a muro e la spina dell’ “Electrical Magic Box” per vedere quanta potenza viene prelevata realmente dalla rete e togliersi ogni dubbio.
      PS C’è un refuso tipografico là dove dice che 1 Mw è 30 milioni di volte superiore a 30 kw: basta togliere il “milioni”.
      Interessante il test dello sgabello altre gambe e c’è da rimanere esterrefatti nel vedere quanti creduloni ci siano fra gli scienziati (o presunti tali…). Un libro utile per capire come funziona il meccanismo psicologico fra imbroglioni e imbrogliati è “Leader, giullari, impostori” dello studioso di psicoanalisi delle organizzazioni Kets de Vries

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      • 23 Novembre 2020 in 13:54
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        Io mi sarei aspettata che un’invenzione che deve eliminare la necessità di avere un fornitore di energia elettrica non avesse bisogno di essere collegata a un fornitore di energia elettrica per funzionare… il miglior test era fargli tenere accesa una TV per sempre, senza input esterni

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      • 24 Novembre 2020 in 01:15
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        quella de wattmetro l ho pensata anch io, ma lei mi ha preceduto, e mi viene spontanea una domanda, se cisono arrivato io, possibile che gli scenziati non l abbiano previsto?

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    • 28 Novembre 2020 in 21:13
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      Rossi vs, Darden? Come mai questo Darden non è citato nell’articolo di Ian Bryce?

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  • 30 Novembre 2020 in 14:15
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    Avevo seguito la storia dell’E-cat di Rossi agli inizi, e dopo un po’ s’era capito che era tutta una bufala (io m’ero convinto nel 2011). Voglio dire, questo tizio (Rossi) andava a dire in giro che potevamo acquistare da lui dei ‘cosi’ (e-cat) grossi più o meno come il microonde da mettere in casa per avere corrente eletrica e acqua calda gratis!!! e lo diceva con una faciloneria affascinante talchè non sapeva spiegare come ciò accadesse.
    ra se voglio mettere in casa una normale caldaia a metano c’ è bisogno di una serie di autorizzazioni e di certificazioni delle prestazioni e della sicurezza dei dispositivi. Tutte cose che il sig.Rossi non considerava minimamente prendendo i soldi delle pre-vendite e degli ordini degli entusiasti.

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