Parti di missili scambiati per asteroidi? Sì, è successo!

Il 17 settembre scorso è stato osservato per la prima volta l’asteroide 2020 SO, che potrebbe essere in realtà non un corpo celeste ma uno stadio di un lanciatore americano Centaur del 1966. Abbiamo chiesto un parere a Marco Berga. Laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino, Berga si occupa di Mission Analysis, ovvero di calcolare le traiettorie per le missioni interplanetarie, in particolare verso Marte. Ha avuto l’opportunità di studiare i NEA (Near Earth Asteroid) e le possibili traiettorie per raggiungere e studiare questi misteriosi sassi spaziali.

Come può accadere che uno stadio di un lanciatore venga scambiato per un asteroide?

Attorno alla Terra ci sono quasi 25000 oggetti catalogati come NEO (Near Earth Object), la maggior parte dei quali è sotto i 140 m di diametro. Questi oggetti sono divisi in 5 categorie, in base alle caratteristiche delle loro orbite, ma tutti accomunati dal fatto di avere un perielio (il punto più vicino al Sole della loro traiettoria) inferiore ad 1.3 AU (Unità astronomiche).

Essendo oggetti molto piccoli, si studiano attraverso l’analisi della loro traiettoria, della loro riflettività (o albedo) e per sapere la composizione ci si affida all’analisi spettrale. In questo modo si cerca di risalire alla composizione chimica dell’oggetto misterioso.
Gli stadi dei lanciatori sono oggetti che rientrano in questo intervallo di dimensioni e quindi si confondono facilmente con questo sciame di rocce spaziali.

Nella storia ci sono altri casi simili di oggetti artificiali scambiati per asteroidi? Come si fa per stabilire che cosa sono davvero?

Si, ce ne sono stati. Ad esempio il caso di J002E3, 2008AV2, 2006RH120, e altri che pare siano collegati ai lanci delle missioni Apollo. In questi casi la spettrografia sembra indicare composti chimici specifici di satelliti artificiali, come ad esempio il biossido di titanio usato nelle vernici del Saturn V e questo, unito con i parametri orbitali, permette di affermare con abbastanza sicurezza la loro origine artificiale.

E ci sono anche casi famosi di UFO che erano in realtà satelliti artificiali?

Purtroppo per gli appassionati di UFO, anche qui la risposta è affermativa. Nel marzo 2018 c’è stato il caso di avvistamento di un possibile UFO sui cieli dell’Italia centro-meridionale che in realtà era con tutta probabilità il terzo stadio del vettore Soyuz-FG partito dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, il 21 marzo, con l’obiettivo di far arrivare alla stazione spaziale internazionale (ISS) la navetta Soyuz con gli astronauti Drew Feustel e Ricky Arnold (NASA) e il cosmonauta Oleg Artemyev (Roscosmos). Il rientro del terzo stadio della Soyuz, era previsto proprio per la notte tra il 24 e il 25 marzo, e si è verificato all’1:25 UTC (cioè alle 3:25 ora italiana) proprio in concomitanza degli avvistamenti. Quindi non ci sono dubbi sulla reale natura dell’oggetto avvistato. Per non parlare dei satelliti della costellazione Starlink di Elon Musk, che, viaggiando sfasati sulla stessa orbita formano l’effetto di uno sciame di puntini luminosi….

Che cosa succede normalmente agli stadi dei lanciatori? È normale che rimangano in orbita per più di cinquant’anni?

Gli stadi principali dei lanciatori ricadono a Terra poco dopo la separazione e sono progettati per rientrare senza creare pericolo, quindi generalmente nell’oceano. Gli ultimi stadi invece, che hanno il compito di immettere il satellite nell’orbita finale, rimangono in orbita, seguendo grosso modo la traiettoria del satellite. Per evitare che questi oggetti creino problemi, le traiettorie vengono calcolate in modo che una volta separalo il satellite essi non ricadano sulla Terra (o su altri corpi celesti come ad esempio Marte) per un periodo di almeno 50 anni. Si creano cosi delle specie di cimiteri spaziali, le disposal orbit. A volte però la combinazione dei campi gravitazionali e delle perturbazioni dovute ad esempio alla pressione di radiazione solare possono alterare alcune orbite portando fuori zona alcuni oggetti.

Quando gli stadi dei lanciatori e i satelliti precipitano a terra possono essere un pericolo?

Sicuramente il rientro in atmosfera di uno di quegli oggetti è un evento potenzialmente pericoloso. Per questo motivo ci sono degli enti governativi che monitorano tutti i satelliti (attivi ed inattivi) e tutti gli oggetti artificiali rilevati e catalogati per predire il rientro ed eventuali collisioni spaziali.

In particolare alcuni componenti sono costituiti da materiali resistenti alle forti temperature del rientro e potrebbero, in alcuni casi, arrivare a Terra. Con la corsa alla Space Economy che si sta consolidando in questi anni, il problema della spazzatura spaziale sta diventando un problema molto attuale.

La quantità di detriti spaziali in orbita sta aumentando costantemente. Ci sono dei progetti per “fare pulizia” nello spazio?

Questa è una delle grandi sfide dei prossimi anni. Il numero di satelliti in orbita attualmente è molto alto e le prospettive sono di un aumento esponenziale dei satelliti messi in orbita, come per esempio la costellazione Starlink. A livello internazionale si stanno approvando linee guida per regolamentare questo aspetto della nuova corsa allo spazio. Ad esempio le nuove disposizioni del COSPAR sono di includere nel design dei nuovi satelliti la strategia per un rientro controllato a Terra e, al contempo, privilegiare l’utilizzo di componenti che si consumino nel rientro, in modo da minimizzare ciò che realmente arriva al suolo.

Il problema che rimane tuttora insoluto riguarda il numero di oggetti inattivi mandati negli ultimi 60 anni nello spazio e che non hanno sistemi per il rientro controllato. Per affrontare questo problema si stanno studiando nuove generazioni di satelliti e tecnologie che permettano di andare a recuperare questi oggetti ormai inattivi e portarli a terra in modo sicuro. Ma al momento c’è ancora tanto lavoro da fare.

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