Antologia dell’inconsueto: rosso di sera, carne umana si spera

Di certa al mondo c’è solo la morte. D’incerto però nulla batte il tempo atmosferico.

Che siate scettici o no avrete sicuramente sperimentato la sensazione che il meteo abbia sviluppato una particolare antipatia verso di voi… e che si accanisca puntualmente sulle vostre vacanze e i vostri momenti di svago.

Non siete soli, anche al Gran Khan Kublai (1215-1294) re dei Tartari non piaceva che cerimonie, eventi e più in generale  (da bravo governante) l’economia del paese venisse messa in difficoltà dal maltempo. Nella nostra antologia quindi non poteva mancare un passaggio che ci ricordasse quanto sia malefico e infido qualcuno che effettivamente “ci becca” con le previsioni del tempo; e infatti “Il Milione” (pubblicato tra il 1295 e il 1298) che racconta i viaggi di Marco Polo (1254-1324), propone una descrizione orribile dei maghi che si occupavano di tali faccende.

Cannibali, idolatri e “puzzoni”, i maghi del Gran Khan proteggevano il palazzo del loro signore dal maltempo in maniera impeccabile. Ignobili e infidi, avevano però un pregio: le feste le sapevano fare.

“Il Milione” è un reportage di viaggio dettagliatissimo che mostra quello che Marco Polo e i suoi fratelli avevano registrato nei loro viaggi in Oriente, ma anche come l’Occidente reagiva a quello che era allora un continente semi sconosciuto – non stupisce che affascini ancora moltissimo e venga proposto in numerosissime edizioni, anche con traduzioni in italiano contemporaneo.

Potrete trovare “Il Milione” originale, integralmente riportato su Liber Liber.

“Egli è vero ch’egli àe una generazione di cavagli bianchi e di giumente bianche come neve, senza niuno altro colore – e sono in quantità bene di 10.000 giumente –, e lo latte di queste giumente bianche no può bere niuno se non di schiatta emperiale. Ben è un’altra generazioni di gente chiamata Oriat, che ne possono bere,
ché Cinghi Kane gli diede quella grazia per una battaglia che vinsero co lui jadis. E quando queste bestie vanno pascendo, gli è fatto tanto onore, che no è sí grande barone che passasse per queste bestie, per no scioperalle del pascere. E gli stronomi e gl’idoli ànno detto al Grande Kane che di questo latte si dee versare ogn’anno a’ 28 die d’agosto per l’aria e per la terra, acciò che gli spiriti e gl’idoli n’abbiano a bere la loro parte, acciò che gli salvino loro famiglie, uccegli e ogne loro cosa. E quando si parte lo Grande Kane e va a un altroluogo.

E sí vi dirò una maraviglia ch’io avea dimenticata, che quando ‘l Grande Kane è in questo palagio e egli viene uno male tempo, egli àe astronomi e incantatori, e fa[nno] che ‘l male tempo non viene in sul suo palagio. E questi savi uomini son chiamati Tebot, e sanno piú d’arti di diavoli che tutta l’altra gente, e fanno credere a le genti che questo aviene per santità. E questa gentemedesima ch’io v’ò detto ànno una tale usanza, che quando alcuno uomo è morto per la segnoria, eglino lo fanno cuocere e màngiallo, m[a] non se morisse di sua morte.

E’ sono sí grandi incantatori che, quando ‘l Grande Kane mangia in su la maestra sala, e gli coppi pieni di vino o di latte o d’altre loro bevande, che sono dall’altro capo della sala, sí gli fanno venire sanzach’altri gli tocchi, e vegnono dinanzi al Grande Kane; e questo vede bene 10.000 persone, e questo è vero senza menzogna, e questo ben si puote fare per nigromanzia.

† E quando viene niuna festa di niuno idolo, egli vanno al Grande Kane, e fannosi dare cotanti montoni e legno aloe e altre cose per fare onore a quello idolo, perciò che si salvi lo suo corpo e le sue cose. E quando questi incantatori ànno fatto questo, fanno grande afummata dinanzi agl’idoli di buone ispezie, con grandi canti. Poscia ànno questa carne cotta di questi montoni, e’ póngolla dinanzi all’idolo e versano lo brodo quae e làe, e dicono che gl’idoli ne piglino quello che egli vogliono. E in cotale maniera fanno onore agl’idoli lo dí della lorofesta, ché ciascuno idolo à propia festa, come ànno gli nostri santi.

Egli ànno badie e monisteri, e sí vi dico che v’à una piccola città ch’àe uno monistero che v’àe entro piú di 2.000 monaci, e vestonsi piú onestamente che tutta l’altra gente. Egli fanno le magiori feste agli idoli del mondo, co li magiori canti e cogli magiori luminari.”

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