La grafologia nella selezione del personale: uno strumento affidabile?

Articolo di Enrico Casagrande

Introduzione

La grafologia trova le proprie radici nell’opera del medico e filosofo italiano Camillo Baldi che nel 1622 scrive il “Trattato come da una lettera missiva si conoscano la natura e qualità dello scrittore”. Sinteticamente, nell’opera viene affermato che una grafia poco ordinata e sbrigativa appartenga ad una persona con elevata esperienza nella scrittura e di converso una grafia molto curata e dalle forme armoniche sia propria di un individuo sicuramente non di “penna”. Il lavoro di Baldi viene ripreso dal religioso ed archeologo francese Jean-Hyppolite Michon che si adopera nell’individuare dei nessi stabili tra il segno grafico e la personalità del suo autore. È il 1872 quando a Parigi Michon fonda la prima società di grafologia della storia. Una storia che, passando da un paese all’altro dell’Europa e del mondo intero, giunge sino ai giorni nostri esprimendosi attraverso numerose scuole di pensiero e relative società che Ben Shakhar e Barr calcolano essere giunte a 32 nei soli Stati Uniti al momento della loro ricerca nel 2012. Il fatto che esistano numerose scuole di pensiero e relativi approcci alla tecnica in questione lascia inevitabilmente supporre che esistano dei vizi metodologici che possono dare spazio interpretativo non quantificabile a quella che chiede di essere considerata una scienza precisa, nel senso di possedere le condizioni epistemologiche per essere considerata tale. Tale affermazione viene comprovata dal fatto che, ad oggi, la grafologia è un sistema eminentemente applicativo di leggi non connesse ad un proprio modello teorico come viene richiesto ad una scienza in quanto tale.

Nonostante ciò, la formazione del professionista grafologo trova oggi spazio anche in ambito universitario. Limitandosi al solo contesto italiano, esistono corsi come ad esempio quello in grafologia generale, dell’orientamento professionale, dell’età evolutiva, clinico-valutativa e forense, proposto alla Sapienza di Roma. Un master di primo livello in Consulenza grafologica peritale-giudiziaria e professionale è presente presso l’Università degli studi di Urbino.

Grafologia e selezione del personale

Il progressivo articolarsi delle competenze professionali richieste nei sempre più differenziati ambienti di lavoro premono affinché la scelta del candidato arrivi ad essere la più sicura possibile. In una condizione dove la capacità di giudizio chiede di essere precisa e nel più breve tempo possibile, gli employers si possono affidare alle abilità dei professionisti dell’agire umano. La selezione del personale si basa, ad un livello realistico e condiviso nelle scienze della formazione e nella psicologia del lavoro, sulla valutazione delle hard skills, ovverosia le competenze tecniche misurabili, i titoli di studio e le competenze professionali acquisite e certificate, come sulla valutazione delle soft skills, abilità quali la resilienza, il saper comunicare, la gestione della leadership e il problem solving indicate dalle scienze della formazione come componenti sufficientemente predittive di un dipendente affidabile, adattabile ed orientato al compito. Non è semplice definire un metodo scientificamente affidabile, replicabile e condivisibile per valutare le soft skills che un individuo (pedagogicamente parlando) può, in parte, apprendere. Queste emergono principalmente dal colloquio di lavoro, accanto all’utilizzo di test obiettivi di personalità generalmente strutturati attraverso questionari a risposta multipla e test proiettivi come può essere il TAT (thematic apperception test) che consta nel proporre al candidato di esprimersi su quanto possano rappresentare delle determinate immagini. Qui giunge il limite dell’affidabilità scientifica di un’analisi della personalità di tipo adeguatamente predittivo. La complessità della natura umana non permette al momento di disporre di una scienza che possa definirsi perfettamente quantificabile. In questo margine di incertezza si inserisce la grafologia, con le sue supposte garanzie d’indagine e con la sua apparentemente accettabile, ad un livello superficiale, intuitività.

Se le scienze della formazione riconoscono la difficoltà di arrivare a una metodica precisa nella definizione della personalità del potenziale lavoratore e delle correlate soft skills, numerosi grafologi tendono ad asserire di possedere un sapere in grado di riconoscere la presenza delle competenze in questione e pertanto di poter offrire un supporto significativo nell’ambito della valutazione del personale.

La grafologia, come tecnica di analisi del segno grafico di un individuo al fine di conoscerne la personalità, ottiene, dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi, un notevole consenso nell’ambito della selezione del personale, in particolare da parte delle compagnie di assicurazione statunitensi (Ben-Shakhar, Barr Science, The use of graphology, 2012, 86 – 87). Alla fine degli anni ‘80 negli USA viene dichiarata la non legittimità dell’utilizzo del poligrafo – la controversa macchina della verità – nella valutazione occupazionale (Employee Polygraph Protection Act, 1988) e questo porta un involontario contributo alla grafologia che si propone come una valida sostituta dello stesso poligrafo. Una ricerca del ’91 condotta da Bruchon, Sweitzer e Ferrieux dimostra come in Europa sia la Francia il Paese in cui è maggiore la diffusione di questo strumento: è il più utilizzato dopo l’intervista, in una percentuale che arriva al 52% dei selezionatori (Psychological Reports, 2009, 105, 3, 1255-1268). Nella stessa ricerca Israele raggiunge il 16%. Rispetto al resto dei paesi dove sono stati condotti studi sull’uso della pratica in questione, l’Italia pare essere piuttosto “fredda” circa il valore della grafologia, sebbene qualche società ne dichiari l’utilizzo (Cremaschini, 2017).

Si pone tuttavia una questione meritevole di indagine. Il concetto di personalità possiede un tal numero di variabili mutevoli nel tempo che si muovono all’interno del temperamento, la componente biologica del singolo, e del carattere, le componenti contestuali determinanti a loro volta le caratteristiche dell’individuo, da rendere assai problematico affidare al segno grafico la possibilità di svelare un qualcosa ci certo sulla natura di una persona. Da qui, valutare come quest’ultima possa funzionare nella sua possibile area di pertinenza lavorativa, considerato come l’ambiente ed il momento in cui è stato svolto il test possano influenzare significativamente la grafia, pare altrettanto articolato se non addirittura dannoso. La ricerca, in tal senso, non depone significativamente a favore della grafologia che anzi è orientata, per ora, a collocarla nell’alveo delle pseudoscienze.

Studi accreditati

Non possono essere escluse aprioristicamente future ricerche che possano dare risultati favorevoli alla grafologia ma ad oggi, se vengono prese in considerazione studi accreditati strutturate su metodiche di tipo quantitativo e riproducibile, si depone appunto verso la non validità della stessa. Una ricerca del 2009 condotta da Dazzi e Pedrabissi dell’Università di Padova (Graphology and personality: An empirical study on validity of handwriting analysis. Psychological Reports, Vol. 105, Issue 3F, 1255-1268) conclude che non esiste correlazione tra l’analisi grafologica e la personalità dell’individuo. Il primo studio della ricerca pone due professionisti grafologi ad analizzare il segno grafico di 101 studenti universitari, 82 donne e 19 uomini compresi tra i 19 ed i 66 anni d’età. I partecipanti sono chiamati a scrivere sotto dettatura un titolo (comprensivo di tutte le lettere dell’alfabeto per rendere più completa l’analisi grafologica) e a riassumere, con scrittura corsiva, in mezza pagina una storia letta ad alta voce. Tale metodica garantisce la mancanza di distraenti elementi autobiografici. Nello stesso compito gli studenti sono chiamati a compilare un questionario di personalità del tipo Big Five.[1] A lavoro concluso gli studenti pongono i loro elaborati in un’unica busta che viene sigillata in modo da rendere completamente anonimo il tutto. I grafologi, posti in seguito ad analizzare i manoscritti degli studenti considerando i tratti di personalità presenti nel Big Five, non presentano risultati sovrapponibili a quelli emersi nel Big Five. Un secondo studio, presente sempre nel lavoro di Dazzi e Pedrabissi, chiede a due grafologi esperti e a due studenti privi di competenze grafologiche di analizzare dei testi autobiografici manoscritti. Nel dettaglio, sono analizzati i manoscritti di 102 partecipanti, 72 donne e 30 uomini di età compresa tra i 20 ed i 56 anni. Come nel primo studio i partecipanti sono chiamati a svolgere il Big Five ed in seguito a scrivere un breve testo in merito ai loro programmi di vita. I quattro valutatori in seguito, dopo aver ricevuto indicazioni in merito ai 5 tratti di personalità del Big Five e delle sue 10 sottodimensioni, possono analizzare le brevi autobiografie dando loro un punteggio correlato ai tratti di personalità misurati appunto nel Big Five. I due grafologi non dimostrano di essere in grado di portare risultati affini a quelli emersi nel questionario con una validità osservata pari a zero. La componente autobiografica non permette inoltre di facilitare il loro lavoro. Non emergono infine dati statisticamente significativi tra i risultati prodotti dai professionisti e dai due non grafologi.

Nello specifico del Personell assessment esistono due studi accademici rigorosi che meritano, in questa sede, di essere presi in considerazione. Nel 2001 il Journal for Occupational and Organisational Psychology pubblica un’approfondita ricerca critica ad opera di Robertson e Smith della Manchester School of Management, sulla psicologia e la selezione del personale dove viene, tra le altre metodiche, pure analizzata la grafologia. Di interesse nel presente lavoro è la presenza nella ricerca inglese di un grafico che riprende ed approfondisce un precedente lavoro del ’98 di Schmidt e Hunter dell’APA (American Psychological Association). Come è possibile vedere qui sotto, nell’adattamento del grafico in questione, sono espresse in ordine gerarchico alcune tra le metodiche messe in analisi correlate con il livello della loro affidabilità. La grafologia si colloca al penultimo mentre per ultima viene riportata l’età anagrafica. Va osservato il fatto che non è individuata una predittività ottimale (punteggio 1) data l’insistenza di un metodo che possa rispondere con precisione indiscutibile il successo o meno di un futuro candidato ad un posto di lavoro. Questo aspetto evidenzia quanto già scritto in merito alla natura non pienamente quantificabile della personalità di un individuo. Ciò considerato emergono come gradualmente più predittivi, a partire dal livello 0,40, metodi via via più scientificamente affidabili nell’individuazione di quanto cercato.

La predittività dei sistemi di misurazione in Robertson e Smith, (2001)

1             Predittività ottimale
0,63        Intervista strutturata
0,54        Abilità in una prova lavorativa
0,51        Test di prova lavorativa
0,41        Test sulla conoscenza lavorativa
0,40        Test di personalità
0,26        Referenze
0,18        Anni d’esperienza lavorativa
0,1          Anni di formazione
0,02        Grafologia
-0.01       Età anagrafica

Oltre ai dati forniti nel grafico sono interessanti le discussioni presenti in entrambe le suddette ricerche che, specificamente orientate alla Personnel Psychology, riconoscono come l’utilizzo di metodologie di selezione dalla ridotta o nulla validità scientifica abbiano, in prospettiva, un evidente impatto negativo sul piano economico per l’organizzazione che ne ha fatto uso. Nello specifico delle discussioni riportate da Schmidt e Hunter vengono menzionate Francia ed Israele che, occupando personale su base grafologica in numerose loro aziende, creano una situazione di svantaggio economico infatti “by adopting more valid hiring procedures, they could turn this competitive disadvantage into a competitive advantage”[2].

Conclusioni

Al momento, come osservato, non esistono ricerche né metanalisi probanti che possano far assurgere la grafologia ad un sapere scientifico dall’affidabilità condivisibile. Come scritto, in termini epistemologici, non essendo presente un paradigma grafologico non è data la necessaria condizione per un dialogo sistematico con le altre scienze. La più ottimistica visione della grafologia può porla al più ad essere uno strumento dove il talento interpretativo del valutatore, un’arte quindi e non una scienza quantificabile, diviene una variabile tanto essenziale quanto naturalmente vincolata alla soggettività del nostro. Si entra in tal modo in seno all’interpretazione che, per definizione, è condizionata dal soggetto che interpreta. Ciò vuol significare che quest’ultimo, per quanto in buona fede possa essere, viene “agito” dai dati che tenderanno a sostenere i suoi naturali pregiudizi. Una valutazione priva di fondati criteri indicanti gli obiettivi costringe a muoversi in spazi ignoti alimentando l’irripetibilità dell’atto valutativo. Come visto, un incauto utilizzo di tale sapere nell’assessment lavorativo può portare seco insidiose ricadute sia sulla carriera del singolo come pure sui traguardi raggiunti da un’organizzazione.

Bibliografia e sitografia

  • Beyerstein, B. L. Graphology – a total write-off. In: S. D. Sala (Ed.). Tall tales about the mind and brain: separating fact from fiction. Oxford: Oxford University Press. (2007)
  • Dazzi C. e Pedrabissi L, Graphology and Personality, an empirical study on validity of handwriting analysis, Psychological Report, 2009
  • Gershon Ben-Shakhar, Marianna Barr Science, Pseudo-science, Non-sense, and Critical Thinking, Why the Differences Matter, Routledge, London, 2012
  • Travaglini R. Il gesto scrittorio, problematiche e prospettive grafologiche. Sulla Rotta del Sole, Br, 2007
  • Robertson and Smith, Personnel selection, The British Psychological Society, (2001)
  • Shmidt and Hunter, The Validity and Utility of Selection Methods, Personnel Psychology: Practical and Theoretical Implications of 85 Years of Research Findings, APA, (1998)
  • www.marilenacremaschini.it/le doti innate le soft skills scoprirle con la grafologia
  • www.psychtestingorg.uk The British Psychological Society, The validity of graphology in personnel assessment

Note

[1] Il questionario Big Five analizza 5 tratti di personalità (amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva ed apertura mentale e le relative sottodimensioni per un totale di 15 voci. Il Big Five viene utilizzato proprio in contesti organizzativi considerata la ragionevole obiettività dello stesso.

[2]Shmidt and Hunter, The Validity and Utility of Selection Methods, Personnel Psychology: Practical and Theoretical Implications of 85 Years of Research Findings, p. 273, 1998

2 pensieri riguardo “La grafologia nella selezione del personale: uno strumento affidabile?

  • 27 Settembre 2019 in 12:56
    Permalink

    Molto interessante, grazie dell’articolo.

    Risposta
  • 7 Dicembre 2019 in 13:06
    Permalink

    Grazie dell’articolo.
    Come sempre, trovo nei vostri studi risposte ai miei dubbi.

    Risposta

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