Antologia dell’inconsueto: strane pietanze

L’umanesimo italiano riserva sempre grandi sorprese: gli umanisti ponevano al centro la natura umana e questa, lo sappiamo, è talmente bizzarra di suo che non potevamo non trovare tra gli scritti di questo movimento culturale (1400-1492) qualcosa d’interessante per la nostra inconsueta antologia.

Poggio Bracciolini (1380-1459), che vi proponiamo in rubrica, è solitamente ricordato per i suoi ritrovamenti in ambito librario, insomma è il santo laico dei bibliotecari. Un cacciatore di manoscritti introvabili rimasti sepolti per secoli nelle biblioteche di numerosissime abbazie sparse per l’Europa. Ritrovò ad esempio il De rerum natura di Tito Lucrezio Caro (94 a.C. – 56 a.C.) e diverse orazioni di Marco Tullio Cicerone (106 a.C.- 43 a.C.). Fu anche traduttore di opere dal greco al latino, lingua in cui correntemente si leggeva: infatti le opere saggistiche in volgare erano rare.

Bracciolini era segretario pontificio, più precisamente secretario domesticus, cioè si occupava della corrispondenza dell'(anti)Papa Giovanni XXIII. Era un uomo molto impegnato culturalmente e politicamente, perciò dedicava poco tempo a composizioni di sua invenzione (si occupava sopratutto di dialoghi dai contenuti morali) ma era anche un “cacciatore” e quando non poteva scorrazzare per le biblioteche delle abbazie a caccia di preziosi manoscritti da riportare alla luce e rimaneva a Roma bloccato dai suoi doveri professionali, raccoglieva novelle ed aneddoti che vennero raccolti in un unico volume intitolato Facezie, cioè favole (1438-1452).

Di un Fiorentino che senza saperlo mangiò dell’ebreo morto è la numero CXXI di questa raccolta e si inserisce a pieno titolo tra tutti quegli aneddoti che raccontano di episodi di “cannibalismo involontario”. Sono molte le leggende metropolitane che parlano di un sfortunato ignaro mangiatore di carne umana, nel caso foste interessati ad approfondire vi proponiamo gli articoliLe frittate dell’orrore e La leggenda dell’ammiraglio sotto spirito, entrambi di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo per il Centro per la Raccolta delle Voci e delle Leggende Contemporanee (CeRaVoLC).

La novella è molto corta, sembra quasi un aneddoto raccolto per strada.

Tutte le novelle contenute nelle “Facezie” sono disponibili su Wikisource

Di un Fiorentino che senza saperlo mangiò dell’ebreo morto

Venivano due giudei da Venezia, dove abitavano, a Bologna, e accadde che uno d’essi colpito da malattia morisse in viaggio; l’altro desiderava di trasportarne il cadavere a Venezia, e poichè ciò non potea farsi palesemente, così, tagliatolo in minuti pezzi, lo pose in un piccolo barile, mescolandolo con diversi aromi e con miele, tanto che usciva meravigliosamente un soave odore dal barile, e questo raccomandò ad un altro ebreo che andava a Venezia.

Costui portò seco il barile sulla barca per il canale di Ferrara, ed essendo sulla barca in molti, accadde che un Fiorentino si mettesse a sedere vicino al barile. Quando venne la notte, attratto dall’odore, e sospettando che dentro si contenessero cose buone a mangiare, tolse di nascosto il coperchio e prese a gustare ciò che dentro vi era; e poichè gli parve che questo fosse un cibo molto saporito, così quella notte a poco a poco quasi tutto lo vuotò, credendo di aver mangiato buona cosa.

Quando a Ferrara l’ebreo fu per uscir dalla nave e prese il barile, sentì dalla leggerezza del peso che esso era vuoto; e mentre e’ da una parte si lagnava che gli avean rubato il cadavere, il Fiorentino dall’altra sentiva che egli stesso era il sepolcro del giudeo.

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