Pesce d’aprile! E la Tiangong ci cadde addosso…

Articolo di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

Quando nell’ottobre del 1957 fu lanciato il primo Sputnik, l’eccitazione e la paura furono tali da indurre in mezzo mondo una serie di equivoci, scherzi, avvistamenti veri o presunti. Un po’ dappertutto, e anche in Italia, ci furono falsi ritrovamenti del satellite: eclatante il caso di Cerano (Novara), dove una damigiana “truccata” da Sputnik attirò una folla di migliaia di curiosi.

Qualcosa di simile avvenne anche con il ritorno della prima stazione spaziale, lo Skylab, nel luglio del 1979; ma la mania sembra essere riesplosa anche in questi giorni, con il clamore mediatico per la Tiangong-1, la stazione cinese di otto tonnellate vaporizzatasi sull’oceano Pacifico nella notte tra l’1 e il 2 aprile.

Perché questa volta burle e “avvistamenti” sono stati così tanti? Sicuramente hanno giocato alcuni fattori: la notizia ha avuto un estremo impatto mediatico (anche con alcuni articoli dal tono apocalittico, che facevano apparire la caduta sull’Italia come praticamente certo, contrariamente a quanto indicato da tutte le agenzie spaziali); il rientro è poi avvenuto quando nel mondo occidentale era Pasqua, cioè in un giorno di vacanza in cui c’è più tempo e più voglia di divertirsi; ma – soprattutto – quest’anno Pasqua ha coinciso con il Primo d’Aprile, giorno tradizionalmente dedicato agli scherzi.  L’occasione era evidentemente troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.

In Italia abbiamo contato almeno otto scherzi dedicati alla Tiangong-1, ma qualcuno potrebbe esserci sfuggito.

Il barile di latta con antenne collocato in una fontana di Cavriago (Reggio Emilia) [fonte: gazzettadireggio.gelocal.it ]

Si parte con il caso di Cavriago (Reggio Emilia), dove la mattina del 1° aprile nella fontana pubblica viene ritrovato un missilone di latta, con tanto di scritta in vernice “Made in China” e antenne ricavate da qualche griglia di frigorifero.

Altra messa in scena con frammento realizzato alla meno peggio quella apparsa in mattinata sulla spiaggia di San Giuliano, presso Rimini: stavolta è stata usata la cappa di una cucina industriale.

Ma accanto ai frammenti “tangibili”, ci sono i fotomontaggi: è successo a Pescara, dove un’immagine un po’ arraffazzonata testimoniava il “ritrovamento” di un pezzo di Tiangong-1 nella centralissima Piazza Salotto, insieme al racconto di un “forte rumore”, “luci in cielo” e ironie sulla politica locale.

 

La “stazione spaziale” nella versione da spiaggia riminese [fonte: ilrestodelcarlino.it ]

Radio Tirreno centrale, emittente di Latina, si spinge un po’ più in là: annuncia sulla sua pagina Facebook che un frammento della stazione è caduta con un sordo rumore su una casa del paesino di Castelforte, sfondandone il tetto. A scanso di equivoci, è lo stesso post a spiegare in conclusione che si trattava di un pesce d’aprile (forse anche perché in altri casi il confine fra scherzo e reato di procurato allarme si è rivelato sottile).

Lo stesso si può dire per il “tetto sfondato” dalla Tiangong-1 a San Teodoro (Sassari) – stavolta con foto del danno – annunciato da un altro periodico locale della Gallura.

Vicino Roma, invece, il CESSO (Comitato emergenze stazioni spaziali obliterate), annuncia che la stazione è caduta alle cinque di mattina nella pineta di Castelfusano (anche stavolta non manca la foto) e che di conseguenza sarebbero stati vietati i pic-nic di Pasquetta.

La Tiangong si abbatte sulla Camera dei Deputati [ fonte: pagina Fb del gruppo Chi ha paura del buio? – facebook.com/NextSolarStorm  ]

I social che permettono di pubblicare testi lunghi, come Facebook, si prestano bene allo scopo. La mattina del 2 aprile, sulla pagina Perugia, ieri, oggi e domani, un utente carica la foto di un pezzo della stazione, con scritte in cinese, dicendo che la Tiangong è caduta in un campo di grano in località Pila.

Molto bella la versione ideata dal sito di un periodico marchigiano: “secondo gli ingegneri della CNSA” nella giornata di Pasquetta fogli d’oro sottili come carta d’alluminio messi a protezione degli strumenti della Tiangong sarebbero caduti su una zona compresa fra Grottammare e Montefiore dell’Aso, nell’ascolano. Non mancava una cartina della zona di caduta prevista e la notizia che la Provincia stava stipulando accordi sul diritto di proprietà dei frammenti con l’Agenzia Spaziale Cinese.

Ultima della serie, la pagina Facebook di divulgazione scientifica Chi ha paura del buio?, che ha annunciato la caduta della Tiangong proprio su Montecitorio, con tanto di fiamme che invadono la Camera dei Deputati. Unico motivo di delusione per le masse “di ominidi” che secondo l’ANSA si erano radunate nelle piazze, il fatto che, data l’ora tarda, la Camera fosse vuota…

Ma come spesso accade la realtà sembra aver copiato la fantasia: il giorno di Pasquetta a Bagnolo, zona periferica di Forlì, un uomo ha raccontato alle forze dell’ordine di aver trovato in un campo un dischetto metallico “in fiamme”. L’ARPA regionale è intervenuta per esaminarlo, escludendo la presenza di radioattività. Le indagini sono ancora in corso, ma è estremamente improbabile che possa davvero trattarsi di un pezzo della stazione spaziale cinese. Tanto più che nessuno lo ha visto precipitare dal cielo e che potrebbe tranquillamente essere uno scherzo o un rifiuto dato alle fiamme; anche quest’episodio, comunque, è diventato parte del clima del giorno, quello della “caduta”.

La voglia di “vedere” l’evento tanto annunciato ha fatto sì che un po’ in tutto il mondo siano girati video fake del rientro della stazione: quello più diffuso al momento porta il marchio dell’ESA, e in effetti è stato effettivamente prodotto dall’Agenzia Spaziale Europea. Solo che non si tratta della Tiangong-1, bensì della navicella automatica Atv-1, il cui rientro è avvenuto nel febbraio del 2015. Attualmente non sono note riprese del rientro della stazione spaziale cinese.

Altra conseguenza: nell’autunno del 1957 i lanci dei primi Sputnik furono l’innesco sociologico per un’enorme ondata di avvistamenti di presunti UFO in molte parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti. Così non è avvenuto stavolta, anche se l’ondata di avvistamenti del 25 marzo (in realtà attribuibili al terzo stadio della navetta Soyuz) è stata inizialmente imputata alla stazione cinese. Ma gli occhi rivolti al cielo nella speranza di intravedere qualcosa della Tiangong-1 hanno comunque prodotto video come quello di Varazze, girato la sera del 1° aprile, o fotografie di presunte scie, come nel caso di Avezzano (probabilmente la scia di un aereo).

Ci siamo soffermati sul panorama italiano, ma è certo che un’indagine a tappeto porterebbe a scoprire una gran quantità di scherzi ed equivoci sparsi per tutto il mondo. Noi ne aggiungiamo solo due vicini ai nostri confini: l’annuncio che i calcoli della traiettoria della caduta mettevano a rischio il paesino di Rochechouart, nel dipartimento dell’Alta Vienna, nel cuore della Francia e quello che annunciava la caduta per le 17 del 1° aprile su Sankt Pölten, la città capoluogo della Bassa Austria.

Quello che emerge dal complesso delle storie sulla Tiangong-1 è che brevi episodi di mania collettiva per un evento non hanno il carattere della paura, del “panico“. Anzi, nonostante i titoli sensazionalistici di alcuni giornali, tutta questa storia sembra aver avuto le caratteristiche di una festa generalizzata, di una celebrazione per una tecnologia che, una volta tanto, ci ricade in testa – ma, tutto sommato, senza fare grossi danni e senza terrorizzare . E questo malgrado sia un prodotto di una cultura diversissima dalla nostra, quella cinese, sovente avvertita come aliena e comunque produttrice, alle nostre latitudini, di un vastissimo leggendario contemporaneo.

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