Terremoto di Brindisi: intervista ad Alessandro Amato

Lo scorso 24 marzo al largo di Brindisi è stato avvertito un terremoto. In Rete, nelle ore e nei giorni successivi, si è letto della possibilità che il sisma abbia avuto origine da cause antropiche. Che c’è di vero? Ne abbiamo parlato con Alessandro Amato (su Twitter @AlessAmato), dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dove ha diretto il Centro Nazionale Terremoti e dove è ora responsabile del Centro Allerta Tsunami

Dott. Amato, di che terremoto parliamo? 

Si è trattato di un sisma, con epicentro al largo di Brindisi, avvenuto alle ore 00:31 (locali) dello scorso 24 marzo. Magnitudo Richter (ML) 3.9, Magnitudo momento (Mw) 3.7.

Magnitudo Richter? Magnitudo momento? Di cosa si tratta? E perché hanno valori diversi? 

È normale che i due valori differiscano un po’, perché si misurano due grandezze diverse.

La prima misura – la magnitudo Richter o magnitudo locale (proposta da Charles Richter negli anni ’30 del Novecento) – viene effettuata sulla massima ampiezza delle onde sismiche su un particolare strumento (il sismografo Wood-Anderson, oggi riprodotto dai più versatili sismometri a larga banda) e quindi su una particolare frequenza di oscillazione.

La seconda, la magnitudo momento, tiene conto di un maggiore intervallo di frequenze, risultando così più idonea a rappresentare la grandezza di un terremoto, soprattutto quelli molto forti che irradiano energia (il momento sismico) in un ampio spettro di frequenze.

La magnitudo sembra comunque limitata. Come mai allora ci troviamo a parlarne? Forse perché essendo avvenuto di notte, ha provocato più allarme? 

Nonostante la magnitudo contenuta, il terremoto è stato avvertito molto bene in tutta la Puglia, come si evidenzia guardando la mappa dei risentimenti di Hai sentito il terremoto?, il sito dell’INGV che raccoglie da anni gli effetti dei terremoti italiani attraverso la raccolta sistematica delle informazioni provenienti via web dai cittadini. Questo è avvenuto anche a causa della struttura crostale della regione, caratterizzata da una bassa attenuazione delle onde sismiche o, in altre parole, un’elevata efficienza nella propagazione delle onde.

Qualcuno ha detto che il sisma sarebbe legato ad attività di origine umana, in particolare alle estrazioni petrolifere… 

Alcuni hanno sostenuto l’esistenza di un’associazione dell’evento con le attività di estrazione in Adriatico. Mi pare di poter escludere una relazione causale tra le due cose, per almeno due motivi:

1) l’ipocentro è tra 25 e 30 km di profondità (ben vincolato sia dalla localizzazione in sala sismica che dal calcolo del momento tensore);

2) il campo petrolifero più vicino è quello denominato Aquila che dista almeno 50 km dall’evento del 24 marzo.

Questi due elementi da soli bastano a escludere una relazione causale tra attività estrattive (o di reiniezione) e terremoto. È difficile immaginare un meccanismo di trasferimento degli sforzi tra le due zone che possa far muovere una faglia.

Questa ricerca del “colpevole” per un terremoto ritenuto anomalo (a torto, almeno in questo caso) non è nuova. Purtroppo, abbiamo spesso assistito a tentativi di interpretazioni bislacche per fenomeni che sono del tutto naturali. Una volta la colpa era del pesce gatto o della cometa di Halley, oggi si attribuisce alle trivelle o alle “scie chimiche” (fortunatamente solo da parte di complottisti incalliti).

Intendiamoci: ci sono molti casi documentati dai sismologi di correlazione causale tra attività di coltivazione degli idrocarburi e terremoti. Le zone dove questo avviene con maggiore frequenza e con eventi di magnitudo importante (fino a oltre 5) sono gli Stati Uniti centrali (Oklahoma, Texas, ecc.), ma ci sono articoli di miei colleghi dell’INGV che hanno dimostrato una correlazione con microsismicità anche in Val d’Agri, in Basilicata (si veda per esempio il recente articolo di Luigi Improta ed altri sul Journal of Geophysical Research del 2017 dal titolo “Reservoir Structure and Wastewater‐Induced Seismicity at the Val d’Agri Oilfield (Italy) Shown by Three‐Dimensional Vp and Vp/Vs Local Earthquake Tomography“)

Non è questo però il caso del terremoto del 24 marzo in Puglia, come detto sopra, visto la sua posizione e profondità rispetto ai campi petroliferi in Adriatico.

Si è anche parlato di air gun, quello strumento che genera onde compressionali in masse d’acqua a fini di prospezione geofisica… 

Un’altra “bufala” da smentire è quella del legame tra le esplorazioni della crosta effettuate con la tecnica dell’“air gun” e i terremoti. È vero che quando si effettuano queste prospezioni sismiche si inducono delle vibrazioni “anomale”; qualche volta le registriamo con i nostri sismometri, se ne abbiamo nelle zone vicine all’area di esplorazione, ma si tratta di movimenti particolari e molto deboli, che non hanno nulla a che fare con le onde sismiche sprigionate dal movimento su una faglia profonda qualche chilometro o decina di chilometri, ben più forti. L’ipotesi secondo cui queste attività, che si effettuano in superficie o in mare, possano triggerare un terremoto profondo appare del tutto non plausibile.

Ma quella zona non è considerata “stabile”? 

Va ricordato che anche nelle aree geologicamente “stabili” come l’offshore adriatico della Puglia, un certo livello di sismicità, sia pure basso, è sempre presente, a causa della deformazione lenta e continua della crosta. Il fatto che questa sia più modesta di quella appenninica non significa che non esista la possibilità di una concentrazione di sforzi in grado di far attivare una faglia, magari con tempi di ritorno più lunghi e una magnitudo tendenzialmente inferiore.

Contrariamente a quanto si sente spesso dire, la Puglia è comunque una zona sismica, come dimostrano alcuni eventi molto forti del passato. Basti pensare a quelli del 1627 e del 1646 nella zona della Capitanata e del Gargano, e a quello c.d. di Nardò del 1743.

Alessandro Amato ha pubblicato nel 2016 Sotto i nostri piedi. Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani (Torino: Codice; lo avevamo segnalato qui), ristampato in questi giorni in versione aggiornata con un capitolo sui terremoti del Centro Italia del 2016-2017. All’interno è presente un capitolo su “Terremoti e trivelle”.

Approfondimenti:
Ulteriori dati su questo terremoto si possono trovare sulla relativa pagina del Centro Nazionale Terremoti. Sulla storia sismica della Puglia è consultabile il Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani 2015 (CPTI15). Sul tema della sismicità indotta si veda anche il recente blog post di Aldo Piombino

Credit per le immagini: Alessandro Amato/INGV

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