Sciascia e il dinosauro

Sabato 2 ottobre 1965: a Palermo le temperature sono ancora calde, i bambini giocano nei giardini e la gente passeggia per le strade. All’improvviso, le sirene di polizia e vigili del fuoco risuonano per tutta la città e convergono verso piazza Don Bosco: in quella zona, infatti, corre voce che sia stato avvistato un dinosauro.

I testimoni sono Donatella (13 anni), suo fratello Angelo (8) e il loro amico Mario (9). Raccontano di aver visto un uomo di circa 40 anni, poveramente vestito, che portava al guinzaglio un “piccolo dinosauro” coperto di scaglie, alto circa un metro e mezzo e lungo due. La strana coppia sarebbe spuntata da uno dei cunicoli abbandonati che partono dai giardini di piazza Don Bosco, e che leggenda vuole fossero utilizzati dalla setta dei Beati Paoli. L’uomo avrebbe poi invitato i bambini a seguirlo:

“Venite con me, non vi spaventate, vi insegnerò la mia lingua e vi porterò sulla Luna”.

La piazza si riempie a poco a poco di carabinieri, vigili del fuoco, camionette della televisione, fotografi e giornalisti. Tra i curiosi corre voce che siano sbarcati i marziani a Palermo, mentre i più scettici ipotizzano che l’animale al guinzaglio possa essere un armadillo o una grossa scimmia, magari anche un varano. La polizia, in assetto da guerra, decide di lanciare nelle gallerie una bomba lacrimogena, in modo da stanare il mostro. Ma nessuno esce da quell’ingresso, solo un grosso gatto dal pelo fulvo: e i bambini negano decisamente che l’animale sia lui. Per tutto il pomeriggio le forze dell’ordine ispezionano i cunicoli, non trovando altro che scatole vuote e mozziconi di candele.

Quando si sta per abbandonare l’impresa, qualcuno pensa di reinterrogare i bambini: è allora che, finalmente, questi identificano una persona del pubblico come l’uomo della Luna; sembra una persona come tutti gli altri curiosi accorsi a godersi lo spettacolo, è vestita come gli altri, e quando reagisce protestando lo fa con spiccato accento palermitano. Ma si sa, i marziani sono bravi a mimetizzarsi, e nel dubbio l’uomo viene caricato in una camionetta e portato in caserma. Ne uscirà solo in serata, dopo un lungo interrogatorio, quando amici e parenti confermeranno che si tratta di un semplice operaio e non di un marziano allevatore di dinosauri.

Messi alle strette, i bambini confessano: tutto era partito come uno scherzo verso i loro compagni di giochi, che poi era sfuggito di mano arrivando a beffare l’intera città. L’idea era nata da un film visto in televisione il giorno prima, “Il risveglio del dinosauro“.

La strana storia ebbe una certa eco nella stampa dell’epoca, e venne raccontata perfino da Leonardo Sciascia sulle pagine del Corriere della Sera (il lungo articolo, pubblicato il 2 aprile 1969, venne in seguito incluso nella raccolta “Il fuoco nel mare“, Adelphi 2010). Lo scrittore ne approfittò per far notare quanto fosse curioso questo fatto: e cioè che i cittadini di Palermo fossero stati così disponibili a credere al dinosauro, mentre si rifiutavano di credere a un mostro ben più terrificante.

Ma si può trovare alla favola una morale meno “sovrannaturale”. E potrebbero essere queste battute, di una cronaca più recente:
Presidente: Non sa che cosa sia questa organizzazione che viene chiamata mafia?
Imputato: Non ne ho idea, so che esiste perché l’ho letto sui giornali.
Presidente: La mafia è una organizzazione di mutua assistenza, una specie di massoneria di cui si parlava fin dai tempi di Garibaldi…
Imputato: Lo sto sapendo da lei, io di queste cose non mi intendo.

Più lontana del marziano col dinosauro al guinzaglio. Più inverosimile.

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