“Non fu Colombo a scoprire l’America”. Sarà Vero?

Nell’immaginario comune, la scoperta dell’America da parte degli esploratori europei è associata indissolubilmente al 12 ottobre 1492, quando Cristoforo Colombo, navigatore di origine genovese, raggiunse con le sue caravelle l’isola da lui battezzata “San Salvador” (oggi parte delle Bahamas); il primo viaggio è interamente raccontato, seppur con qualche probabile omissione o variazione, nel diario di bordo del navigatore. Ma siamo davvero sicuri che il celebre italiano sia stato il primo europeo a mettere piede nel “Nuovo Mondo“?

Il contesto

Esteso dalla punta di Capo Horn in Cile – che si trova a circa 3.700 km. dal polo Sud – alle terre più settentrionali del Canada (a soli 800 km. dal polo Nord), il continente americano è una vastissima area che si espande per oltre 42 milioni di chilometri. Situato fra due immense distese oceaniche – l’Atlantico e il Pacifico – è molto distante dal continente europeo, e ancor di più da quello asiatico, se si escludono la Groenlandia (territorio danese) e il territorio russo della Čukotka, separato solo dallo stretto di Bering. Secondo la maggior parte dei paleoantropologi, durante l’ultima era glaciale (circa 15.000 anni fa), è proprio attraverso quest’ultimo che l’Homo sapiens poté raggiungere il continente americano: l’abbassamento del livello dei mari (oltre 120 metri sotto a quello attuale!), a seguito della glaciazione, fece infatti emergere dallo stretto un istmo di terra largo circa 1.600km. Una volta terminata l’era glaciale, l’istmo venne sommerso e i contatti fra popoli eurasiatici e americani si interruppero completamente, dando origine a civiltà completamente indipendenti fra loro fino all’ultimo millennio.

Dipinto del 1519 opera di di Sebastiano del Piombo, raffigurante Cristoforo Colombo, morto soli 13 anni prima.

Cristoforo Colombo, convinto di poter raggiungere le “Indie” (il “Cipango” di Marco Polo) trovando una nuova rotta verso Ovest, non aveva considerato la possibilità che potesse esistere un intero continente che lo separasse dalla sua meta; sembra inoltre che, a causa di calcoli errati sulla circonferenza della terra, sottostimasse grandemente le effettive distanze. Toccata terra dopo un viaggio avventuroso – durante il quale lo scoramento dei marinai quasi compromise la spedizione – esplorò l’area per circa tre mesi, peraltro perdendo la sua ammiraglia Santa Maria, e lasciò un distaccamento a Hispaniola prima di tornare in Europa. Il rientro del navigatore genovese in Spagna fece esplodere l’interesse per la scoperta da parte delle grandi monarchie europee, permettendo a Colombo di tornarvi altre tre volte, e a molti altri navigatori, fra cui l’italiano Amerigo Vespucci (a cui molti storici attribuiscono il nome che prenderà il nuovo continente), che stabilì con certezza la totale indipendenza delle terre scoperte dall’estremo oriente.

Esistono oggi numerose teorie alternative al primato di Colombo nella scoperta dell’America; per esempio, facendo riferimento diretto a Fenici, Egizi e Romani in epoca antica, in virtù della loro grande abilità di navigazione rispetto ai loro contemporanei, e, più avanti, ai Vichinghi, che (in più saghe) narrano la scoperta di terre floride leggendarie, fra cui la mitologica “Vinland”, la terra del vino. Secondo i Mormoni, invece, fu lo stesso Gesù che, risorto, fece visita ai nativi americani, per portare il suo credo nel nuovo continente.

“Non fu Colombo il primo europeo a scoprire l’America”. Vero o Falso?

Vero. Mentre è decisamente improbabile che il Nuovo Mondo sia stato raggiunto da Europei in epoca antica, è invece oggi certo che la spedizione di Cristoforo Colombo non fu la prima a raggiungere le Americhe dal vecchio continente, e fu battuta di quasi mezzo millennio. I Vichinghi raggiunsero l’attuale Terranova (Canada) nel X secolo d.C.; fondarono almeno un insediamento, ma l’utilità della colonia si rivelò meno fruttuosa dello sforzo necessario a mantenere il presidio, che venne abbandonato – si pensa in particolare a causa dell’ostilità dei nativi, che i navigatori scandinavi chiamavano “Skraeling” (“barbari”, più o meno come noi spesso ed altrettanto erroneamente immaginiamo i Vichinghi stessi). Colombo, dotato di navi ben più evolute, ebbe il merito di raggiungere l’America Centrale – meta impensabile per i Vichinghi – e, soprattutto, di dare via alla stabile colonizzazione europea del continente: l’ambizione dell’ammiraglio di origine italiana fu la chiave che diede origine a una nuova epoca, mutando profondamente – nel bene e nel male – il corso della storia.

La mappa dei territori esplorati dai Vichinghi, nel corso degli ultimi tre secoli del I millennio d.C. (credit: Bogdangiusca/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

In breve

  • Più saghe nordiche raccontano la scoperta vichinga di nuove terre, chiamate “Vinland” (“terra del vino”): la saga dei Groenlandesi (Grœnlendinga saga) e la saga di Erik il Rosso (Eiríks Saga Rauða).
  • I Vichinghi raggiunsero l’attuale Terranova intorno all’anno mille, stabilendo almeno una breve colonia (che durò non più di qualche anno); il sito archeologico di L’Anse-Aux-Meadows, scoperto negli anni ’60 e patrimonio dell’UNESCO dal 1978, è la prova definitiva del primato vichingo.
  • C’è chi sostiene che il merito della scoperta vada attribuito a Colombo perché fu lui a dare origine a una colonia permanente; è tuttavia necessario ricordare che tutti i 36 uomini lasciati al presidio a Hispaniola durante la prima spedizione di Colombo perirono, per lo più trucidati dai nativi. Fu solo il secondo viaggio (a cui presero parte 17 navi!) che, raggiunto nuovamente le Americhe il 3 novembre 1493, portò sufficienti uomini (1200!) per dare origine a una colonia più stabile, La Isabela, che comunque venne abbandonata pochi anni più tardi.
  • A Cristoforo Colombo va pienamente riconosciuto il merito di aver dato origine alla colonizzazione europea del Nuovo Mondo, trasformando radicalmente la visione, la cultura e la società del tempo, con conseguenze evidenti ancora oggi.
  • La più antica città di origine europea e tutt’ora abitata è Santo Domingo, fondata da Bartolomeo Colombo, fratello più giovane di Cristoforo, il 5 agosto 1498 (anche se l’area era già abitata almeno dal 1496), quando il fratello maggiore, che si trovava nuovamente in Europa, aveva appena preso parte al terzo dei suoi quattro viaggi in America.
  • Curiosità: la città più antica sul continente americano ancora oggi popolata è Cholula, fondata prima del II secolo a.C. dai Mixtechi, un popolo sopravvissuto ai conquistadores nonostante la soggiogazione coloniale.

Le origini

La saga di Erik il Rosso e la saga dei Groenlandesi narrano indipendentemente la scoperta delle terre di Vinland avvenuta all’inizio del XI secolo; trasmesse oralmente per circa due secoli, sono state entrambe trascritte nel XIII secolo. Contengono indicazioni relativamente vaghe in merito alla descrizione dei territori, delle distanze e dei popoli incontrati, oltre ad alcune contraddizioni nella narrazione dei fatti. La saga di Eric il Rosso racconta di una singola spedizione guidata da un mercante islandese, Thorfinn Karsefni, che si trasferì per alcuni anni in Vinland, dove la moglie partorì Snorri (il primo riferimento esistente di un europeo nato nel Nuovo Mondo). La vicenda è parte della saga perché Thorfinn era sposato con Gudrid, nuora di Leif Eriksson (a sua volta figlio di Erik il Rosso); di quest’ultimo viene citato il fatto che si limitò a scorgere le coste di Vinland dalla propria nave.

La mappa di Skálholt mostra, in basso a sinistra, il Promontorium Vinlandiae (verosimilmente, Newfoundland), Markland e la terra degli Skraelinge (il Labrador?) e Helleland, forse l’attuale baia di Baffin.

Nella narrazione, viene descritta la fondazione di due insediamenti, Straumfjord e Hóp. La saga dei Groenlandesi, invece, attribuisce alla famiglia di Erik il Rosso maggiore importanza nella scoperta delle nuove terre: Thorfinn è solo parte della spedizione, che è però guidata proprio da Leif Eriksson, da Thorvald, fratello di quest’ultimo, e Freydis (sorella di Leif e Thorvald). Questa saga descrive in particolare lo scontro con gli skraeling, e la fondazione di numerosi insediamenti.

Al di là delle saghe, ci sono però due fonti storiche che citano la presenza norrena in Nord America. Il tedesco Adamo da Brema, autore delle Gesta Hammaburgensis Ecclesiae Pontificum, nel 1075 d.C. cita per la prima volta, nel quarto libro delle cronache (“Descriptio insularum Aquilonis“), dedicato ai popoli scandinavi, il nome “Vinland”, facendo diretto riferimento a un territorio fertile situato oltre la Groenlandia. “Vinland” appare anche nel “Libro degli Islandesi”, opera scritta da Ari il Saggio tra il 1122 e il 1133 d.C., dove viene esplicitamente descritto che i resti di un insediamento in Groenlandia scoperti da Erik il Rosso erano molto simili a quello degli skraeling presenti in Vinland. Al di là di queste, esiste poi una mappa, originariamente realizzata nel 1570 da Sigurður Stefánsson e che prende il nome – mappa di Skálholt – dalla città originaria dell’autore, che tentò di ricostruire la posizione delle terre descritte nelle saghe vichinghe, inserendole nei territori al tempo noti. Della mappa originale, andata perduta, resta una copia risalente alla fine del XVII secolo.

I resti originali del più grande edificio vichingo scoperto presso L’Anse-aux-Meadows, come appaiono oggi (credit: Clinton Pierce/Wikipedia, CC BY-SA 3.0)

Ma la scoperta eccezionale è l’insediamento di L’Anse-aux-Meadows, nome che deriva dal francese “L’Anse-aux-Méduses“, “la baia delle meduse”. I coniugi Helge e Anne Stine Ingstad, basandosi sull’interpretazione delle saghe norrene, stabilirono che Vinland potesse trovarsi fra Nuova Scozia, Newfoundland e Terranova, e cominciarono a esplorare le coste dell’area nella speranza di trovare dei resti di insediamento. Grazie alla fortunosa indicazione di un pescatore, nel 1962 iniziarono degli scavi in un’area con resti che erano ritenuti dalla popolazione locale come parte di un antico insediamento di nativi americani. Furono portati alla luce le rovine di 8 edifici e numerosi reperti di fattura vichinga, inclusi un’incudine in pietra, resti di fusioni di ferro, stampi e altri artefatti di evidente origine norrena (la cui datazione al carbonio indicò la compatibilità storica). Il sito divenne monumento storico nazionale già nel 1964, a scavi non ancora ultimati, e fu riconosciuto patrimonio dell’UNESCO fin dal 1978. Helge Ingstad è morto nel 2001 a 101 anni, 4 anni dopo la moglie Anne. Nel 2015 è stato scoperto nei pressi di Point Rosee, nel Newfoundland meridionale, un altro potenziale insediamento vichingo nell’area.

Fonti principali

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