Quarant’anni fa “Incontri ravvicinati del terzo tipo”

Quarant’anni fa, il 16 novembre del 1977, nei cinema americani usciva uno dei blockbuster del tempo, “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, diretto da Steven Spielberg.

Incontri ravvicinati per molti ufologi come me non è soltanto “un” film di SF a sfondo UFO. E’ quello ufologico per eccellenza.

Spielberg era reduce dall’enorme successo de “Lo Squalo”, realizzato due anni prima. Le aspettative per il nuovo film erano altissime, e Spielberg si era fatto la fama di autore di un cinema di alta qualità, ma “ad alta tensione” – paura compresa.

Incontri ravvicinati debutta in Italia il 3 marzo successivo ed è un successo senza precedenti. Gli UFO – i “veri” UFO – sono ora al centro dell’attenzione di buona parte degli italiani.

Con la sua lettura “religiosa” del fenomeno, Spielberg quasi di colpo trasferisce dai gruppi di contattisti, di occultisti prestati all’ufologia e dai gruppi new age al pubblico generale l’idea che gli extraterrestri siano buoni, infinitamente buoni e che il dominio assoluto della scienza e della tecnica che loro hanno produca una potenza che annichilisce noi umani, ma senza distruggerci.

Il motivetto di cinque note leitmotiv del film è fischiettato da tutti, giovani e vecchi, nelle strade d’Italia.

Al centro della storia c’è lo stabilimento di un contatto diretto con extraterrestri dall’aspetto antropomorfo e – tutto sommato – del tutto simili a noi ad opera del binomio scienza/potere politico, che però agiscono in perfetta sinergia virtuosa verso lo scopo ultimo: incontrare chi pilota gli oggetti all’origine degli avvistamenti UFO. Ma è su questa struttura che s’innesta la storia nella storia di un intera coorte di testimoni delle apparizioni dei fenomeni. Questa coorte di profeti involontari è quella che arriverà al culmine dell’incontro più ravvicinato con gli Et, perché questo incontro si giocherà su un piano escatologico, mistico, comunque dalla fortissima connotazione iniziatica, da “prescelti”.

Il film però contiene varie spigolature utili per la storia sociale dell’interesse per gli UFO.

La consulenza generale per il film fu fornita dall’astrofisico Josef Allen Hynek (1910-1986), uno scienziato della Ohio State University, presso la quale si occupò soprattutto di binarie spettroscopiche e di organizzazione dell’Anno Geofisico Internazionale del 1957-58.

Nella retorica degli ufologi di orientamento razionale Hynek ha costituito a lungo un punto di riferimento ineludibile, giacché egli ha incarnato il modello dello scienziato (non dunque dell’illuminato di turno) che, dopo un lungo periodo di esame scettico della questione come consulente dell’Aeronautica militare, cambia via via opinione a fronte dei supposti dati e si convince della realtà oggettiva del fenomeno sino a diventarne per alcuni anni l’araldo “rispettabile”, sia negli Stati Uniti sia nel mondo.

Fra le altre cose, nel 1970 Hynek enunciò un tentativo di classificazione degli avvistamenti UFO diventato famoso fra gli ufologi (pur in seguito assai modificato) e che è all’origine del titolo stesso del film: l’osservazione ravvicinata di un corpo non identificato con presenza connessa di presunte entità animate.

Non tutti hanno presente che Hynek compare nel film, in una delle scene finali, in un cameo di circa cinque secondi. Forse ancor meno noto, però, che in questo film c’è un omaggio a un laureato in astronomia e informatico francese naturalizzato americano, Jacques Vallèe, anche lui ufologo.

Il leader del gruppo incaricato di stabilire il contatto, nel film si chiama Claude Lacombe, ed è un francese. Non ci vuol molto a intuire che il travestimento del nome è elementare: Vallèe (“vallata”) per Spielberg diventa Lacombe (“la valletta”).

Un altro scorcio forse interessante per la storia minore della scienza: in quegli anni, lavorando a stretto contatto con Hynek, Vallèe stava spingendo l’astrofisico verso un interesse più intenso per il pensiero occultistico, che pare per l’apparentemente razionalista Hynek fosse da sempre oggetto d’attenzione. La cosa resta tuttora storicamente mal documentata, ma si può ipotizzare che la parte finale della vita dell’astrofisico-ufologo sia stata segnata in buona misura da questo genere di convinzioni.

Nel maggio 1978 in Italia esce la traduzione del libro di Hynek comparso in America subito dopo il film, “The Hynek UFO Report” (in italiano “Rapporto sugli UFO”, apparso presso Mondadori). L’astrofisico-ufologo viene in Italia in pompa magna, sponsorizzato dal mensile dell’insolito “Il Giornale dei Misteri”, periodico allora di grande successo, e va in prima serata al TG1. Una cosa fino a quel momento impensabile, per un ufologo “serio”.

Il successo del film fu solo uno dei fattori precipitanti – ma non certo il minore – di quanto accadrà di là a poco.

Dalla prima metà di settembre alla metà di gennaio del ’79 una serie di ondate di avvistamenti colpirà in particolare l’Italia centro-meridionale. Culmineranno in un vero e proprio clima di psicosi collettiva fra il 9 e il 18 dicembre, con folle di persone ferme nelle strade di città e paesi a scrutare il cielo. Una situazione (forse) irripetibile, con la stampa quotidiana irta di migliaia di articoli a tutta pagina, in un contesto informativo fatto di carta stampata letta e riletta con avidità, ogni mattina, da milioni di italiani conquistati dal mistero.

All’alba del 1 gennaio 1979, innumerevoli persone reduci dai veglioni di Capodanno osserveranno e fotograferanno con stupore Venere al massimo della sua luminosità convinte di aver visto un fenomeno misterioso.

E’ l’anno degli Incontri ravvicinati, sugli schermi e nelle testimonianze degli italiani. Mi interesso al fenomeno UFO da quarant’anni ma – con l’ovvio rischio di essere smentito domani – credo che il 1978, l’anno degli UFO, non si ripeterà mai più.

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