Donald Trump e il licantropo

La Casa Bianca sembra una calamita per teorie bizzarre e cospirazioni. Dopo la recente rivelazione secondo cui Melania Trump userebbe un sosia, le attenzioni si sono spostate sul marito Donald Trump, che sarebbe, secondo un antropologo della Biola University (California), imparentato con un serial killer licantropo e cannibale condannato a morte nel 1589.

L’antropologo Kevin Pittle si sarebbe accorto del possibile legame riesaminando il caso di Peter Stubbe (o Stump) in occasione di una conferenza: l’uomo venne infatti giustiziato con Katharina Trump, accusata di essere sua amante e possibile complice. Ma come lui stesso ammette, il legame di parentela è solo di una possibilità, e non una certezza, basata più che altro sulla coincidenza del nome e sulla vicinanza geografica: Frederick Trump, il nonno dell’attuale presidente, era infatti tedesco (anche se nativo della regione della Renania-Palatinato, mentre Stubbe del confinante Renania Settentrionale-Vestfalia).

Nonostante le prove di parentela siano a dir poco deboli, diversi giornali hanno accolto con entusiasmo il possibile legame di Trump con un serial killer cannibale, dando per scontata la sua colpevolezza; la storia di Stump, però, è più complessa, e anche più interessante.

La versione più ampia della vicenda si trova in un pamphlet di 16 pagine, “The Damnable Life and Death of Stubbe Peeter“, pubblicato a Londra nel 1590 e riscoperto negli anni Venti grazie a un occultista inglese, Montague Summers; l’originale tedesco da cui è stato tratto, però, è andato perduto, e quello che abbiamo è quindi semplicemente una fonte indiretta, anche se qualche riferimento al caso si trova in altre opere. Inoltre bisogna contare il fatto che i pamphlet non erano cronache, spesso servivano più a intrattenere o educare il pubblico che non a riportare fedelmente i fatti, e quindi andrebbero presi cum grano salis; la stessa grafia del nome del protagonista varia, e quindi ancora adesso non sappiamo se fosse Peter Stubbe, Stump, Stub o altro.

Stando al testo inglese (interamente disponibile sul sito della British Library), comunque, la storia sarebbe questa: Stubbe era nato nel villaggio di Epprath, vicino a Bedburg, ed era probabilmente vedovo con due figli. I guai iniziarono con il ritrovamento di bestiame orribilmente straziato e mutilato, e con la sparizione di donne e bambini. Finché un giorno del 1589 una ragazza, attaccata da un lupo, riuscì a sfuggire e ad avvisare i concittadini. Venne subito organizzata una battuta di caccia, il lupo venne inseguito, ma al suo posto trovarono solo un normale viaggiatore diretto in città. Alle folle inferocite, però, non la si fa: qualcuno aveva visto il lupo trasformarsi nel viaggiatore, così l’uomo (che era Peter Stubbe) venne immediatamente arrestato e torturato.

Dopo aver subito il supplizio della corda, l’uomo confessò di aver praticato la magia nera fin dalla tenera età di 12 anni, di aver stretto un patto col Diavolo, e di aver ricevuto in cambio una cintura in grado di trasformarlo istantaneamente in un lupo vorace (cintura che, purtroppo, non venne mai ritrovata). Per circa 25 anni Stubbe si sarebbe accanito contro capre, agnelli e pecore, per poi passare a uomini, donne e bambini (si sa, i gusti diventano più raffinati con l’età). Minacciato di ulteriori torture, Stubbe confessò di aver sbranato, in forma di lupo, due donne incinte e 14 bambini, tra cui suo figlio stesso, di cui avrebbe estratto e divorato il cervello. In un’altra occasione, Subbe avrebbe violentato, ucciso e divorato una donna, incontrata nei boschi. Per non parlare di quegli innaturali accoppiamenti con un succubo, mandatogli direttamente dal Diavolo. Come se non bastasse, venne accusato di aver avuto relazioni incestuose con la figlia quindicenne e con un’altra parente (Katharina Trump), che pertanto vennero condannate a morte anch’esse.

La sua esecuzione pubblica, il 31 ottobre 1589, fu esemplare: il boia prima lo mise alla ruota, poi adoperò le pinze roventi, infine gli frantumò le ossa per impedirgli di ritornare in vita. La sua testa decapitata venne messa in cima a un palo, con la ruota utilizzata nel supplizio e un’effigie di lupo, per mostrare a tutti il destino riservato ai licantropi.

Anche dando per buona la veridicità del testo, quindi, non è detto che Stubbe fosse davvero un serial killer. Il rischio è che si fosse semplicemente trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, e che le credenze dell’epoca intorno agli uomini-lupo e nell’utilità della tortura abbiano fatto il resto.

Senza contare la possibilità che il processo sia avvenuto anche per ragioni politiche. L’episodio risale infatti alla guerra tra cattolicesimo e protestantesimo in Germania. Come ha fatto notare l’antropologa Rita Voltmer in Werewolf Histories (2015, a cura di Willem de Blécourt):

Nel 1589, Bedburg ritornò nelle mani del Conte Werner di Salm-Reifferscheid, un ardente cattolico, che aveva supportato l’Arcivescovo Ernst di Baviera nella cosiddetta “guerra di Colonia”. A Bedburg, Werner prese immediatamente provvedimenti per ri-cattolicizzare il suo distretto e per ristabilire le sue prerogative di signore. Il processo contro un licantropo, che aveva commesso stupri, infanticidi, omicidi multipli, incesto, dissolutezze e cannibalismo, rafforzò l’autorità di Werner.

In questo contesto persecutorio, è difficile capire se, come ipotizzato da alcuni studiosi, Stubbe fosse stato accusato perché luterano, o se magari nel pamphlet inglese si fosse “calcata la mano” per denunciare la superstizione dei “papisti”.

Quello che testimonia l’episodio, invece, più che un veridico fatto di cronaca o le ascendenze assassine di Trump, è una diffusa credenza nella licantropia nell’Europa del Cinquecento, come confermano anche alcuni episodi coevi: nel 1521, ad esempio, Pierre Burgot e Michel Verdun vennero bruciati a Poligny con l’accusa di licantropia, mentre Gilles Garnier, l'”eremita di Dole”, venne giustiziato per la stessa ragione nel 1523. La popolarità del tema è testimoniata anche da una storia, forse una leggenda metropolitana dell’epoca, riportata da diversi autori nel Cinquecento: un contadino sarebbe stato catturato a Padova dopo aver ucciso diverse persone, e si sarebbe difeso dichiarando con convinzione di essere un lupo; la sola differenza, diceva, era nella pelliccia, che i suoi compagni animali avevano all’esterno, e lui all’interno. L’uomo venne immediatamente squartato per controllare, ma – lo immaginereste? – non venne trovato alcun pelame. Istantaneamente scomparso, come la cintura di Stubbe.

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