Tempi duri per l’omeopatia

Si mette male per le aziende che producono rimedi omeopatici. Dopo le class action dell’anno scorso negli Stati Uniti, è ora la volta del Canada. La filiale canadese del Center for Inquiry (CFI) ha recentemente annunciato di aver fornito il proprio sostegno scientifico per l’assistenza ad una causa collettiva da 30 milioni di dollari contro due rivenditori canadesi, accusati di aver violato le leggi di protezione dei consumatori per aver venduto un prodotto omeopatico privo di efficacia, l’Oscillococcinum, che viene venduto (anche qua da noi) come rimedio per i sintomi dell’influenza.

Sul banco degli imputati ci sono due grandi rivenditori di rimedi omeopatici: Shoppers Drug Mart e Boiron Canada, incolpati di aver venduto e promosso questo prodotto. Dall’altra parte uno studio legale specializzato in class action, Roy, Elliott, O’Connor e il CFI Canada.

Ma non solo. Leggiamo dal comunicato del CFI:

Il CFI e il Committee for Skeptical Inquiry, hanno recentemente inoltrato una petizione alla Food and Drug Administration (l’Agenzia americana per la sicurezza alimentare e dei medicinali) in cui viene richiesto che i medicinali da banco omeopatici vengano sottoposti alle stesse regole e rispondano agli stessi standard d’efficacia dei medicinali convenzionali.

Sebbene la FDA abbia l’autorità di prescrivere test di efficacia per i medicinali omeopatici, fino ad oggi ha rifiutato di farlo. [Traduzione di Giulia Frattini]

E voi, che cosa ne pensate?

142 pensieri riguardo “Tempi duri per l’omeopatia

  • 4 Maggio 2012 in 12:14
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    E’ più facile prendere la pillola, è più giusto, ma più difficile, cambiare il proprio modello di vita, concordo al 100%. Ma cosa c’entra con il nostro discorso? Qui stiamo parlando dell’efficacia dell’omeopatia (se fossi sarcastico, direi che le pillole omeopatiche sono ancora più facili da prendere, in quanto prive di effetti collaterali, ma non voglio esserlo). Per religione intendo la fede in una teoria “alternativa”, omeopatica o altro, ma non scientifica. non certo la religione cristiana. La domanda sulla chirurgia non era polemica: volevo salo capire se la frase è uscita così, magari perché era notte, o se vuoi realmente distinguere progressi chirurgici da eventuali altri progressi medici, perché così mi è parso di capire. 

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  • 4 Maggio 2012 in 12:29
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    sempre @ Sebastiano
    Non ho la minima idea se la cannabis possa curare la sclerosi. Può essere, è una sostanza che viene assorbita dal corpo e che, di sicuro, qualche effetto lo ha. Se vogliamo considerala come un prodotto farmacologico, è un farmaco del tutto tradizionale e conforme alla medicina “ufficiale”, di certo non omeopatico. Peraltro la regione Puglia lo sta sperimentando, come dice l’articolo da te linkato. Sperimentazione tanto più apprezzabile se si pensa che questa sostanza non è percepita “bene” ed è illegale.La cannabis è, superficialmente, oggetto di grandi discussioni, perché considerata da molti una droga e da molti altri no. Credo che iIl modo in cui la assumi, e la finalità per cui la assumi, come per qualsiasi sostanza, ne possa mutare notevolmente gli effetti. Se funzionasse (e vedremo presto i risultati della sperimentazione in Puglia) potrebbe diventare un business anche per le multinazionali del farmaco. ma io delle multinazionali diffido un po’, credo di più alla ricerca fatta alla luce del sole (dati chiari, verificabili e ripetibili). 

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  • 5 Maggio 2012 in 15:19
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    @Paolopez
    La mia religione è basata sul primato della vita e sulla radicale onestà intellettuale (ma non sempre ci riesco per i miei limiti). Con riferimento all’articolo citato nel mio precedente intervento, se per la medicina ufficiale quello è solo “un caso su enne”, per cui non merita l’attribuzione dell’altisonante status di “statisticamente significativo”, per me è invece UN ESSERE UMANO che ha raggiunto faticosamente e nella sofferenza una qualità di VITA maggiore di quella che la farmacologia di sintesi non è stata in grado di fornire (quest’ultima nei suoi limiti, nel caso specifico, e se me lo concedi nella sua cecità interessata e ingerenza!!!)… perché, a prescindere che sia in grado o meno di curare la SM, tra bere una tisana e avere della “benzina” nel sangue di differenza ne corre, a parità di effetti ottenuti! Qualcuno un tempo disse (citando a memoria): “La cosa più difficile è chiedere a qualcuno di accettare la realtà dei fatti per quella che è!”… e più passa il tempo e più mi rendo conto che fondamentalmente è una questione di soldi e interessi personali umani, travisando la realtà a proprio uso e consumo e nascondendosi dietro a un dito! Ma anche i latini recitavano che “contra factum non valet argumentum”.
     
    Ti sei mai domandato cosa è stata la canapa per l’uomo da quando abbiamo risultanze scritte della sua esistenza  fino a prima della comparsa di persone come J.P. Morgan, J.D. Rockefeller e simili o di società come la DuPont a cavallo tra il 1800 e il 1900? Io l’ho scoperto per caso e sono rimasto sconcertato… da quel momento ho iniziato a mutare le mie riserve verso un sentimento di odio (fatto di alti e bassi), non per la medicina ufficiale intesa come ricerca e passione in sé o nei confronti delle singole persone che con i mezzi a disposizione fanno quello che possono, ma per i suoi discutibilissimi metodi, tradendo così la mia FIDUCIA!!! E’ diventata una questione di soldi!
    Premesso ciò e tutto quanto riportato negli interventi precedenti, non potrò mai ammettere a priori che la medicina omeopatica o meglio e più in generale quella alternativa sia solo “acqua di mare”, perché davanti a casi umani (persone anche a me vicine) che hanno potuto riscoprire una qualità di VITA migliore rispetto a quella “venduta” dai farmaci ufficiali, io mi piegherò davanti ai FATTI, semplicemente accettandoli! Non dovrò vivere così nel disagio intellettuale e il primato della VITA avrà ancora una volta trionfato! E non ditemi che è per pigrizia perché sono FATTI! Per me la VITA vale molto di più delle risultanze statistiche! E non ditemi per favore che per me la medicina ufficiale allora è tutta sbagliata perché scoppio a ridere!
     
    Invitandoti cordialmente a leggere quanto riportato al seguente
    http://it.wikipedia.org/wiki/Endocannabinoidi
     
    ti riporto la seguente che trovi alla fine del titolo “Ruolo fisiopatologico degli endocannabinoidi”:
     
    “Una menzione particolare merita, per concludere, il ruolo del sistema cannabinoide nella regolazione dei processi di proliferazione cellulare che sono alla base della crescita dei tumori”.
    La canapa non si può brevettare… E quando sento dire che la canapa è pericolosa penso ai personaggi sopra citati, ridendo amaramente, e mi dico che sono riusciti nel loro intento!
     
    Questo è uno dei diversi FATTI davanti ai quali ho tramutato le mie riserve verso una forma di repulsione/odio per il metodo ufficiale ATTUALE, in diverse fattispecie particolari! E ripeto ATTUALE: quando cambierà e se cambierà anch’io cambierò! Ma poi mi sono rassegnato al fatto che in fondo “Niente di personale, sono solo affari!”. In questo modo riesco a darmi più risposte di un tempo! E’ anche vero che non pochi sono coloro ai quali interessano pochi concetti, chiari e funzionanti… e andare un po’ oltre significa “complicarsi la vita” (sentito con i miei orecchi!).
     
    Per quanto riguarda la ragione iniziale di questo forum, che quei signori abbiano provato a vendere di più per fare più soldi mettendo in giro false promesse, fa tutto parte del business: non sarebbero i primi e non saranno sicuramente gli ultimi e secondo me chi acquista ha anche le sue colpe! Se si dovessero fare le class action per tutti quei farmaci, di qualsiasi colore, che sono risultati inefficaci (e tossici, ritirati dal mercato) avremmo da discutere per tanto tempo! E sarebbe colpa grave, secondo me, per quei farmaci UFFICIALI!
     
     
     
     

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  • 9 Maggio 2012 in 12:06
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    La posizione di Sebastiano è illuminante su come viene affrontato spesso l’argomento “omeopatia” o in generale qualsiasi tema scientifico. È giusto partire dai fatti ma la loro interpretazione richiede un metodo preciso. Chiedo il permesso di usare una storiella per chiarire l’idea.
     
    Uno scarafaggio era addestrato a saltare quando gli si diceva “salta”, avanzando di 10 cm. Togliendogli una zampetta (3 zampe su un lato, 2 sull’altro), saltava di 8 cm e storto. Pareggiando togliendo una seconda zampa (2 per lato), saltava dritto per 6 cm. Togliendo un’altra zampetta, saltava storto per 4 cm e, pareggiando (1 zampetta per lato) saltava dritto di 2 cm. Tolta l’ultima zampetta su un lato, saltava storto di 1 cm. Tolta l’ultima zampa, il “salta” urlato non produceva alcun effetto. Conclusione: senza zampe, lo scarafaggio diventa sordo.
     
    Con l’omeopatia è lo stesso, in un duplice senso.
     
    Da un lato gli effetti. È positivo che qualcuno ne abbia giovamento ma se vogliamo capire perché funziona occorre prima capire “se” e “quando” funziona. E capire “come” funziona. Solo così è possibile replicare la sua funzionalità, renderla un protocollo pratico e migliorare la vita a tutti e non a poche casualità fortunate (ammesso che ce ne siano davvero) ottenute sparando nel mucchio.
     
    Gli omeopati hanno categoricamente rifiutato ogni studio in “doppio cieco”; quelli effettuati indicano che la loro “acqua dinamizzata” non funziona più di un placebo. Mancano quindi fatti concreti per inquadrare seriamente la sua efficacia. Se qualcuno è guarito con cure omeopatiche, non è affatto dimostrato che sia guarito per merito loro o se non ci sia qualche altra faccenda di mezzo. L’effetto placebo esiste e, a differenza dell’omeopatia, è ben documentato anche se non se ne comprendono ancora la genesi e il funzionamento fisiologico. Quando si arriverà a capirlo, forse si potrebbe usarlo a fini terapeutici. Ma sarebbe comunque l’esito di uno studio serio, di un protocollo funzionante e credibile.
     
    Dall’altro lato c’è la base teorica. Nessuna delle basi dell’omeopatia è stata dimostrata in qualsiasi modo. Il fondatore Hahnemann ignorava il numero di Avogadro, che la smentisce categoricamente. Nessuno sa in cosa consista la “memoria dell’acqua” per conservare le ipotetiche tracce di un contatto con qualche sostanza. Inoltre anche qui c’è una questione di metodo: prima di vendere  rimedi basati su “acqua memorizzata” … occorrerebbe prima aver dimostrato che esiste l’acqua memorizzata. Sarebbe come vendere un’automobile a propulsione berilliosolfotronica prima ancora di avere capito cosa sia un motore berilliosolfotronico.
     
    Tornando alle considerazioni di Sebastiano, toccano un punto molto bello: l’uomo e la sua unicità e dignità, la sua natura non solamente fisiologica ma fatta di pensiero, sensibilità, creatività, affetti. Cartesio puntava su “essere cogitante” per avere la coscienza di esistere; altri vedono l’anima come scintilla che lo distingue dagli altri essere del pianeta. Proprio per questo occorre il massimo rispetto per quelle questioni “fisiologiche” di cui è giusto occuparsi per favorire lo spazio delle altre dimensioni della natura umana. Senza contare che lo stesso occuparsi del benessere fisico di un’altra persona è un gesto che in sé va oltre la fisicità.
     
    Proprio qui sta la più grande contraddizione dei venditori di fuffa: non potendo contare su basi consistenti, giustificano il loro “lavoro” come una iniziativa eticamente corretta (contro la speculazione di “big pharma”, per la liberazione dai poteri forti, etc.) su cui in realtà si guadagna profumatamente e senza alcun controllo. Portando dalla loro parte persone generose come Sebastiano.

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  • 9 Maggio 2012 in 22:09
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    [Gli omeopati hanno categoricamente rifiutato ogni studio in “doppio cieco”; ] E’ falso, caro Skeptic: ne abbiamo ormai a centinaia e, aggiungo per chi è meno ignorante di Te in Farmacologia, randomizzati.

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  • 10 Maggio 2012 in 07:13
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    @Aldo Grano
    Se potessi darci un riferimento per vedere alcuni di questi studi, come il link, il titolo e la data della rivista su sui sono stati pubblicati, i dati per trovarli su PubMed, possiamo renedercene conto meglio. Grazie

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  • 10 Maggio 2012 in 09:21
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    @Aldo Grano “Caro Claudio, come Te, quando si portano lavori clinici a chi ha deciso di non credere all’ Omeopatia, queste persone tornano ai ragionamenti più facili e comodi, abbandonando la Scienza, che è faticosa, scomoda e raramente Ti fornisce, tramite l’ applauso di tutti, quel consenso che le fatiche degli Scienziati meriterebbero”
    Guarda che non ho detto che comincerò a “credere” all’omeopatia, così come non “credo” in nulla, ma decido di fidarmi in base alle informazioni che ho. Ti ho solo promesso che avrei approfondito riguardo al link che mi hai mandato, ma intanto le prime notizie (soprattutto per i lavori di P. Bellavite) che ho trovato continuano a non essere positive verso l’omeopatia.
    Ci metto un po’ perché la medicina non è proprio il mio campo e devo farmi dare una mano da chi è più competente. Ma il mio campo di lavoro mi permette di dire che non capisco come una soluzione diluita 20 volte possa contenere una sola molecola attiva, e di dubitare che l’acqua possa distinguere tra lo scuotimento effettuato dall’omeopata o dal macchinario e da qualsiasi altro scuotimento ricevuto prima (tubature, bottiglie, boccette in cui è stata).
    E comunque non giudico le persone tout court, posso essere in accordo su qualcosa e in totale disaccordo su altre.
    Ho detto di essere daccordo con alcuni tuoi ragionamenti, soprattutto sul fare attenzione a non incorrere nei “luoghi comuni trasversali” degli schieramenti pro e contro qualcosa, sui conti in tasca ai medicinali, e sul fatto che l’aumento dei tumori non sia dovuto solo all’aumentata longevità (ovviamente, ci sono anche alcuni inquinanti  e stili di vita, sedentarietà e abuso nel consumo di carne e altri cibi).
    PS: non ho ancora capito se credi veramente in tutti i tuoi commenti o se ti diverti a punzecchiare i lettori per fare esercitare il loro spirito critico. 🙂
    @Sebastiano. Mi pare di capire che sei una persona in buona fede e che crede a quello che scrive. Attento a non estremizzare tutto. Gli studi sui cannabinoidi esistono, come esistono i loro effetti positivi per alcune patologie. Ma attenzione a non fidarti *ciecamente* delle tue fonti, che presumo di conoscere perché si tratta probabilmente di un noto documentario che mescola verità a mezze verità ed esagerazioni. Considera che se una pianta nasconde un principio attivo efficace per qualcosa, qualcuno troverà il modo di farci i soldi: non puoi brevettare la pianta, ma puoi brevettare la procedura per sintetizzare i principi attivi a partire da essa. E’ vero che ci sono anche motivi ideologici che bloccano alcuni tipi di ricerche.
    Ti consiglio un libro serissimo come basi ma sorprendente, che sono sicuro ti potrà interessare: “Elefanti in acido e altri bizzarri esperimenti” di Alex Boese, in cui si parla anche della sperimentazione di sostanze più “pesanti” dei cannabinoidi. Alcuni di quegli esperimenti sono stati ripresi recentemente, scontrandosi anche con grossi scogli ideologici.
    @Paolopez: vedo che tu sei più competente di me in materia, ti giro il link di Aldo Grano così potrai cominciare a fargli le pulci anche tu. http://www.farmacovigilanza.org/fitovigilanza/efficacia/1106-01.asp

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  • 10 Maggio 2012 in 13:37
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    Aldoooo . Ma perche continui ad evitare il premio da un milione di dollari di James Randi. se c’e’ la molecola c’e’ il milione . facile no?L’effetto e’ superiore al placebo?et voila un milione di dollari. riesci ha distinguere due prodotti omoepatici?a ridaie, un milione di dollari . insomma Aldo fanno cosi’ schifo ? e noi scettici ci cospargeremo il capo di cenere…………

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  • 10 Maggio 2012 in 13:38
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    @Paolo Pez: comincia pure da questo:
    http://www.siomi.it/apps/pubblicazioni.php?id=1096

    Caro Paolo, mi piacerebbe conoscere anche il Tuo Titolo di Studio. Come ho già detto in un precedente thread sull’ Omeopatia, io quasi tutte le settimane mando un link o un articolo intero all’ indirizzo apposito del CICAP, omeopatia@cicap.org. Mai avuto segni di vita. Il Dottore, mio compaesano (entrambi nati a Catania, che ha partorito anche il dottore Francesco D’ Alpa) Salvo Di Grazia, detto WeWee, mi ha anche scritto che con me non ci vuole parlar più quindi a lui non ne mando più la copia per conoscenza, altrimenti mi potrebbe accusare di stalking.

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  • 10 Maggio 2012 in 18:56
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    @claudio
    grazie, ma non sono particolarmente competente in materia, come potrai notare ontinuando a leggere. Comunque ho già guardato il link e, nei limiti del possibile, cercherò di approfondire.
    @aldo grano
    Grazie, gaurderò questo link ed anche il precedente, che mi era sfuggito.
    Io sono ingegnere, e non mi interessavo particolarmente di medicine alternative o altro, fino ad un paio di anni fa, quando ho iniziato ad accorgermi che, attorno a me, aumentava in modo preoccupante il numero di persone che credevano a tutto, purchè “strano”: dall’omeopatia alle scie chimiche, dai campi di energia alle ecosfere per lavatrice, dalla medicina olistica a quella naturale, dalla camera Kirlian agli alieni fra di noi, dallo scaldabagno nucleare di Andrea Rossi alla terapia verbale. Ne faccio un calderone unico perchè la mia esperienza mi dice che chi crede fermamente in una di queste teorie, crede, in generale, a tutto. Sia le persone con cui parlo, sia quelle di cui leggo. E’ una forma mentale. Quando, i primi tempi, replicai debolmente e con poca cognizione di causa, convinto di essere zittito in breve (mi ricordavo vagamente i principi dell’omeopatia, ne avevo letto almeno 30 anni prima) scoprii che i miei interlocutori non ne sapevano nulla: io ero molto più informato (ricordi di 30 anni prima!) la loro superficialità era, a mio parere, gigantesca. Di chi la colpa? Certamente della scuola, che non dà una impronta scientifica; certamente di Internet, che fornisce informazioni di 1000 tipi, non verificabili; certamente del difficile momento che ci porta ad un qualunquismo generalizzato e comprensibile. Ma così non andiamo a finire da nessuna parte: per cui ho deciso di dedicare un po’ di tempo per provare a convincere qualcuno. Devo dire che dai tuoi post tu sembreresti un po’ l’eccezione che conferma la regola: a qualcosa non ci credi, ed hai pure il senso dell’umorismo, dote non comune fra gli “alternativi”! Sulla polemica con Skeptic, credo che il problema vada posto diversamente: al di là di quanti rifiutino le prove in doppio cieco, quelle che sono state fatte (fatte bene, secondo le regole) che esito hanno dato? Adesso guardo i link. Buona serata a tutti.

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  • 10 Maggio 2012 in 21:20
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    E’ falso, caro Skeptic: ne abbiamo ormai a centinaia e, aggiungo per chi è meno ignorante di Te in Farmacologia, randomizzati.
     
    E tutti pubblicati su riviste di omeopatia e medicine alternative. Sarebbe bello vedere un articolo pubblicato su una rivista seria e imparziale, chessò come Lancet, Nature, Science

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  • 12 Maggio 2012 in 17:51
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    Buongiorno, ho esaminato l’articolo suggeritomi da Aldo Grano in un post di poco precedente a questo (quello sul sito della SIOMI).
     
    E’ uno studio intitolato:
     
    An Exploratory Study on Scientific Investigations in Homeopathy Using Medical Analyzer
     
    Gli autori sono:
     
    Nirupama Mishra, MD(Homoeo),(1) K. Charan Muraleedharan, MD(Homoeo),(1) Akalpita Sriniwas Paranjpe, PhD,(2) Devendra Kumar Munta, MD(Homoeo),1 Hari Singh, BSc(Hon), DHMS,(3) and Chaturbhuja Nayak, MD(Homoeo)(3)
     
    (1) Regional Research Institute for Homoeopathy, CCRH, Mumbai, India.
    (2) Bhabha Atomic Research Centre, Mumbai, India.
    (3) Central Council for Research in Homoeopathy, New Delhi, India.
     
    Sul sito SIOMI c’è solo l’abstract che riporta risultati sensazionali. Ma l’articolo, che è stato pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine,  lo ho trovato qui, scaricabile liberamente.
     
    http://xa.yimg.com/kq/groups/23050848/742960570/name/7-BMI-164.pdf
     
     
    Se volete seguire bene, scaricatelo anche voi, stampatelo  e guardatelo con attenzione.
     
    Gli autori sono indiani e che, oltre a specifici istituti indiani per lo studio dell’omeopatia è coinvolto  il Bhabha Atomic Research Centre, Mumbai: si tratta di un istituto, opeante da parecchi decenni, che oltre ad applicarsi per l’utilizzo civile dell’energia nucleare (centrali elettronucleari), ha sviluppato altre branche di ricerca scientifica. Per maggiori notizie potete trovate facilmente il sito del centro con Gogle.
     
    Il lavoro vuole verificare se alcuni prodotti omeopatici possano influenzare i parametri HRV e BFV che sono, rispettivamente la variabilità della frequenza cardiaca e la variabilità del flusso sanguigno.
    La misura viene effettuata mediante il “Medical Analazyer”, un apparecchio ideato dal Bhabha Atomic Centre. Il concetto è abbastanza complesso, non si misura la frequenza cardiaca ma si studiano le modalità secondo cui tale frequenza cambia nel tempo (cioè le pulsazioni accelerano o rallentano). Per ulteriori notizie si può vedere
    http://www.elemaya.com/XHeartvar.htm
     
    In pratica l’apparecchio, dopo una misura che dura alcuni minuti, effettua la trasformata di Fourier e fornisce lo spettro dell’HRV, tale spettro è caratterizzato da alcuni picchi che varierebbero significativamente, raddoppiando o dimezzando la propria ampiezza, a seguito della assunzione dei prodotti omeopatici. Analogamente per il BFV. Molto complicato, lo ho riassunto in maniera inadeguata, ma comunque, ma andiamo avanti.
     
    L’idea di misurare questi valori nasce da un precedente lavoro che diede risultati significativi, (pag. 531, colonna sx, 2° paragrafo) che però “could not be reproduced” (cioè quando è stato ripetuto non ha dato più alcun risultato).
     
    Lo studio  dice che le prove sono state effettuate in cieco, contrariamente allo standard che richiedeva il doppio cieco (pag. 534, colonna sx,  3° paragrafo). Ciò significa che il medico sapeva se stava somministrando placebo o prodotto omeopatico. I 77 volontari per la sperimentazione  sono stati scelti fra studenti ed interni del Chandaben Homoeopathic Medical College di Mumbai (vedi pag. 532, colonna sx, riga 8).
     
    Si sono seguiti 2 protocolli.
     
    Il primo, specifico per l’Aconitum Napellus, ha visto 27 volontari trattati con il placebo il 1° giorno, con l’aconite 6C il secondo giorno, con l’Aconite 30 C il terzo e così via per diluizioni sempre maggiori fino al 6° giorno.
    Il secondo protocollo appare un po’ insolito: 50 volontari trattati tutti il 1° giorno con il palcebo, ed il 2° giorno con uno qualunque degli altri omeopatici. Per intenderci, il 2° giorno 5 volontari sono stati trattati con Arsenicum Album 200, altri 5 con Gelsemium 1M, ecc. Mi sono chiesto che senso abbia? Nessuno, a meno che non si ritenga  che tutti i prodotti siano equivalenti fra di loro (noi scettici ne siamo convinti, trattandosi di acqua pura, ma gli omeopati non dovrebbero pensarlo!) In realtà un senso ce l’ha, eccome, lo vedremo fra poco.
     
    Il primo esperimento (tabella 1 a pag. 533) non dà alcun risultato rilevante: l’effetto dell’Aconite è quasi sempre analogo a quello del placebo, solo in 2 casi (Aconite 30C per l’HRV e Aconite 1M per il BFV vi è una certa differenza . Questa differenza non mi sembra affatto significativo, soprattutto considerado il campione ridotto. Su un campione di sole 27 persone ciascun risultato della singola persona pesa parecchio, questo significa che se esamino il 28° volontario, ottenendo un risultato o positivo o negativo, il valore percentuale dei risultati  necessariamente dovrà aumentare o diminuire di circa il 2% (provare per credere). E’ evidente che il campione è troppo basso.
     
    Il secondo esperimento è riportato in tabella 2, pag. 533. Il placebo, su 50 persone, dà un risultato positivo (cioè i parametri in esame variano significativamente) nel 34% dei casi (17 casi su 50).
    Dopodichè iniziamo a vedere qualcosa di interessante: i campioni successivi, in genere riferiti a 5 soggetti, ma in certi casi 4, 6 o 10, sono evidentemente molto ballerini come percentuale. Lo credo bene, su 5 soggetti ciascuno pesa il 20%! Consideriamo l’Arsenicum album 200C: 2 casi positivi su 5, pari al 40%. Esaminando un 6° paziente potrei ottenere un  risultato positivo (3 su 6, pari al 50%) o negativo (2 su 6, pari al 33%). E’ inevitabile che sia così, è evidente che il campione è assolutamente inadeguato! I risultati possono essere anche notevolmente al di fuori della media che si otterrebbe con un campione adeguato. Colpo di scena finale: gli autori dello studio, approfittando della variabilità dei risultati, selezionano arbitrariamente  i prodotti che hanno restituito i migliori risultati: Sulphur 200C, Sulphur 1M, Gelsemium 200C e Pulsatilla 200C, con rispettivamente 7, 2, 3, 3 esiti positivi, sommano gli esiti positivi (15 in totale), li dividono per 24 (i soli volontari ai quali hanno somministrato i relativi 4 prodotti) ed ottengono un trionfale 62,5%! Peccato che se la stessa operazione la fai per i prodotti esclusi ottieni invece soltanto 33%. Curioso anche che i risultati migliori si ottengano su un campione difforme da quello medio di 5 soggetti esaminati, ma questo se lo può guardare ciascuno sulla tabella 2 e farsi le idee che crede, io la mia idea ce l’ho ma non ve la dico. Non contenti di questo gli autori riportano addirittura nell’abstract che il risultato vede il 62,5% di successo dei 4 omeopatici contro un  limitatissimo 16,6% del placebo! Ma come, il placebo non era pari al 34%, come riportato in tabella 2? Ma dai, non formalizziamoci, un banale errore di trascrizione, può succedere a tutti. (a proposito di errori, anche la percentuale del Phosphorus 200C per il BFV in tabella 2 è sbagliata: è scritto 40% ma vale solo 33%).
    Tutti i siti omeopatici riportano trionfalmente l’abstract (ma non l’articolo), ed  il gioco è fatto: l’omeopatia funziona, vince per 62,5 a 16,6 ,  ormai è indiscutibile.
     
    Altro che studio in doppio cieco! Un volgarissimo gioco di numeri, indegno di essere riportato su qualsiasi rivista scientifica (ed infatti è pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine). Non so immaginare come siano stati effettuati, dal personale al 100% omeopata,  gli esperimenti sul campione composto al 100% da studenti o dipendenti della clinica omeopatica.
    Aldo Grano, voglio credere che tu questo link me lo abbia segnalato in buona fede: ammettilo, ti hanno fregato alla grande. Ma considerato che sei un Farmacista e prescrittore di Farmaci Omeopatici, questi incidenti non ti dovrebbero accadere, altrimenti rischi di perdere la fiducia dei tuoi clienti, non credi?.
    Bene, i 100 studi in doppio cieco che hai segnalato sono diventati 99. Appena posso analizzo l’altro link, a presto!
     

    Risposta
  • 13 Maggio 2012 in 16:24
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    Caro Paolo, innanzitutto meriti il riconoscimento di aver accettato di far fatica e di studiare un lavoro scientifico sull’ Omeopatia, ovvero hai messo in secondo piano i Tuoi pregiudizi di base sforzandoTi di trovare nel lavoro le “crepe” e di discuterne. Lasciami ora il tempo di replicarTi, cercherò di farlo punto per punto, come si usa in tutte le discussioni scientifiche. Forse ci vorranno un paio di giorni, considerando i miei impegni e la mia velocità. Cominciamo comunque da due appunti facili, che saltano subito all’ occhio:
    1) “L’idea di misurare questi valori nasce da un precedente lavoro che diede risultati significativi, (pag. 531, colonna sx, 2° paragrafo) che però “could not be reproduced” (cioè quando è stato ripetuto non ha dato più alcun risultato).”
    No: in questa descrizione preliminare gli Autori fanno la Storia dei tentativi di misurare parametri fisici rapportabili all’ assunzione di prodotti Omeopatici, i lavori 2 e 3 (quest’ ultimo è il famoso lavoro del 1988 di Benveniste pubblicato su Nature, quello che vi manda in brodo di giuggiole), dicendo che non si è riusciti a riprodurli (these è plurale, non singolare). Il lavoro da cui vogliono partire è il n. 9, che già misurò significative differenze nella HRV e nella BFV, ampliandone il campione e usando un protocollo migliore.
    2)”Lo studio  dice che le prove sono state effettuate in cieco, contrariamente allo standard che richiedeva il doppio cieco (pag. 534, colonna sx,  3° paragrafo). Ciò significa che il medico sapeva se stava somministrando placebo o prodotto omeopatico. I 77 volontari per la sperimentazione  sono stati scelti fra studenti ed interni del Chandaben Homoeopathic Medical College di Mumbai (vedi pag. 532, colonna sx, riga 8).
    Difatti, come spiegano gli Autori, questo studio non serve a mettere a confronto due Farmaci o un farmaco contro Placebo, serve a vedere se vi sono differenze significative in HRV e BFV misurate dopo assunzione di diversi Farmaci Omeopatici a diverse diluizioni e Placebo, ovvero serve da base per futuri studi in doppio cieco. Negli studi in doppio cieco la “cecità” sia del Medico che del Paziente è necessaria perché la risposta al Farmaco si conosce. Qui non conosciamo in che direzione possono variare i parametri misurati, non c’è aspettativa di risultato da parte dei Pazienti, quindi basta la loro cecità. Il Medico stesso non ha aspettative, deve vedere se il parametro è misurabile e se varia da diluizione a diluizione, da Farmaco a farmaco e se sono significative rispetto al Placebo. In base a questi risultati organizzerà poi un lavoro più serio in doppio cieco.
    3)”Non contenti di questo gli autori riportano addirittura nell’abstract che il risultato vede il 62,5% di successo dei 4 omeopatici contro un  limitatissimo 16,6% del placebo! Ma come, il placebo non era pari al 34%, come riportato in tabella 2? Ma dai, non formalizziamoci, un banale errore di trascrizione, può succedere a tutti.”
    NO: ”
    In this study the overall placebo response has been little higher, which needs further attention. Probably anxiety response has got combined with that of placebo. It is therefore necessary that placebo response is recorded on 2 consecutive days. Response of the first day may be classified as anxiety and that of the second day as placebo. Since averaging is a well known process for elimination of noise, it will be interesting to see whether 5 observations in place of 3 lead to lower placebo response. ”

    Chiedo scusa, ma questo copia/incolla mi è venuto involontariamente di dimensioni più grosse. E così pure il seguito.
    Caro Paolo, considerata la Tua aggressività trionfalistica, sia verso gli Autori che gli Omeopati, e il Tuo paternalistico darmi dell’ allocco in buona fede nei miei confronti,non potresti partire con minor superficialità e più attenzione?

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 13:36
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    Scusandomi per il ritardo, comincio a esaminare la Tua critica, caro Paolo. Se non ho capito male, comincia qui il ragionamento col quale boccieresti tutto lo studio:
    “Il secondo esperimento è riportato in tabella 2, pag. 533. Il placebo, su 50 persone, dà un risultato positivo (cioè i parametri in esame variano significativamente) nel 34% dei casi (17 casi su 50).” Non è esatto: il placebo dà questo risultato per quanto riguarda il primo parametro esaminato, l’ HRV, mentre per il secondo parametro, la BFV, dà un risultasto positivo per il 22% soltanto (11 soggetti su 50). Invito Te e le persone realmente interessate allo studio di questo lavoro a leggere, a pag.354, al terzo capoverso ” As described in…” le spiegazioni degli Autori sul perchè il parametro BFV è più stabile e perché il Placebo influenza maggiormente l’ HRV.

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 15:25
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    I dati sono stati così raccolti: il Protocollo 1 è stato dedicato specificamente al Farmaco Omeopatico Aconitum Napellus, a 5 diluizioni diverse. 27 volontari sono stati esaminati il primo giorno somministrando placebo e nei giorni successivi somministrando ogni giorno una diluizione diversa di Aconitum. Da notare che questi 27 volontari e gli altri 50 del 2° Protocollo erano stati sottoposti a esami clinici in precedenza, per controllare che i parametri da studiare, HRV e BFV, non fossero alterati costituzionalmente e non soffrissero di patologie in corso atte a modificarli temporaneamente (vedi pag. 532, Mat. and Meth.) I medici sapevano cosa davano loro ogni giorno, i volontari non sapevano cosa assumevano.
    Il Protocollo 2 ha visto 50 volontari, cui è stato dato il 1 giorno Placebo a tutti e il secondo, dopo essere stati suddivisi in 9 gruppi, è stato dato un Farmaco Omeopatico. Esattamente 5 farmaci diversi a 9 diluizioni diverse. Le Tabelle 1 e 2 sono TABELLE RIASSUNTIVE. Negli studi clinici è in uso la tabella riassuntiva per guidare i lettori e i revisori ad una prima lettura. E’ evidente che, se si volesse consentire a tutti la critica completa e documentata del lavoro, bisognerebbe pubblicare, in questo caso, qualcosa come 285 tracciati del MAS e, magari, quelli ripetuti perché il primo è stato disturbato da un evento imprevisto (colpi di tosse, caduta di un oggetto, ecc.). Anche un semplice caso clinico, basato su un tracciato ECG, richiederebbe la pubblicazione dell’ intero tracciato. Questo non è possibile e spero che Tu non voglia far finta di non capire che non è un modo di comportarsi tipico degli Omeopati per non farsi indagare: bisogna tenere in archivio tutti i tracciati e i dati così come raccolti per un tempo congruo per consentire le critiche e un riesame, se venisse il dubbio a qualcuno che gli Autori abbiano falsificato i dati o, semplicemente, se si volessero dei chiarimenti.
    PAG.2

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 16:10
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    Le Tabelle riassuntive 1 e 2 pubblicano numericamente le variazioni che poi sono state ritenute significative (dopo esami dei tracciati) dagli Autori per entrare in statistica. Ad esempio, su 27 volontari del 1° Protocollo cui è stato dato il Placebo il 1° giorno, dalla tab. 1 emerge che 12 hanno avuto una variazione significativa nell’ HRV e 7 solo nella BFV (Ti ricordo che vengono misurate  contempora- neamente perché l’ apparecchio può registrare un tracciato  ECG ed elaborare una pletismografia impedenziometrica). Tu osservi, giustamente, che 2 risposte positive in BFV su 6 esaminati per Phosphorus 200 CH sono il 33,3% e non il 40%. Io osservo che, sommando gli esaminati di questo 2° Protocollo per i Farmaci Omeopatici si ottiene 51 anziché 50. Mi sembra probabile che sia stato trascritto 6 esaminati mentre il gruppo era di 5. Difatti, più sotto, sempre per il Phosphorus, ma alla diluizione 1M, per la BFV 2 su 6 risposte è calcolata esattamente, 33,3%.
    Ma il peso di queste risposte positive non può essere considerato uguale: i tracciati dovrebbero essere tutti uguali, cosa impossibile anche sullo stesso soggetto. Una indicazione importante viene data a pag. 532 (In the post intervention analysis…) su come gli Autori hanno considerato i dati. Viene poi assegnato un “peso” ai singoli tracciati e viene poi elaborata una statistica. Nella figura 2 si vedono a confronto due tracciati, uno per l’ HRV, l’ altro per la BFV, dove la differenza tra prima e dopo l’ assunzione di Sulphur 1M salta all’ occhio. Ma sicuramente non in tutti i tracciati è così. Ritengo che per quanto riguarda la misurazione dell’ HRV e della BFV vi sia uno standard internazionale, in quanto che si tratta di parametri usati sia in Medicina analitica, sia in Medicina Legale (almeno una volta erano usati anche nella Macchina della Verità, il Poligrafo di Lafayette) sia, soprattutto, in ricerca scientifica. Ritengo che la discrepanza tra quanto riportato nell’ Abstract (sia per il 16, 6% della risposta al Placebo sia per il 62,5% della risposta a 4 Farmaci Omeopatici) che Tu evidenzi a dimostrazione della “cialtronaggine” degli Autori, sia dovuta a questo: è una elaborazione statistica, abbiamo a che fare con dei tracciati che danno una media nel tempo, non con Parametri di facile e immediata misurabilità, come la temperatura corporea o la frequenza cardiaca. Nella fig.3 Abbiamo due curve di risposta riguardo all’ Aconitum 30 CH e 1M, del 1° protocollo, per l’ HRV e la BFV rispettivamente. Il picco è simile alla percentuale riportata in tabella 1, ma il tracciato rileva una diversità tra i circa 15 soggetti che hanno dato una risposta. Non sono esperto in questo tipo di statistica, ma mi sembra che non lo sia neanche Tu. Sai però che si può scrivere, tramite la Rivista, agli Autori per chiedere chiarimenti.
    PAG. 3

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 16:44
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    Significatività e ripetibilità dei dati. Se mi dici che il campione non è sufficiente Ti rispondo grazie al carro! E’ una mia battutaccia, ma rischiamo entrambi di innervosirci dopo tanto tempo passato a leggere e, se qualcuno ha avuto il coraggio di leggerci con attenzione, idem. Quindi non Te ne avere a male, è una battuta tra studenti. Devi sapere che ogni lavoro che esplora un campo nuovo in Medicina, per ottenere consensus deve essere ripetuto da diverse equipes worldwide e produrre risultati quasi sovrapponibili. Anche studi policentrici internazionali, che durano un paio d’ anni e coinvolgono alcune migliaia di pazienti, su un farmaco nuovo, riportano nelle discussione finale che i dati necessitano di maggiori studi. Quando senti che un farmco usato per anni viene ritirato dal commercio perché ha effetti collaterali inaccettabili (tipico esempio il Nimesulide, sottoposto a ricetta Medica non ripetibile dopo anni e ora, dopo pochi altri anni, già ritirato in alcuni stati e sottoposto a riesame dall’ EMEA) vuol dire che ha ottenuto abbastanza consensus in fase di preclinica e sperimentazione clinica, ha superato i severi protocolli della FDA e dell’ EMEA per essere commercializzato, ma poi, distribuito a una larga popolazione, ha rivelato di essere troppo dannoso.   Come mai fin dall’ inizio il Nimesulide non ha avuto oppositori, e, quindi, se non proprio consensus, non ha avuto “dissensus” ? Perché  appartiene a una categoria di farmaci che ha sempre dato buoni risultati nella terapia del dolore, con effetti collaterali accettabili. Non aveva (e non ha, se non in qualche nemico per fede della Medicina Allopatica)  nemici. Per l’ Omeopatia si è già creato, invece,  un network di Medici e Ricercatori contrari per principio, per cui ogni lavoro che sembri dimostrare l’ efficacia di un Farmaco Omeopatico trova pronta risposta con un contro lavoro. Quindi se qualcuno vorrà affermare che non ha consensus potrà sempre farlo: negli USA è sdoganata dal 1938 ma, come dimostra questo thread, qualcuno che spera di eliminarla dalla faccia della Terra salta sempre fuori. Detto questo, cosa dimostra, invece, in sostanza, questo lavoro? Questo lavoro conferma che i 4 farmaci Omeopatici già esaminati da Jindal et alt. (lavoro 9)  possono modificare due importanti parametri clinici dopo l’ assunzione, più del Placebo e con risposte diverse a seconda della diluizione. Forse per la I volta (non ricordo altri lavori sull’ Aconitum)  riporta dati che confermano anche per due diverse diluizioni di Aconitum un comportamento simile. Sono dati che meritano attenzione e sforzi di approfondimento: se le diluizioni utilizzate non contengono alcunché,  come è possibile? Gli Autori pretendono  di dimostrare che esiste la possibilità di misurare effetti fisici dell’ assunzione di Farmaci Omeopatici. Stanno percorrendo, in tanti in tutto il Mondo, una strada. E nota bene che lo fanno per accontentare quelli come Te, Paolo, perché sono sensibili, secondo me troppo, alle critiche. Sarebbe meglio che continuassero nella sperimentazione clinico-terapeutica.
    PAG. 4

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 16:51
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    I lavori pro omeopatia arrivano sulle riviste scientifiche accreditate?
    No.

    Il resto sono chiacchiere di chi non riesce proprio a capire cosa sia la scienza e come funzioni. 

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 17:04
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    @ Aldo Grano

    Non c’è nessuna fretta, rispondi con calma. Alla fine conto di replicare anche io.

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 17:10
    Permalink

    Ti invio un link di un lavoro recente. Su un farmaco Allopatico. A proposito della Tua critica sul trionfalismo che noi Omeopati adottiamo di fronte a studi a noi favorevoli: come (spero) Tu potrai vedere è normale in Medicina lanciare un nuovo farmaco (in questo caso Farmaco vecchio, che ha già dimostrato di avere proprietà antiinfiammatorie, e di migliorare i sintomi dell’ artrite reumatoide, ma in nuove modalità di somministrazione) con un certo trionfalismo, di fronte a risultati visibilmente non eclatanti e a risultati sorprendetemente validi anche da parte del Placebo. Ti prego di leggerlo con lo stesso spirito critico con il quale osserveresti il lavoro se, al posto di Prednisone a dosi farmacologiche, fosse stata somministrata Arnica Montana alla 200 CH (ho una  amica che combatte la sua Artrite Reumatoide utilizzandola, anche a diluizioni maggiori e per iniezione. Usa anche i farmaci normali, che sono costosissimi, ma li ha calati molto grazie all’ Arnica a diluizioni alte Omeopatiche. Del resto l’ Artrite Reumatoide è una brutta bestie per tutte le Medicine e tutti i guaritori.)
    http://www.ilfarmacistaonline.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=8812&&cat_1=5&&cat_2=0&&tipo=articolo

    E con l’ occasione ringrazio Query per lo spazio che mi ha accordato, scusandomi per averne approfittato.

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 17:18
    Permalink

    @hofmann
    “I lavori pro omeopatia arrivano sulle riviste scientifiche accreditate?”
    Ma accreditate da chi? Dagli stessi che non vogliono sentir parlare di protocolli diversi da quelli finanziati dalle SPA delle aziende farmaceutiche (che hanno di fatto in mano la ricerca scientifica mondiale e la conseguente informazione)? Tu sei proprio sicuro che i signori che siedono attorno al tavolo di amministrazione di tali “riviste accreditate” non presentino anche “velati” conflitti di interesse con le SPA di cui prima?
    Se è si, allora buon per te! E’ una fortuna oggigiorno avere dei punti certi.

    Risposta
  • 15 Maggio 2012 in 20:08
    Permalink

    Sì, sì, Aldo Grano, c’è una congiura mondiale, un complotto di tutti i maggiori scienziati del mondo che non vogliono far arrivare i mirabolanti risultati dell’omeopatia sulle principali riviste scientifiche. Sì, stai tranquillo è così.
    E’ palese. E’ credibile. E’ evidente. E’ provato.

    Stai tranquillo, è così, ne siamo tutti convinti. Tranquillo, va tutto bene.

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 00:00
    Permalink

    Il complotto c’è Hofmann, ma Tu ne sei vittima: Elsevier, la I Casa Mondiale Editrice di Riviste Scientifiche, è l’ Editrice sia di The Lancet che di Homeopathy. E fa pagare caro l’ abbonamento a tutt’ eddue. Ma questo, nell’ intervista a Sylos Labini, non c’è.

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 00:24
    Permalink

    chissà se arriva questo messaggio visto che gli altri non sono arrivati grazie al democratico moderatore.
    I lavori scientifici dell’omeopatia non hanno mai dimostrato chr tale medicina alternativa sia più efficace del placebo. Perchè?
    Ma si può per cortesia dire che l’omeopatia funziona grazie al placebo ma non costa come il placebo?… O questo è un pensiero di buissnes fatti da chi crede solo nella medicina tradizionale? io sono stato in africa 7 volte a curare i bimbi e gli adulti… ma secondo voi a loro devo dare l’omeopatia?. Non sono contrario alle medicine alternativre
    Sono contrario che vengano paragonate, come effetto , al resto dei farmaci allopatici.
    Signor Aldo Grano (legga il libro di Tiziano terzani” un’altro giro di giostra), ad un bimbo Africano con la brucellosi, con la tbc, con hiv, con la malaria, con epatie b, con la salmonella tify,  con una tinia capitis mostruosa, ad un adulto con una bpco da soffocamento, con un’asma curato con la teofillina e basta, con un’ipertensione 180/120, con una tachicardia da tpsv, con un IMA( infarto miocardico acuto) in atto, con un diabete mellito scompensato con un parkinson, con uno stroke ischemico…….. devo curare con l’omeopatia queste persone? Guardi, io non voglio offendere nessuno ,lei potrebbe anche meritare tutto il mio rispetto….MA….. LEI NON CONOSCE FINO IN FONDO LE VERE ALATTIRE DELL’UOMO, QUELLE CHE DANNO DOLORI, QUELLE CHE DANNO DEPRESSIONE, QUELLE CHE DISTRUGGONO LA VITA… LA SUA OMEOPATIA LA USI NEI BAMBINI, GLIE L’HO GIà DETTO, E STOP, NON FACCIA AFFARI SU COSE SERIE.. SE VUOLE FARLO ALLORA VADA IN AFRICA E PRATICHI L’OMEOPATIA…….. TORNA A CVASA DOPO TRE OGIORNI.. E VERRà DERISO PER SEMPRE DALLA GENTE PURA CHE SI FIDA DI PRSONE “FIDATE”… IDIO CHI VUOLE FARE SOLDI SOLO COSì…. è SPREGEVOLE QUESTO..
    cONCLUDO DICENDO CHE IL MODERATORE (MOLTO DEMOCRATICO HO VISTO) NON VISUALIZZERà IL MIO ANNUNCIO PERCHè …. NON SO IL PERCHè….SARò UN OMEOPATA PURE LUI! mARTINO, MEDICO NORMALE E NON RICCO.

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 11:37
    Permalink

    Aiutare il prossimo con i mezzi a disposizione è lodevole, ma mettiamo da parte cosa è spregevole o no!
    I sopravvissuti allo scontro si conterebbero sulle dita di un mano e comunque presenterebbero ferite gravi.
     

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 12:24
    Permalink

    CONCORDO E MI SCUSO SE HO USATO LA PAROLA SPREGEVOLE….E’ PROPRIO “SPREGEVOLE COME TERMINE”.
    RISPETTO IL TUO LIBERO PENSIERO MA DISSENTO AL 100% SUL FATTO CHE I SOPRAVVISSUTI ALLO SCONTRO SAREBBERO POCHI.
    I SOPRAVVISSUTI ALLO SCONTRO SONO MIGLIONI DI PERSONE (E IO NON NE FACCIO PARTE DOPO QUELLO CHE HO SCRITTO, ALTRIMENTI TACEVO)…………..
    NON HO SICURE CERTEZZE SU QUESTO MA  OSSERVANDO, ANNUSANDO E ASCOLTANDO QUEGLI AMBIENTI, ANCHE I NOSTRI AMBIENTI, HO DESUNTO CHE LA BONTA’ E’ DISARMANTE.
    DI BONTA DISARMANTE NE  E’ PIENO IL MONDO.
    BASTA VIVERE UN PO’ CON IL CUORE APERTO E SCRUTARE GLI OCCHI DI CHI CHIEDE AIUTO.
    I SOLDI FANNO GIRARE IL MONDO……… I SOLDI PERO’ NON FANNO SPOSTARE DI UN MILLIMETRO UN ANIMO, UN CUORE APERTO……..
    E’ IL MIO PENSIERO. SALUTI A SEBASTIANO. MARTINO

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 13:29
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    @Martino
    Mi dispiace per il fraintendimento, ma evidentemente non sono stato chiaro: per “sopravvissuti” facevo implicitamente riferimento alle visioni, ai protocolli e ai risultati discordi tra la medicina ufficiale e quella alternativa in generale e non alle vite umane che, a mio avviso, rimangono tali sia nel “Nord” che nel “Sud” del mondo.
    Saluti a te Martino.
    Sebastiano

    Risposta
  • 16 Maggio 2012 in 22:17
    Permalink

    ok Sebastiano, mi sembrava invece di averti capito o intuito.
    Volevo solo by-passare le lotte economiche tra le aziende con intenti comuni per rendere il loro farmaco “il miglior farmaco”. Ovviamente condivido tutto ciò che hai scritto nell’ultimo post. (sopravviverebbero in pochi e con ferite gravi).
    Il mio ragionamento voleva andare oltre a questo “scomodo denaro” e parlare di milioni di vite umane che si dedicano, in ogni luogo del mondo e anche in occidente, agli altri, senza volere niente in cambio. (volontariato anche se a me non piace il termine perchè riduttivo).
    Pensandoci bene non sono argomenti poi così lontani e diversi tra loro, o meglio, sono sì diversi, sono opposti, ma si toccano sempre.
    E’ un mettere a confronto, è un mettere sulla bilancia non il bene (volontariato) e il male (denaro e lotte acerrime tra aziende)….. ah, dimenticavo che ho sbagliato a nominare bene è male. Sono termini vecchi e banali perchè oramai esistono troppe tonalità di grigi in mezzo.
    E’ un mettere a confronto che esiste una marea di gente (professionisti o persone comuni) che, sia somministrando tp tradizionali o alternative, aiutano vite umane bisognose.
    In conclusione: si può praticare qualsiasi tp per la quale uno crede, l’importante è non prendere in giro chi si affida a te. La gente bisognosa ha per prima cosa necessità di stabilire un’alleanza umana e terapeutica di fiducia. Per questo non deve per nessun motivo al mondo essere presa in giro. E’ qua che mi sorgono i dubbi, anche se ovviamente meno nella medicina tradizionale rispetto a quella omeopatica.
    CREDO FERMAMENTE CHE BISOGNA PARTIRE DA QUESTO, AGIRE CON I MEZZI CHE UNO RITIENE ADEGUATI E CAPIRE CHE SIAMO PIENI DI PERSONE VERE CHE SE NE FREGANO DELLE DIVERSE TP E DEI SOLDI, MA CHE RIESCONO A DARE MENO DISAGIO AI CHI LO RICHIEDE.
    Sebastiano, mah, chissà se mi sono fatto comprendere, forse no, comunque io ti saluto e alla prossima. Martino

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 06:17
    Permalink

    @ Aldo Grano
     
    Commento le tue osservazioni.
     
    Risposta al Post maggio 13, 2012 alle 16:24, punto 1 (esperimenti non ripetibili)
     
    Hai ragione, lo studio da cui si parte è il n° 9 e non il n°2, sono entrambi studi di Jindal. La frase “could not be reproduced” non è riferita allo studio di partenza n° 9. Ho detto una cosa sbagliata.
     
    Risposta al Post maggio 13, 2012 alle 16:24, punto 2 (cieco e doppio cieco)
     
    Non sono entrato in merito ai motivi per cui lo studio non è stato effettuato in doppio cieco, né li contesto (ho una mia idea in proposito ma me la tengo perché non è dimostrabile).
    Semplicemente, ti ricordo la cronologia degli eventi che ci hanno portato a discutere:
     
    Skeptic,  post del 9 maggio ore 12,06
    “Gli omeopati hanno categoricamente rifiutato ogni studio in “doppio cieco”; quelli effettuati indicano che la loro “acqua dinamizzata” non funziona più di un placebo.”
     
    Aldo Grano, post del  09 maggio ore 22,09
    “E’ falso, caro Skeptic: ne abbiamo ormai a centinaia e, aggiungo per chi è meno ignorante di Te in Farmacologia, randomizzati.”
     
    Paolopez, post del  10 maggio ore 7,13
    “Se potessi darci un riferimento per vedere alcuni di questi studi, come il link, il titolo e la data della rivista su sui sono stati pubblicati, i dati per trovarli su PubMed, possiamo rendercene conto meglio”
     
    Aldo Grano, post del  10 maggio ore 13,38
    “@Paolo Pez: comincia pure da questo: (link allo studio di cui stiamo parlando)”
     
     
    Bene , ho guardato lo studio: non è in doppio cieco. Tutto qui, che altro c’è da dire?
     
     
    Risposta al Post maggio 13, 2012 alle 16:24, punto 3 (trascrizione errata dei valori di placebo)
     
    Per giustificare la riduzione dei valori di placebo dal 34% esposto in articolo al 16,6% esposto in abstract, mi riporti un paragrafo dell’articolo che, per chiarezza di tutti, riporto anche io, ma tradotto in italiano (traduzione poco elegante, ma fedele. Il mio inglese non è al top).
    “In questo studio la risposta al placebo complessivo è stata un po’ più alta, il che richiede una maggiore attenzione. Probabilmente la  risposta dell’ansia si è combinata con quella del placebo. È pertanto necessario che la risposta al placebo sia  rilevata su 2 giorni consecutivi. La risposta del primo giorno può essere classificata come ansia e quella del secondo giorno come placebo. Dato che il calcolo della media è un processo ben noto per l’eliminazione del rumore, sarà interessante vedere se 5 osservazioni al posto di 3 possano abbassare la risposta al placebo”
     
    Gli autori avanzano una ipotesi: misurare la risposta al placebo i primi due giorni, il terzo giorno misurare la risposta al farmaco. O addirittura spostarsi su un periodo di  5 giorni, rilevando il placebo per un periodo ancora più lungo. E’ un’ottima idea. Quando faranno uno studio così concepito pubblicheranno una tabella con la risposta al placebo il primo giorno, il secondo giorno ed anche oltre. Se i valori giornalieri varieranno significativamente potranno  usare quelli che ritengono più attendibili. Tutto questo però solo “dopo” aver fatto uno studio del genere. Lo studio attuale è basato su un solo giorno. Gli autori non dicono affatto di avere fatto le misure del secondo giorno, né le pubblicano.  Dicono solo che sarebbe opportuno farla, questa prova. In tabellina ci sono solo i dati di un giorno. I dati quindi sono quelli e solo quelli: 17 casi positivi su 50=34% Non esiste nessuna formula matematica o statistica che consenta di passare da un dato attuale ad uno modificato sulla base di una ipotesi non sperimentata ed enunciata in maniera puramente qualitativa. Né è pensabile modificare i valori in maniera arbitraria solo perché si ritiene che siano diversi da quelli che si si aspettava, credo che ne converrai.
     

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 06:18
    Permalink

    @aldo grano

    Risposta al Post maggio 15, 2012 alle 13:36 (placebo HRV e placebo BFV)
     
    La frase dell’abstract  che io contesto dice testualmente:
    “Sulphur 200c, 1M; Gelsemium 200c  and Pulsatilla 200c  produced 62.5% response in HRV against placebo response of 16.6%.”
     
    Mi parlano di HRV, ed io vado a guardare in tabella il placebo HRV che vale 34% e non 16,6%. Perché tu mi parli del placebo BFV? Perché mi inviti a leggere le motivazioni per cui il placebo HRV è diverso dal placebo BFV? E’ evidente che sono diversi, c’è scritto in tabella. Non ho alcuna difficoltà a credere che i 2 placebo riferiti ai due differenti parametri siano diversi fra di loro. Ma la dichiarazione falsa dell’abstract è riferita al placebo HRV, la mia contestazione è riferita al placebo HRV e di quello parliamo.
     
    Risposta al Post maggio 15, 2012 alle 15:25 (tabelle)
    Non capisco le tue argomentazioni per convincermi che non tutte le tabelle possano essere pubblicate ma che si debbano pubblicare solo quelle riassuntive. Non ho mai chiesto niente di simile: le tabelle pubblicate sono più che complete e sufficienti per le mie considerazioni. Non ho mai ipotizzato di  fare la critica completa e documentata del lavoro, né di esaminare 285 tracciati  Non sono entrato in merito ai risultati dei singoli test (numero di risposte positive): li ho presi  tutti per buoni. Dalla tabella 2, una tabella riassuntiva ma completa, si deduce chiaramente (per il gruppo del secondo protocollo) che il campione esaminato con i differenti farmaci varia da un minimo di 4 soggetti ad una massimo di 10 soggetti. Bene, sono valori assolutamenti inadeguati. Aggiungo che anche i 50 soggetti  del placebo sono pochi, certamente meglio di 5, ma ancora pochi, ho già fatto delle semplici considerazioni matematiche in merito e ci ritorno dopo. Ma ti chiedo (paradossalmente per me scettico): sei  davvero convinto che l’efficacia dell’ Arsenicum alb 1M in HRV possa essere pari allo 0%? (in presenza di un placebo del 34%!) Sei davvero convinto che se ripeti la prova su 50 soggetti nemmeno uno reagisca positivamente? Bene, io non ci credo affatto, questo dato è del tutto inattendibile, come tutti gli altri campionati solo su 4, 5,6 0 10 persone. Mi spiego meglio, per evitare equivoci: non è inattendibile il fatto che su 5 persone nessuna abbia risposto positivamente, questo è possibilissimo. E’ impensabile che da questo dato, così come dagli altri, tu tiri fuori  una percentule che pretendi di considerare come dato significativo applicabile in generale.
     
    Risposta al Post maggio 15, 2012 alle 16:10 (errore in tabella, rilevazioni statistiche)
     
    L’interpretazione che dai tu dell’errore in tabella 2(BFV) è più plausibile della mia:  certamente non è sbagliato il valore “33%” nella colonna “response”, ma è sbagliato il valore “6” nella colonna “subjects” (doveva essere “5”). E’ comunque un errore che, in una tabellina dati di  sole 10 righe per 5 colonne non depone bene, in quanto ad attenzione e precisione. Per questo lo ho segnalato.
     
    Tutte le considerazioni che fai sulle eventuali elaborazioni statistiche mi appaiono errate. Il citato paragrafo “The post intervention analysys” a pag 532 chiarisce in maniera inequivocabile che gli autori hanno considerato significativa una variazione nei picchi, dopo la somministrazione del farmaco e/o placebo, quando l’ampiezza dello stesso picco, rispetto a quello preventivamente misurato (prima di ogni trattamento) fosse incrementato del 100% (cioè raddoppiato) o diminuito del 50% (cioè dimezzato). I picchi sono quelli che si possono vedere nello spettro, che è un grafico che la macchina fornisce dopo l’esame, che dura alcuni minuti. Il grafico finale è definitivo, non varia nel tempo, ma riassume una serie di parametri che sono variati durante il tempo di misurazione. Per considerare i picchi realmente ed indiscutibilmente differenti, le variazioni di cui ho detto (+100%, -50%) sono state fissate intenzionalmente elevate dagli autori. Quindi il test è “secco”, per intenderci del tipo “sì’” o “no”. Se la variazione supera quei valori il risultato è “sì”, se non li supera è “no”. Si conta il numero dei sì e si indica nella colonna “response”. L’elaborazione statistica è quanto mai banale, si tratta di fare delle divisioni per calcolare la percentuale di “sì”. Non si danno pesi di alcun tipo alle variazioni, ripeto: o è sì o è no. Non lo dico io, lo dicono gli autori. Se avessero scelto un metodo differente lo avrebbero detto. Tu affermi “Ma il peso di queste risposte positive non può essere considerato uguale: i tracciati dovrebbero essere tutti uguali, cosa impossibile anche sullo stesso soggetto.” Ti hanno detto chiaramente che il test è significativo solo se le variazioni, rispetto al test iniziale su soggetto non trattato, sono superiori a certi valori.  Di peso non se ne parla, nell’articolo. Se non ne parlano loro, come fai a parlarne tu?
     

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 06:20
    Permalink

    @ Aldo Grano

    Risposta al Post maggio 15, 2012 alle 16:44 (significatività e ripetibilità dei dati)
     
    Vedo che sei d’accordo con me: “Se mi dici che il campione non è sufficiente Ti rispondo grazie al carro!”. Poi prosegui sostenendo che gli studi sono complessi, che ci vuole tempo, che anche sui farmaci classici come il nimesulide si sono prese delle gran cantonate, e io sono d’accordo su tutte e 3 queste affermazioni. Poi concludi dicendo che ci sono pregiudizi contro l’omeopatia e che di conseguenza ci si rifiuta di ammettere che questo lavoro dimostra che 4 dei farmaci studiati hanno prodotto risultati significativi. Eh, no, qui non ci siamo proprio: dimostrami che i dati sono attendibili, dimostrandomi che il campione rilevato è sufficiente ed allora sì, avrai ragione, io ho dei pregiudizi. Ma se i dati non sono attendibili, lo studio non dimostra nulla, perché prende per buoni risultati casuali e non significativi, prende per buoni 5 numeri estratti al lotto. Se tu entri al casinò, ti avvicini alla roulette e vedi che il rosso esce  5 volte di seguito, mi vuoi convincere che la probabilità statistica di uscita del rosso sia del 100%?  Non pensare che una sequenza di 5 rossi sia improbabile, è facilmente calcolabile,  in un tavolo da roulette accade diverse volte al giorno. Allora, nel momento a in cui hai a disposizione 50 volontari (che sono pochi anche questi, lo ho già detto, ma certo meglio di 5), nel momento in cui hai già fatto un test su altri 27 volontari che è durato ben 6 giorni (protocollo n° 1), nel momento in cui questi volontari sono studenti o dipendenti della clinica, e quindi non devi cercarli, non devi pregarli, sono lì disponibili ed interessati, hai già organizzato tutto per poter lavorare su 6 giorni con il primo gruppo, mi spieghi perché, con il protocollo 2, somministri il placebo a tutti e 50 il primo giorno e poi termini tutto al secondo giorno distribuendo i 9 omeopatici a gruppi di circa 5 soggetti, anziché continuare regolarmente?
     
     
    Io vedo solo 4 spiegazioni plausibili:
    1-     Ritieni che tutti gli omeopatici si equivalgano, a precscindere dalla tintura madre e dalle diluizione, per cui li tratti come un unico prodotto da testare in maniera indifferenziata
    2-     Non puoi continuare il test dopo il secondo giorno per qualche problema (manca l’elettricità, c’è sciopero, sono terminati gli omeopatici, ecc)
    3-     Ritieni che diminuendo il campione otterrai, come insegna la statistica, una serie di risultati medi molto più variabile rispetto al risultato medio misurato su un campione adeguato, con possibilità di ottenere, per ogni prodotto, valori  decisamente più alti o più bassi rispetto a quelli che avresti ottenuto dal campione adeguato: fra questi  sceglierai arbitrariamente solo quelli con il valore più alto, perché sono i più convenienti per ottenere i risultati che desideri.
    4-     Vai a “sentimento” non avendo alcuna nozione di statistica né di come si sperimenta.
     
    Esamino tutte le possibiltà senza alcun pregiudizio:
    se la spiegazione giusta è la  1, si dà ragione a noi scettici (tutti i preparati omeopatici sono uguali), in ogni caso non si  possono scegliere solo i prodotti con i migliori risultati ma la media la si deve calcolare su tutti, appunto perché sono equivalenti; i dati pubblicati sono quindi fasulli.
    se la spiegazione giusta è la 2, non  si  pubblica alcun lavoro prima di aver risolto il problema insorto e prima di aver terminato correttamente la sperimentazione, se si pubblica la sperimentazione interrotta prematuramente, i dati sono fasulli;
    se la spiegazione giusta è la 3, si è in malafede ed i dati ottenuti sono volutamente fasulli;
    se la spiegazione giusta è la 4  si è in buonafede ed i dati ottenuti sono involontariamente fasulli. Altre possibilità non ne vedo.
    Ed i risultati del protocollo 1,  pur affetti anche loro da un insufficiente campionamento (solo 27 soggetti, ma sempre meglio di 5) dimostrano, se ce ne fosse bisogno, quanto ho detto: la variabilità dei risultati è moltomeno  marcata (HRV pari a 42,3 – 55,5 a fronte di 0 – 75 del protocollo 2; BFV pari a 22,2 – 53,9 a fronte di 0 – 40 del protocollo 2).
     
    Risposta al Posta maggio 15, 2012 alle 17:10 (valutazione articolo sul Prednisone)
     
    Ho fatto un po’ di indigestione di studi medici, ma vorrei guardare anche questo senza pregiudizi, anzi lo vorrei confrontare proprio sui punti critici del precedente. Però l’articolo intero non lo trovo, (mi puoi aiutare?) mi devo necessariamente accontentare dell’abstract.
     
    Trial: in doppio cieco, meglio del cieco;
    campione: 330 pazienti, meglio di 4 –5- 6 –10 –27-50 pazienti;
    Risultati esposti nell’abstract: 48% vs 29%, a mio parere ben poco significativi, cè poco da fare trionfalismi.
    I dati esposti nell’abstract corrispondono a quelli dell’articolo? Non sono in grado di dirlo perché non ho a disposizione l’articolo. Maliziosamente posso pensare che lo studio sia volutamente inaccessibile, per cui concludo che é del tutto fasullo. Meno pregiudizi di così!
     
    Bene, tutto questo cosa c’entra con il nostro discorso? Nulla. Il fatto che il Prednisone possa essere una bufala, così come possono esserlo migliaia di altri farmaci tradizionali, non sposta di una virgola la constatazione che lo studio di scuola omeopatica che abbiamo esaminato sia una bufala. Se anche tutti gli omeopatici fossero inefficaci, ciò non dimostrerebbe l’efficacia di alcun farmaco tradizionale. Se anche tutti i farmaci tradizionali fossero inefficaci, ciò non dimostrerebbe l’efficacia di alcun farmaco omeopatico. Prendendo spunto dal tuo concittadino Wewee: non esistono farmaci convenzionali e farmaci alternativi, esistono solo farmaci (quelli che funzionano).
     
    Per adesso mi fermo, fra un paio di giorni parlerò del secondo articolo da te citato (quello del dott. Bellavite), sempre che il blog di Query on line non sia fuori uso per mancanza di spazio, visto la lughezza dei nostri post!

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 09:00
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    COMPLIMENTI A PAEOLOPEZ…..BRAVISSIMA/O.  CITO ANCH’IO QUESTA FRASE CHE TANTO SI ADDICE ALLE BUFALE DELL’OMEOPATIA.
    Non esistono farmaci convenzionali e farmaci alternativi, esistono solo farmaci (quelli che funzionano).
    Io sono medico, non ho le tue capacità ma sei stata grande e preparata nelle risposte ad Aldo Grano.
    IO USO DA ANNI SOLO I FARMACI CHE FUNZIONANO…………………E VALUTO INTENSAMENTE LA NECESSITA’ DI ” <PRIMUM NON NOCERE> IPPOCRATE 460-335 aC”. VALUTO QUINDI INTENSAMENTE IL RISCHIO/BENEFICIO DEI FARMACI, PRIMA DI PRESCRIVERLI.
    IL RISCHIO/BENEFICIO (IN BASE ALLA MIA ESPERIENZA) RIGUARDO ALL’OMEOPATIA è PARI A  NESSUN RISCHIO…..E A NESSUN BENEFICIO, SE NON QUELLO DEL PLACEBO PER LE MAMME CON I NEONATI. STOP. IO LA RECLUDEREI A QUESTA PICCOLA FETTA DI POPOLAZIONE E BASTA OPPURE ANCHE A CHI NE VUOL FAR USO, IN CONTEMPORANEA AI FARMACI TRADIZIONALI, PERCHE’ L’0MEOPATIA RISCHI NON NE DA’, RISPETTO ALLA FITOTERAPIA CHE PUO’ PROVOCARE GROSSE INTERFERENZE FARMACOLOGICHE, POCO ESPOSTE A VOLTE DAGLI ERBORISTI O FARMACISTI.
    MI SONO PERSO IL DISCORSO SUL PREDNISONE….. PER CORTESIA, NON NENIGRIAMO IL PREDNISONE….. E’ COME DIRE CHE L’0SSIGENO IN UNA PERSONA CON DESATURAZIONE NON SERVE A NIENTE..
    SALUTI A TUTTI, SIETE VALIDISSIME PERSONE CON CUI CONFRONTARSI, COMPLIMENTI. MARTINO

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 09:46
    Permalink

    Ok, Paolo, Grazie per le risposte. Direi che la prassi dovrebbe rimanere questa: io presento l’ articolo, Tu fai le critiche, io faccio una replica e Tu fai le conclusioni. Non si può fare ping-pong per mesi o per anni e io sono a casa d’ altri. Se Tu tenessi una conferenza, diciamo che il pubblico potrebbe fare una osservazione critica ma la conclusione la deve trarre il conferenziere, se si vuole che il dialogo continui e abbia un senso. Il senso, poi, gli spettatori, specie se hanno a disposizione, come in questo caso, degli scritti, e le conclusioni, se le possono fare individualmente. Io mi dichiaro soddisfatto delle Tue risposte e dello spazio concessomi. Se Query ce lo concede, faremo lo stesso per gli altri lavori.

    Risposta
  • 18 Maggio 2012 in 15:44
    Permalink

    Grazie paolopez per la lucida e paziente analisi – confesso che io dopo un po’ io mi stufo e scoraggio, per cui sono piena di ammirazione per le tue puntuali risposte!

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 09:28
    Permalink

    A proposito di una altro studio, abbastanza famoso, sempre del dott. Bellavite, già contestato sul sito Medbunker. v segnalo il commento apparso qui:

    http://evolutipersbaglio.com/

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 14:19
    Permalink

    Caro Paolo, la critica rappistica di un lavoro scientifico da parte di un bloggger è propagandisticamente valida verso chi è digiuno di studi scientifici e già non crede nell’ Omeopatia, ma, di norma, non si usa nelle riviste scientifiche come critica. Inoltre, poiché Ti eri impegnato a criticare i due lavori citati a favore dell’ Oscillococcinum, il Tuo intervento dopo qualche giorno di silenzio mi pare un depistaggio. Comunque, se vuoi criticare lavori su topi, Ti consiglio questo:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19464382
     Come vedrai si è ottenuto buoni risultati somministrando citochine a basso dosaggio a topi cui era stata indotta asma allergica da albume d’ uovo. L’ interessante del lavoro è che qui abbiamo non diluizioni preparate secondo una procedura standard omeopatica, ma ultradiluizioni preparate normalmente(nanogrammi). Nel cercare le ragioni per le quali l’ Omeopatia funziona, si è visto che ultradiluizioni di farmaci hanno comunque, sorprendentemente, effetti sia agonisti al Farmaco (quelli che ha a dosaggi terapeutici) sia antagonisti (il contrario). E non solo in vivo, ma addirittura in vitro. Se non riesci a scaricare il lavoro intero in PDF, io ce l’ ho, fatti dare la mail da Query, Te lo mando.

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 14:32
    Permalink

    “nanogrammi” in biologia non e’ un basso dosaggio! un sacco di biologia si fa usando concentrazioni di questo tipo… si tratta di livelli ben diversi di quelli omeopatici (dove non rimane piu’ nemmeno una molecola per boccettino)…

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 15:21
    Permalink

    Che fretta hai di arrivare alle conclusioni, Silvia! Hai letto come sono state preparate le diluizioni? Hai letto di una differenze tra quelle “attivate” e “non attivate” e cosa intendano gli Autori per “attivazione”? E sai quali sono le dosi minime efficaci farmacologicamente delle citochine usate?

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 15:24
    Permalink

    @Aldo Grano

    Nessun depistaggio, non fare il complottista: io il mio commento, molto lungo, lo ho regolarmente inserito già da 2 giorni, ecco il copia incolla delle prime righe:

    paolopez Il tuo commento è sotto moderazione.
    Postato maggio 20, 2012 alle 18:50

    Buongiorno, ho esaminato il documento linkato da Aldo Grano a supporto dell’efficacia dell’omeopatia, che si trova all’indirizzo….

    Dopodiché su Explorer lo vedo regolarmente, da 2 differenti Pc (casa e ufficio), anche se è sempre in attesa di moderazione. Aspettavo tue notizie, ma insospettito da quello che mi dici, mi è sorto un dubbio ed ho appena constatato che su Firefox e su Chrome il mio post non si vede. Non so spiegarmelo, così come non mi spiego perché solo quel commento sia da moderare e non gli altri. Prego Query online di provvedere, altrimenti proverò a reinserirlo. La cosa comunque è inspiegabile, evidentemente ci sono delle incompatibilità fra il sito ed i browser. Qualcun altro lo vede? Il secondo commento lo ho inserito come semplice “estensione” del primo, con riferimento al dott. Bellavite, di cui ho scaricato numerosi articoli che conto di leggere con calma. E’ ovvio che, senza il primo, non ha molto senso.

    Risposta
  • 22 Maggio 2012 in 16:51
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    Io leggo: Paolopez, il Tuo commento è sotto moderazione. Hai Per caso messo due links? Dividilo in due, per argomento, o per articolo.

    Risposta
  • 23 Maggio 2012 in 06:13
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    Seconda parte

    Approfondiamo il discorso sulle prime 2 categorie
     
    Gli studi con evidenza forte si riferiscono  alla Galphimia Glauca utilizzata per oculoriniti allergiche.
     
    Gli studi con evidenza buona si riferiscono ai seguenti prodotti:
    Anas Barbariae 200K (noto anche come Oscilloccinum)  usata per la terapia dell’influenza, Euphorbium compositum per le riniti e sinusiti,
    Zeel Compositum N in osteoartrite
    Sono inoltre presenti numerosi casi di terapie individulizzate (cioè casi in cui pazienti con problemi analoghi venivano trattati con terapie personalizzate a base di differenti prodotti).
     
    Gli autori , nel trarre le prorpie conclusioni, sono molto prudenti e cauti, e non enfatizzano i risultati positivi, anzi fanno talvolta il contrario, esponendo i motivi della propria cautela. Possiamo riassumere il tutto proprio con le conclusioni dell’abstract italiano:
     
    Riassumendo, dalle evidenze scientifiche valutate nella revisione si evidenziano effetti positivi statisticamente significativi di alcuni medicinali omeopatici in determinate condizioni specifiche, come ad esempio l’impiego della Galphimia glauca (a basse diluizioni) nell’oculorinite allergica, l’uso dell’Anas barbariae 200K (Oscillococcinum) nella sindrome simil-influenzale, l’omeopatia classica individualizzata nel trattamento di otite o fibromialgia e l’impiego di qualche complesso omeopatico a bassa potenza in sinusite, rinocongiuntivite e artrite.
    Nel caso invece del trattamento delle infezioni respiratorie del tratto superiore, …. l’evidenza scientifica è piuttosto controversa.
    Gli autori della revisione concludono che, a fronte di una possibile evidenza di efficacia dell’omeopatia in alcuni disturbi di origine immunitaria, risulta ancora necessaria ulteriore ricerca per poter raggiungere delle conclusioni definitive circa l’uso di tali medicinali in specifici settori della clinica.
    Sarebbero necessari dati aggiuntivi provenienti da trial clinici che dimostrino l’efficacia e la sicurezza dei medicinali omeopatici nel trattamento di patologie infiammatorie e infettive, che spesso originano da anomalie del sistema immunitario. Inoltre sarebbero utili dati osservazionali che documentino i differenti metodi di prescrizione omeopatica e le risposte cliniche dei pazienti
     
    Espongo ora alcune mie considerazioni in merito.
    L’ evidenza scientifica forte, è relativa a sei lavori, tutti riferiti alla stessa sostanza: la Galphimia glauca a basse diluizioni, utilizzata nelle oculoriniti allergiche.
     
    Si tratta di un’erba originaria dell’ America. Cito dal sito del dott. Giuseppe Mazza (photomazza.com): “Estratti di foglie e fiori sono utilizzati nella medicina tradizionale ed ampiamente in omeopatia e fitoterapia nelle manifestazioni allergiche in generale e come ansiolitico”.
     
    Salta subito all’occhio che l’unico omeopatico che ottiene una evidenza scientifica forte è stato usato a bassa diluizione, ed è un’erba utilizzata anche in fitoterapia. Approfondendo, si nota che una prima sperimentazione con diluzione 6D sembrava dare risultati promettenti, ma statisticamente non significativi. Fu allora effettuato un altro studio simile, ma  con diluizione 4X: questo diede risutati indubbiamente positivi.La diluizione D6, abbastanza insolita per l’omeopatia, significa una parte di principio attivo su un milione. (Tanto per fare un esempio, la normalissima diluizione omeopatica C12 significa invece una parte su un milione di miliardi di miliardi). Questa D6 èuna bella diluzione, non c’è che dire, ma, rispetto al limite di Avogadro ci sono ancora milioni di miliardi di molecole che possono fare il loro effetto chimico sull’organismo. E tuttavia, come scritto nell’articolo, i risultati non sono del tutto sicuri, non sono statisticamente rilevanti. Successivamente si è passati alla diluizione 4X (che è un modo diverso di scrivere 4D) che significa una parte su 10.000 (cioè 1.000 volte più concentrata rispetto al primo caso). E qui i risultati si vedono più che bene. Logica conseguenza: se le diluizioni sono minori, e ben al di sotto del numero di Avogadro, il rimedio è più efficace (teoria da sempre sostenuta da noi scettici). Crollo del pilastro fondamentale omeopatico, che dice che a maggiore diluizione corrisponde  maggiore efficacia.
    Chiariamo un equivoco di fondo:la galphymia, l’arnica, il phosphorus ecc. non sono affatto “omeopatici” per natura, lo diventano se diluiti e trattati secondo i crismi di Hanneman. In diluzioni “normali” è possibile che abbiano  degli effetti, perché funzionano esattamente come la maggior parte dei farmaci convenzionali: chimicamente. Io non mi sogno di dire  che l’arnica non funziona: dico che non funziona l’arnica omeopatica. Evidentemente  anche la Galphimia funziona, se non viene eccessivamente  “omeopatizzata”. Più la “omeopatizzo” e meno funziona, fino a giungere ad un effetto zero.
     
    Consideriamo ora i lavori ad evidenza scientifica buona: oltre alle terapie individualizzate, solo 3 prodotti dimostrano una certa efficacia. Mi chiedo come mai non siano state fatte sperimentazioni massicce sugli stessi, visto che sono gli unici tre ad offrire qualche speranza: gli autori infatti dichiarano che “risulta ancora necessaria ulteriore ricerca per poter raggiungere delle conclusioni definitive circa l’uso di tali medicinali in specifici settori della clinica”.
    A meno di non ritenere, come d’altronde i risultati mostrerebbero, che solo l’omeopatia individualizzata raggiugna una maggiore efficienza. Ma è del tutto evidente che studi randomizzati in doppio cieco su terapie individualizzate siano molto complessi, basandosi su casi analoghi curati con prodotti differenti, spesso variati durante la terapia, e con placebo molto articolati. Il che non è una mia ipotesi, ma concorda con l’opinione di molti omeopati e pazienti che sostengono: “non sono le statistiche che contano, non ci interessano, guardiamo ai risultati pratici da me ottenuti”.   
     
    Le mie conclusioni: questo studio, fra i cui autori è il dott. Bellavite, noto omeopata italiano,  appare effettivamente corretto ed onesto, come ha detto Aldo Grano, ma porta a conclusioni disastrose per l’omeopatia: l’unica evidenza forte  fa crollare il principio fondamentale delle alte diluizioni, le  evidenze buone fanno sperare che potrebbero funzionare solo pochissimi omeopatici di finalizzati a determinate patologie. Solo la terapia individualizzata sembrerebbe lasciare qualche speranza, ma è tutto da dimostrare, ed è difficile dimostrarlo. Poiché queste conclusioni non derivano da una singola sperimentazione, magari sbagliata e correggibile, ma dallo studio analitico di 80 articoli prodotti negli ultimi 30 anni, mi sembra che peggio di così non potesse andare. Aggiungo infine che non stiamo parlando di nuovissime teorie sperimentali, ma di idee conosciute ormai da 200 anni: e siamo ancora al punto zero, o quasi zero?
     
     

    Risposta
  • 23 Maggio 2012 in 06:17
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    Riposto la prima parte, con un solo link. Spero che il problema si risolva. Mi scuso per l’inconveniente. Ma perché devo sempre cliccare “invia commento” due volte?
     
    pima parte
     

    Buongiorno, ho esaminato il documento linkato da Aldo Grano a supporto dell’efficacia dell’omeopatia, che si trova all’indirizzo

    farmacovigilanza.org/fitovigilanza/efficacia/1106-01.asp

    E’ un abstract, in italiano, relativo ad una lavoro di Bellavite ed altri pubblicato su “Frontiers of Bioscience”, il cui titolo è “Advances in homeopathy and immunology: a review of clinical research”..

    L’articolo completo, di 27 pagine, è scaricabile dal sito del dott. Bellavite:

    Non è uno uno studio su casi clinici, ma una analisi di  circa 80 articoli scientifici pubblicati dal 1978 al 2010. sulla base dei risultati di questi studi, e dell’attendibilità degli stessi, gli autori si propongono una valutazione complessiva delle terapie omeopatiche.

    Gli articoli sono stati riportati in 3 tabelle, legate a diverse patologie.

    Riassumo di seguito il contenuto delle tabelle, evidenziando alcuni parametri a mio parere significativi.

    La tabella 1, relativa ad infezioni delle vie aeree superiori e casi otorinolaringoiatrici, esamina 36 articoli. Gli stessi si riferiscono a sperimentazioni in doppio cieco randomizzato in 14 casi.
    Gl esisti sono dichiarati positivi in 12 casi, di cui 4 in doppio cieco.
    (Chiarisco, per questa tabella e per le successive)  che “esito dichiarato positivo” non è un dato omogeneo: in certi casi il confronto è stato fatto fra farmaco omeopatico e farmaco tradizionale, in altri casi vi è il palcebo, in diversi casi vi è la annotazione “uncontrollated”, ecc.

    La tabella 2, relativa ad allergie respiratorie, esamina 28 articoli. Gli stessi si riferiscono a sperimentazioni in doppio cieco randomizzato in 17 casi.
    Gl esisti sono dichiarati positivi in 18 casi, di cui 10 in doppio cieco.

    La tabella 3, relativa a problemi artro reumatici 16 articoli. Gli stessi si riferiscono a sperimentazioni in doppio cieco randomizzato in 9 casi.
    Gl esisti sono dichiarati positivi in 8 casi, di cui 3 in doppio cieco.

    La tabella 3, relativa a problemi artro reumatici 16 articoli. Gli stessi si riferiscono a sperimentazioni in doppio cieco randomizzato in 9 casi.
    Gl esisti sono dichiarati positivi in 8 casi, di cui 3 in doppio cieco.

    Il totale degli articoli esaminati è quindi pari a 80 (e non 86 come riportato nella traduzione italiana dell’abstract, né 83 come riportato nell’abstract originale all’inizio dell’articolo.

    Si può notare che sono state esaminate metodologie diverse, quali omeopatia individualizzata e rimedi specifici e complessi.

    A seguito della valutazione di questi studi viene pubblicata la tabella 4, che li divide in 4  livelli di evidenza.
    Evidenza scientifica “forte”,
    Evidenza scientifica “buona”,
    Evidenza “non chiara o contraddittoria”,
    Evidenza scientifica “negativa”.

    Si può notare che questa tabella si riferisce a 66 studi, di cui solo 49 presenti nella precedenti tabelle. Evidentemente gli autori li hanno modificati in funzione della loro attendibilità.

    I risultati sono i seguenti:

    Studi con evidenza forte: 6
    Studi con evidenza buona: 31
    Studi con evidenza non chiara o contradditoria: 25
    Studi con evidenza negativa: 4

    Risposta
  • 23 Maggio 2012 in 13:14
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    @ Paolopez: Complimenti per le stupende ricerche che sta facendo e per i risultati.Qiundi Sig. Paolo,il milione di dollari di James Randi, e’ piu sicuro che in banca?Cordiali saluti.

    Risposta
  • 24 Maggio 2012 in 11:46
    Permalink

    PRIMO POST
    Caro Paolo, comincio col verificare queste Tue affermazioni: 
     ”  Il totale degli articoli esaminati è quindi pari a 80 (e non 86 come riportato nella  traduzione italiana dell’abstract, né 83 come riportato nell’abstract originale all’inizio dell’articolo). R. : Gli articoli sono 83, non 80 né 86, almeno stando alla mia conta. Quindi come riporta l’ articolo originale. Forse il Tuo errore è dovuto al fatto che alcuni lavori nella tabella dedicata alle allergie respiratorie sono accorpati in una sola casella.
    II Affermazione: “Crollo del pilastro fondamentale omeopatico, che dice che a maggiore diluizione corrisponde  maggiore efficacia”.
    Tale affermazione è basata sulla legge degli Infinitesimi proposta da Hahnemann. Anche Hahnemann non la intendeva certo in modalità lineare, aritmetica. Ovvero, nel caso in oggetto, se fosse come i nemici dell’ Omeopatia si ostinano a interpretarla (perché gli conviene) bisognerebbe che una diluizione 6DH avesse una efficacia nella terapia dell’ asma di cento volte superiore a quella 4 DH(magari, se si trattasse di tempi, curando gli ammalati in un tempo cento volte inferiore alla diluizione 4DH.) Ora le relazioni lineari non esistono nemmeno tra i Farmaci allopatici: 50 grammi di Aspirina non abbassano la febbre cento volte più velocemente dei 500 milligrammi normalmente utilizzati, né abbassano la febbre 100 volte di più, né provocano cento volte di più di lesioni gastriche, tanto per stare nell’ effetto indesiderato più noto e comune. Ma in questo caso l’ effetto del farmaco non è antagonista, ma agonista al normale effetto terapeutico. Se la diluizione minore ha avuto effetto maggiore, è una conferma anche correttamente teorica di quello che vediamo in Omeopatia: quando usiamo un farmaco a diluizioni omeopatiche per ottenere gli stessi effetti che otterremmo col farmaco allopatico (es. la Galphimia glauca , che ha effetti terapeutici sulla oculorinite allergica anche in dosi fitoterapiche) bisogna usare diluizioni basse. Se la terapia è correttamente formulata le diluizioni basse agiscono prima e meglio.
    III Affermazione: “Successivamente si è passati alla diluizione 4X (che è un modo diverso di scrivere 4D) che significa una parte su 10.000 (cioè 1.000 volte più concentrata rispetto al primo caso). E qui i risultati si vedono più che bene. Logica conseguenza: se le diluizioni sono minori, e ben al di sotto del numero di Avogadro, il rimedio è più efficace (teoria da sempre sostenuta da noi scettici). ”
    Questo è un completamento del Tuo ragionamento precedente, che potrei così sintetizzare: L’ Omeopatia agisce solo se ci sono abbastanza molecole, quindi, da questi lavori si dedurrebbe che agisce solo a diluizioni decimali. Prima di tutto, quando dici che una diluizione 4DH è una diluizione 1:10.000 del principio attivo, sbagli di dieci volte, perché non tieni conto del fatto che di norma, e nel caso della Galphimia Glauca è così, la prima diluizione si effettua su una tintura madre nella quale l’ estratto della pianta è già diluito uno a 10. Quindi siamo di fronte a una diluizione di 1 a 100.000! Ma di che cosa? E qui la differenza di studi e di pratica fra un Ingegniere che si cimenta in Farmacologia e un Farmacista salta all’ occhio: l’ estratto idroalcolico di una parte di pianta, per quanto titolato a norma di Farmacopea, non contiene mai la stessa quantità di principi attivi, a differenza di un prodotto di sintesi chimica o di un estratto di principi attivi preparato per successivi passaggi con controllo analitico di ogni passaggio. Nota: non sappiamo ancora quali siano i principi attivi responsabili della azione antiallergica della Galphimia Glauca! Quindi non siamo riusciti ancora non solo a sintetizzarli, ma nemmeno a isolarli dalla pianta. Torniamo alle quantità: nella tintura madre di partenza abbiamo un decimo non dei principi attivi, ma dell’ estratto intero di pianta. Se poi andiamo a vedere a che dosi una tintura madre di Galphimia G. è efficace nell’ uomo per curare l’oculorinite allergica, scopriamo che lo è a 300 mg per chilo di peso corporeo. La Boiron, per la tintura madre di Galphimia, consiglia di assumerne 40 goccie tre volte al giorno, ovvero 12 goccie circa di estratto idroalcolico, ovvero una decina di grammi. Ora Tu mi puoi contare anche “miliardi di molecole” in 5 granuli 4 DH di Galphimia G., ma, per quanto riguarda le dosi terapeutiche efficaci, la quantità è a livello di zero. Eppur funziona! Ti consiglierei di soffermarTi molto sul Tuo ragionamento, riflettendoci profondamente: non solo non fai crollare uno dei pilastri dell’ Omeopatia, ma, senza renderTene conto, Ti suicidi, perché annulli il pilastro (è uno solo) dell’ attacco degli Scettici all’ Omeopatia: Voi scettici sostenete che l’ Omeopatia non fa nulla perché non contiene nulla. E se fa qualcosa, lo fa perché nella diluizione c’è ancora qualcosa. Ma quanto c’è? A certe diluizioni e a certi pesi solo gli ormoni possono avere un qualche effetto. Non certo la Galphimia G. : c’è tutto un campo parallelo all’ Omeopatia dove si studiano gli effetti delle ultra diluizioni in vitro su colture cellulari, per verificare se un farmaco, ad esempio un citostatico, abbia efficacia ultra diluito anche  non seguendo i canoni di diluizione  dell’ Omeopatia. E si prova a vedere se ha effetti anche quando non viene dinamizzato. I risultati di molti di questi studi indurrebbero a iniziare una valutazione clinica sull’ uomo: oltre a un costo minore della materia prima utilizzata, gli effetti collaterali sarebbero infinitamente minori. La rivista più nota del settore è: International Journal of High Dilution Research.
    Ma c’è ancora una strana Tua dimenticanza da verificare: Ti dimentichi il terzo lavoro di Wiesenauer, il n. 75, dove la Galphimia G. viene usata alla diluizione di 2CH (!) e dà buoni risultati contro placebo. Perché Ti è sfuggito?

     

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  • 24 Maggio 2012 in 12:12
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    SECONDO POST
    “Consideriamo ora i lavori ad evidenza scientifica buona: oltre alle terapie individualizzate, solo 3 prodotti dimostrano una certa efficacia. Mi chiedo come mai non siano state fatte sperimentazioni massicce sugli stessi, visto che sono gli unici tre ad offrire qualche speranza: gli autori infatti dichiarano che “risulta ancora necessaria ulteriore ricerca per poter raggiungere delle conclusioni definitive circa l’uso di tali medicinali in specifici settori della clinica”.
    Prima considerazione: Per Te lavori in doppio cieco randomizzati contro placebo offrono “qualche” speranza? Mi spiace, in Farmacologia aprono senza dubbio la strada a ulteriori ricerche e alla fase di sperimentazione clinica policentrica sull’ uomo, se si tratta di Farmaci nuovi. Se l’ industria Farmaceutica Multinazionale non ci si butta è per i motivi che i Complottisti, spesso a ragione, ma spesso senza poter fornire prove, elencano. Questa, però, è una prova. Che interesse ho, io, Novartis, che mi rivolgo a un mercato di 500 miliardi di Dollari, di cui me ne sono già aggiudicato quasi il 10%, a finanziare ricerche verso un mercato da meno di un miliardo di Dollari? Difatti una delle battaglie che la Comunità Scientifico Terapeutica Omeopatica sta lanciando in tutto il Mondo, in questo momento, è convincere gli Stati che gli conviene (economicamente) finanziare la ricerca in Omeopatia. Io Ti confesso di non essere entusiasta: l’ Omeopatia va bene anche nei periodi di ricchezza, e va bene perché funziona quanto l’ Allopatia, non va bene solo nei periodi di crisi per risparmiar soldi. Si rischia di portar acqua al mulino Vostro.
    Inoltre Tu sembri voler glissare sulle “terapie individualizzate” che sono quelle più aderenti ai canoni di Hahnemann. Questa tecnica si chiama: scegliere solo l’ uvetta e i canditi nel panettone. So che a Te non piace, e neanche a Sivia, a Luca e alla maggioranza di Voi, ma se guardate con attenzione almeno i titoli degli 83 lavori selezionati da Paolo Bellavite Vi trovate di fronte a lavori sia su Farmaci Unicisti che Pluralisti che Complessisti, in doppio cieco e randomizzati, verso numerose patologie. ma Voi continuerete  a sostenere non solo che non abbiamo prove, ma che ci rifiutiamo di aderire ai canoni scientifici della Ricerca Clinica, basandoci sulle lodi dei nostri pazienti che, con fortuna sfacciata, continuiamo a guarire utilizzando l’ ipnosi.

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