Omeopatia: funziona? I risultati delle metanalisi

Gli studi sull’efficacia dei rimedi omeopatici pubblicati sulle riviste scientifiche sono ormai qualche migliaio, ma a quali conclusioni arrivano? È stato dimostrato un effetto dell’omeopatia superiore al placebo? Per rispondere a questa domanda gli epidemiologi negli ultimi vent’anni hanno effettuato una serie di ricerche chiamate “metanalisi” che prendono in esame sistematicamente la letteratura scientifica esistente. Per una descrizione più approfondita di come si fa una metanalisi rimandiamo a questo link, ma, semplificando molto, il principio di fondo è mettere insieme con determinati criteri i risultati di studi differenti, compiuti magari su campioni statistici piccoli, per cercare di ottenere risultati quantitativamente significativi.
Riportiamo in sintesi i risultati più rilevanti e rimandiamo per gli approfondimenti agli articoli originali.

1991

Sul British Medical Journal viene pubblicata una rassegna di 107 studi clinici che conclude:

Per il momento le evidenze dei test clinici sono positive, ma non sufficienti a trarre conclusioni definitive, perché la maggior parte dei test è di bassa qualità metodologica […]. Ciò indica che vi sono valide ragioni per ulteriori valutazioni ma solo tramite studi ben condotti. (J. Kleijnen, P. Knipschild, G. ter Riet. “Clinical trials of homeopathy” Brit. Med. J. 302, 1, 1991)

1997

Si valutano statisticamente i risultati di 89 studi clinici nei quali l’effetto di trattamenti omeopatici è stato confrontato con quello di un placebo, cioè di una sostanza priva di qualsiasi effetto terapeutico. La conclusione degli autori dell’analisi è che esiste una piccola differenza statisticamente significativa a favore del trattamento omeopatico, non conclusiva ma sufficiente a giustificare ulteriori indagini cliniche.

I risultati della nostra metanalisi non sono compatibili con l’ipotesi che gli effetti clinici dei trattamenti omeopatici siano completamente dovuti al placebo. Tuttavia non abbiamo prove sufficienti per affermare che l’omeopatia sia efficace nel trattamento di una patologia specifica. (Linde K, Clausius N, Ramirez G et al., “Are the clinical effects of homeopathy placebo effects? A meta-analysis of placebo-controlled trials”, Lancet 350 (9081): 834–43, 1997)

1999

Gli stessi autori dell’articolo cautamente positivo pubblicato nel 1997 in seguito a ulteriori analisi concludono che:

Da quando abbiamo completato la nostra rassegna della letteratura nel 1995, è stato pubblicato un considerevole numero di nuovi studi. Il fatto che molti dei nuovi studi di alta qualità… abbiano risultati negativi e un recente aggiornamento della nostra rassegna per il tipo più “tradizionale” di omeopatia (che prevede la formulazione di un trattamento individuale per ogni paziente, NdR) sembrano confermare la conclusione che gli studi più rigorosi danno i risultati meno promettenti. Sembra perciò probabile che la nostra metanalisi abbia quanto meno sovrastimato gli effetti dei trattamenti omeopatici. (Linde K, Scholz M, Ramirez G, Clausius N, Melchart D, Jonas WB, “Impact of study quality on outcome in placebo-controlled trials of homeopathy”, J Clin Epidemiol 52 (7): 631–6, 1999)

2001

Pubblicata una metanalisi sui trial clinici omeopatici nella quale si conclude che i primi studi pubblicati presentavano debolezze metodologiche e nella presentazione dei risultati. (Linde K, Jonas WB, Melchart D, Willich S, “The methodological quality of randomized controlled trials of homeopathy, herbal medicines and acupuncture”, Int J Epidemiol 30 (3): 526–31, 2001)

2002

Visto il numero elevato di metanalisi presenti, nel 2002 è stata pubblicato uno studio che le analizza a loro volta. Dallo studio emerge che i trial clinici di maggiore qualità tendono ad avere meno risultati positivi di quelli di scarsa qualità, lasciando presupporre che i risultati positivi siano dovuti a errori di metodo, più che a un’effettiva efficacia del trattamento omeopatico.
In più, se si analizzano separatamente i singoli rimedi omeopatici,

nessun rimedio omeopatico fra quelli analizzati dimostra di avere un effetto clinico superiore al placebo. (Ernst E, “A systematic review of systematic reviews of homeopathy”, Br J Clin Pharmacol 54 (6): 577–582, 2002)

2005

La rivista The Lancet pubblica una metanalisi di 110 studi omeopatici condotti in condizioni di controllo e anche in questo caso le conclusioni portano verso l’inefficacia dei rimedi omeopatici. (Shang A, Huwiler-Müntener K, Nartey L, Jüni P, Dörig S, Sterne JA, Pewsner D, Egger M, “Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy”, Lancet 366 (9487): 726–732, 2005). Questo lavoro è stato molto criticato dagli omeopati (qui e qui). Tali critiche hanno ricevuto risposta qui.

evolutipersbaglio nei commenti a questo pezzo precisa che questo lavoro non è una metanalisi ma uno studio comparativo:

Gli autori hanno cercato coppie di studi che curano una stessa patologia con terapia tradizionale e con omeopatia ed hanno confrontato i risultati. Cioè è uno studio comparativo tra 110 coppie di lavori omeopatici e dei loro equivalenti allopatici. Questa è una distinzione importante perché la maggior parte delle critiche diceva: “Ma voi non potete fare una metanalisi così si tratta di diverse patologie, e di diversi rimedi!!, mettete insieme capre e cavoli!” e gli autori rispondevano:”Leggiti bene il lavoro: NON abbiamo fatto una metanalisi ma uno studio comparativo”. Allora gli omeopati “Ma non questo è un metodo un po’ strano!” e loro “Siete stati proprio voi omeopati che avete pubblicato il primo studio comparativo con questo metodo, vi accorgete solo ora che è strano?”.

2006

Pubblicata una metanalisi di sei protocolli clinici sul trattamento con rimedi omeopatici degli effetti collaterali dei chemioterapici e dei radioterapici in malati di cancro. I risultati sono

“incoraggianti, ma le prove sono insufficienti per sostenere l’efficacia clinica dell’omeopatia in questo tipo di cura”. (Milazzo S, Russell N, Ernst E, “Efficacy of homeopathic therapy in cancer treatment”, Eur. J. Cancer 42 (3): 282–9, 2006)

2007

Una rassegna sistematica dell’utilizzo dell’omeopatia in bambini e ragazzi affetti da ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività, una patologia molto controversa) non ha riscontrato differenze fra il trattamento e il placebo.
(Altunç U, Pittler MH, Ernst E, “Homeopathy for childhood and adolescence ailments: systematic review of randomized clinical trials”, Mayo Clin Proc 82 (1): 69–75, 2007)

2010

Nel 2010 è stato pubblicata una nuova metanalisi di tipo qualitativo sull’efficacia dei rimedi omeopatici per il trattamento dell’artrite reumatoide dal titolo esplicativo:

“L’Omeopatia mostra effetti benefici in pazienti affetti da artrite reumatoide attribuibili al processo di consultazione ma non al rimedio omeopatico: un trial clinico randomizzato.”

Come scrive Stefano Dalla Casa su OggiScienza:

L’effetto terapeutico starebbe quindi nell’interazione personale tra omeopata e paziente, giustificando quindi la peculiarità e l’efficacia dell’approccio Omeopatico. Questo, in buona sostanza, consiste nel tempo che l’omeopata dedica alla visita di ogni paziente prima della prescrizione del rimedio. Nella medicina “ufficiale” invece la visita è di norma molto, per necessità o meno, molto più veloce e impersonale.

Una precisazione di metodo per collocare nel corretto contesto questa rassegna di metanalisi: la valutazione statistica dell’effetto di un nuovo farmaco è un terreno estremamente delicato. Con una certa frequenza vengono pubblicati studi con risultati molto promettenti, che poi nella pratica clinica si ridimensionano molto o scompaiono, per una serie di ragioni. Una delle più note è il “bias di pubblicazione” (non solo gli omeopati, ma tutti i ricercatori, medici e no, pubblicano più volentieri gli studi che mostrano risultati positivi di quelli che mostrano un buco nell’acqua, perciò l’insieme degli studi pubblicati tende a dare un quadro più roseo rispetto alla realtà). Ci sono anche ragioni più complesse di carattere prettamente matematico descritte esaurientemente in questo articolo.

Di conseguenza è prudente non considerare come prova definitiva dell’efficacia di un farmaco il singolo studio positivo, anche quando sembra statisticamente piuttosto solido, ma aspettare che venga confermato da altri lavori (non perché si ipotizzino frodi, ma per le ragioni “fisiologiche” citate prima).

Nel caso dell’omeopatia, non soltanto non esiste ancora, dopo vent’anni di studi, conferma dei risultati sperimentali, ma anche gli studi più favorevoli pubblicati mostrano risultati nulli oppure ai limiti della significatività statistica.

120 thoughts on “Omeopatia: funziona? I risultati delle metanalisi

  • 11 Febbraio 2011 in 12:43
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    Per ora, avendo presente che il sig. Grano non mi crederà quando affermerò di aver seguito le sue istruzioni, come dovrei prendere Sepia (o Sulfur) LM 18 in modo da massimizzare la probabilità di evidenziare un sintomo inequivocabile in una persona sana (Possibilmente un sintomo fisico, non psicologico)? Teniamo presente che lo scopo è evidenziare sintomi analoghi a quelli che si osservano in un proving, non curare una persona malata.
    Le 7 gocce van prese in un’unica somministrazione, la mattina, la sera? Come si registrano i sintomi? Va bene la procedura indicata nel link citato da me? Una settimana può essere sufficiente o meglio prolungare se non si evidenziano sintomi? I sintomi devono mantenersi per la durata del proving o possono scomparire prima? (es. mal di testa il giorno 4, scomparso il giorno 5 e non più ricomparso)
    Grazie

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  • 11 Febbraio 2011 in 14:06
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    Per Gianni Comoretto: come ho già scritto, prendine sette goccie al giorno. Prenderne di più, o più spesso, in genere non serve, perchè a quelle diluizioni le reazioni appaiono quando Sepia causerà una Tua reazione, cosa che non dipende dalla quantità assunta (è la famosa diffferenza di peso tra due molecole e 100 molecole!). Meglio al mattino, appena sveglio, un po’ diluite in poca acqua, per comodità, da tenere una trentina di secondi approssimativi in bocca. Ma se inghiotti direttamente non casca il Mondo. Se dopo sette giorni non Ti accorgi di nulla è inutile continuare: non hai né una diatesi, né una patologia, né una idiosincrasia compatibili il farmaco.

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  • 11 Febbraio 2011 in 14:24
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    @Beatrice Mautino: certo che sarei disposto. Ma il mio protocollo è molto più semplice del Vostro, basta verificare che, su dieci persone tutte scettiche, Sepia o Sulfur alla 18 LM assunte a sette goccie al giorno per sette giorni non provocano alcuna modifica soggettiva e/o oggettiva, ovvero non hanno effetti collaterali indesiderati, per modificare la mia convinzione (che questi due rimedi sono da maneggiare con estrema cautela, perché hanno effetti indesiderati importanti in oltre la metà dei pazienti). Se invece pretende che in base a questa prova si sia stabilito che l’ Omeopatia non funziona in toto, come ho già scritto, (ma Voi del CICAP fate finta di non capire), scientificamente parlando si abolisce l’ Omeopatia se TUTTI i farmaci omeopatici non funzionano, così come si abolisce la Farmacoterapia chimico-biologica se tutti i Farmaci hanno effetti collaterali inaccettabili. Voi del CICAP usate sempre questa tecnica: quando si tratta di attaccare un fenomeno che ritenete paranormale lo raggruppate come se fosse uniforme (vedi Astrologia, PNL, Rabdomanzia,ecc). Quando invece si tratta di validare un Miracolo, una Apparizione Mariana, un medium, un fantasma, pigliate la persona e il fenomeno come fossero singoli e non facessero parte di fenomeni esistenti e studiati da secoli, se non da millenni, ed entro i quali vanno collocati. E’ una tecnica comprensibile per averla vinta sempre, ma non potete pretendere che le squadre avversarie giuochino sempre in trasferta sul Vostro campo.

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  • 11 Febbraio 2011 in 14:50
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    @Alberto:ho detto “evita” non: “non ne fa”. Ti leggo una parte del manuale che distribuivano al corso “elementare”:”studi con radioisotopi confermano la presenza di molecole di soluto fino alla 9 ch e ancora alla MK. LA NOSTRA SCUOLA CONSIGLIA L’ USO DELLE DILUIZIONI HAHNEMANNIANE.” pIù sopra: “IL METODO KORSAKOFF E IL METODO SKINNER NON SONO, PER OVVIE RAGIONI, FEDELMENTE RIPRODUCIBILI”. Però, Alberto, se Ti sforzi solo di trovare contraddizioni per screditare l’ avversario, e non fai alcuno sforzo per capire e leggere (cosa che, a mio modesto giudizio, il CICAP fa spesso), il nostro diventa un inutile ping-pong. Io so di parlare con uno che l’ Omeopatia, per pregiudizii e idee superstiziose  (superstiziose=sopravvissute , in questo caso dal Positivismo) non la vuole conoscere e capire. Ma Tu cerca di capire di parlare con uno che l’ Omeopatia la pratica quotidianamente.  Ed è un continuo migliorarsi ed aggiustare il tiro, quindi gli errori si fanno. E ci sono scuole e associazioni discordanti. Se vi trovate ad un punto morto con l’ Omeopatia e con tanti altri fenomeni che ritenete paranormali, è perché non Vi volete aggiornare. Sui Cerchi nel Grano, almeno, lo avete fatto: siete passati dai colpi di vento delle prime spiegazioni alla Land Art, il che è già un notevole progresso. Anche con l’ Astrologia, almeno in Inghilterra, lo avete fatto: non considerate più gli Astrologi degli analfabeti furbacchioni.

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  • 11 Febbraio 2011 in 15:26
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    @Aldo: Stai giocando con le parole: la Boiron ha sul suo listino dei prodotti ancora più diluiti delle 50LM che tu hai detto manifestare spesso gravi effetti indesiderati, quindi secondo i princìpi omeopatici le diluizioni 10000K da loro prodotte dovrebbero dare effetti collaterali ancora più marcati. Però loro affermano che di effetti collaterali non ce ne sono. Mettetevi d’accordo. Potranno anche esserci scuole differenti, ma la Boiron rimane sempre una delle principali produttrici mondiali di prodotti omeopatici, che figura ci farebbe se si scoprisse che non utilizza i metodi più largamente riconosciuti dalla teoria omeopatica?
    Inoltre: certo che alla 9CH ci sono delle molecole di principio attivo (circa 10^5) ma perchè adesso stai spostando il discorso sulle basse diluizioni? Non sono le alte diluizioni quelle che danno effetti indesiderati più frequentemente? Non spostare i paletti, rimaniamo sulle alte diluizioni. Non sto cercando di screditare te, sto cercando di far notare le contraddizioni intrinseche dell’omeopatia, e il fatto che tu te ne occupi giornalmente mi dispiace ma non è un buon argomento: l’ipse dixit non funziona nella scienza, servono i fatti. Fatti che l’omeopatia ancora non ha portato, neanche con le teorie più “aggiornate”.

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  • 11 Febbraio 2011 in 21:12
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    Alberto: La diluizione alla 10000 CH che tu citi non è affatto “più o meno equivalente” alla 10000k. NESSUNA SERIA EQUIVALENZA PUO’ ESSERE STABILITA CON I PREPARATI OTTENUTI CON LE VARIE TECNICHE DI DILUIZIONE. Se non capisci perché, fai con serietà un corso di Omeopatia, (la Boiron li fa ovunque), oppure vai in una ditta omeopatica e guarda come si fanno le diluizioni. Quanto alla tesi che più alta è la diluizione maggiori sono gli effetti collaterali, dipende dal farmaco: per alcuni è vero, ma per la maggior parte dei farmaci omeopatici gli effetti collaterali attesi, o, più spesso,  constatati pur essendo totalmente inaspettati, CAMBIANO con la diluizione. E si tratta sempre di probabilità. Quanto al discorso che io sposterei il dialogo sulle basse diluizioni, questa volta non posso dirTi, per diplomazia, che mi sono spiegato male, perché Ti ho riportato fedelmente un brano della pag. 13 del vocabolario Boiron allegato al corso Annuale per Medici e Farmacisti del 2003. Comunque mi sforzo ancora di farTelo capire, ma Ti prego, rendiTi conto di quanto sei presuntuoso ad addentrarTi così a fondo in una materia come questa senza conoscerla! Il significato è: si riesce a trovare, a fatica, traccie del farmaco in diluizioni basse, fino alla 9 CH o alla 1000k (che è parimenti considerata bassa). Non su diluizioni più alte. Quando si prende in mano un farmaco preparato, alla 18 LM ci si può aspettare effetti molto profondi e non prevedibili. Richiamando l’ attenzione degli studenti sulla impossibilità di ipotizzare presenza di farmaci sulle altissime diluizioni e sulla impossibilità di poter mettere a confronto preparati ad altissime diluizioni con metodiche diverse, la Boiron intendeva scoraggiarci dall’ usarle e, quindi, dall’ ordinargliele. E questo ci è stato fatto capire da alcuni insegnanti, ma a voce. E’ vero, comunque,  che la Boiron non rifiuta di preparare farmaci su misura, per clienti importanti. Inoltre, quante volte Ti devo ripetere che la Boiron è una industria e fa pubblicità? Se trovi un Medico Omeopata di chiara fama internazionale che afferma, per iscritto, che nessun farmaco omeopatico dà effetti collaterali, allora mi preoccupo.

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  • 12 Febbraio 2011 in 15:26
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    @Aldo: Allora, cerchiamo prima di tutto di chiarire il discorso Boiron: non è ammissibile che la maggiore casa produttrice di prodotti omeopatici al mondo dichiari il falso su eventuali controindicazioni; se una cosa del genere la facesse una casa farmaceutica sarebbe un comportamento criminale (come è giusto che sia), infatti tutti i farmaci, tutti, devono per legge riportare le controindicazioni riscontrate durante i test. Perchè per la Boiron questo non vale? Se non ci si può aspettare serietà da un’azienda di livello mondiale, come si può dar credito a singoli omeopati, magari ognuno seguace di una scuola diversa? Quali sono i criteri che distinguono un omeopata “serio” da uno che non lo è?
    Secondo argomento, le diluzioni di Korsakov: quasi ovunque su internet si possono trovare pagine che riportano l’equivalenza, a livello di diluizione, tra le Korsakov e le CH: esempio <a href=”http://salute.leiweb.it/dizionario/medico/diluizione-omeopatica.shtml”>qui</a>, <a href=”http://www.farmaciadimuria.it/3livello_dettaglio.asp?id=2409&indice=164″>qui</a>, <a href=”http://www.andreasolinas.com/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=65″>qui</a>, <a href=”http://www.samo.byworks.com/rimedioomeo.htm”>qui</a> e <a href=”http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en|it&u=http://www.ritecare.com/homeopathic/guide_potency.asp”>qui</a>. Sono solo alcune delle pagine che ho trovato, ma se sei in grado di trovarmene altre più autorevoli che le smentiscano, prego, sono qui apposta
    Ora, avresti dei riferimenti concreti su cui potrei lavorare per cercare di capire meglio come stanno le cose? Hai dei libri da consigliare? Esistono studi seri che confermino quello che dici, soprattutto sui metodi radioscopici utilizzati per cercare molecole nelle diluizioni 1000K? Lavoriamo sui fatti per favore, non sugli aneddoti tipo “alla mia scuola mi hanno detto”.

    Rispondi
  • 12 Febbraio 2011 in 15:31
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    Ecco lo sapevo, ho usato i tag, ho fatto un casino e non ho visto che si faceva in un altro modo. Riprovo:
    qui, qui, qui, qui e qui.
    Spero di non aver combinato altri disastri. 🙂
     

    Rispondi
  • 12 Febbraio 2011 in 16:44
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    Non importa se hai combinato disastri: hai vinto Tu, mi arrendo

    Rispondi
  • 12 Febbraio 2011 in 16:53
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    @Aldo: Se davvero vuoi finire qui il discorso a me sta bene, però ti confermo la richiesta di qualche fonte precisa e a tuo parere autorevole sull’argomento: così almeno, in futuro, non potrò essere accusato di non conoscere l’omeopatia e/o di non essere aggiornato sulla materia. Visto che l’esperto sei tu, mi sembra una richiesta legittima.

    Rispondi
  • 12 Febbraio 2011 in 16:56
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    fai con serietà un corso di Omeopatia, (la Boiron li fa ovunque)


    Si, li fa proprio ovunque! Corsi molto seri, specialmente quelli online da cui non riesce a cavarsi dall’impaccio di rispondermi ;D

    Rispondi
  • 12 Febbraio 2011 in 17:59
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    Le vere prove che possono convincere il funzionamento dei prodotti omeopatici ,placebo consapevoli, e placebo nascosti , sono osservando l’effetto sui microorganismi. Cosa voglio dire; siccome si presume che non abbiano facoltà di suggestione forse se c’è un risultato sarà accettato. Ma: sia chiaro , non è detto che sia sempre riproducibile da tutti e in altri luoghi. Chi si intende di fisica conosce l’interazione fra l’osservato e l’osservatore. Io intanto  sto facendo delle prove con dei funghi microscopici, Trichoderma spp.

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  • 13 Febbraio 2011 in 02:53
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    qualcuno può spiegarmi perchè la discussione di Aldo Grano è stata cancellata? la trovavo veramente interessante…..
    Finalmente qualcuno molto preparato vi ha risposto per dovere……dopo queste censure è normale che molte persone pensano male del cicap……qualcuno potrebbe pensare che ,quando venite messi alle strette, tendete a censurare, di conseguenza tutto quello che dicono  i “pazzi-complottisti”sul cicap nn sia tutta una fantasia……..

    Rispondi
    • 13 Febbraio 2011 in 11:39
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      mario, prima di urlare qui ala censura bisognerebbe: 1. leggere le FAQ (http://www.queryonline.it/faq/) nelle quali c’è scritto “Prima di urlare alla censura scrivici e, se abbiamo sbagliato, rimedieremo reinserendo il tuo commento. Se invece l’abbiamo cancellato volutamente allora ti spiegheremo il perché.” 2. Se ci avessi scritto in privato invece che urlare pubblicamente alla censura ti avremmo risposto che i 67 commenti sono lì belli presenti, ma che visto che sono 67 e non cinque, per ragioni di leggibilità i più vecchi vengono archiviati. C’è un comodo tasto “precedenti” che permette di visualizzarli tutti.

      Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 10:45
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    Per Mario: io leggo tutto come ieri, ma forse è perchè ho cliccato su “precedente”. Non è difficile, prova!
    Ciaoooo 😀

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 10:47
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    @Marco: clicca su “precedenti”
    @Aldo Grano:
    Organon, 6^ edizione, n. 129
    If the effects that result from such a dose are but slight, a few more globules may be taken daily, until they become
    more distinct and stronger and the alterations of the health more conspicuous; for all persons are not effected by a
    medicine in an equally great degree;
    Secondo Hanemann TUTTI i soggetti sono sensibili agli effetti di un rimedio, sia pure a livelli differenti. E gli effetti aumentano all’aumentare della frequenza di somministrazione. Gli effetti vanno cercati in rimedi a potenza elevata (almeno C12-C13) in quanto solo i sintomi grossolani sono presenti nella tintura madre e nelle diluizioni ponderali.
    Successivamente (non so quando) si è stabilito che l’effetto può essere rigorosamente nullo in alcuni soggetti. Ne prendo atto.
    Sul protocollo. Il protocollo indicato va bene (forse) per convincere gli scettici, non per convincere i credenti. Se si vede un effetto riproducibile (diversi dei 10 scettici presentano sintomi simili) è credibile sia dovuto alla sostanza in proving. Il blank è cotituito dal periodo pre-proving. Ma non è una prova molto forte. Per poter dire qualcosa di sensato serve fare un confronto con placebo, quantomeno avere un periodo di proving “vero” alternato ad uno con placebo. Es. ciascun soggetto prova in sequenza verum e placebo, ma la sequenza e’ determinata a caso, nessuno sa se prova prima il rimedio o prima il placebo.  Occorre stabilire PRIMA in quanti soggetti debbano comparire sintomi per poter ritenere positiva la prova, e che sintomi dovrebbero comparire (possibilmente senza comunicarlo ai volontari). Occorre poi avere una numerosità sufficiente ad essere statisticamente significativa, se compaiono i sintomi in un solo soggetto, hai il 50% di probabilità che compaiano proprio sul verum. QUESTO è un protocollo, il resto è un test preliminare, per vedere se vale la pena far qualcosa di più.
    Se si fa come propone Aldo, 10 scettici prendono Sepia. In una settimana ad uno capita un raffreddore, ad uno un mal di testa, uno buca un esame all’università e si sente giù di morale. 3 positivi su 10, il test è riuscito, ma quegli increduli di scettici dicono che è tutto un caso, negando l’evidenza, tra i 157 sintomi di Sepia ci sono appunto (sto tirando ad indovinare per fare l’esempio) mal di testa, sensazione di inadeguatezza, naso che cola in particolare dalla narice destra. Quando ho provato Nux Vomica durante le 2 settimane di proving ho ripreso ad arrampicare dopo la pausa invernale. Il giorno dopo avevo i muscoli delle braccia indolenziti. Chiaramente un effetto di Nux, anche se era passato subito dopo, ho dovuto rifare il proving per convincere il mio interlocutore.
    Sulla generalizzazione. È l’omeopatia che generalizza, è un sistema omnicomprensivo basato su pochi assunti indimostrati. Quindi basta mostrare che gli assunti sono falsificati in un caso, e il sistema crolla. Non vale il confronto con la farmacologia, che è un sistema in cui i “principi” sono ben dimostrati e si arriva alla cura tramite una lunghissima serie di ragionamenti o prove empiriche, tutti da verificare (e verificati). Se si mostra che una cura non funziona (cosa fatta un sacco di volte) o che causa effetti collaterali importanti, si è dimostrato solo quello, o al più che qualcuna delle assunzioni fatte non regge.
    Se dimostri che Sepia non provoca NESSUN effetto in 10 soggetti sani, hai mostrato che Sepia non è un rimedio, e che probabilmente chi ha fatto quel proving si è autosuggestionato. Se ripeti la cosa con 4 o 5 rimedi, cominci a dover pensare che TUTTO il proving a dosi non ponderali sia da buttare. Rimando all’articolo su Donner per il prosieguo.

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 12:04
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    Non c’era nemmeno bisogno di scrivervi, basta guardare la pagina e, nel dubbio, vedere se tutto è ok. Ma si sa, qualcuno non si prende la briga di guardarsi in giro e porsi in dubbio!

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 13:06
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    Per Gianni Comoretto, partendo dalla fine:” È l’omeopatia che generalizza, è un sistema omnicomprensivo basato su pochi assunti indimostrati. Quindi basta mostrare che gli assunti sono falsificati in un caso, e il sistema crolla!” Ti piacerebbe eh? So che Voi del CICAP 1) Siete pigri.2) Siete poveri, il che aumenta la pigrizia. Vi fa sognare che una disciplina complicata e presente in tutto il Mondo da secoli, articolata su diverse scuole, divisasi in numerose branche, sia basata su due postulati fessi, demoliti i quali Vi potete risparmiare altre fatiche. Difatti l’ Astrologia, l’ Ufologia, Il Complottismo, il Miracolo di San Gennaro, Sai Baba e l’ Omeopatia, dopo che avete dimostrato, a Voi stessi e in base ai Vostri criteri, che non funzionano, sono spariti dalla faccia della Terra. Perfino Uri Geller è vivo e lotta insieme a noi creduloni! A proposito, come va la Tua prova? Stai bevendo Sepia a garganella? A proposito di censure: in genere sia il CICAP che Query non mi censurano. Mi è capitato un paio di volte, non so perché, non glielo ho chiesto e penso di essere in casa d’ altri, è loro diritto censurare. Con me, almeno, sono stati fin troppo ospitali e li ringrazio.

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 16:41
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    scusate . errore mio………….avevo pensato male, avevo torto:P

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 16:58
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    @aldo:
    A me interessa capire se una cosa funzioni. E cercare di spiegare alla gente come si fa a capire che funzioni. Soprattutto se uno ha una laurea scientifica dovrebbe riuscire ad arrivarci. Constato che non è così, che il mondo è pieno di persone che basta che uno gli pieghi un cucchiaino davanti e grida al miracolo, ma contro la stupidità umana anche gli dei non possono nulla.
    L’omeopatia è complessa e divisa in un sacco di scuole, ma tutte si basano su quei due assunti. Indimostrati. Appunto per quello occorre cercare di verificare quelli, altrimenti se fai (poniamo) una prova per vedere se la cura secondo la scuola X funziona, ti ritroverai quelli della scuola Y che dicono che quelli della scuola X sono dei cialtroni.
    E comunque nessuno ha la pretesa di convincere un omeopata convinto. Io posso cambiare idea, se la prova con Sepia dà risultati chiari, dubito che Aldo lo farà con 10 volontari che assumono Sepia e non hanno sintomi. Quel che si vuol provare a fare è far vedere che l’omeopatia non ha una base a chi si cura credendo sia una cosa seria ma non conoscendola. Sono riuscito a convincere diversi miei amici, con l’argomento semplicissimo “non c’è niente dentro”, molta gente arriva a capire che se dici di curare con zero molecole qualcosa che non torna c’è. Addirittura molti non vogliono crederti, non è possibile che un medico serio possa prescrivere qualcosa che non contiene nulla, solo fantomatiche “vibrazioni quantistiche” che nessuno ha mai rivelato. E allora spieghi cosa significa “30 CH” scritto sulla boccettina che hanno in mano. Poi racconti di Donner, del placebo, eccetera.
    Sul proving, sono ancora nella settimana pre-proving, in cui annoto i sintomi in assenza di rimedio. Tra una settimana (lunedi’ 28) comincio con Sepia fino a domenica. Poi una settimana di pausa e passo a Sulfur.  Sottolineo che fino alla fine non vado a guardarmi i sintomi attesi, non voglio rischiare di farmi influenzare, in un senso o nell’altro.

    Rispondi
  • 13 Febbraio 2011 in 20:33
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    @Gianni Comoretto: la Tua è una battaglia ideologica, non razionale, non scientifica. Per giunta, fatta da uno che non è medico, né farmacista, né infermiere, almeno credo, (non mi hai detto che mestiere fai o io non l’ ho notato) è quasi criminale: togli ad alcune persone la possibilità di star meglio e con poca spesa. Togli al SSN la possibilità di curare queste persone senza spendere quasi nulla (i farmaci omeopatici sono gratuiti solo ove prescritti negli Ospedali di Medicina Integrata e solo in quelle Regioni [una è la Tua, la Toscana]che hanno le leggi regionali che li prevedono e ne hanno inaugurati). Per giunta senza alcuna reale possibilità di vittoria.Ed ora una breve Storia della Medicina. Da molto prima di Paracelso, diciamo da prima di Esculapio, l’ uomo ha provato a curarsi sia con Farmaci che attaccano direttamente la malattia e/o i suoi sintomi, sia con quantità piccole, inefficaci, di Farmaci che a dosi più elevate provocano la malattia o, almeno, sintomi uguali a quelli provocati dalla malattia. Non sappiamo perché, almeno dai documenti storici che abbiamo, sappiamo solo che entrambe le branche della Medicina dicevano di essere state ispirate dall’ Alto. L’ osservazione era fondamentale, ma la partenza, almeno a sentir parlare i primi Medici, che nell’ Antichità non erano considerati una categoria separata dai Maghi, era sempre di natura soprannaturale. Arrivando più vicini a noi, sappiamo che Michele De Notre Dame e Teofrasto Bombasto Von Hohenheim (meglio noti al grosso pubblico come Nostradamus e Paracelso) utilizzavano, nell’ attaccare la malattia, sia l’ Allopatia, sia l’ Omeopatia, sia la Magia, in particolar modo Talismani e Formule Magiche. Le cronache ci parlano di guarigioni portentose da parte dei due, addirittura di epidemie di peste bloccate nelle città che li accolsero. Ci parlano anche di invidie e lotte omicide da parte delle caste paramedicali di allora. Che non usavano metodi sostanzialmente diversi per curare, erano solo meno bravi.Il CICAP può non considerare valida la Storia, non essendo presente a verificare. Ma, come vedi, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Oggi le Medicine antiche esistono sempre; l’ Omeopatia e le sue nuove branche, come l’ Omotossicologia e la terapia mediante oligoelementi, ha conosciuto un revival eccezionale nell’ ultimo trentennio, dopo essere stata ridotta, come tutte le Medicine tradizionali, in una sorta di riserva indiana dai successi ottenuti dalla seconda metà del XIX Secolo alla prima metà del XX Secolo(grosso modo) dalla Medicina chimico-biologica industriale. Il Cicap fa una battaglia contro l’ Omeopatia che si basa su assiomi di tipo positivista, come il Tuo “non c’è niente dentro, quindi non può funzionare” che al momento sono minoritari, (per questo i nemici dell’ Omeopatia cercano di reclutare analfabeti in Farmacologia tra il grosso pubblico: a loro si può far credere tutto, compreso che la stragrande maggioranza dei Medici sia nemica dell’ Omeopatia). In realtà oggi la Medicina occidentale è impegnata, per ora vanamente, a cercare di capire quali siano le ragioni per cui l’ Omeopatia e altre Medicine sopravvissute dall’ Antichità, come l’ Agopuntura arrivata a noi dalla Cina, abbiano tanti successi e si siano potute adattare all’ evolversi delle malattie. Cercano di capire come possano essere sfruttate in modo programmato e consensuale in affiancamento alle terapie chimico-biologiche e chirurgiche, nonché come possano essere utilizzate in diagnostica. La contrapposizione per principio, di chi si fida solo della Macro-Chimica e della Chirurgia demolitivo-ricostruttiva, è minoritaria.

    Rispondi
  • 15 Febbraio 2011 in 01:53
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    Sig. Aldo Grano le faccio i complimenti per i sui commenti sempre molto interessanti…
    mi piacerebbe leggere ,di tanto in tanto, una sua opinione anche su un altro sito “amico del Cicap”(almeno così sembrerebbe) che si occupa dello “smantellamento” della medicina alternativa,compresa l’omeopatia….

    qualora nn lo sapesse , è questo

    http://medbunker.blogspot.com/

    saluti

    Rispondi
  • 15 Febbraio 2011 in 08:54
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    @Aldo Grano
    Rispedisco al mittente le accuse di ideologia.
    Io sono uno scienziato, che usa il metodo scientifico tutti i giorni, e ho una discreta preparazione di statistica medica, ho anche curato l’analisi statistica di uno studio. SO come si fanno gli studi medici, non sono un medico e non mi sogno di CURARE nessuno. Ma ho le competenze per stabilire come si fa a vedere se un farmaco curi o meno, cioè so impostare le basi di uno studio (anche se l’analisi degli effetti, la scelta degli endpoint e delle metodologie di cura deve essere, ovviamente, fatta da medici).
    Guardando gli studi fatti sull’omeopatia si vedono o falle metodologiche abbastanza gravi, o effetti al limite della significatività, o entrambi.
    Sono un fisico, conosco abbastanza la chimica, e posso analizzare le basi dell’omeopatia. Mi sono letto l’Organon e il librone di Bellavite, andandomi a guardare le parti di metodo scientifico e di basi chimico-fisiche. Non ci sono, nessuna delle due. Mi sono guardato gli studi sugli effetti fisici delle alte diluizioni e o sono irrilevanti per l’omeopatia (effetti che dipendono essenzialmente SOLO dalla succussione meccanica, anche sul solvente puro, e che spariscono rapidamente) o lo studio è ridicolo (disturbi radio ambientali non identificati fatti passare per “segnali” del rimedio).
    Conclusione: l’omeopatia non cura, non si capisce perché mai dovrebbe curare, e sostenerla (come fa la Regione Toscana) è quasi criminale, si offre alla gente la possibilità di CREDERE di curarsi a poca spesa, all’amministrazione pubblica la possibilità di apparire moderni, avanzati, e di risparmiare, NON curando la gente. Non a caso gli studi della Regione sull’omeopatia si orientano su quanto sia apprezzata dalla gente, su quanto faccia risparmiare il SSN, ma NON su quanto funzioni.
    Ripeto, non sono ideologico ma scientifico: voglio delle prove per convincermi, e sto facendone personalmente una (per curiosità quante probabilità ci sono che non abbia diatesi o idiosincrasie a Sepia, Sulfur, e Aconitum, oltre che a Ipeca e Nux Vomica?). Sto annotando ogni minimo sintomo, prima e durante la “cura”, per vedere che succede. È colpa mia se gli omeopati non riescono a capire cosa sia una prova, citando aneddoti su medici medioevali?
    @Marco: conosco MOLTO bene la fisica, e l’ “interazione tra osservato ed osservatore” forse non l’ha capita molto bene. Diciamo che non l’ha capita e basta. La prova su miceti è in cieco?

    Rispondi
  • 15 Febbraio 2011 in 08:57
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    Incidentalmente, nel progetto sulle medicine complementari della Regione Toscana si salva la parte di fitoterapia. Perché FANNO STUDI, vanno a vedere se i fitoterapici funzionano, se hanno effetti collaterali, interazioni con altri farmaci… Insomma, fanno scienza.

    Rispondi
  • 15 Febbraio 2011 in 12:23
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    Ok, caro Gianni, Ti ringrazio per rischiare la prova in vivo su Te stesso con Sepia. Spero che Ti bastino i risultati, senza rischiare poi anche quella con Sulfur. Poiché è presumibile che questo post venga sepolto dai nuovi, fammi sapere le Tue osservazioni anche privatamente su e-mail, se sparisce dalla prima pagina.
    Per Mario: il sito che mi citi è tenuto da Salvo Di Grazia, il quale, almeno, è medico (ginecologo, vado a memoria e mi scuso se ricordo male). L’ ho visitato e ho avuto una breve discussione con lui, che non ha molto tempo da perdere con me. In genere non legge e tratta molto superficialmente i lavori clinici a favore dell’ Omeopatia e delle altre Medicine alternative, ma sta abbastanza attento a quello che dice, essendo medico. Normalmente si distinguono abbastanza bene le opinioni che esprime dalle acquisizioni scientifiche, anche se il tono è divulgativo e adatto al vasto pubblico, come, del resto, il mio quando mi trovo qui e non davanti a un malato che ha bisogno di aiuto o di essere indirizzato (il farmacista non dovrebbe esagerare e violare il campo del medico).
    Ah Gianni, dimenticavo: l’ unica differenza tra l’ approccio fito-terapico e quello chimico-biologico è la difficoltà di standardizzare gli estratti e di seguire il comportamento dei singoli principi attivi. Per il resto agisce a dosi ponderali, come la Medicina che per Voi è l’ Unica, ha indicazioni, controindicazioni, effetti collaterali registrati e noti in letteratura,  anche molto gravi. Purtroppo molti venditori di fitoterapici sanno approfittare della vaghezza della legge per vendere  come integratori alimentari prodotti che  sono anche rischiosi e che andrebbero assunti sotto controllo medico. Ma la Fitoterapia autentica non si comporta in questa maniera, così come la Medicina autentica non si comporta come quei Medici e quei Farmacisti che ogni tanto saltano alla ribalta delle cronache per condanne dovute a vari reati, il più comune dei quali è, forse (non ho letto statistiche serie per l’ Italia) il comparaggio (per i Medici)  e il farsi rimborsare dal SSN ricette falsificate o riciclate (per i colleghi Farmacisti).

    Rispondi
  • 16 Febbraio 2011 in 10:00
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    @ Aldo Grano:
    In genere non legge e tratta molto superficialmente i lavori clinici a favore dell’ Omeopatia e delle altre Medicine alternative
    In realtà nel mio blog ho studiato e commentato più articoli di omeopatia (per esempio quello sul protocollo Banerji o l’ultimo di Bellavite o quello di Benveniste o quello di Montagnier…) che di medicina ufficiale, visto che l’argomento che tratto è quello delle pratiche alternative e la medicina la tratto solo in certi casi e per alcuni aspetti particolari. Agli “studi a favore” dell’omeopatia ho dedicato interi post con lunghe discussioni, all’argomento omeopatia ho dedicato un mese del blog e continuo a dedicargli altro spazio mentre a studi “a favore” della medicina non ne ho dedicato nemmeno uno.
    Però di lavori clinici ben fatti e corretti che provino l’omeopatia in verità non ne ho trovato neanche uno, nemmeno su indicazione di omeopati ai quali ho chiesto lumi, ma come sempre sono pronto a ricredermi, anzi, qui c’è qualcuno che possa indicarmi un qualsiasi studio di qualunque tipo che possa convincere uno scettico come me che l’omeopatia è più di un placebo?
    A questo punto sto diventando più alternativo degli alternativi, non vedo l’ora di leggerlo questo studio  che finalmente faccia emergere un risultato positivo o interessante che mi spinga a prescrivere granuli omeopatici invece che compresse chimicamente attive.
    D’altronde non posso fare a meno di osservare che in nessuno dei miei articoli di analisi di uno studio “omeopatico” nessuno (omeopati compresi) mi ha fatto notare un errore nelle mie osservazioni, nemmeno su invito.
    Anzi l’unica occasione nella quale un omeopata ha “discusso” la mia analisi su un suo lavoro (senza che io parlassi minimamente degli autori e limitandomi ad analizzare lo studio) lanciandomi anatemi terribili e dicendo che dovevo chiedergli scusa per aver provato a dubitare delle sue conclusioni.
    E’ anche vero che gli omeopati sono noti per la loro assoluta mancanza di ironia ed autocritica ma visto che io curo malattie non fantasie o qualcuno mi dimostra che l’omeopatia funziona più di una pallina di zucchero o io continuo per la mia strada.
    Saluti.

    Rispondi
    • 16 Febbraio 2011 in 15:03
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      La tesi è uno studio osservazionale condotto NON in cieco che arriva alla conclusione che ci “potrebbe” essere un miglioramento della qualità della vita dovuto “probabilmente” alla diminuzione dell’assunzione di farmaci allopatici. Discutiamo pure delle prove, ma questa non lo è. Ne ha un’altra convincente?

      Rispondi
  • 16 Febbraio 2011 in 16:38
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    Questo è stato pubblicato da una rivista non Omeopatica ed è una critica alla metaanalisi tuttora più citata dai nemici dell’ Omeopatia. L’ avete citata anche Voi, anche se il Vostro link mi crea qualche problema di raggiungimento:
    http://pubget.com/site/cart

    Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 11:14
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    @ Aldo:
     
    per quanto riguarda la tesi: non capisco cosa avrebbe dimostrato a favore dell’omeopatia. E’, come Query ha scritto, uno studio non in cieco, non randomizzato, nel quale non vi è un effetto nè dose dipendente nè “farmaco omeopatico dipendente”, alcuni sintomi non hanno avuto alcun beneficio dall’omeopatia e da quello che si riassume nelle tabelle della figura 1/A i prodotti omeopatici non hanno migliorato alcunchè, cosa che invece hanno fatto i farmaci. Infine: è scritto nella “tesi” stessa che forse l’unico risultato da discutere potrebbe essere il costo più conveniente dell’omeopatia, ma questo lo sappiamo, un granulo di zucchero costa molto meno di una compressa di FANS, cosa ci sarebbe da discutere?
    Per quanto riguarda il secondo link, non mi si apre.

    Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 12:07
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    Oltretutto mi sembra piuttosto curioso come il “gruppo 1” sia formato da pazienti ai quali veniva somministrata (copio)  “terapia omeopatica senza trascurare se necessario le cure convenzionali”, cioè il confronto è stato fatto tra omeopatia ed al bisogno cura standard e con un gruppo in cura standard?
    Ma…davvero sono queste le “prove di efficacia” dell’omeopatia?
    Devo considerare con amarezza che ogni volta che mi si segnala un’ulteriore prova definitiva della validità dell’omeopatia resto sempre più stupefatto della mancanza di appigli e di tanto spreco dell’intelletto umano…
    🙁

    Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 14:40
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    Infatti non bisognerebbe sprecare intelletto umano. Anche se funzionasse l’omeopatia ,ve la sentireste di abbandonare la medicina allopatica? Io, pur essendo favorevole all’omeopatia  non me la sentirei ,perchè conoscendo come funziona la reputo molto instabile e soggettiva.

    Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 14:48
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    @Aldo Grano
    Guarda che se invii un link al tuo “carrello” in un sito, noi che non abbiamo mai messo dentro niente nel “carrello” non vediamo appunto niente. Puoi inviare un link all’articolo?
    Comunque (se ho capito a cosa ti riferisci) uno può fare delle critiche ad un metastudio (uno dei tanti) che mostra che l’omeopatia non funziona. Questo, al più, mostra che quel metastudio è fatto male, non mostra che l’omeopatia funzioni.
    Domenica inizio con Sepia, quindi a fine mese vi racconto come è andata. Ma temo che dovrò arrivare a fine marzo per il resoconto completo, per avere il tempo di provare anche Sulfur ed Aconitum (consigliatomi da un altro omeopata).

    Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 16:58
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    Vedi WeWee, quando dico che non leggi i lavori scientifici favorevoli ai singoli farmaci omeopatici (un lavoro favorevole a tutta l’ Omeopatia ha senso quanto un lavoro favorevole a tutta la Farmacologia)intendo proprio questo. Possibile che Tu non abbia mai letto l’ articolo di R. Ludtke e A.L.B. Rutten pubblicato nel mese di Ottobre del 2008 sul Journal Of Clinical Epidemiology? Eppure questo stesso articolo di Query su cui facciamo thread lo cita e vi manda un rinvio. E’ normale che io sospetti che Voi rimescoliate minestre cotte da altri senza andare tanto per il sottile, basta che abbiano lavorato al posto Vostro contro l’ Omeopatia. Il lavoro citato è importante perché smonta il lavoro di Chang, che è tuttora una delle metaanalisi più recenti e più citate contro l’ Omeopatia e che arriva a una conclusione onesta, ma molto debole rispetto alla forza che le si vuol dare:”gli effetti registrati sono compatibili con l’ipotesi di un effetto placebo”. “Compatibili” non significa “sicuramente dovuti ad effetto placebo” e, soprattutto, non significa che l’ Omeopatia non funziona. Comunque, se non Vi sta bene, proviamo con questo. Qui, anche se si tratta di un solo caso clinico, si tratta di un qualcosa che per Voi è un grave reato: un bambino tra i 3 e i 4 anni è stato curato (e guarito) con la solo Omeopatia da una affezione grave e “life threatening”, la SCN, dopo averlo tenuto prima di sottoporlo, durante e dopo la cura al di fuori di qualunque terapia ufficiale o alternativa, perché non influenzasse la terapia omeopatica. La Dr.ssa che l’ ha fatto e l’ ha pubblicato è Jennifer Poole, Inglese , e lavora alla Nemeton Research Foundation. Ecco il link. Quello che Vi avevo mandato nel mio ultimo intervento ha funzionato, a me, per due giorni, ora, a quanto pare, si sono accorti delle visite  e hanno evidenziato le restrizioni, ma basta iscriversi e, se siete Medici o Farmacisti, non dovrebbero chiederVi soldi. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20674845

    Rispondi
    • 18 Febbraio 2011 in 17:21
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      Aldo Grano, l’articolo sul singolo caso curato con l’omeopatia che cita nel suo ultimo messaggio è accessibile solo agli abbonati alla rivista Homeopathy, quindi non è possibile leggere i metodi, analizzare i protocolli utilizzati e i risultati ottenuti. Comunque, la stessa autrice nell’abstract scrive ” However, as this was a single case, a controlled study is recommended as a next step.”. È lei stessa ad ammettere che sono necessari ulteriori studi in condizioni di controllo. Di nuovo, questa non è una prova convincente del funzionamento di un farmaco omeopatico. È semmai un dato che incuriosisce.

      Rispondi
  • 18 Febbraio 2011 in 21:49
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    Vedi WeWee, quando dico che non leggi i lavori scientifici favorevoli ai singoli farmaci omeopatici (un lavoro favorevole a tutta l’ Omeopatia ha senso quanto un lavoro favorevole a tutta la Farmacologia)intendo proprio questo.
    Emh, io veramente l’ho letto (quello accessibile) ed ho tratto delle conclusioni. Cosa mi rispondi?
    Possibile che Tu non abbia mai letto l’ articolo di R. Ludtke e A.L.B. Rutten pubblicato nel mese di Ottobre del 2008 sul Journal Of Clinical Epidemiology?
    L’ho letto eccome, gli studi omeopatici più citati li ho letti quasi tutti, solo che quando muovo delle obiezioni chi li cita scappa a gambe levate, che si fa, si passa già al prossimo paletto senza nemmeno dibattere?
    Mi hai chiesto di commentare la “tesi di laurea” (ma laurea de che…) ed ora che l’ho commentata mi chiedi di commentare il prossimo studio?
    Discutiamo del primo, finita la discussione passiamo al secondo.
    Sai cos’è? E’ che ogni volta che viene pubblicato “finalmente lo studio che dimostra inequivocabilmente l’efficacia dell’omeopatia” e lo smonto, il giorno dopo c’è sempre quello che dice che il vero studio inequivocabile era un altro, poi un altro e poi un altro ancora…così da 200 anni a questa parte…
    Allora ho deciso di discutere le cose una per volta quindi a questo punto, visto che io la mia risposta alla tua interessante domanda l’ho data tocca a te: cosa dimostrerebbe quella “tesi di laurea”? In quale punto in particolare sarebbe dimostrata un’azione evidente dell’omeopatia? Quale patologia o sintomo avrebbe curato l’omeopatia? Perchè il gruppo “omeopatico” ha utilizzato “farmaci tradizionali se necessario”?
    Iniziamo da qui.
    😉

    Rispondi
  • 20 Febbraio 2011 in 16:07
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    @WeWee se vuoi, facciamolo. la Tua prima critica alla Tesi della Dr.sa V. Piasere è: “E’, … uno studio non in cieco, non randomizzato,” la risposta è nello Studio stesso: “Vista la natura osservazionale dello studio, si è evitato di applicare procedure di randomizzazione dei pazienti, che limiterebbe in qualche modo la libera scelta del paziente” Infatti: “Il protocollo è stato approvato nell’ ambito del progetto OSSERVAZIONE e valutazione di procedure terapeutiche di Medicina Complementare- approvato dalla Regione Lombardia con delibera n. VI/48041 del 4 Febbraio 2000.”
    Seconda critica: “da quello che si riassume nelle tabelle della figura 1/A i prodotti omeopatici non hanno migliorato alcunchè, cosa che invece hanno fatto i farmaci.” Qui mi pare che Tu abbia letto male o distrattamente:  in partenza il gruppo 1, che ha scelto liberamente di associare alla terapia convenzionale l’ Omeopatia, denuncia un deficit maggiore rispetto al gruppo 2 (solo terapia convenzionale, prevalentemente con FANS) :una maggiore incapacità di attività fisica ed una peggiore qualità della vita. Traduzione: i pazienti del Gruppo 1 stanno peggio, al momento in cui iniziano a curarsi anche con l’ Omeopatia, di quelli del gruppo 2. Dodici mesi dopo, alla fine della raccolta dei dati, i pazienti del Gruppo 1 stanno decisamente meglio di coloro che hanno continuato a curarsi solo con i FANS, sia per performance fisica che per qualità della vita. Cioè partono da condizioni fisiche peggiori rispetto al gruppo 2 e a fine cura sono pari o migliori.
    Terza critica: “è scritto nella “tesi” stessa che forse l’unico risultato da discutere potrebbe essere il costo più conveniente dell’omeopatia,” Io invece leggo: “La qualità della vita è migliorata nettamente e significativamente solo nei pazienti in terapia omeopatica mentre è rimasta sostanzialmente stabile in quelli in terapia convenzionale (i quali, Ti ricordo, all’ inizio si sentivano meglio degli altri e si muovevano meglio) e CIO’ SUGGERISCE CHE LA TERAPIA OMEOPATICA LAVORI ANCHE SULLO STATO GENERALE, oltre che locale, mentre i FANS lavorano solo a livello locale. Cosa che tutti i Medici e i Farmacisti che utilizzano farmaci omeopatici come complementari di quelli tradizionali sanno benissimo: i farmaci omeopatici, pur non contenendo, chimicamente parlando, un bel nulla, spesso nel tempo non solo attenuano i sintomi, ma guariscono o consentono di convivere meglio con malattie croniche considerate non guaribili. Come l’ artrite reumatoide, l’ osteoporosi,la fibrosite, citate sia nella tesi della Dr.ssa Piasere che nella letteratura elencata in fondo.

    Rispondi
  • 20 Febbraio 2011 in 17:36
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    “la Tua prima critica alla Tesi della Dr.sa V. Piasere è: “E’, … uno studio non in cieco, non randomizzato,” la risposta è nello Studio stesso: “Vista la natura osservazionale dello studio, si è evitato di applicare procedure di randomizzazione dei pazienti, che limiterebbe in qualche modo la libera scelta del paziente”
    Quindi mi dai ragione (che poi bastava appunto leggere). Una ricerca compilata con questionari, non randomizzata, non in cieco. Ottimo…domani ne faccio una simile e dimostro quello che voglio.
    “i pazienti del Gruppo 1 stanno peggio, al momento in cui iniziano a curarsi anche con l’ Omeopatia, di quelli del gruppo 2.”
    Umh, gruppi non omogenei quindi, malissimo.
    In ogni caso si dimostrerebbe che “curarsi” con l’omeopatia peggiora i sintomi. Ottimo risultato, a favore della medicina.

    “Dodici mesi dopo, alla fine della raccolta dei dati, i pazienti del Gruppo 1 stanno decisamente meglio di coloro che hanno continuato a curarsi solo con i FANS, sia per performance fisica che per qualità della vita.”
    E’ passato UN ANNO ed i pazienti (che, sottolineamolo, soffrivano soprattutto di dolori vertebrali) che si sono curati con omeopatia e FANS (quindi anche con farmaci indicati per la loro patologia) starebbero meglio mentalmente? Ottimo risultato. Ma cosa c’entra l’omeopatia? Nello studio è scritto chiaramente che è il gruppo 2 (farmaci) che sta meglio (pag.6). Per quanto riguarda la “forza fisica” nonostante il gruppo 2 fosse più compromesso (stava peggio all’inizio) recupera le sue funzioni in 6 mesi, mentre il gruppo omeopatico le recupera in 12 mesi!! Potenza dei farmaci…
    “CIO’ SUGGERISCE CHE LA TERAPIA OMEOPATICA LAVORI ANCHE SULLO STATO GENERALE, oltre che locale, mentre i FANS lavorano solo a livello locale.”
    Stato generale? Ma se dopo 6 mesi gli “omeopatici” stavano ancora male!
    Io ho letto che hanno formato due gruppi non randomizzati, disomogenei (ai tempi 0 il primo gruppo stava peggio del secondo), somministrando non in cieco FANS e FANS+omeopatici. Alla fine dopo 6 mesi i pazienti che assumevano FANS stavano meglio degli “omeopatici”, ad un anno stavano tutti meglio (1 anno!). Per la “qualità di vita”, debolezza della sua misurazione a parte, è scritto (anche nelle tabelle) che ci si riferisce ad elementi quali “stato emotivo”, “salute mentale”, “salute generale”…tutte situazioni suscettibili, anzi, molto suscettibili all’effetto pla…plac…diciamolo: placebo.
    Abbiamo dimostrato che aggiungere prodotti omeopatici a farmaci non migliora i risultati e ritarda la risoluzione della sintomatologia dolorosa. Nel lungo periodo anche la percezione del proprio stato di salute è migliorata dai FANS ai quai è aggiunto un sostegno omeopatico.
    Grazie della segnalazione quindi.
    Ho notato poi che il relatore di quella “tesi” era il prof. Bellavite, quello dello studio rivoluzionario sui topolini col Buspirone, una garanzia.
    Ora possiamo passare (se vuoi) al prossimo studio rivoluzionario sull’omeopatia che questo mi ha convinto sulla validità dei FANS.
    🙂

    Rispondi
  • 20 Febbraio 2011 in 17:41
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    “Aldo Grano, l’articolo sul singolo caso curato con l’omeopatia che cita nel suo ultimo messaggio è accessibile solo agli abbonati alla rivista Homeopathy, quindi non è possibile leggere i metodi, analizzare i protocolli utilizzati e i risultati ottenuti.” Risposta: Carissima QueryOnline, Homeopathy fa parte del gruppo Elsevier, lo stesso di The Lancet e l’ abbonamento alla rivista on-line è gratuito, basta registrarsi. The Lancet On Line la ricevo sempre per e-mail. Speravo che, da nemici dell’ Omeopatia con pretese scientifiche, leggeste almeno la rivista ufficiale on-line. Esiste anche quella della SIOMI, la maggiore società Medica Omeopatica Italiana, che pubblica molti abstracts in Italiano.

    Rispondi
  • 20 Febbraio 2011 in 19:00
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    Aldo Grano: l’abbonamento alla rivista non è gratuito. È gratuita l’iscrizione alla newsletter che permette di leggere gli abstract. Qua si parlava degli articoli interi. Comunque, per chiarezza, l’articolo in questione può essere comprato per 31,50 dollari. L’abbonamento online annuale alla rivista costa 279 Euro.

     

    Rispondi
  • 21 Febbraio 2011 in 21:49
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    Io sono iscritto, non pago alcun abbonamento e gli abstracts degli articoli pubblicati sono a disposizione. Gli articoli interi sono per la maggior parte a pagamento, ma viene pubblicata l’ e-mail dell’ autore e, scrivendogli e qualificandoVi, non Vi negheranno certo la discussione. Avete anche dei Medici tra Voi, uno è addirittura Umberto Veronesi, ma Dobrilla e Di Grazia valgono altrettanto, per gli Autori. Lo fanno anche The Lancet e le altre riviste, normali, del gruppo Elsevier (vendere gli articoli che ritengono più richiesti). Lo fa anche il CICAP chiedendo un piccolo contributo volontario, per accedere a quello che una volta chiamavate CICAP Extra. Tutti hanno bisogno di soldi e Internet sta tagliando le gambe a buona parte delle riviste e dei quotidiani. Del resto, ripeto, pretendere di criticare una branca scientifica senza spendere tempo e denaro è una utopia. Se si va alla guerra, i mezzi ci vogliono, non si può sperare di battere un esercito a suon di pernacchie. Dimenticavo: a Verona avete un gruppo, la Scuola di Medicina Omeopatica dovrebbe avere nella sua biblioteca la collezione completa di Homeopathy consultabile.

    Rispondi
    • 21 Febbraio 2011 in 22:02
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      Aldo, nessuno va alla guerra. Ha affermato di avere le prove dell’efficacia dell’omeopatia e le è stato chiesto di fornirle. Ha portato a suo carico una tesi di laurea (debolissima), un articolo di critica alle metanalisi (che non dimostra l’efficacia dei rimedi omeopatici) e un lavoro effettuato su un singolo caso nel quale l’autrice stessa presenta scetticismo. Punto. È evidente che le prove non le ha.

      Rispondi
  • 21 Febbraio 2011 in 21:57
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    WeWee scrive:”i pazienti del Gruppo 1 stanno peggio, al momento in cui iniziano a curarsi anche con l’ Omeopatia, di quelli del gruppo 2.”
    Umh, gruppi non omogenei quindi, malissimo.
    In ogni caso si dimostrerebbe che “curarsi” con l’omeopatia peggiora i sintomi. Ottimo risultato, a favore della medicina.

    Qui mi sembra che oltre a non sforzarTi di capire me, cosa comprensibile per un luminare della Medicina, Tu legga lo studio di fretta e pigliando cantonate: al momento di iniziare lo studio il gruppo di pazienti che sceglie, liberamente, di associare l’ Omeopatia alla terapia con FANS, sta peggio, ovvero manifesta sintomatologie più gravi rispetto all’ altro gruppo. Alla fine dello studio, dopo un anno, starà meglio. Chiariscimi questo punto, che non è di poca rilevanza, poi affrontiamo le altre Tue controdeduzioni.

    Rispondi
  • 22 Febbraio 2011 in 09:17
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    @Query Online, prima mi dite che non riuscite a leggere gli articoli perché non avete i soldi (o la voglia) per abbonarVi o richiederli, poi mi dite che gli articoli, che non leggete, non dimostrano che l’ Omeopatia funziona? Allora, torniamo al metodo scientifico, che richiede grande fatica se ci si crede veramente: un lavoro su un singolo farmaco omeopatico, o su più farmaci omeopatici usati in una serie di patologie assimilibili, non dimostra che tutta l’ Omeopatia funzioni, così come i successi dell’ Adriamicina in alcuni tipi di tumore non dimostrano che tutta la Chemioterapia funzioni. Dimostrano solo che la Vostra Grande Illusione, ovvero quella di poter evitare studi e confronti sconfiggendo TUTTA l’ Omeopatia con un ragionamento (non può funzionare perché non contiene nulla) ha una serie di crepe pressoché infinite, dimostrate da migliaia di studi e di risultati. Eccovene uno, il cui abstract Vi allego per intero, che esclude automaticamente l’ effetto placebo (è fatto su cavie animali)e che è randomizzato:

    Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata – Pubblicazioni

    , 2010, 99 (4), 249-254
    Homeopathic Symphytum officinale increases removal torque and radiographic bone density around titanium implants in rats
    Homeopathy

    Rubens Spin-Neto, Marina Montosa Belluci, Celso Eduardo Sakakura, Gulnara Scaf, Maria Teresa Pepato and Elcio Marcantonio Jr.Introduction – This study evaluated the effect of Symphytum officinale in homeopathic potency (6cH), on the removal torque and radiographic bone density around titanium implants, inserted in rats tibiae. Methods – Implants were placed in male rat tibiae, and the animals randomized to two groups (Control and S. officinale 6cH treated), which were evaluated at 7, 14, 28 and 56 days post-implantation. Radiographic bone density was measured at 6 points around the implant, using digital radiographic images, when implants were inserted and at sacrifice. Removal torque of the implants was also evaluated. Results – Both removal torque and radiographic bone density evaluation showed that S. officinale 6cH treatment enhanced bone formation around the micro-implants, mainly at 14 days. At 56 days, the radiographic bone density was higher in the treated group. Conclusions – We conclude that S. officinale 6cH enhances, principally at the early stages of osseointegration, bone formation around titanium implants in rats’ tibiae, based on radiographic and mechanical analysis.

    Autore:Homeopathy


    Ed ecco il riassunto in Italiano:

    Omeopatia33

    Direttore Responsabile
    Vincenzo Coluccia

    Direttore Scientifico
    Simonetta Bernardini

    Capo redattore
    Gino Santini

    © Elsevier Srl

    Sede legale
    Via Paleocapa, 7
    20121 Milano (Italy)

    Registrazione del
    Tribunale di Milano
    n° 463 del 11/7/2006

    In questo numero:

    Aumento della densità ossea provocata da Symphytum officinalis
    Omeopatia e neutropenia idiopatica cronica: un case report

    Sabal serrulata e la sua protezione sull’apparato genitourinario

    Rumex: un piccolo rimedio per il gelo invernale

    ‘O me, o patia!’, i pazienti per ricercare la persona nel malato

    Primo piano

    Aumento della densità ossea provocata da Symphytum officinalis
    Il Symphytum officinale, pianta appartenente alla famiglia delle Boraginaceae, era già conosciuto due millenni fa dai soldati romani che lo utilizzavano per riparare le fratture procurate in combattimento. Le foglie e le radici del Symphytum officinale, oltre a riparare le fratture, curano le tendiniti e le artriti del ginocchio. Parecchi test clinici hanno dimostrato questa efficacia. Tuttavia, il consumo, per periodi lunghi, è limitato dal fatto che il Symphytum officinale è epatotossico.
    di Italo Grassi

    In uno studio pubblicato da Homeopathy dal gruppo di Rubens Spin-Neto si è valutata la formazione dell’osso, dopo innesti di titanio, nelle tibie di ratti con trattamento di Symphytum officinalis in dinamizzazione omeopatica 6CH. I risultati ottenuti sono stati valutati sia in base ad analisi radiografiche sia, direttamente, visionando l’osso asportato chirurgicamente da quella parte di tessuto cresciuto intorno agli innesti di titanio. Sono stati scelti 64 topi (Rattus norvegicus), albini, maschi, adulti, del peso intorno a 220 grammi; ogni animale è stato tenuto in una gabbia singola ed in una stanza con un ciclo luce/oscurità di 12 h ciascuno, alla temperatura di 22-24°C. I topi sono stati nutriti con una dieta di laboratorio standard e gli è stata data acqua di rubinetto. Dopo un periodo di acclimatazione di 15 giorni, agli animali è stato innestato il titanio nelle tibie; poi, in base ad una scelta casuale, sono stati divisi in due gruppi sperimentali: a 32 animali hanno somministrato Symphytum officinalis 6CH (gruppo S) mentre 32 animali (gruppo C) hanno rappresentato il controllo. Ogni gruppo di animali è stato diviso, sempre a caso, in quattro sottogruppi per essere sacrificati rispettivamente ai giorni 7, 14, 28 o 56, così da avere 8 animali divisi per gruppo e per periodo di osservazione. Due radiografie digitali dell’impianto sono state eseguite, una subito dopo l’innesto (radiografia iniziale), e la seconda prima del sacrificio (radiografia finale). Dieci gocce di Symphytum officinalis 6CH sono state quotidianamente mescolate con 40 ml di acqua: la miscela è stata bevuta dagli animali del Gruppo S ogni giorno, fino al sacrificio. Il gruppo di controllo C ha ricevuto solo acqua. Sia coloro che fornivano da bere, sia coloro che compivano la radiografia, sia coloro che provvedevano al prelievo di osso dalla tibia dell’animale morto, ignoravano se agivano sul gruppo S o sul C. Soltanto ai topi sacrificati al 56° giorno di trattamento è stata effettuata l’analisi biochimica per vedere se esisteva da una parte un aumento della fosfatasi alcalina e delle transaminasi (AST e ALT), segni di tossicità epatica, e dall’altra un aumento degli enzimi ALP, segno di una migliorata produzione di osso.
    L’analisi della parte di tibia asportata del gruppo trattato con Symphytum ha mostrato una differenza statisticamente significativa, rispetto al controllo, soprattutto negli animali sacrificati il 14° giorno. Stesso risultato dal punto di vista radiologico: è stata riscontrata nel gruppo Symphytum radiografato il 14° giorno una densità ossea statisticamente più alta se paragonata al gruppo di controllo. Infine, l’analisi biochimica, 56° giorno, ha mostrato che i valori di ALPE (aumento densità ossea) sono risultati statisticamente più elevati nel gruppo Symphytum, se paragonati ai controlli, mentre non c’era alcuna differenza significativa tra i due gruppi in ALT o AST (segni di epatotossicità).

    Homeopathy, 2010, 99, (4), 249

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    • 22 Febbraio 2011 in 10:26
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      Dimostrano solo che la Vostra Grande Illusione, ovvero quella di poter evitare studi e confronti sconfiggendo TUTTA l’ Omeopatia con un ragionamento (non può funzionare perché non contiene nulla) ha una serie di crepe pressoché infinite, dimostrate da migliaia di studi e di risultati.“. Questo ragionamento su queste pagine l’ha scritto sempre e solo lei. Non abbiamo mai scritto una cosa del genere. Detto questo, se ci manda il pdf del lavoro sui ratti lo leggiamo. Comunque, a 6CH le molecole ci sono ancora. O no?

      Rispondi
  • 23 Febbraio 2011 in 17:40
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    Provo a procurarmi il lavoro intero gratuitamente e Ve lo Invio per posta. Se fossi costretto a pagarlo (USD 31,50) Vi chiedo, per par condicio, di regalarmi un abbonamento gratuito annuale a Query. Ritengo comunque che se Di Grazia o Dobrilla scrivessero direttamente agli Autori non potrebbero negarglielo. Quanto alla presenza di molecole del Symphitum Officinalis in una diluizione alla 6 CH, che è considerata una bassa diluizione, un recente lavoro di Chikramane et alt., grazie alla TEM, ha dimostrato la presenza di nanoparticelle della soluzione inziale sia alla 30 CH che alla 200 CH, diluizioni molto più alte. Ma non credo che questo sia per Voi un alibi per poter sostenere che l’ Omeopatia funziona solo alle basse diluizioni, perché qualche molecola c’è. Se così faceste, in ogni caso, autodemolireste da soli le Vostre critiche all’ Omeopatia. Ho inviato un abstract di questo lavoro a WeWee.

    Rispondi
    • 23 Febbraio 2011 in 22:58
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      Aldo, cioè, l’articolo in questione non l’ha letto nemmeno lei? E come fa a sapere che quella è la prova che l’omeopatia funziona? Se ha letto solo l’abstract (come noi) come ha fatto ad arrivare a conclusioni differenti visto che l’autrice stessa scrive che non è una prova convincente?
      (non spenda i 30 dollari per l’articolo, non è il caso. Cerchiamo di farcelo mandare gratuitamente)

      Rispondi
  • 23 Febbraio 2011 in 21:42
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    “al momento di iniziare lo studio il gruppo di pazienti che sceglie, liberamente, di associare l’ Omeopatia alla terapia con FANS, sta peggio, ovvero manifesta sintomatologie più gravi rispetto all’ altro gruppo.”
    .
    …e come ho già risposto, questo è un pessimo metodo di confrontare due gruppi per fare uno studio. I due gruppi dovrebbero essere omogenei o non potrai mai avere risultati confrontabili. Mi sembra un concetto chiaro ed elementare.
    .
    “Chiariscimi questo punto, che non è di poca rilevanza, poi affrontiamo le altre Tue controdeduzioni.”
    .
    Già fatto nella mia prima risposta. Gruppi iniziali non omogenei non possono ritenersi attendibili per ottenere una risposta paragonabile in un test.
    Già questo invalida lo studio (di per se molto ma molto discutibile come metodo, materiali, gruppi statistici considerati). Non parliamo della mancanza di doppio cieco, del metodo di valutazione (questionari), dei sintomi utilizzati per valutare il “benessere” (soggettivi, non esistono risultati strumentali) e tutto il resto. Definire superficiale questo studio è essere magnanimi (con tutto il rispetto per chi lo ha realizzato, ma io sto discutendo i contenuti, non gli autori) e gli omeopati sono abituati a definire “storici”, “rivoluzionari” o “decisivi”, studi che sembrano più un divertissement che qualcosa di scientifico.
    Che si faccia una volta per tutte l’atteso “studio definitivo” sono il primo ad augurarmelo perchè fino ad ora ho assistito a cose di pochissimo conto.
    Saluti.

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  • 24 Febbraio 2011 in 13:38
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    Carissima Query O.L. poiché mi viene il dubbio che non parliamo dello stesso articolo, io sto parlando dell’ articolo di Rubens Spin Neto (maschio, f.a.p.c. e. di conseguenza, autore, e non autrice.) In questo lavoro vengono messi a confronto quattro campioni di cavie animali in modo randomizzato e usando come placebo di confronto l’ acqua. Così come il farmaco viene somministrato al campione curato in acqua.Viene misurato un parametro non soggettivo, ovvero la ricrescita del tessuto osseo che avviene solo sul campione curato col Symphitum in diluizione omeopatica. Lavori del genere aprono il campo a ricerche sull’ uomo, per agevolare la ricrescita del tessuto osseo dopo importanti fratture. In realtà il Symphitum è già usato sull’ uomo in Omeopatia a questo scopo, ma lo studio è un invito all’ industria e alla Medicina allopatica ad approfondire l’ Indagine. Se le industrie non colgono l’ invito, è perché preferiscono continuare a vendere  gli Alendronati a 100 Euro a confezione e con gravi effetti collaterali.Io non sono affatto interessato, se non fosse per la discussione con Voi, a leggerlo per intero, sia perché mi fido della rivista, sia perché mi fido dell’ autore, sia, soprattutto, perché è solo recente (pubblicato nel 2010) tra centinaia di lavori condotti in maniera randomizzata sia su animali, sia su tessuti in vitro, che annullano il pregiudizio del Farmaco Omeopatico che agirebbe solo in chi ci crede. Pregiudizio che si basa, nella migliore delle ipotesi, sull’ ignoranza di tutti questi lavori condotti in vivo su cavie e in vitro su colture cellulari. Piuttosto, Voi Vi ostinate, da estranei al Mondo della Medicina, a continuare a dire che il lavoro non dimostra che l’ Omeopatia funzioni. Vediamo se mi stanco prima io di dirVi che un lavoro farmacologico dimostra solo il funzionamento, o l’ inefficacia,  del singolo farmaco utilizzato, e non di tutta la categoria o, addirittura, di tutta la branca della Farmacologia cui appartiene. Una critica seria sarebbe dire: questo lavoro, al massimo, dimostra che il Symphitum officinale funziona su cavie a diluizioni omeopatiche. Per utilizzarlo sull’ uomo e per avere un consensus internazionale occorrono decine di altri lavori condotti da equipes diverse in tutto il Mondo che abbiano risultati comparabili. Discorso che vale verso qualunque farmaco.

    Rispondi
  • 24 Febbraio 2011 in 14:00
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    @WeWee. Con la Tua ultima risposta ripieghi, finalmente, su un ragionamento scientificamente corretto. I due campioni non sono sufficientemente omogenei: andava confrontata una sola patologia artrosica specifica su due campioni simili per età, sesso, gravità. Rimane valido come studio osservazionale da ripetere e, magari, da smentire con altri studi simili, in quanto che gli autori sostengono di aver osservato un migliore effetto nel lungo termine di una terapia integrata tra FANS e Farmaci Omeopatici individualizzati, rispetto ad una terapia di soli FANS. E citano in letteratura due altri lavori che dimostrano la stessa cosa.Una critca che Ti dimentichi di fare, e che io, se fossi nemico dell’ Omeopatia, avrei fatto, è che non è possibile ricavare dati definitivi da terapie con Farmaci diversi: i lavori che ottengono maggior consensus nella Comunità Scientifica studiano un singolo farmaco, o due singoli farmaci a confronto, su campioni omogenei. Qui, invece, i pazienti vengono curati con diversi FANS più una terapia omeopatica con farmaci individualizzati, diversi anche per diluizione. Questo è il corretto modo di applicare l’ Omeopatia, ovvero studiare cure specifiche per pazienti specifici, ma allora si possono fare metaanalisi solo su un gran numero di singoli casi clinici omogenei. Attenzione alla Tua ultima affermazione: non puoi, da Medico quale sei, invocare uno “Studio Definitivo” senza specificare cosa sarebbe, per Te, uno studio definitivo.  Non mi risulta che esista, a tuttoggi, una definizione di Studio Definitivo per un Farmaco, omogeneo in tutte le Farmacopee Ufficiali europee e Nord Americane.  Tanto per chiarire, dimmi quale studio definitivo ha dimostrato che l’ Acido Acetilsalicilico (Aspirina per gli spettatori) ha proprietà analgesiche ed antipiretiche valide per patologie determinate.Voi, quando Vi si chiede quale prova definitiva volete per dichiararVi sconfitti, eludete sempre.

    Rispondi
  • 25 Febbraio 2011 in 10:20
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    “non puoi, da Medico quale sei, invocare uno “Studio Definitivo” senza specificare cosa sarebbe, per Te, uno studio definitivo.”
    .
    Sarebbe uno studio che finalmente, in maniera almeno sufficiente e senza artifici nè statistici nè clinici, riesca a rendere efficace più di un placebo un qualsiasi preparato omeopatico. Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica o che mi dimostri come una diluizione oltre il numero di Avogadro abbia un’azione fisica su un tessuto di essere vivente. Questo studio come lo aspetto (invano) io lo aspettano (invano) gli omeopati, solo che per chissà quale motivo, ogni nuovo studio sull’omeopatia, indipendentemente dalla sua validità, dalla correttezza o dalle conclusioni viene salutato (dagli omeopati) come l’ennesima prova di funzionamento dell’omeopatia. Mi pare che la stessa cosa l’hai fatta tu con questa “tesina” che in pratica non dimostra nulla.
    In questo modo invece di avanzare di un passo l’omeopatia indietreggia di due. Continuando così scomparirà, autodistruggendosi. Ho sempre affermato che la rovina dell’omeopatia sono gli omeopati.
    .
    dimmi quale studio definitivo ha dimostrato che l’ Acido Acetilsalicilico (Aspirina per gli spettatori) ha proprietà analgesiche ed antipiretiche valide per patologie determinate.Voi, quando Vi si chiede quale prova definitiva volete per dichiararVi sconfitti, eludete sempre.
    Quanti ne vuoi, visto che ne esistono migliaia? Poi la maggioranza sono ormai tanto datati che è difficile anche reperirli, esperimenti ingenui come questo (1) nel quale una cavia alla quale era applicato uno stimolo nocicettivo ai denti mostrava dimimuzione degli impulsi elettrici (da stimolo doloroso) quando si applicava l’aspirina e nuovo aumento 15 minuti dopo la sua rimozione
    Oppure per esempio studi(2) in doppio cieco che paragonavano l’aspirina a suoi derivati (per evitare gli effetti collaterali) esistono già da decenni. Oppure si sono misurati gli effetti FISICI e clinici dell’aspirina sull’intestino di cavie(3) o sui leucociti umani(4). Esistono studi in doppio cieco sugli effetti analgesici dell’aspirina (proprio l’artrite è tra gli argomenti più studiati!) quanti ne vuoi.
    Ma si può andare oltre, visto che oggi si discute di medicina basata sulle evidenze. Se assumi troppo acido acetilsalicilico probabilmente avrai un’ulcera (perforata, probabilmente), potresti anche morire per intossicazione epatica o renale, di sicuro avrai un effetto visibile, misurabile, valutabile strumentalmente (anche ad occhio, se muori).
    L’unica volta che l’omeopatia aveva annunciato (su Nature) un’azione evidente sperimentale su tessunti umani, sappiamo com’è andata a finire…
    Un grande omeopata prenda 100 individui, a 50 dia un preparato omeopatico che dovrebbe procurare un preciso sintomo (il proving…)  ed agli altri un placebo, in doppio cieco. Poi misuri quanti individui hanno avuto quel sintomo.
    Se davvero l’omeopatia ha un senso sarebbe un esperimento semplice, economico, definitivo. Perchè non lo fanno mai?
    Insomma, diciamo che non pretenderei dall’omeopatia una dimostrazione lampante ma che almeno si smetta di vendere per “ricerca scientifica” quella che finora è stata fatta per i granuli ultradiluiti, pubblicità.
     
    (1) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5657067
    (2) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4555545
    (3) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5456612
    (4) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/5543878

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  • 25 Febbraio 2011 in 18:13
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    Oh WeWee1, mi meraviglio di Te. Ti ho chiesto un lavoro che dimostri in modo definitivo che l’ Acido Acetilsalicilico ha proprietà analgesiche e antipiretiche e Tu mi linki 4 lavori che non solo non lo dimostrano, ma addirittura lo demoliscono come farmaco:1)      Sai benissimo che un singola cavia non può dimostrare alcuna azione di nessun farmaco sull’ uomo. Inoltre chi mi dice che gli impulsi elettrici registrati su un unico dente (esaminato) non provenissero da altri fattori, come ad esempio, una carie non diagnosticata? Anche nella carie i dolori vanno e vengono.2)      Questo secondo lavoro, addirittura, mi dimostra che l’ Aspirina ha una efficacia minore come analgesico del Benorilato. Quindi non dimostra che l’ Aspirina sia efficace come analgesico e antipiretico. Inoltre nel lavoro manca un gruppo omogeneo di confronto cui venga somministrato un placebo. Chi mi dice, quindi, che sia l’ Aspirina che il Benorilato abbiano effetti analgesici in pazienti portatori di artrite reumatoide rispetto a un placebo?Inoltre, quand’ anche avesse l’ Aspirina effetti analgesici sull’ artrite reumatoide, potrebbe essere l’ unica patologia in cui l’ Aspirina agisce come analgesico. Sulle proprietà antipiretiche, nessun lavoro dei 4 linkati fa cenno.3)      Qui non ho parole: mi porti un lavoro in cui viene dimostrato che l’ Aspirina ha effetti gastrolesivi sulla mucosa intestinale di alcuni ratti! Difatti io sono contrario all’ Aspirina proprio perché Tu non mi hai dimostrato che abbia un effetto terapeutico come analgesico e antipiretico, ma addirittura tenti di dimostrarmi che può far male all’ uomo, come lo fa ai ratti! NON LA USERO’ MAI PIU’  e darò di’ criminale ai colleghi Farmacisti e ai Medici che la prescrivono!
    4)      Hai superato Te stesso: io Ti chiedo un lavoro definitivo che mi dimostri che l’ Acido Acetilsalicilico ha effetti analgesici e antipiretici sull’ uomo e Tu mi mandi un lavoro che dimostra come un sale dell’ Acido Acetilsalicilico, il Salicilato di Sodio, ha un effetto meno distruttivo in vitro su linfociti rispetto all’ Acido Acetilsalicilico! Sarebbe come se io volessi dimostrarTi  gli effetti analgesici e antiinfiammatori dell’ Arnica Montana diluita alla 7 CH nelle artrosi delle articolazioni scapolo omerali nell’ uomo, mandandoTi un lavoro che dimostra che il Rhus Toxicodendron alla 200 CH ha un effetto meno lesivo dell’ Arnica Montana, a una diluizione diversa, su cellule del midollo osseo!
    Inoltre il fatto che Tu mi mandi lavori minimo di 39 anni fa mi rafforza nella convinzione che l’ Aspirina sia stata abbandonata dalla Medicina perché inefficacie. Quindi le Tue prove sono addirittura controprove, altro che prove definitive!
    SPIEGAZIONI: è ovvio che io sappia che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche, nonché antiinfiammatorie, nonché antiaggreganti piastriniche, nonché effetti indesiderati soprattutto come gastrolesiva ed emorragica, convalidate non solo dalla letteratura ma da secoli di pratica medica, se si considera da quanto tempo si usa in fitoterapia la Salix Alba. Ho voluto solo dimostrarTi, USANDO LE TUE STESSE ARMI, che, se sottoponete un farmaco noto e maneggiato da milioni di medici e farmacisti, agli stessi paletti cui sottoponete l’ Omeopatia, nessuno passa l’ esame. Rileggiti le Tue critiche e quelle di Query e del CICAP a tutti i lavori che Vi mandiamo sull’ Omeopatia: sono uguali a quelle che io ho usato contro l’ Aspirina. Ti voglio, comunque, dare una ultima possibilità, spiegandoTi cosa intenda io per lavoro che, in modo definitivo, dimostri che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche sull’ uomo: Un lavoro in doppio cieco e contro placebo, su due campioni omogenei di almeno mille persone ciascuno di varie età, sesso,razza, nazionalità, stato di salute, che denuncino contemporaneamente dolori di varia natura e in varie sedi, e contemporaneamente febbre di varia entità misurabile. Se, disaggregando poi i dati per patologia, l’ Aspirina si rivela efficace sia nel diminuire il dolore soggettivo che la temperatura corporea oggettivamente misurata in almeno 700 dei mille che l’ hanno presa, ci credo, tranne che il campione placebo abbia avuto pari risultati su almeno 670 individui. E, che io sappia, un lavoro del genere non è mai stato fatto.
     

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  • 26 Febbraio 2011 in 00:08
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    “mi linki 4 lavori che non solo non lo dimostrano, ma addirittura lo demoliscono come farmaco”
    .
    Se lo vedi “demolito” non lo usare, lo stesso faccio io con i granuli omeopatici, non funzionano e non li uso, chi obbliga a fare il contrario?
    .
    “Ho voluto solo dimostrarTi, USANDO LE TUE STESSE ARMI, che, se sottoponete un farmaco noto e maneggiato da milioni di medici e farmacisti, agli stessi paletti cui sottoponete l’ Omeopatia, nessuno passa l’ esame.”
    Mah, veramente hai dimostrato il contrario, come fanno molti omeopati: usi “paletti” (nel caso degli studi devo dire che o non li hai letti o non li hai ben capiti) che gli omeopati si sognano per quanto li riguarda. Lo so che la nostra discussione non porterà a nulla, l’ho imparato da anni di discussione con gli omeopati ma mi incuriosisce da sempre la psicologia dell’omeopata: un po’ sognatore, un po’ mistico, ma chi si mette in mezzo non si permetta di dubitare. Fede, la chiamano.
    .
    “Rileggiti le Tue critiche e quelle di Query e del CICAP a tutti i lavori che Vi mandiamo sull’ Omeopatia: sono uguali a quelle che io ho usato contro l’ Aspirina.”
     
    Un attimo. La medicina è scienza, l’omeopatia no. Le critiche non sono “uguali” sono del tutto diverse. Sulla medicina puoi sparare raffiche di critiche (se giustificate) ma questa ti fornisce conto e ragione dei suoi risultati, l’omeopatia no, ti chiede di credere ciecamente, per fede e devozione.
    Le critiche che si portano all’omeopatia sono quelle che un uomo di scienza (ma anche solo il buon senso) ha il dovere di fare e l’omeopatia non solo non ha mai risposto ma reagisce con violenza a chi osa attaccarne i dogmi. Prima si dimostri che questa non è magia POI si discute di scienza. Prima l’omeopatia dimostri di poter agire su qualsiasi tessuto vivente, con qualsiasi rimedio omeopatico, DOPO discute alla pari con argomenti scientifici. PRIMA dimostri di funzionare, DOPO si definisca medicina.
    Il tentativo di far passare la magia delle diluizioni per pratica scientifica è un’operazione ormai scoperta ma senza futuro. Quando la gente sarà informata che comprare acqua a peso d’oro è una presa in giro vi rincorreranno con i forconi e vi annegheranno in litri di acqua diluita.
    😉
    “E, che io sappia, un lavoro del genere non è mai stato fatto”
     
    Vuoi pure un caffè (concentrato, naturalmente)?

    Rispondi
  • 26 Febbraio 2011 in 23:29
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    WeWee, Tu vuoi:”… uno studio che finalmente, in maniera almeno sufficiente e senza artifici nè statistici nè clinici, riesca a rendere efficace più di un placebo un qualsiasi preparato omeopatico. Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica.”
    Come risposta, va bene la Tua stessa:”Quanti ne vuoi, visto che ne esistono migliaia? Poi la maggioranza sono ormai tanto datati che è difficile anche reperirli” Quando Tu mi darai uno studio che sia, ai miei occhi specchio dei Tuoi sull’ Omeopatia,  una dimostrazione definitiva che l’ Aspirina ha proprietà analgesiche e antipiretiche, io riuscirò, senza alcun dubbio, a dare, ai Tuoi occhi e secondo i Tuoi partigiani criteri, “Uno studio che dimostri un’azione evidente e chiara di una preparazione omeopatica.”
    “Il tentativo di far passare la magia delle diluizioni per pratica scientifica è un’operazione ormai scoperta ma senza futuro. Quando la gente sarà informata che comprare acqua a peso d’oro è una presa in giro vi rincorreranno con i forconi e vi annegheranno in litri di acqua diluita.”
    Capisco la rabbia impotente dei nemici dell’ Omeopatia davanti ai suoi successi. Per questo, anziché batterVi all’ interno degli Ordini Professionali per far espellere i ciarlatani come me, cercate di reclutare contadini coi forconi tra i Sanfedisti del razionalismo materialista, scegliendoli accuratamente non laureati né in Medicina né in Farmacia, né in Veterinaria. E invocate leggi statali, perché non avete i numeri e i mezzi per imporVi con le armi della Scienza Medica. Ma la Scienza in generale, e quella medica in particolare, è una amante diffcile, molto costosa e che fa perdere un sacco di tempo, gratificandoci, per giunta,  quasi mai con un orgasmo. La tentazione di tradirla per delle facili donne a pagamento è molto forte, Ti capisco.

    Rispondi
  • 28 Febbraio 2011 in 15:28
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    Ricompaio dopo una settimana di Sepia e una settimana di controllo pre-proving. Appena riesco metto in bella il mio diario clinico, ma la sintesi e’ che non ho avuto NESSUN sintomo, anche lieve, che non fosse presente pure la settimana precedente. E nessun sintomo che non fosse appena più che lieve.
    Ora per una settimana sto tranquillo e poi riprovo con Sulfur.

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