Omeopatia: la nascita della medicina scientifica

Che cos’hanno in comune un medico scozzese, una giovane infermiera e due brillanti matematici? Tutti fanno parte di una storia, una storia che ha rivoluzionato la medicina.
Fino al XIX secolo i medici procedevano per tentativi e impressioni, basandosi spesso più su teorie filosofiche che su fatti e osservazioni. Di conseguenza ben pochi fra i rimedi usati (che erano moltissimi) erano davvero efficaci, e spesso i pazienti guarivano nonostante il medico, non grazie ad esso. Ancora all’inizio del Settecento Voltaire poteva dire “Il medico abile è un uomo che sa divertire con successo i suoi pazienti mentre la Natura li sta curando”.

Ma con l’età dei Lumi qualcosa iniziò a cambiare. I primi segni si ebbero a bordo di una nave della marina militare inglese, la Salisbury, dove era di servizio un giovane medico scozzese, James Lind. Lind si trovò ad affrontare lo scorbuto, un problema comunissimo sulle imbarcazioni di quel tempo. Oggi sappiamo che lo scorbuto dipende da una carenza di vitamina C, necessaria per la sintesi del collagene e quindi la robustezza dei tessuti. Gli uomini che restavano a lungo in mare, con una dieta povera di frutta, tendevano ad ammalarsi di questa malattia, che li indeboliva e infine provocava la morte. Lind non sapeva nulla della vitamina C (che fu scoperta 300 anni dopo) ma ebbe un’idea originale: invece di dare ai suoi malati uno dei rimedi dell’epoca (il salasso era fra i più usati, ma c’erano anche rimedi naturali come aceto, radice di rafano e mirra) Lind divise i malati in gruppi omogenei e confrontò i vari trattamenti fra loro, oltre che con un gruppo “nessun trattamento”: fra i vari rimedi testati incluse anche arance e limoni. Dopo sei giorni solo i pazienti che avevano mangiato gli agrumi erano migliorati. Lind raccontò del suo esperimento in un trattato, che qualche decennio dopo catturò l’attenzione di un altro medico inglese, Gilbert Blane. Blane replicò il lavoro di Lind con numeri maggiori, confrontando la mortalità prima e dopo l’introduzione di limoni nella dieta. Dopo aver visto i risultati fu lui a far dotare tutti i marinai inglesi di succo di limone, con grande vantaggio per la marina militare britannica.

Nel secolo successivo il metodo basato sul confronto e sull’uso della statistica venne applicato al salasso: facendo i conti, il numero maggiore di sopravvissuti si osservava quando il salasso non veniva praticato! Fu così che, sia pur piuttosto lentamente, il salasso uscì dalla pratica medica. Forse l’esempio più eclatante del successo della medicina basata sulle prove è offerto dalla storia di Florence Nightingale. Florence era nata in una famiglia benestante, aveva ricevuto un’ottima istruzione e aveva studiato anche matematica. Sicuramente tutti rimasero sorpresi quando decise di partire come infermiera volontaria per la guerra di Crimea. Fu lì che Florence rimase disgustata dalle condizioni igieniche degli ospedali da campo, e decise che dove fosse stata lei certi orrori non si sarebbero visti. Ma come dimostrare ai medici arroganti, tutti uomini, che aveva ragione? Florence raggiunse il suo obiettivo non piagnucolando, lamentando complotti a suo danno e isolandosi dal resto della comunità, ma con la forza dei numeri: nei campi gestiti da lei gli uomini morivano meno e si ristabilivano prima, rispetto agli ospedali gestiti in modo meno accorto dal punto di vista dell’igiene. Non fu una battaglia facile, ma chiunque poteva leggere i suoi risultati e testare da sè i suoi metodi, e col tempo dovettero darle ragione. Con l’aiuto della statistica, Florence Nightingale riuscì a dimostrare anche l’importanza della preparazione delle infermiere e altre importanti conclusioni.

Qualcuno potrebbe pensare che le vicende della Nightingale non avrebbero potuto verificarsi in tempi più recenti, in cui si muovono grandi poteri economici, ma ci sono vari esempi del contrario. Uno dei più interessanti è la vicenda di Richard Doll e Austin Bradford Hill, un medico con la passione della matematica e un matematico che avrebbe voluto essere un medico. A metà Novecento ci si chiedeva che cosa avesse provocato un aumento dei casi di tumori al polmone: lo smog, il fumo di tabacco, una migliore capacità diagnostica? Doll e Hill idearono lo studio giusto: coinvolsero 30 mila medici inglesi, persone che avevano stile di vita simile ed erano distribuiti in città e in campagna, metà di loro fumatori accaniti, l’altra metà non fumatori. Lo studio durò complessivamente 50 anni, ma dopo 3 i risultati erano già chiari: 36 persone erano morte di cancro al polmone, ed erano tutte fumatori. Le lobby del tabacco ovviamente cercarono di mettere in discussione i risultati dello studio, ma anche ricercatori americani replicarono le osservazioni inglesi e di nuovo, la forza dei dati fu decisiva. La medicina basata sulle prove si sarebbe arricchita ulteriormente con le ricerche sul placebo, ma intanto la sua utilità diventava sempre più evidente.

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  • 1 Marzo 2011 in 17:40
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    > nei campi gestiti da lei gli uomini morivano meno e si ristabilivano prima, rispetto agli ospedali gestiti in modo meno accorto dal punto di vista dell’igiene.
    Riguardo a questo punto vorrei farvi notare che l’articolo di Wikipedia in inglese su Florence Nightingale dà una versione contrastante (citando anche delle fonti). Dà come smentito che il mito che la Nightingale abbia fatto diminuire le morti:
    At the beginning of the 20th century, it was asserted that Nightingale reduced the death rate from 42% to 2% either by making improvements in hygiene herself or by calling for the Sanitary Commission. The 1911 first edition of the Dictionary of National Biography made this claim, but the second edition in 2001 did not. However, death rates did not drop: they began to rise. The death count was the highest of all hospitals in the region. During her first winter at Scutari, 4,077 soldiers died there. Ten times more soldiers died from illnesses such as typhus, typhoid, choleradysentery than from battle wounds. Conditions at the temporary barracks hospital were so fatal to the patients because of overcrowding and the hospital’s defective sewers and lack of ventilation. A Sanitary Commission had to be sent out by the British government to Scutari in March 1855, almost six months after Florence Nightingale had arrived, and effected flushing out the sewers and improvements to ventilation.[6] Death rates were sharply reduced. During the war she did not recognise hygiene as the predominant cause of death, and she never claimed credit for helping to reduce the death rate.[7] and
    Nightingale continued believing the death rates were due to poor nutrition and supplies and overworking of the soldiers. It was not until after she returned to Britain and began collecting evidence before the Royal Commission on the Health of the Army that she came to believe that most of the soldiers at the hospital were killed by poor living conditions.

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