La Giornata della Memoria e il web antisemita

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Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe dell’Armata Rossa irruppero nel campo di sterminio di Auschwitz, liberando i pochi sopravvissuti agli orrori del lager e rivelando al mondo che cosa si nascondesse al di là del bieco sarcasmo dell’ “Arbeit macht frei” posto all’ingresso del campo di concentramento: lo sterminio di milioni di ebrei, omosessuali e altre minoranze etniche e religiose, tanto atroce da essere chiamato per sempre Shoah, vale a dire “distruzione, catastrofe”. Questa la ragione della scelta del 27 gennaio per celebrare la Giornata Internazionale della Memoria, nella quale si ricordano le vittime della follia nazista.  Il dolore sfugge alla pallida definizione che ne possono dare le parole e la retorica è inutile quanto vuota, ma il significato di questa giornata non deve perdersi. Come ebbe a dire Eisenhower (generale e poi presidente degli Stati Uniti):

«Che si tenga il massimo della documentazione, che si facciano filmati, che si registrino i testimoni perchè, in qualche momento durante la storia, qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo».

Era quello che Primo Levi paventava nella sua ultima opera, I sommersi e i salvati, attraverso la quale l’autore scampato al lager parlava della difficoltà di venire a patti con un’esperienza devastante, che ha eretto una barriera insormontabile tra chi ha vissuto l’orrore in prima persona e chi, al di fuori, stenta a crederci o, peggio ancora, opera perché tutto venga messo a tacere:

«Quasi tutti i reduci, a voce o nelle loro memorie scritte, ricordano un sogno che ricorreva spesso nelle notti di prigionia, vario nei particolari ma unico nella sostanza: di essere tornati a casa, di raccontare con passione e sollievo le loro sofferenze passate rivolgendosi ad una persona cara, e di non essere creduti, anzi, neppure ascoltati. Nella forma più tipica (e più crudele), l’interlocutore si voltava e se ne andava in silenzio» (P. Levi, I sommersi e i salvati, prefazione).

Per quello che riguarda in particolare lo sterminio degli ebrei, l’antisemitismo che ne fu la causa ha radici antiche, e come per molti razzismi si è tentato più volte di fornirgli una base “scientifica”. L’esame di queste teorie rivela i trucchi e meccanismi propri delle pseudoscienze di cui ci occupiamo su Query: ne riparleremo con la dovuta attenzione. Nella ricorrenza della giornata internazionale della memoria teniamo, invece, a sottolineare come i timori di Eisenhower e Primo Levi non siano affatto superati. Le parole di Eisenhower erano quasi profetiche, preconizzando la diffusione delle tesi “negazioniste”.

L’universo del web ha oggi permesso a queste teorie aberranti e prive di fondamento storico di diffondersi capillarmente, vestendosi di una credibilità proporzionale al numero dei click. Volutamente non forniremo link a questi siti, in modo da non incrementare il loro peso nei motori di ricerca.

Due i filoni più battuti dagli pseudostorici telematici.

Quello negazionista, in primo luogo, impegnato in una sistematica negazione o sottovalutazione di tutto ciò che riguarda la Shoah: esistenza stessa del fenomeno, numero delle vittime, uso delle camere a gas, significato della terminologia adoperata dai nazisti in rapporto agli ebrei… Il tentativo è quello di ridimensionare il fenomeno, quando non proprio di negarlo, sulla scorta delle pubblicazioni di autori come IrvingFaurisson. Questo comportamento non va confuso con la consolidata prassi del riesame dei fatti storici, inclusa la Shoah, in seguito a nuove prove o nuove interpretazioni. Ciò che contraddistingue il negazionismo, al contrario, non è tanto il contenuto delle sue tesi, ma il fatto di portare avanti le sue tesi in assenza di prove storiche e in contrasto con i dati disponibili.

Vi è poi un filone più marcatamente complottista, nel quale confluiscono tutte le deliranti credenze facenti capo all’idea dell’esistenza di un complotto giudaico (o massone-comunista-giudaico, spesso collegato alle tesi cospirazioniste sul presunto New World Order) ai danni del mondo intero, in virtù del quale sarebbero state diffuse teorie volutamente fallaci sulla Shoah e sul ruolo degli ebrei nel mondo contemporaneo. Nell’ambito della tesi in questione un ruolo chiave viene rivestito da un documento la cui falsità è da tempo acclarata: i Protocolli dei Savi di Sion (potete leggerne i dettagli in questo articolo, che per l’occasione è stato reso a libero accesso).

In entrambi i casi, purtroppo, difficilmente l’appello ai fatti e alla razionalità riesce a convincere i sostenitori delle teorie complottiste. Come ha spiegato Claudio Vercelli in un libro appena uscito (“Il negazionismo. Storia di una menzogna“. Roma-Bari: Editori Laterza, 2013, p. IX):

“Il negazionismo, sul piano dei concetti, non è propriamente un’ideologia compiuta […]. Si tratta piuttosto di un atteggiamento mentale che si traduce in un modo di essere nei confronti del passato. Al giorno d’oggi si presenta come il prodotto della stratificazione ed dell’interazione di tre elementi: il neofascismo, il radicalismo di alcuni piccoli gruppi della sinistra più estrema e il viscerale antisionismo militante delle frange islamiste. Su ognuno di questi aspetti, tra di loro spesso ibridati, interviene poi il sistema delle comunicazioni di massa, laddove la ricerca dello ‘scandalo’ purchessia diventa un invidiabile volano di pubblicizzazione di tesi e affermazioni sospese tra l’inverosimile, il bizzarro e il diffamante. […] Il negazionismo è un piccolo universo autoreferenziato, per alcuni aspetti quasi un genere letterario a sé, che non viene scalfito dalla ragione poiché ha una sua ragione, che riposa nella negazione”

Nel celebrare la giornata della memoria non possiamo che augurarci che simili aberrazioni seducano sempre meno persone, per lasciare posto alla vera ricerca storica e, come in questo caso, alla pietas umana nei confronti delle vittime. La ricerca storica onesta e rigorosa, unita alla divulgazione altrettanto onesta dei suoi risultati che cerchiamo di fare qui, speriamo possano contribuire a evitare che le tragedie della storia si ripetano.

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