21/12/2012: le statistiche

il 2012 e i bambini

Ma alla fine, quanti sono? Quante persone credono davvero che il 21 dicembre ci sarà l’Apocalisse “prevista” dai Maya? E’ una domanda che ci siamo posti tutti, prima o poi. E trovare una risposta non è banale.

Se ci limitiamo alla situazione italiana, una prima indicazione viene dal best-seller di Roberto Giacobbo “2012, la fine del mondo?“, che nell’anno di uscita (il 2009) ha venduto 150.000 copie, un numero considerevole nel panorama dell’editoria italiana.

Qualche certezza in più ci arriva da un sondaggio Ipsos/Reuters effettuato su un campione di circa 16.000 persone tra i 16 e i 64 anni, sparse in 21 paesi: Francia, Svezia, Belgio, Cina, Turchia, Russia, Messico, Corea del Sud, Giappone, Stati Uniti, Argentina, Ungheria, Polonia, Spagna, Sudafrica, Indonesia, Regno Unito, Canada, Germania e Australia; e, insieme a loro, anche l’Italia.

Dal sondaggio emerge un dato interessante: a livello globale, le persone convinte che il nostro pianeta non arriverà al 2013 sono circa il 10% del campione (il 2% ne è fermamente convinto, l’8% abbastanza). La percentuale aumenta quando viene chiesto agli intervistati se, nell’arco della propria vita, ritengono che assisteranno alla fine del mondo: lo pensa il 14%, circa uno su sette. Infine, l’8% degli intervistati ammette di aver provato paura o ansia al pensiero che il mondo finirà nel 2012.

La maggioranza del campione, quindi (il 90%) ritiene che il mondo continuerà nel 2013 (di questi il 73% ne è fortemente persuaso, il 17% ha quelche dubbio ma ne è comunque abbastanza convinto).

Le differenze tra i paesi sono notevoli: in Cina, ad esempio, una persona su cinque (il 20%) pensa che il mondo finirà effettivamente il 21 dicembre, mentre la percentuale più bassa è quella registrata in Germania (il 4%). I dati suddivisi per paese sono visibili nella tabella a fianco.

Anche la categoria degli “ansiosi per la fine del mondo” sembra dipendere dalla nazionalità: si parte dal 4% della Gran Bretagna e dal 5% di Germania, Gran Bretagna, Sud Africa e Italia, per arrivare a picchi del 13% in Polonia e del 14% in Russia.

In Italia non siamo messi così male: i convinti dell’apocalisse sono il 7% della popolazione. Percentuale non altissima, ma che nel nostro paese corrisponde comunque a circa quattro milioni di persone. Anche il numero di coloro che affermano di aver sperimentato ansia al pensiero della fine del mondo è inferiore alla media globale, ma rappresenta comunque il 5% degli italiani tra i 16 e 64 anni, circa tre milioni di persone.

Il fenomeno 2012 non si limita quindi a fenomeni di nicchia come quello dei prepper o degli appartenenti a movimenti religiosi apocalittici, ma sembra assumere le caratteristiche di una diffusa credenza sociale.

Per finire questa carrellata di dati e statistiche, una curiosità: in un sondaggio effettuato da GFK-Emer per il National Geographic Channel in occasione della messa in onda del programma sui prepper “Gli apocalittici“, è stato chiesto agli italiani che cosa avrebbero fatto se fossero stati sicuri di un’apocalisse imminente. La maggioranza (58%) cambierebbe il proprio stile di vita. Ma in che modo?

Le risposte hanno evidenziato una forte differenza di genere: mentre tutti gli intervistati si dedicherebbero ai viaggi (74%) o alla famiglia (60,1%), gli uomini spenderebbero il tempo rimasto in attività sessuali (44,2%), mentre le donne lascerebbero il proprio lavoro (21,9%) e rinuncerebbero alle diete per mangiare a volontà (17,7%).

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