Fusione fredda a Bologna: il punto della situazione

Come i lettori di Query ricorderanno, il 14 gennaio scorso, alla presenza di rappresentanti del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, è stato presentato il prototipo di un nuovo dispositivo per la produzione di energia, battezzato E-Cat (“Energy catalyzer”) dal suo inventore. Andrea Rossi avrebbe messo in pratica le idee di Sergio Focardi, professore emerito al Dipartimento di Fisica, che aveva condotto alcuni esperimenti nei primi anni Novanta, all’epoca del grande clamore sulla fusione fredda.

Alcuni ricercatori del Dipartimento di Fisica avevano collaborato alle misure, stimando una potenza termica sviluppata di circa 12kW, a fronte di una potenza elettrica assorbita minima e di un consumo di idrogeno praticamente nullo.
I report pubblicati dai ricercatori sono disponibili a questo link; altri dettagli sulla dimostrazione in questo articolo e nella successiva risposta di Giuseppe Levi, uno dei ricercatori coinvolti. Quello che segue è un breve riassunto di quanto si sa fino a ora degli esperimenti in corso sull’apparecchio, cioè abbastanza poco, dato che il gruppo di Bologna tiene il più stretto riserbo sulle attività in corso.

Le misure effettuate a gennaio, peraltro dichiaratamente preliminari, hanno suscitato diverse critiche, rese più aspre dal fatto che il suo funzionamento si baserebbe su fenomeni nucleari a bassa energia (come la fusione fredda) che secondo la maggior parte della comunità scientifica non sono mai stati dimostrati. Successivamente è stato eseguito almeno un altro test, in cui questa volta il reattore avrebbe funzionato per 18 ore, ma le scarne anticipazioni rilasciate da Levi (qui sulla rivista svedese Ny Teknik) non sono bastate a dissipare i dubbi, anche se le condizioni sono state cambiate per tener conto di alcune delle obiezioni.

Per esempio, un problema riscontrato durante la prima dimostrazione era dovuto alla vaporizzazione dell’acqua nel circuito che doveva misurare il calore prodotto dal dispositivo attraverso la misura della temperatura dell’acqua in ingresso e del vapore in uscita: il calcolo era basato sull’ipotesi di completa evaporazione dell’acqua, ma il risultato sarebbe stato sensibilmente inferiore ipotizzando la presenza nel vapore di goccioline di acqua liquida, cosa che non è stato possibile accertare. Per evitare questo problema, nel nuovo test è stato usato un flusso di acqua maggiore, in modo da avere acqua liquida sia in ingresso sia in uscita e poter calcolare il calore prodotto semplicemente in base alla differenza di temperatura tra ingresso e uscita. Stando alle anticipazioni di Levi, durante questo test il dispositivo avrebbe sviluppato mediamente 20 kW, raggiungendo però anche valori molto superiori. Secondo Levi, con cui abbiamo avuto modo di parlare pochi giorni dopo il test, questo sembra escludere qualunque fonte di energia di natura chimica: non esistono infatti  batterie o altri dispositivi come celle a combustibile che siano in grado di immagazzinare nel ridotto volume del dispositivo l’energia necessaria a erogare 20 kW per un tempo così lungo.

Un altro elemento di perplessità è che apparentemente manca qualunque forma di radiazione, che dovrebbe essere presente se nel reattore avvenissero i processi di fusione nucleare “a freddo” che sono stati proposti da Rossi e Focardi per spiegare il fenomeno. In sostanza, se il dispositivo funziona non sembra che ciò avvenga né grazie una reazione chimica né a processi nucleari noti.

D’altronde, rispetto ad altri lavori pubblicati su questi ipotetici fenomeni nucleari a bassa energia, Rossi ha alzato la posta: 20 kW sono una potenza così grande, qualunque ne sia l’origine, da essere facilmente misurabile. Se esiste davvero, dovrebbe essere semplice rimediare rapidamente ai problemi inevitabili negli esperimenti preliminari, ottenendo misure incontrovertibili. La soluzione migliore è senza dubbio la pubblicazione dei risultati di una nuova prova sperimentale che tenga conto dei problemi emersi e permetta di chiarire, al di là di ogni dubbio o sospetto, come stanno le cose.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una