Houdini: il mago che non credeva ai maghi

La divina Sarah Bernhardt chiese al grande illusionista Houdini se, usando la sua magia, avrebbe potuto farle ricrescere la gamba amputata. Il presidente Roosevelt si convinse che quell’uomo doveva avere straordinarie facoltà medianiche, visto come riusciva a leggergli il pensiero. Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes, concluse che poteva realizzare le sue leggendarie fughe perché capace di smaterializzarsi. E George Bernard Shaw amava ripetere che la fama di quel mago era paragonabile solo a quella di Gesù Cristo.

Ancora oggi, in piena era tecnologica, il nome di Houdini rimane sinonimo di Magia e Mistero e ogni 31 ottobre, giorno della sua morte, torna inevitabilmente alla ribalta.

Ciò dipende probabilmente dal fatto che Houdini non fu solo il re dell’evasione, l’uomo che riusciva a scappare da qualunque tipo di costrizione: fu anche un attore, un inventore, un pioniere dell’aviazione, un collezionista, uno scrittore e, soprattutto, il nemico più pericoloso di medium ciarlatani e spiritisti truffaldini. In questo senso, fu un vero e proprio precursore di organizzazioni come il CICAP.

Là dove fior di scienziati, tra cui anche qualche Premio Nobel, si lasciavano ingannare dai trucchi più o meno abili di medium e sensitivi, Houdini riconosceva i sotterfugi dietro le apparenti magie e li smascherava. Ma davvero degli scienziati intelligenti, preparati nel loro campo, sono così facili da ingannare?

“Certo”, spiega James Randi, un famoso prestigiatore americano che, come Houdini, dedica ormai da quarant’anni la sua arte a sbugiardare truffatori e pseudoscienziati. “Lo scienziato non è preparato a scoprire i trucchi, non è il suo mestiere; quindi, è indifeso davanti a un bravo prestigiatore”. Per dimostrarlo, qualche anno fa Randi mandò in incognito due prestigiatori dilettanti a un centro di studi parapsicologici, diretto da due fisici, presso l’università di Washington. Risultato: gli scienziati credettero per due anni di trovarsi di fronte due potenti sensitivi, capaci di piegare metalli col pensiero e vedere attraverso i muri! Solo allora Randi svelò che non c’era niente di paranormale ma che si trattava di uno “scherzo”. Comprensibilmente, il centro fu chiuso.

“Il problema”, dice lo psicologo Ray Hyman, dell’Università dell’Oregon, “è che nei laboratori scientifici è raro che qualcuno bari. Protoni e neutroni non lo farebbero mai! Gli uomini sì…”

Qualcuno, come lo scrittore Sir Arthur Conan Doyle, ipotizzò che Houdini stesso avesse dei poteri paranormali: le sue fughe spettacolari non sembravano avere altra spiegazione. Come era possibile, si chiedevano in tanti, che un uomo potesse liberarsi dopo essere stato ammanettato, incatenato, chiuso dentro una cassa di legno, inchiodata, legata e gettata in fondo al mare?

Houdini rigettava supposizioni di questo tipo, e diceva sempre che lui era solo un illusionista e che non possedeva alcuna facoltà soprannaturale.

I suoi trucchi non sono stati sepolti con lui, come spesso si sente dire, ma sono noti a molti prestigiatori. O quasi… Non tutto, infatti, è conosciuto. Sono ancora tante le imprese sulle quali, ormai, è solo possibile offrire congetture. Ciò che ha conservato e che conserverà la fama di Houdini, infatti, è l’incertezza. Come i grandi crimini irrisolti, le sue evasioni offendono il nostro desiderio di vivere senza ambiguità. Pretendono una soluzione, e il fatto che restano insolute non fa che perpetuare il loro mistero.

James Randi, che per anni ha ripetuto sui palcoscenici di mezzo mondo le stesse dimostrazioni di Houdini, commenta: “Premesso che il merito va in parte alla destrezza e alla forza fisica di Houdini, così come alla potenza dei suoi polmoni, alla sua agilità e capacità di contorcersi come un’anguilla, posso dire per esperienza che in certi casi, per aprire lucchetti e serrature, serve per forza una chiave, o un grimaldello. Il segreto, se mai, è sapere dove nasconderli. Houdini, per esempio, era capace di ingoiare piccoli oggetti, trattenerli nello stomaco e poi rigurgitarli a comando. Forse, nascondeva delle piccole chiavi in una capsula che poi ingoiava… ma è solo una supposizione”.

Per lo storico americano Kenneth Silverman, parte del perenne fascino di Houdini risiede nel fatto che era un uomo del ventesimo secolo. “Sia che pendesse a testa in giù da un grattacielo o che telefonasse dalla sua cassa immersa nell’acqua, la sua carriera è stata un’icona della modernità, inseparabile dai grattacieli, dagli strilli in prima pagina, dagli aeroplani, dalla radio, dalle automobili, dai sottomarini…”

Lo scrittore E. L. Doctorow, che lo ha immortalato nel suo romanzo “Ragtime”, ha detto che ciò che Houdini voleva più di ogni altra cosa era diventare immortale. E Houdini c’è sicuramente riuscito, visto che il suo nome è ancora oggi famosissimo, al punto che lo si vede frequentemente ripreso anche nelle pubblicità (l’ultima, in questo periodo, è quella di una famosa compagnia aerea).

Ogni volta che qualcuno lo nomina Houdini vive. Ogni volta che qualcuno gli dedica un film o un libro, Houdini vive. Ogni volta che qualcuno lo prende come termine di paragone per qualche impresa straordinaria, Houdini vive. Ma, soprattutto, Houdini vive e vivrà sempre ogni volta che gli occhi di un bambino si spalancheranno di meraviglia al racconto delle sue imprese straordinarie.

Hai gradito questo post? Aiutaci con una