14 Luglio 2026
Dal mondo

Scie chimiche, geoingegneria e le proposte di legge per “vietarle”

di Gianni Comoretto

Ogni volta che si parla di cambiamenti climatici spunta fuori qualche commentatore che attribuisce il tutto alle scie bianche lasciate dagli aerei, interpretate come “scie chimiche”, una deliberata irrorazione con sostanze variamente precisate e scopi che includerebbero il controllo del clima, il potenziamento dei sistemi radar, fino all’avvelenamento o al condizionamento della popolazione. 

È difficile dire a riguardo qualcosa di più rispetto a quanto già spiegato in molti siti di fisici dell’atmosfera, meteorologi, esperti di aeronautica, e raccolto dal CICAP nel 2008 in una esauriente pagina di domande e risposte. In sintesi si tratta di scie di condensa: si formano in quanto gli aerei producono vapore acqueo dalla combustione del loro carburante e, se le condizioni sono adatte, il vapore condensa;  e può raccogliere altro vapore già presente, ingrossando la scia. È quanto è sempre successo, è un fenomeno studiatissimo (decine di migliaia di studi scientifici a riguardo) e tutte le anomalie riportate sono esattamente quello che ci si aspetta da scie di condensa. 

Da allora sono cambiate poche cose. Il traffico aereo è aumentato, soprattutto per l’espansione del turismo, e di conseguenza pure il numero di scie è aumentato, ma non in modo così drammatico come potrebbe apparire dai commenti di chi sostiene che quindici anni fa le scie fossero differenti da oggi. Possiamo anzi vedere come tra le presunte anomalie riportate diciotto anni fa ci fosse anche il ricordo di scie differenti in passato, corte e non persistenti. Serve a poco riportare foto d’epoca, quadri dipinti nei primi anni ‘60, copertine di dischi con canzoni che parlano di “jet trails”, poster di film di quel periodo, libri di meteorologia che le descrivono. 

Soprattutto è cambiata la narrativa. Con la sempre maggiore evidenza di un riscaldamento globale, e l’aumento di eventi meteorologici estremi, l’accento si è spostato sul controllo del clima: fa caldo perché lo rendono deliberatamente caldo, con le scie degli aerei. In questo confluisce la narrativa che nega il ruolo delle emissioni umane nei cambiamenti climatici: in fondo se non è colpa dei combustibili fossili le scie chimiche offrono un’ottima spiegazione alternativa. 

Come tutte le buone bufale, c’è un elemento di verità. La geoingegneria esiste, e riguarda lo studio dei possibili metodi per contrastare il riscaldamento globale con soluzioni tecnologiche. La forma più efficace di geoingegneria è la gestione forestale, in sintesi la riforestazione, piantare alberi. Una foresta assorbe anidride carbonica ma lentamente, il singolo albero la cattura nel legno di cui è composto, ma la restituisce quando l’albero morto si decompone. Solo una frazione rimane nel terreno, e quindi occorre adottare tecniche che incrementino questa frazione. Si può semplicemente usare il legno per manufatti di lunga durata, o bruciarlo tramite pirolisi, ottenendo un residuo carbonioso (biochar) che viene poi seppellito. 

La tecnica che più si avvicina alle scie degli aerei è quella della gestione dell’irraggiamento solare (solar radiation management): filtrare in qualche modo la luce che ci arriva dal Sole, riducendola di circa l’1%, in modo da compensare il maggiore effetto serra dovuto alle nostre emissioni. A questo scopo si è proposto di spargere in stratosfera del particolato fine (solfati o carbonato di calcio) che, rimanendo in quota per molti mesi o alcuni anni, assorbirebbe e rifletterebbe nello spazio una parte della luce solare. Una tecnica simile riguarda la creazione di nubi a bassa quota (cloud brightening), nebulizzando acqua di mare da parte di navi appositamente attrezzate: i cristalli di sale che si formerebbero faciliterebbero la formazione di nuvole bianche, che rifletterebbero la luce del Sole. 

Ad oggi sono stati eseguiti alcuni esperimenti su piccola scala di cloud brightening, al largo della California, ma nessuno di dispersione di sostanze in stratosfera. Esistono solo studi teorici, per capire gli effetti, inclusi quelli indesiderati, che queste tecniche avrebbero. La maggior parte dei ricercatori in questo è estremamente cauta. Per quanto la dispersione di solfati in atmosfera, in seguito a grosse eruzioni vulcaniche, sia un fenomeno naturale relativamente frequente, e quindi sia possibile valutarne l’impatto, gli effetti globali di una presenza costante di queste sostanze creerebbero cambiamenti locali non facilmente prevedibili, e potenzialmente catastrofici in alcune regioni. D’altra parte una minoranza di scienziati ritiene necessario avere a disposizione anche questa possibilità, visto che sarà molto difficile ottenere una eliminazione dei consumi di combustibili fossili, e che gli effetti del riscaldamento globale sono una minaccia esistenziale per la nostra civiltà.  

Alcune ditte poi stanno preparandosi ad offrire servizi relativi a queste tecnologie. Una ditta israeliana ad esempio ha realizzato un processo per produrre grandi quantità di particolato di carbonato di calcio con le caratteristiche richieste. 

A tutto questo si aggiunge la vecchia tecnica dell’inseminazione di nubi per facilitare la pioggia. Consiste nello spargere con piccoli aerei dei cristalli di ioduro d’argento in nubi già esistenti. Siccome questo sale ha una struttura cristallina simile al ghiaccio, questi cristalli fanno da seme per condensare l’umidità delle nubi in neve, e quindi pioggia. Questa tecnica non ha effetti sul clima: l’aumento di piovosità, in realtà modesto, è solo locale e solo immediatamente successivo all’inseminazione. In molti paesi, incluso il nostro, è stato sperimentato fino agli anni 2000, e poi abbandonato per i costi troppo alti in rapporto ai benefici. Viene utilizzato in zone molto aride, dove anche un piccolo incremento di piovosità è importante.  

Nessuna di queste tecniche può essere confusa con le scie degli aerei. L’inseminazione di nubi avviene con piccoli aerei che utilizzano torce in cui viene bruciata una soluzione di ioduro d’argento in acetone. Questo produce una brillante e caratteristica fiamma violetta, che non è mai stata riportata da chi denuncia la “geoingegneria clandestina”. I normali aerei non possono raggiungere la stratosfera, in cui dovrebbe essere rilasciato il particolato per riflettere la radiazione solare. Servirebbero aerei appositi, di cui ne esiste nel mondo solo qualche centinaio di esemplari. Questi aerei dovrebbero diffondere grandi quantità di materiale, per cui dovrebbero essere unicamente dedicati a questo scopo: non è possibile pensare di ottenere effetti sul clima solamente con additivi aggiunti al carburante, o con piccoli serbatoi supplementari nascosti nel vano bagagli. 

Quindi abbiamo due tecnologie reali, il cloud seeding (applicato in alcuni paesi, non in Italia) e il solar radiation management (solamente studiato e mai applicato), e un fenomeno che non c’entra nulla (le scie degli aerei). Questo consente di citare studi o riferimenti alle due tecnologie per sostenere che le scie degli aerei siano geoingegneria clandestina. E di promuovere leggi che vietino la geoingegneria (anche su base di preoccupazioni reali, come quelle qui riportate), pensando in questo modo di poter agire contro le scie di condensa. Una legge in questo senso è stata promulgata in Florida

In Italia è partita da qualche mese una proposta di legge di iniziativa popolare in questo senso, e la proposta ha già raccolto 44 mila delle 50 mila firme necessarie per poter essere esaminata in Parlamento. Il testo è molto confuso, alcuni commi sono stati tradotti letteralmente dalla legge della Florida, inclusi termini riferibili solo al contesto statunitense (come “commercio interstatale ed estero”), mentre alcuni commi hanno perso il verbo nella traduzione dall’inglese, rendendo oscuro l’oggetto del divieto. 

La proposta sanziona chi “effettui consapevolmente modifiche meteorologiche”, ma poi sembra che la sanzione si applichi solo se il reato è effettuato nell’ambito di viaggi commerciali. Si parla di “iniezione, rilascio, emissione o dispersione” di sostanze, ma anche di “trasporto di apparati” nell’atmosfera. Non è chiaro quindi cosa succede se il rilascio di sostanze o l’uso di apparecchiature avviene a terra, o se il divieto riguardi altre forme di geoingegneria (che non è comunque una “modifica meteorologica”). A rigore potrebbero venire sanzionati i cannoni ed i razzi antigrandine. È inoltre vietata ogni forma di “comunicazione relativa o a sostegno” delle attività vietate. Il controllo di eventuali violazioni viene demandato ad ENAC, ENAV, ISPRA, ARPA regionali, tutti enti che hanno sempre ribattuto alle segnalazioni di “scie chimiche” spiegando che si tratta di semplice condensa.

Quindi è molto probabile che alla prima analisi giuridica la proposta venga semplicemente cestinata per mere questioni formali, ma non è escluso che qualche partito voglia cavalcare la cosa, come è successo negli USA, dove la teoria delle scie chimiche è stata appoggiata anche dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy jr.

Ma agli effetti pratici, anche se venisse approvata, questa legge (come succede per la sua omologa in Florida) non cambierebbe nulla. Verrebbe vietata l’inseminazione di nuvole, che in Italia è stata abbandonata. Non sarebbe possibile effettuare ipotetici futuri  esperimenti di solar radiation management. Non è chiaro se il divieto di comunicazione sull’argomento, previsto dalla legge, impedisca persino di pubblicare studi scientifici relativi a queste tecniche. Gli aerei continuerebbero a fare le loro scie bianche, classificate come scie di condensa da chiunque abbia un minimo di conoscenza di fisica dell’atmosfera. Ma chi nega il ruolo delle nostre emissioni nel riscaldamento globale in atto avrà un argomento in più a suo favore.

Foto di imagii da Pixabay