L’occultismo Ufo-nazista diventa mainstream? il nuovo libro di Maurizio Verga
I lettori di Query Online conoscono già Maurizio Verga. Maurizio si occupa da decenni degli Ufo, e della loro storia culturale. Ha lavorato a vicende importanti, gettando su di esse uno sguardo originale, grazie anche dell’accesso a fonti fino a quel momento sconosciute, alla ricostruzione di biografie di personaggi marginali ma fondamentali. Il suo approccio, più che scettico, è disincantato, privo di ogni riverenza o idealizzazione verso l’oggetto della passione di un’intera vita – il mito degli Ufo, appunto.
Ha scritto moltissimo, ma alcune sue cose recenti sono importanti per inquadrare l’evoluzione del suo pensiero. Verga ha lavorato a fondo ad alcune linee interpretative relative all’avvio della fase moderna del mito ufologico in Flying Saucers in the Sky: when UFOs came from Mars (2020), ne ha esplorato i precedenti storici attraverso la biografia di un bizzarro personaggio inglese, Hugh Mansfield Robinson, in Terra chiama Marte (2013), e, in Cielo insolito (2023) ha raccolto una serie di saggi sulla storia degli Ufo e dei loro appassionati – in questo caso anche con lo zampino di chi scrive.
Verrebbe però da dire che, soprattutto, Verga si è dato alla ricostruzione generale di uno dei sottomiti più bizzarri e disturbanti dell’intera ufologia: quello che, fin dal 1947 lega gli avvistamenti e le storie sui presunti fenomeni misteriosi segnalati in cielo al nazismo e a suoi supposti segreti tecnologici, esoterici, satanici, oppure a un’immaginata fuga di Hitler, che sarebbe sopravvissuto in qualche recesso sotterraneo dell’Antartide. Per questo, sta realizzando una serie di tre volumi in inglese. Nel 2023 era uscito infine il primo tomo della trilogia, Flying Saucers from Naziland, che avevo presentato per Query Online.
Era dunque da attendersi la comparsa del secondo volume della triade. E invece non è andata così. Riconosco che quando Maurizio mi disse di star lavorando al terzo dei tre tomi e di aver rimandato a più tardi la stesura del secondo, rimasi perplesso. Che senso poteva avere questa inversione? Spiegherò più avanti perché, avendo il nuovo tomo fra le mani, i miei dubbi sulle modalità seguite dall’autore si sono dissipati. Per questa procedura irrituale ci sono dei motivi sostanziali.
La tesi di fondo di Nazi UFOs: From German Flying Saucers to Esoteric Mythology – così s’intitola il nuovo tomo – è questa: rispetto al passato, in tempi recenti la cultura pop ha sviluppato una nuova, più potente narrazione che lega i nazisti con l’esoterismo. Questa narrazione ha raggiunto ormai il mainstream: si offre nei libri, nei comics, nella musica, nei videogiochi e nei blockbusters hollywoodiani. Attraverso queste modalità di successo, hanno preso forma nuovi stereotipi relativi a un occultismo nazista superomistico e supertecnologico, partiti dai tropi dello
“scienziato pazzo” e da quello della superiorità ingegneristica tedesca. Questa operazione, in molti casi riconducibile a un ristretto gruppo di autori tedeschi e austriaci attivi a partire dalla metà degli Anni 80 – le posizioni ideologiche di costoro sono ben riconoscibili – ha ringiovanito, trasformato e reso un fenomeno non più marginale alcuni miti occultistici che hanno al centro storie sui rapporti tra Terzo Reich, alieni e storia “segreta” del mondo, per non dire delle intricate cosmologie che queste storie sovente accompagnano.
Per questo, nel nuovo libro di Verga troverete capitoli che raccontano la genesi di alcune storie senza dubbio diffusissime in alcuni segmenti dell’occultismo contemporaneo spesso orientati verso la destra radicale, ma che, al contempo, campeggiano senza problemi in videogiochi, fantasy, cartoons, gadget e modellini di ogni genere, com’è per dischi volanti e astronavi delle serie Vril, Haunebu e Andromeda, oppure ancora di più per il velivolo chiamato die Glocke (“La Campana”). Verga spiega che die Glocke è:
uno dei motivi più capaci di adattamento nella mitologia moderna della scienza segreta nazista. Sebbene questa storia avesse iniziato a circolare in ambienti di frangia e nella letteratura pseudo-storica, ben presto essa travalicò quel contesto limitato per divenire uno strumento flessibile della cultura popolare. Die Glocke compare in un gran numero di romanzi, comics, film, giochi e narrazioni online, spesso sganciate dalle affermazioni specifiche che la caratterizzavano agli esordi. In questi impieghi più recenti, può diventare un ordigno antigravità, una macchina del tempo, un’arma segreta, un portale interdimensionale, o, più semplicemente, un simbolo generico delle tecnologie naziste soppresse.
E, per tornare alla questione alla quale dicevo all’inizio, quella della pubblicazione del terzo tomo della serie, avvenuto al posto del secondo, che mi era sembrata curiosa, ora posso dire che in alcune pagine Verga la giustifica in modo adeguato.
“Questo volume – scrive – riguarda le trasformazioni più cariche ideologicamente, e più recenti” di quelle che non è davvero più il caso di considerare mere bizzarrie. Quella scelta è riassumibile in un’espressione felice utilizzata dall’autore. Spiega infatti Maurizio di essere stato spinto a farla da “un’urgenza per la contemporaneità”.
L’analisi delle vicende recenti che racconta, insomma, per Verga si è via via rivelata un segnale, un indicatore di cambiamenti culturali che, al contrario di un tempo, anche per lui oggi non possono più invocare la propria innocenza o irrilevanza rispetto alla sfera pubblica. Il mito degli Ufo nazisti, oggi, come del resto è per gran parte della galassia ufologica, ha assunto un significato politico.
Ciò detto, a chi si rivolge l’autore? A chi parla? Per quanto colto e infaticabile, Verga non ha certo la pretesa di sostituirsi alla ricerca accademica, in specie a quella, ormai copiosissima, concernente l’indagine delle idee occultistiche della Germania di Weimar e in alcuni ambiti del Terzo Reich, o a quella sugli sviluppi post-bellici, relativi alla comparsa di autori e di gruppi che hanno coltivato idee simili. La mia, scrive Maurizio, è soprattutto una “raccolta paziente di fonti primarie”. Lo scopo di questo lungo accumulo, spiega, è di integrare la letteratura accademica, mettendo a disposizione documenti dispersi, rari, a volte davvero difficili da recuperare se non grazie all’opera disinteressata, costante e che quasi nessun ricercatore di professione avrebbe mai intrapreso, perché il rapporto costi/benefici per lui è troppo sfavorevole.
Sotto questo profilo, la mia convinzione è che gli storici di mestiere e chi fa ricerca nell’ambito delle humanities potrebbero essere grati a studiosi fuori dall’accademia come Verga. La cosa mi sembra ancora più valida per chi frequenta il cosiddetto universo scettico, perché atteggiamenti così seri, generosi e tenaci come sono quelli dell’autore, additano, per contrasto, il rischio della sottovalutazione e della banalizzazione delle questioni, che per conto mio resta uno dei pericoli quotidiani e mortali dello scettico.
In Italia, con dovute eccezioni, la ricerca accademica non ha mai fatto proprio lo studio dell’immaginario tecnico-scientifico moderno e contemporaneo, dei suoi rapporti con le idee pseudoscientifiche e con il pensiero esoterico. Alcuni studiosi come Verga a mio avviso farebbero fruttare al meglio i loro studi se interloquissero in modo deciso con il mondo accademico. È possibile che, in una certa misura, un atteggiamento proattivo possa portare a risultati apprezzabili. Vale per il mito Ufo, ma non ci sono motivi per credere che lo stesso non possa essere per altre parti della cosiddetta “anomalistica”.
L’intera storia personale di Maurizio, il suo lungo studio critico del mito Ufo e di ciò che gli sta intorno, non gli consentono di abbandonare la gioia del risvolto scavato sino all’inverosimile e delle minuzie di un mondo peculiare come quello dell’ufologia. Il suo testo, per il pubblico generale è senz’altro impegnativo. Tuttavia, per conto mio su questo aspetto prevalgono altri: l’orientamento etico, di indagine puntuta su quanto accade in quei mondi un tempo del tutto marginali ma oggi sempre più aggressivi, e la volontà razionale di indagare i cambiamenti delle mentalità sociali. Tutte circostanze che preoccupano ma anche affascinano Verga, che, per primo e non solo in Italia, sta scandagliando a fondo lo stralunato caleidoscopio dell’esoterismo ufologico di estrema destra per additare dinamiche più vaste.
Si tratta di un’operazione che mi è parsa molto interessante. La dovizia di storie improbabili, sconosciute, folli, barocche, che risalgono incontenibili dai sottoscala e che oggi si rivelano senza alcun pudore, non è gusto fine a se stesso. Verga si sforza infine di superare l’erudizione senza paragoni del super-appassionato dei misteri, del nerd che tutto sa e che vuole stupire con il più folle dettaglio. Scrive anzi al riguardo:
la leggibilità della documentazione, più che la denuncia, è la difesa più efficace contro la persistente potenza di questa mitologia.
Procurandosi Nazi UFOs, credo che anche il lettore curioso potrà apprezzare di persona l’esito di questo sforzo.
Illustrazione di Nesnad/Alebo, da Wikimedia Commons, pubblico dominio
