6 Aprile 2024
Misteri vintage

Sedona, deserto dell’Arizona, paradiso New Age

di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

Max Ernst, uno dei maggiori artisti moderni. Uno degli inventori del surrealismo: l’inconscio e il sogno permettono di conoscere le surrealtà, o, per dirla in altri termini, di accedere a ciò che esiste ma non sembra reale. Una cuccagna, per chi ha un debole per l’occultismo e per l’arte. 

Nel 1941 Max Ernst, che vive in Francia, cerca di sottrarsi alla minaccia dei tedeschi che occupano buona parte del paese; fugge allora negli Stati Uniti grazie all’aiuto di Peggy Guggenheim, che da lì a poco, giunti a New York, sposerà. Poi, un’altra svolta. Ernst incontra una strana pittrice surrealista, Dorothea Tanning, la sposa nel 1946, e, con lei, va a vivere in un luogo remoto: si tratta di Sedona, una cittadina di poche centinaia di abitanti nel cuore dell’Arizona. Sedona però è un luogo di bellezza incredibile, tanto da essere usata innumerevoli volte come scenario per i film western sin dall’epoca del muto. Ernst e Tanning ci rimarranno sette anni, sino al 1953. Lì, Ernst realizzerà la sua scultura più nota a partire da oggetti di scarto e detriti: Capricorn, che mostra due ambigue, disturbate divinità che incarnano le caratteristiche dell’omonimo segno dello zodiaco. La fama di Ernst, in crescita nei primi anni ‘50, fornisce un impulso decisivo per trasformare l’irrilevante paesino di Sedona in una comunità di artisti e di esponenti delle nuove spiritualità dell’ovest americano, maturate fra le due guerre mondiali al sole della California e della costa del Pacifico.

È l’inizio di una storia rivoluzionaria e appassionante, e di una sfida per la ragione e per la mentalità scientifica. 

Uno sguardo verso il cielo, e uno verso la terra

Spesso, chi intende sbarazzarsi rapidamente di fenomeni come Sedona, ha buon gioco nel farne notare gli aspetti commerciali. Da questo punto di vista, la cittadina dell’Arizona è esemplare: si tratta di un luogo di “turismo esoterico” che, accostato all’ambiente naturale mozzafiato, permette alla cittadina di prosperare.

Diversi osservatori che si sono interessati al fenomeno Sedona hanno notato che, dopo la preparazione della scena dovuta alla presenza di artisti come Max Ernst, la spinta decisiva giunse da un’agente immobiliare che si era trasferita lì verso la fine degli anni ‘50. Si chiamava Mary Lou Keller, e inaugurò la Sedona Church of Light installandola presso i propri uffici. Lì, lei e altri tenevano conferenze su questioni occultistiche di ogni genere e lezioni di hatha yoga. Ecco il punto: interrogarsi se persone come Keller fossero “sincere”, se “credessero davvero” a quello che facevano è lecito; farne una chiave di lettura assoluta delle spiritualità contemporanee e delle idee che recano con sé è un’esagerazione. Probabilmente fu grazie a questa prima generazione di “sedoniani” che altri gruppi di vario orientamento occultistico s’installarono in città, e molti vi si trasferirono. 

Agli inizi degli anni ‘60 Keller fu seguita dai coniugi Evangeline e Garman Van Polen, che da Phoenix vi portarono le dottrine del Ruby Focus of Magnificent Consummation, il “Centro Rosso Rubino della Magnifica Consunzione”. Il nome suonerà improbabile, eppure già da solo basta a richiamare l’origine del gruppo. Si trattava di uno sviluppo del movimento I AM, dal quale i Van Polen provenivano. Questo movimento, creato ai primi degli anni ‘30 da Guy W. Ballard (1878-1939), contribuì all’americanizzazione delle dottrine teosofiche, giocando un ruolo fondamentale in due fenomeni importanti: la nascita del mito di uno dei massimi luoghi sacri per lo spiritualismo americano, il Monte Shasta (California), e la comparsa del contattismo Ufo inteso come incontro diretto, fisico, fra terrestri e abitanti di altri mondi. A Sedona, i coniugi Van Polen elaborarono ulteriormente queste idee (in particolare quelle su quali “Maestri Ascesi” presiedessero ai destini del mondo nell’era atomica e dello spazio) e attirarono sul posto altri appassionati. Oggi ne è la prosecuzione il movimento Rainbow Focus

Il potere del luogo: un’idea antica

È un fatto ben noto: nell’antropologia religiosa, lo spazio non è un fatto indifferente. C’è uno spazio profano e uno spazio sacro – quello che è in qualche modo delimitato, recintato, reso inaccessibile se non ad alcuni iniziati, oppure reso potente dalla presenza e dall’azione di vari generi di entità soprannaturale. Nelle nuove religioni il terreno e certe specifiche località giocano un ruolo fondamentale nelle dinamiche dei gruppi che vi operano e nella forma che le loro idee assumono. 

Alcuni di questi spazi non sono “sacri” in maniera permanente. Lo diventano davvero soltanto quando vi si riunisce, magari anche solo per qualche giorno all’anno, una comunità di persone spinte dalla stessa  esigenza. Un caso di particolare interesse di questo tipo e che probabilmente non è mai stato studiato a fondo è rappresentato dalle convention ufologiche di Giant Rock, un luogo sperduto nel deserto di Mojave, nel sud della California, convocate dal 1954 al 1977 dal contattista Ufo George Van Tassel (1910-1978). A fine anni ‘50 giunsero a radunare fino a diecimila persone desiderose di vedere gli Ufo (a dire il vero, a volte burloni lanciavano sulla zona palloncini con dei razzi illuminanti legati, in modo da facilitare gli avvistamenti…). Tuttavia, malgrado Van Tassel vivesse lì, vi avesse fondato un Ministry of Universal Wisdom e vi svolgesse varie attività, Giant Rock non assurse mai allo status di luogo sacro “permanente”, magari con una specifica teologia, tale da identificarla come “luogo di potere”. 

Sedona, invece, è un caso di spazio sacro “permanente”. In altri termini, con Sedona (e con altri luoghi simili) non è la comunità dei “credenti” o la presenza di un leader carismatico (o magari di un contattista Ufo) a rendere speciale il posto: è quel suolo a essere, già prima e magari da tempo immemore, qualcosa di eccezionale. Questo, almeno, è ciò di cui erano convinte le persone che in quegli anni accorsero lì.

Il “fenomeno Sedona” è soltanto un esempio di uno degli aspetti più importanti delle forme di religiosità nate dalla modernizzazione. Stiamo parlando del vastissimo ambito dei “misteri della Terra”, le idee spiritualistiche per le quali certe località, magari quelle in cui si trovano resti archeologici particolarmente antichi, godrebbero di proprietà particolari. Si tratta di un movimento culturale che per certi versi si esprime pienamente nel druidismo moderno, che venera, valorizza e considera di particolare importanza spirituale il panorama e i suoi elementi costitutivi: resti antichi, pietre, alture, boschi, e così via. È una delle conseguenze moderne della passione per un mondo celtico più o meno immaginario, comparsa nelle Isole britanniche nel Settecento e poi diffusa dalla cultura di massa.

Inutile dirlo: in questo grande contenitore di idee quasi-religiose e di credenze domina il concetto di energia, il termine acchiappatutto dell’occultismo di sempre, ma ancora di più di quello moderno e contemporaneo (che lo impiega in modi che vorrebbero essere simili a quelli delle scienze della natura, in primo luogo a quelli della fisica, ma che in realtà ne è una distorsione). 

Una delle idee di maggior impatto fra le mille varianti degli Earth Mysteries è costituita dalle ley lines. Si tratta di allineamenti – più o meno legati al caso, all’approssimazione e alla probabilità – tra luoghi notevoli di interesse spirituale, come monumenti antichi, chiese, megaliti, rilievi naturali, ecc. Questa idea cominciò a diventare popolare negli anni ‘20 del Novecento grazie all’archeologo dilettante inglese Alfred Watkins (1855-1935) e al suo libro The Old Straight Track (1925), ma era già ben presente a metà Ottocento grazie al pastore anglicano Edward Duke (1779-1852), un ammiratore dei celti e dei druidi. 

Una mappa di due “leys”, come la presentava Alfred Watikins nel suo volume “Early British Trackways, Moats, Mounds, Camps and Sites”, del 1922 (Immagine in pubblico dominio).

Le sue elucubrazioni furono criticate aspramente già a suo tempo dagli archeologi, ma questo non impedì loro di circolare. E anche di essere utilizzate, magari senza l’intenzione dei loro inventori, da parte di portatori di idee politiche estreme. L’ex-pastore luterano tedesco Wilhelm Teudt (1860-1942), poi apostata dal cristianesimo e membro dell’Ahnenerbe, l’organizzazione delle SS che coltivò ogni idea pseudoscientifica possibile, promosse l’idea dell’allineamento dei centri sacri e della loro “energia” già con un libro pubblicato nel 1929, Germanische Heiligtümer. L’influenza del pensiero di Teudt, peraltro, ha proiettato la sua ombra lunga su diversi gruppi esoterici e neopagani tedeschi ben oltre la fine del Terzo Reich.

I vortici di Sedona

Anche fra chi frequenta la cittadina di Sedona e crede che quella zona abbia un ruolo speciale le “energie della Terra” sono diventate via via sempre più importanti. Questo aspetto non era evidente nella prima generazione di “sedoniani”, quelli come Mary Lou Keller e i coniugi Van Pellen, di cui abbiamo detto prima. Costoro erano maggiormente orientati, per così dire, a una religiosità del “cielo”, nel senso più ampio del termine. Vi erano inclusi angeli, extraterrestri e maestri ascesi della Teosofia, ma gli Earth Mysteries non svolgevano un ruolo prominente. Tuttavia, negli Anni 60 del Novecento le cose cominciarono a cambiare. Occultisti e appassionati dei “misteri della Terra” presero a introdurre in maniera massiccia nei loro discorsi l’idea che gli Ufo e gli extraterrestri fossero attirati da questi “centri di potenza”, o in alternativa che fossero i catalizzatori di quelle potenze nascoste nel suolo.

In Italia qualcosa di simile ha riguardato la nascita del mito del Musiné, poco più di una collina spelacchiata vicina a Torino, in pochi anni assurta a monte misterioso, dalle mille energie e dai mille Ufo. Di recente ne ha ricostruito la vicenda un libro strabordante di dettagli e di vicende improbabili, sviscerate con spirito critico ma anche con grande trasporto personale dall’ufologo Paolo Fiorino.

A Sedona, a partire dal 1980, questo versante dell’universo esoterico ha assunto la forma di quelli che sono stati definiti “vortici”. Da questo punto di vista è stata fondamentale la figura di un americano che ha affermato più volte di essersi laureato con lode in chimica biomedica al MIT di Cambridge, ma che in realtà si è fatto conoscere come il maggior esperto dei “vortici di Sedona”. Si chiama Pete A. Sanders Jr, e – fra le altre cose  – ha avuto successo con i tour in fuoristrada per la visita ai vortici che costellano la cittadina, naturalmente senza che nessuno se ne fosse accorto prima di lui. Caso mai capitaste da quelle parti, ce ne sarebbero in particolare presso un’altura nota come Bell Rock, nelle vicinanze dell’aeroporto della cittadina, situato su un altopiano, sulla Cathedral Rock e nel canyon Boynton. 

Ma cosa sono, questi benedetti vortici? Elementare: ascoltate come li presenta Sanders.

I siti-vortice sono località ad energia accentuata che facilitano la preghiera, la meditazione, la guarigione mente/corpo e che esplorano la vostra relazione con l’Anima e il divino. Non sono né elettrici né magnetici (sebbene questi termini siano spesso impiegati per descriverli, insieme ad altre nomenclature quali quelle di siti mascolini e femminini). La spiegazione dei vortici va cercata ai confini delle scienze note, e non nelle definizioni di tipo elettromagnetico o in etichette legate a certe tipologie. 

Un ottimo esempio di linguaggio pseudo-profondo, cioè di quello che viene fuori quando qualcuno vuole promuovere idee più o meno nebulose mescolando un linguaggio alto, fortemente simbolico, dal contenuto emotivo, a termini e concetti della scienza. Il risultato è quello di riuscire a svuotare di ogni significato qualsiasi parola, producendo, in ultima analisi, pseudo-spiegazioni che non vogliono dir nulla.

Per “spiegare” come funzionerebbero i vortici, Sanders non ha esitato a tirare in ballo persino la teoria delle stringhe, quella parte della fisica delle alte energie che tenta di descrivere le forze fondamentali della natura in unico quadro teorico, con l’ambizione di sostituire e integrare il modello standard delle particelle. In altri termini, Sanders appartiene a quella vasta serie di occultisti che non pretendono di abolire la scienza, o che la sfuggono, ma a quelli che vorrebbero rivoluzionarla, facendo scorgere a tutti la vera scienza, quella davvero in grado di aprire ogni scrigno – senza però adottarne i metodi di verifica.

Sedona triumphans

In tempi recenti Sedona è diventato un caso di studio per antropologi, storici delle idee e studiosi delle nuove religioni. La capacità di trasformarsi di questa cittadina e di far proprie le tendenze esoteriche emergenti, sino alle versioni più recenti dell’universo New Age, ha attirato l’attenzione di numerosi osservatori. Uno degli esempi più recenti è lo studio condotto sul posto dall’antropologa Susannah Crackford, Ripples of the Universe. Spirituality in Sedona, Arizona (University of Chicago Press, 2021); prima di allora, era già uscito il lavoro di Curtis Coats sulla rivista di studi culturali Cross Currents (vol. 59 ,n. 3, settembre 2009), che si occupava dell’afflusso costante di persone a Sedona come forma di pellegrinaggio postmoderno.

Certo è che i segni della rilevanza del fenomeno Sedona sono ovunque. Eccone alcuni fra i più rilevanti. José Argüelles (1939-2011), artista e uno dei più noti promotori del New Age, proprio a Sedona, nel 1987, organizzò la prima delle sue colossali “Convergenze armoniche”, meditazioni  di massa per la pace su scala mondiale – che per lui dovevano basarsi sulle energie liberate da allineamenti fra pianeti, calcolate sulla base di alcune interpretazioni della cosmologia maya (lo stesso ambito che ha prodotto la mania collettiva per l’anno 2012, con le sue varianti fra il catastrofistra e il messianico). 

Tra i frequentatori di Sedona troviamo anche Lee Carroll (1944-), uno dei più noti esoteristi al mondo (sue le teorie sui “bambini indaco”, le cui presunte doti straordinarie indicherebbero che, grazie a loro, la nostra specie sta evolvendo verso una condizione “superiore”). Carroll, fra le altre cose “canalizza” una delle entità più note a chi frequenta oggi gli ambienti occultistici, Kryon del Servizio Magnetico, che racconta di Ufo, Terra cava, evoluzione, lotte cosmiche, sistemi per evolvere, e così via. Ebbene, Carroll, per ricevere le sue “canalizzazioni” da Kryon, ha spesso scelto Sedona per la sua “energia”, e lì ha radunato torme di ascoltatori attentissimi. 

Infine, un dettaglio per certi versi ancora più significativo: è a Sedona che nel 1992 termina la vita di Dorothy Martin, occultista e contattista Ufo che, negli anni ‘50, annunciò che un diluvio avrebbe presto distrutto la Terra. Le sue profezie diedero origine alla teoria della riduzione della dissonanza cognitiva, uno dei pezzi forti delle scienze sociali moderne, grazie al famoso lavoro dello psicologo Leon Festinger, When prophecy fails, che osservò le dinamiche del gruppo contattista dei seguaci di Martin.

Sedona, oggi

Forse la grande ondata New Age è davvero passata, come affermano parecchi studiosi dei nuovi movimenti religiosi, ma sta di fatto che oggi Sedona è un tutt’uno con ciò che i pionieri degli anni ‘50-’60 vi hanno seminato. Stando a dati del 2023, intorno alla cittadina ruotano circa duecento piccole attività che mettono a frutto l’interesse per le energie di quel luogo: dalle librerie, ai negozi di piramidi di cristallo e di Genesa – uno degli oggetti ritenuti in grado di catalizzare le energie –  sino alle numerose capanne sudatorie, o Inipi, piccole costruzioni caratteristiche dello sciamanesimo dei nativi dell’America settentrionale e centrale. Uno studio della locale camera di commercio mostra che il 37% dei visitatori va a Sedona per avere un qualche tipo di esperienza spirituale. Rispetto alle sue dimensioni, la cittadina è sommersa dai turisti e dai cercatori di visioni alternative del mondo.

Oggi, una delle voci che tengono insieme le persone che guardano a Sedona come un posto senza paragoni è quella di una rivista nata nel 1992 come un modesto bollettino, ma che oggi è un mensile patinato, il Sedona Journal of Emergence: la rivista dà voce – nel senso quasi letterale del termine – a ogni tipo di comunicazione di entità da altri “piani astrali”, a modi per guarire, vivere e morire bene, sperimentare stati alterati di coscienza, osservare gli Ufo, e così via. È una delle prove più evidenti del fatto che Sedona, un luogo fisico come mille altri, è stato in grado di riunire migliaia di praticanti delle spiritualità contemporanee. Per la gran parte di costoro, il principio di non contraddizione e le acquisizioni delle scienze hanno un’importanza relativa. Possono credere allo stesso tempo ad Atlantide e alla Terra cava, all’energia dei cristalli e ai viaggi nel tempo. Extraterrestri ed entità spirituali parlano spesso per bocca dello stesso soggetto, come nel caso di Robert Shapiro, che canalizza Zoosh ed Iside e che, per vostra conoscenza, sono elencati nella seconda pagina di copertina come membri del Comitato direttivo interdimensionale della rivista. A Sedona tutto va e, per quanto ci è dato capire, in questa mecca dello spiritualismo post-New Age del Ventunesimo secolo tutto procede senza grandi scosse. 

La conoscenza, l’interpretazione e la spiegazione di eventi come Sedona possono aiutare il movimento scettico a capire cosa attira coloro che arrivano lì per accedere a nuove spiritualità. I vortici e i Maestri Ascesi non saranno reali, ma i bisogni a cui rispondono, invece, lo sono.

Immagine in evidenza: di Gherks, da Pixabay.