14 Giugno 2024
Approfondimenti

Medicine complementari o alternative?

Le medicine complementari sono quelle azioni mediche che vengono utilizzate a integrazione di un trattamento standard riconosciuto dalla comunità scientifica, nonostante esse non abbiano ricevuto alcuna dimostrazione di efficacia da parte della stessa comunità. Le medicine alternative, al contrario, sono quelle che vengono utilizzate al posto dei trattamenti medici standard. Anche in questo caso senza che la loro efficacia sia mai stata dimostrata in modo scientificamente accettabile.

Al di là del modo in cui possono essere utilizzate, non esiste tuttavia alcuna differenza tra le medicine complementari e quelle alternative. Tanto è vero che si usa comunemente l’acronimo inglese CAM (Complementary and Alternative Medicine) per indicare entrambe. Si tratta di tutte quelle pratiche mediche che hanno in comune solamente il fatto di non aver mai dimostrato di possedere un’efficacia superiore al semplice effetto placebo che, ricordiamolo, è sempre presente in qualsiasi azione medica di qualunque natura. [1] L’elenco della CAM è quindi piuttosto lungo, si va dall’omeopatia all’agopuntura, dall’aromaterapia alla pranoterapia, dall’auricoloterapia alla chiropratica, dalla cristalloterapia alla cromoterapia, dai fiori di Bach all’iridologia e moltissime altre. [2] 

È una triste realtà che, nonostante la totale assenza di prove di efficacia specifica, le CAM vengano prescritte anche da medici regolarmente iscritti agli ordini professionali e addirittura erogate da alcuni servizi sanitari regionali.

I fautori di tali pseudoterapie, di fronte all’innegabile affermazione che ne sottolinea l’assenza di prove di efficacia, le difendono sottolineando che, per lo meno, esse non produrrebbero effetti collaterali, ben presenti invece nelle terapie scientificamente riconosciute. Innanzitutto occorre ricordare che, come affermava il celebre clinico canadese William Osler (1849-1919), no drug has a single effect (nessun medicamento ha un unico effetto). In altre parole, qualsiasi terapia efficace ha necessariamente effetti collaterali. Inoltre, tuttavia, l’assenza di effetti collaterali può essere vera solo per le medicine complementari. Per quelle alternative, infatti, esiste un enorme effetto collaterale: il mancato ricorso a terapie scientificamente riconosciute che potrebbero essere risolutive per il tipo di patologia di cui si è affetti. La letteratura medica e la cronaca, purtroppo, non ci risparmiano innumerevoli casi in cui il ricorso alle medicine alternative e il conseguente rifiuto di terapie efficaci hanno condotto a esiti talvolta anche fatali. [3]

Piuttosto frequentemente coloro che tendono a ricorrere alle CAM, sia medici che pazienti, non solo manifestano una certa diffidenza nei confronti delle terapie offerte dalla medicina scientifica. Ma manifestano analoga diffidenza anche nei confronti dei sistemi di prevenzione riconosciuti, primi fra tutti i vaccini.

È noto che l’opposizione ai vaccini sia particolarmente diffusa proprio tra i pazienti che si affidano alle CAM e ai rimedi naturali. Ciò vale anche per i medici: ricordiamo infatti che molti omeopati sono no-vax e che uno dei principali attivisti e influencer contro i vaccini antiCovid è stato l’osteopata statunitense Joseph Mercola.

A confermare come le simpatie verso le CAM siano spesso associate a una maggiore tendenza alla diffidenza e al rifiuto dei vaccini esistono diversi studi. Vi sono, ad esempio, interessanti dati relativi ai vaccini antinfluenzali negli adulti e alle vaccinazioni pediatriche.

In entrambi i casi, i vaccini sono percepiti come prodotti di “big Pharma” e si dà credito alle innumerevoli fake news che circolano sui loro presunti gravi effetti collaterali, mai evidenziati però da ricerche realizzate in modo serio e affidabile.

Un recente studio ha tuttavia analizzato nei dettagli ciò che è successo in occasione della pandemia da SARS-CoV-2 e ha fornito risultati interessanti. La ricerca, pubblicata sulla rivista svizzera Swiss Medical Weekly, ha preso in considerazione un campione complessivo di 12.246 persone. Tra queste 7.800 ricorrevano alle CAM per prevenire o curare gli effetti della COVID-19 o quelli sviluppati in seguito alla malattia (sindrome post-Covid), mentre 4.446 non vi ricorrevano. Le CAM utilizzate comprendevano massaggi, agopuntura, riflessologia, pratiche cosiddette di auto-aiuto, omeopatia, “rimedi naturali” di varia natura e l’assunzione di integratori a base di vitamine e sali minerali.

L’età media del campione considerato era di 42,8 anni, il 59,4% era costituito da donne e il 63,7% utilizzava le CAM. In linea con altri studi, è risultato che il ricorso alle CAM è più diffuso tra le donne, tra le persone di mezza età e tra quelle con un più elevato livello di istruzione. È risultato inoltre che il ricorso a terapie non convenzionali è cresciuto durante un’infezione da SARS-CoV-2 o in presenza di comorbilità preesistenti. Infine un terzo dei soggetti esaminati ha iniziato un trattamento integrativo come prevenzione contro il COVID-19.

Il risultato più significativo dello studio ha tuttavia fatto emergere che il rifiuto della vaccinazione e l’opposizione nei suoi confronti sono risultati più elevati tra coloro che utilizzano maggiormente le CAM. Per stabilire tale correlazione è stato calcolato un parametro statistico chiamato odds ratio (rapporto di probabilità). Si tratta di una grandezza che prevede il confronto tra le frequenze di comparsa di un evento (in questo caso l’atteggiamento no-vax) rispettivamente nei soggetti esposti e in quelli non esposti al fattore in esame (in questo caso l’utilizzo di CAM). Per l’assunzione di vitamine e sali minerali, i valori dell’odds ratio sono risultati i seguenti: assunzione di zinco: 2,25; assunzione di vitamina D: 1,45; assunzione di vitamina C: 1,59.

Anche per quanto riguarda il ricorso ad altre CAM, l’odds ratio ha indicato una forte associazione con il rifiuto della vaccinazione. La correlazione tra uso di CAM e la mancata vaccinazione rimane significativa anche dopo aver normalizzato i dati per età, sesso, istruzione, professione, stato di infezione da SARS-CoV-2 e comorbilità preesistenti.

I risultati di questo studio inducono quindi a pensare che il ricorso a terapie non scientificamente riconosciute venga molto frequentemente vissuto come alternativa (e non come complemento o integrazione) ai trattamenti di provata efficacia (nella fattispecie la ben provata efficacia preventiva dei vaccini). Questo risulta inoltre evidente, in particolare, in situazioni di aumentato rischio come, appunto, la pandemia.

Naturalmente, come sempre, occorre distinguere tra correlazione e causalità. Sarebbe infatti azzardato affermare che sia la diffusione di convinzioni pseudoscientifiche a provocare un rifiuto della medicina scientifica. Potrebbe infatti essere vero il contrario: chi ha già un atteggiamento di diffidenza nei confronti della medicina scientifica potrebbe essere invogliato a ricercare rimedi alternativi.

Quello che tuttavia emerge abbastanza chiaramente è che le terapie non convenzionali sono molto spesso viste come alternativa e non come complemento alle terapie di provata efficacia, con tutti i rischi che ciò comporta. Come ha affermato il biologo Enrico Bucci in un recente articolo:

Resta tuttavia vero che chi abbraccia quelle [le pseudocure], non integra, ma sostituisce la medicina di provata efficacia in modo statisticamente molto significativo, smentendo così il racconto della medicina “complementare” e “integrativa”: come minimo, omeopatia, antroposofia, vitamine e integratori non indicati e altri rimedi similari contribuiscono a rafforzare la resistenza al pensiero razionale e scientifico, e i rimedi proposti non si integrano affatto con la terapia approvata – come è da attendersi, vista l’incompatibilità epistemica dei sistemi di pensiero che viaggiano insieme ai rimedi alternativi.

Tutto ciò costituisce un grave rischio, sia a livello individuale, ma soprattutto a livello sociale. E si tratta sostanzialmente di un problema culturale. Solo attraverso un’adeguata comunicazione e formazione infatti si può far comprendere quali siano gli unici criteri affidabili di validazione di una terapia adottati dalla comunità scientifica. In tal modo si può mostrare come certe terapie (magari filosoficamente attraenti ed emotivamente suadenti) non superino tali criteri. Affidarsi a esse in modo alternativo, rifiutando rimedi di provata efficacia, rappresenta quindi un azzardo le cui conseguenze possono essere catastrofiche.

Note

  • [1] G. Dobrilla, Cinquemila anni di effetto placebo. Nella pratica clinica, negli studi controllati e nelle medicine non convenzionali, Edra, Milano 2017;
  • [2] G. Dobrilla, Le alternative. Guida critica alle cure non convenzionali, Avverbi/Zadig, Roma 2008;
  • [3] Ci limitiamo a ricordare questo drammatico evento. 

Immagine in evidenza: Foto di Katherine Hanlon da Unsplash