26 Febbraio 2024
E leggiti 'sto paper

Conoscere la vita dei vichinghi studiando i loro denti

di Agnese Picco

Quando pensiamo al mondo antico ci vengono in mente le grandi battaglie o i nomi di personaggi famosi, i grandi eventi che hanno segnato le epoche. La causa è il modo di insegnare la storia in ambito scolastico, che spesso si riduce ad una serie di date e di nomi da imparare a memoria. L’archeologia (e la microstoria) studiano però soprattutto la vita quotidiana delle persone: quali contenitori usavano per cucinare il cibo, cosa mangiavano, dove erano cresciuti e dove avevano passato la propria vita, con chi si erano sposati e di chi erano figli, quali malattie avevano e come le affrontavano.

Fino a qualche decennio fa erano per lo più supposizioni, ma l’avanzare delle tecniche di indagine ha permesso di raccogliere dati sempre più puntuali, utili a ricostruire la sfaccettata vita delle persone nell’antichità. Al contrario di quanto ci vuole far credere qualche pseudo-archeologo che gioca sul sensazionalismo di alcune singoli oggetti o siti archeologici che sembrano impossibili per l’epoca, i nostri antenati erano proprio come noi: ridevano, scherzavano, magari facevano qualche battuta sconcia, vedevano i problemi quotidiani e cercavano di risolverli con ingegno, osservavano il proprio corpo, sapevano riconoscere le malattie e studiavano un modo per curarle o almeno affrontare e ridurre il dolore.

Nel 2005 gli scavi archeologici effettuati nel sito di Varnhem Abbey, nel sud-ovest della Svezia, hanno portato alla luce le rovine di una delle prime chiese cristiane della regione, costruita nell’Undicesimo secolo. In prossimità della chiesa è stato scoperto anche un cimitero, nel quale erano sepolti 300 individui di entrambi e sessi e di diverse età. Precedenti ricerche hanno dimostrato che queste persone erano prevalentemente di origine non locale con una dieta basata su prodotti della terra e poche risorse marine.

Un nuovo articolo dal titolo “Caries prevalence and other dental pathological conditions in Vikings from Varnhem, Sweden”, pubblicato sulla rivista scientifica Plos One, propone uno studio osteoarcheologico sui denti di 171 individui. I risultati aprono uno spiraglio sulla vita quotidiana di questa popolazione riguardo alla salute generale, alla percezione e alla cura della malattia e del dolore, mostrandoci la comprensione che le popolazioni antiche avevano in questo ambito.

Per quanto riguarda il campione esaminato, tra le 300 sepolture sono stati scelti individui con almeno qualche frammento delle ossa della mascella e/o della mandibola. Il campione è poi stato suddiviso in due gruppi per età, in base alla presenza di dentatura permanente o meno. Mentre i 38 bambini non avevano neanche una carie, queste erano presenti in più della metà della popolazione adulta, che mostrava anche un’alta percentuale di denti persi. Dalle analisi osteologiche è emerso che il 74% era stato perso dopo la morte, mentre il 26% ante mortem. Secondo i ricercatori è interessante notare che le carie sono state riscontrate in prevalenza sulla superficie della radice del dente. Oggi questo tipo di lesioni cresce con l’aumentare dell’età biologica, poiché la gengiva si ritira e la radice viene maggiormente esposta. Questa condizione però può verificarsi anche a causa di malattie come la parodontite.

Secondo i ricercatori il fatto che le lesioni dentarie fossero facilmente rilevabili con l’esame clinico, il gran numero di denti persi in vita e poche carie allo stato iniziale rilevabili solo con la radiografia (e dunque non visibili esternamente) dimostra una comprensione della natura delle carie e le conseguenze se queste non vengono trattate. La perdita dei denti ante mortem, ad esempio, viene ricondotta dai ricercatori all’estrazione di denti cariati.

L’alto numero di carie viene ricondotto dai ricercatori alla dieta. La maggior parte della popolazione medievale svedese, così come le persone sepolte a Varnhem, viveva in comunità contadine. La dieta era dunque stagionale e comprendeva animali d’allevamento, come bovini, suini e ovini, sia per quanti riguarda la carne che i prodotti derivati come i latticini, poi cereali, rielaborati in pane, zuppe e birra, verdura, come cavoli,rape e porri, legumi e prodotti derivanti dalla raccolta come nocciole e funghi. 

L’elevato apporto di cibi ricchi di amido in combinazione con le scarse cure dentarie (che consistevano principalmente nel rimuovere il cibo con uno stuzzicadenti), spiegano l’incidenza delle carie in questa popolazione. I ricercatori sottolineano però come ci possano essere altri fattori oggi difficilmente rilevabili, come la composizione della saliva, la microflora orale, la genetica, la composizione dell’acqua bevuta ecc.

Molte delle lesioni provocate dalle carie indicano che gli individui che le portavano soffrivano di dolore ai denti. Frammenti di cibo potevano rimanere incastrati nei buchi aperti dalle carie, causando disagio. In diversi individui si sono potute rilevare le tracce dell’utilizzo di stuzzicadenti, dovute all’abitudine di rimuovere il cibo.

Analisi dei denti vichinghi. Foto di Carolina Bertilsson, licenza CC-BY 4.0, da EurekAlert

Dall’analisi clinica sono emerse altre modificazioni dentarie. Un individuo maschio aveva i denti anteriori limati intenzionalmente in modo caratteristico. Lo stesso tipo di modifica è stata osservata in altri individui della stessa epoca, sempre maschi e principalmente svedesi. Il motivo per cui si operava questa modificazione è ad oggi sconosciuto, ma viene associato ad un marchio identitario poiché i resti osteologici mostrano ferite inflitte con armi da guerra. In due individui uno dei molari sembra essere stato modificato in modo da creare un’apertura al centro, nella camera pulpare, forse al fine di alleviare il dolore. Sette individui, infine, mostravano usure atipiche, legate all’abitudine. Queste scoperte indicano che le popolazioni di questo periodo effettuavano interventi più complessi rispetto alla semplice estrazione di denti cariati e dunque comprendevano almeno in parte la natura e i rischi delle infezioni orali.

Anche se spesso l’archeologia misteriosa e le notizie sensazionalistiche che vengono date dalla stampa generalista contribuiscono a creare nel nostro immaginario un panorama di singole scoperte grandiose, ogni ricerca scientifica è un tassello che si inserisce nel grande mosaico della nostra comprensione del mondo antico. In questo caso le scoperte riportate in questo articolo, che possono sembrare poco importanti perché investono un aspetto quotidiano della vita, sono invece importanti quando si inseriscono nel quadro di quello che sappiamo sulle conoscenze mediche delle popolazioni svedesi medievali.

Immagine di apertura: Foto di Knud Erik Vinding da Pixabay