21 Giugno 2024
E leggiti 'sto paper

Cosa ci racconta una fortezza siberiana di 8mila anni fa sulla nascita della civiltà

Tradizionalmente l’archeologia, una scienza nata in contesto occidentale, ha associato l’insorgere della complessità politica e sociale con l’emergere e il diffondersi dell’agricoltura. Ma è davvero questa la regola? Nuovi studi stanno evidenziando come alcune società di foraggiatori nomadi presentino una notevole complessità, pur non essendo stanziali e non praticando l’agricoltura.

Non è detto infatti, come molti possono pensare, che le modalità di sussistenza (come agricoltura, caccia, raccolta, pesca…) determinino il grado di complessità di una società e non è neanche detto che siano esclusive. Ad esempio, un popolo può essere nomade foraggiatore in una certa stagione e sedentario e agricoltore in un’altra. Questo apre le porte anche ad un’altra osservazione. Molti di noi a scuola hanno studiato che i popoli primitivi, nel Paleolitico, erano nomadi e divisi in bande, poi è stata scoperta l’agricoltura nel Vicino Oriente e sono nati prima i villaggi e, di conseguenza, gli stati complessi. Questa scansione ci viene spesso presentata come inevitabile, una tendenza dalla barbarie alla civiltà, rappresentata dall’organizzazione statuale e, successivamente, dalla democrazia greca, fondamento degli stati occidentali. Se però allarghiamo lo sguardo al resto del mondo ci possiamo rendere facilmente conto che non è stato così per tutti. Molti popoli nomadi o seminomadi non erano affatto poco complessi o barbari. Inoltre, oggi è fortemente criticata anche l’idea che una popolazione di foraggiatori nomadi si sia fermata ad uno stadio evolutivo precedente. Foraggiatore, agricoltore, allevatore ecc.. indica solamente la strategia di sussistenza scelta da un popolo, spesso in modo consapevole e ragionato, e non la complessità o tanto meno il grado di evoluzione di una cultura (per approfondire questo tema: David Graeber e David Wengrow, L’alba di tutto. Una nuova storia dell’umanità, Rizzoli, 2022).

Una nuova scoperta porta in questa direzione: 8mila anni fa foraggiatori della taiga siberiana costruirono un insediamento fortificato in cima ad un promontorio, molti secoli prima che in Europa comparissero siti simili. Uno studio, pubblicato sulla rivista Antiquity con il titolo “The world’s oldest-known promontory fort: Amnya and the acceleration of hunter-gatherer diversity in Siberia 8000 years ago”, porta all’attenzione del mondo i risultati delle ultime ricerche effettuate nel sito di Amnya, nell’ovest della Siberia. In questa zona case a fossa circondate da recinti, fossati o palizzate compaiono già a partire dal VII millennio e costituiscono un tipo di insediamento che rimase tipico della regione nei millenni successivi. 

Nell’Olocene inferiore i foraggiatori erano concentrati nella regione degli Urali, mentre le zone più a est erano scarsamente popolate. Nel VII millennio però queste regioni vennero occupate in modo più intensivo e comparvero i primi siti fortificati. Questi presentano anche prove di una organizzazione gerarchica, con alcune case più grandi delle altre. La Siberia può sembrare una terra inospitale, ma nel VII millennio l’abbondanza di pesci, uccelli e selvaggina di grossa taglia come alci e renne, con comportamenti stagionali prevedibili e ripetitivi, hanno contribuito alla creazione di un ambiente favorevole per le popolazioni di foraggiatori, creando un aumento demografico e una differenziazione socio-politica gerarchica. Con queste risorse si potevano inoltre produrre beni conservabili e trasportabili, come olio di pesce, pesce o carne essiccati o affumicati, carne congelata. Questi beni richiedono molta manodopera per essere realizzati, ma possono essere immagazzinati per i mesi invernali, grazie anche all’introduzione tecnologica della ceramica, ma possono costituire un’attrazione per bande di predoni.

Amnya, il sito fortificato più a nord in Eurasia, è costituito da un piccolo insediamento di una decina di case a fossa circondate da terrapieni, fossati e palizzate (Amnya I). A queste si aggiungono altre case 50 metri più a est, non fortificate (Amnya II). Le abitazioni hanno una pianta rettangolare tra i 13 e 41 metri quadri e una profondità massima di 1,8 metri. La più grande occupa la punta del promontorio. Alcune caratteristiche, come la zona centrale rialzata per il fuoco, fanno pensare ad abitazioni costruite per durare a lungo. La sequenza stratigrafica però indica la ripetuta distruzione dell’insediamento a causa di incendi, un elemento comune in altri siti dello stesso tipo, che può essere collegato a periodi di conflitto violento.

Per quanto riguarda gli oggetti, sono stati trovati all’interno del sito circa 45 cocci ceramici appartenenti a due tipologie differenti, rinvenuti in associazione sui pavimenti di alcune case, indicando almeno una parziale contemporaneità. Sono le prime forme ceramiche a giungere in queste zone lungo i corridoi fluviali della Siberia occidentale. Sono stati ritrovati anche manufatti litici, in gran parte di quarzo, ma anche in selce. Tra i frammenti ossei sono stati identificati renne, alci e castori.   

Per comprendere meglio l’ambiente nel quale era inserito il sito e le sue fasi costruttive nel 2019 sono state condotte nuove ricerche sul campo comprendenti rilievi topografici, rivalutazione delle trincee di scavo precedenti, datazione al radiocarbonio e studi paleobotanici e paleoambientali. Si è così potuto capire che il primo insediamento, risalente a circa 6 mila anni fa, comprendeva le case di Amnya I con i fossati, gli argini e le palizzate difensive e quelle non fortificate di Amnya II. Siamo dunque di fronte ad una complessa gerarchia del sito, con un promontorio chiuso e una parte esterna non fortificata. Vicino all’insediamento, oltre al fiume era presente anche un lago, oggi secco, che potrebbe aver costituito un’importante risorsa per la pesca. Allargando lo sguardo, questo e altri siti simili disseminati nella regione emersero in un periodo di forti cambiamenti e innovazioni culturali comprendenti l’introduzione della ceramica, cambiamenti nelle strategie di sussistenza, nelle pratiche rituali e nell’organizzazione socio-politica, associati ad un forte aumento della popolazione. Queste trasformazioni potrebbero aver portato ad una maggiore coesione dei gruppi, un aumento della sedentarietà e della territorialità e conseguentemente un aumento della conflittualità tra i gruppi, dalla quale nasce l’esigenza di insediamenti fortificati.

I ricercatori propongono tre possibili scenari per spiegare le cause di questi mutamenti, che avvennero in concomitanza al cambiamento climatico di 8200 anni fa. Nel primo scenario le innovazioni sono state sviluppate in relazione allo stress prodotto dalle fluttuazioni climatiche che potrebbero aver alterato le modalità di approvvigionamento del cibo, modificando anche i rapporti di forza tra i gruppi umani. Lo scenario due, al contrario, propone che il cambiamento climatico abbia portato un periodo di abbondanza di risorse naturali innescando lo sviluppo di nuove strategie di raccolta e rielaborazione del cibo di massa, e conseguentemente accumulo di risorse stoccate nei magazzini. La gestione di queste risorse potrebbe aver portato a cambiamenti politici e sociali in senso gerarchico. Infine lo scenario 3 rifiuta la connessione tra le innovazioni culturali e il clima suggerendo invece una provenienza esterna di tali tecnologie, come ad esempio nuovi gruppi in arrivo che le portarono con sé o che con la loro presenza sconvolsero gli equilibri politici innescando lo sviluppo di tali innovazioni.

Gli interrogativi aperti rimangono molti, ma una migliore comprensione delle dinamiche territoriali di questa regione, con la precoce fortificazione degli insediamenti in un contesto non agricolo, è interessante anche da un punto di vista più generale, per chi studia i mutamenti sociali e politici nelle popolazioni di foraggiatori. 

Immagine da Piezonka H, Chairkina N, Dubovtseva E, Kosinskaya L, Meadows J, Schreiber T. “The world’s oldest-known promontory fort: Amnya and the acceleration of hunter-gatherer diversity in Siberia 8000 years ago”. Antiquity. 2023;97(396):1381-1401. Licenza CC BY. doi:10.15184/aqy.2023.164