14 Giugno 2024
Giandujotto scettico

Sala Biellese, 1924: l’uomo dei 2400 diavoli

Giandujotto scettico n° 147 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo (21/09/2023)

Tutto sommato padre Karras, il tormentato gesuita de L’esorcista, aveva un compito abbastanza facile. Lui doveva vedersela con un unico demone, per quanto di alto rango come Pazuzu. Ma cosa avrebbe mai potuto fare per la buon’anima di Esterino Fiusello, che nel suo corpo alloggiava ben 2400 spiriti infernali?

Esterino, un povero diavolo

Il protagonista della nostra storia era nato a Sala Biellese nel 1901. Nel 1924 aveva dunque ventitrè anni, ed era da poco stato congedato dall’esercito. Aveva prestato servizio a Ferrara, soldato nel corpo automobilisti. Poi, verso aprile, si era ammalato, ma i disturbi avevano preso subito una piega strana: tremori, convulsioni, irrigidimenti improvvisi, periodi di letargia. Prima di allora, l’uomo non aveva mai dato segni di squilibrio, né i membri della sua famiglia avevano mai mostrato sintomi simili. 

Il giovane si fece visitare da diversi medici, tra cui lo psichiatra torinese, e studioso di metapsichica Edoardo Audenino. Gli fu diagnosticata una “manifestazione isterica”, etichetta sotto cui in quegli anni venivano catalogate innumerevoli manifestazioni psichiatriche; ma le terapie prescritte – senza sorpresa, vista la medicina del tempo – non diedero alcun risultato.

Questo, almeno, raccontavano giornali laici come la Tribuna Biellese. Giornali cattolici come l’Eco di Biella anche a distanza di parecchi anni delineavano una storia ben più meravigliosa. Tanto per cominciare, già in precedenza, si spiegava, Esterino aveva dato segno di possedere un “fluido misterioso”:

Esterino, che prestava allora servizio militare a Scandiano, si era recato ad assistere ad uno spettacolo di ipnotismo. Tutto andò per il meglio fino a quando, chiamato dall’ipnotizzatore e sollecitato dai compagni d’armi, salì sul palcoscenico per un esperimento: non appena lo fissò negli occhi, l’ipnotizzatore incominciò a dar segni di nervosismo, e poco dopo Esterino tornava al suo posto, scartato perché inadatto. La sua prima disavventura non era ancora finita, ed infatti l’ipnotizzatore si scagliò improvvisamente sul poveraccio, accusandolo dì impedirgli di «lavorare» e lo fece cacciare in malo modo dalla sala. (Eco di Biella, 7 maggio 1951)

A distanza di mesi da questo episodio, sarebbero iniziati i disturbi, nella forma di un “male fastidioso e inspiegabile”. Il diavolo si sarebbe manifestato a lui nella forma di un… tremendo ceffone, ricevuto da Esterino il 13 maggio 1924, mentre era intento a riparare un tubo dell’acqua potabile in casa di un cugino che abitava al quartiere Vernato di Biella. In seguito allo schiaffo, il giovane sembrato svagato, stordito, parlava con difficoltà, tanto che il cugino decise di riportarlo a Sala con un carro. Da quel momento, avrebbe preso a compiere “diavolerie d’ogni sorta”:

Ha fatto e comparire e scomparire oggetti, ha incenerito con le mani fogli di carta, ha fatto udire voci misteriose, ha letto ad occhi chiusi e parlato lingue incomprensibili. Ancora oggi i «vecchi» di Sala  e dei dintorni raccontano episodi mirabolanti, ma fantasia e realtà si intrecciano […]  (Eco di Biella, 7 maggio 1951)

Esterino passò dunque alle cure di “medicastri e stregoni”. Riti, erbe raccolte in una determinata ora del giorno, formule cabalistiche, punture… Il pover’uomo le provò tutte, senza risultati. Anzi, peggiorò: ora era diventato semi-muto. Riusciva a parlare solo verso mezzanotte, per circa un’ora, a intervalli. E quando apriva bocca, era per dire che aveva in corpo Lucifero e Satana e tutta una legione di diavoli. 

A quel punto non rimaneva che ricorrere alla buona, vecchia religione. 

Il parroco di Sala, don Giovanni Tarabolo, “visitò” Esterino e fece una particolareggiata relazione dei fenomeni al vescovo di Biella, Giovanni Garigliano (1872-1936), che autorizzò un frate dell’ordine dei Filippini, padre Zumaglini, a procedere ai primi esorcismi. L’uomo fu portato a Biella, nella chiesa di San Filippo; il pubblico non vi fu ammesso. Un testimone raccontò che il giovane era arrivato sorridente, ma che, appena messo piede in chiesa, si era irrigidito e addormentato. Asperso d’acqua santa, si era messo a sbuffare e poi a bestemmiare contro Dio. Infine aveva detto: 

Siamo 2400 demoni; il capo è Satana; chi ha più forza, vince.

Aveva concluso precisando che i diavoli avrebbero lasciato il suo corpo di lì a quattro anni. Terminato l’esorcismo, Esterino si era ripreso, ma persisteva nel mutismo.

Esorcismo in diretta

Il pover’uomo rientrò a Sala Biellese, ma gli fu detto di continuare gli esorcismi. Fu lì che lo raggiunse Michele Bionda, cronista della Tribuna Biellese, che il 4 settembre 1924 si recò nel paesello con il preciso scopo di “intervistare il diavolo”. Quando arrivò, l’indemoniato era già stato portato nella chiesa locale, gremita di fedeli ansiosi di osservare la scena. Gli esorcismi sul giovane erano diventati il maggior spettacolo della zona: donne e uomini interrompevano i lavori per correre alla chiesa parrocchiale e commentare il fatto. C’era anche gente venuta da altri paesi del circondario, e due carabinieri incaricati di tener la folla oltre la balaustra. Per la domenica successiva, qualcuno stava già organizzando camion per trasportare i fedeli sul posto.

Come da prassi, non appena aveva varcato la soglia del tempio, Esterino si era irrigidito. Otto uomini lo avevano portato a braccia davanti all’altare, pronti a bloccarne i movimenti. 

Il parroco don Tarabolo – un prete bassotto e tarchiato – inizia gli esorcismi. Ha indossato la cotta e la stola violetta. Chiama: Esterino! Nessuna risposta. Ma, come l’ossesso viene leggermente toccato con un piccolo crocefisso di metallo, si dibatte, emette dei lunghi soffi, sputacchia e grida: – Via, via, io sono Satana! Rifiuta ostinatamente di mettersi in ginocchio; ma accondiscende all’invito di porsi seduto. Urla: – Con le vostre prepotenze non riuscirete a nulla. Senti prete, facciamo un patto: oggi sono disposto a lasciare partire 100 diavoli, ma non voglio esorcismi. 

A un certo momento, estrae di tasca un taccuino e un lapis. Avviene allora un fatto che non si può non definire maraviglioso: l’ossesso ha gli occhi chiusi e vorrebbe scrivere; ma parecchi fogli del taccuino sono già coperti di scrittura. Lo vedo avvicinare all’orecchio ogni pagina; le pagine scritte sono da lui via via sfogliate; ma quando arriva a quel ch’egli «con l’orecchio sente» bianca, traccia nervosamente una frase. Questa suona così : «Oggi non sono terribile». Osservo che la parola «terribile» è stata scritta con la t maiuscola, quantunque in corpo di frase, e con una sola r. Evidentemente Satana non è forte in ortografia.

Il parroco iniziò con il rituale: Domine, ne reminiscaris… L’indemoniato urlava, si agitava, bestemmiava e copriva il prete di ingiurie, intimandogli di cessare l’esorcismo; secondo il canovaccio consueto, si era proclamato “Satana che comanda al mondo”, mentre il sacerdote rispondeva che l’unico a comandare era Nostro Signore Gesù Cristo. Alla fine, l’ossesso aveva dichiarato: 

Io rimarrò nel corpo di Esterino fino al giorno 14 settembre. Se in tal giorno riuscirete a portarlo in cospetto della Madonna d’Oropa, io me ne andrò ed Esterino sarà liberato per sempre. Chi ha più forza vincerà. Viva l’inferno!

L’esorcismo era riuscito parzialmente, ma – assicurava Esterino – in lui rimanevano ancora 1600 demoni. Oltretutto, con un tono da tifo calcistico, riuscivano a urlare “viva l’inferno”. C’era di più: con gran precisione, il diavolo aveva stabilito che quella domenica il corpo del giovane sarebbe rimasto paralizzato dalle 8 alle 15.

Qualche commento

È difficile dire, a distanza di decenni, se Esterino simulasse i sintomi, o se soffrisse davvero di qualche patologia neurologica o psichiatrica. Dalla descrizione qui sopra, sembrava comportarsi in tutto e per tutto come pubblico, familiari e sacerdoti si aspettavano da lui. Anche il “miracolo” della lettura con le orecchie non lascia molto spazio al paranormale: è possibile che vedesse i fogli con la coda dell’occhio, o che percepisse la presenza di scrittura grazie al tatto… La lettura ad occhi chiusi, tra l’altro, era molto di moda all’epoca: sonnambule “magnetizzate” si esibivano sovente nella performance impiegando i trucchi più disparati.

La storia di Esterino si trovò ben presto al centro del dibattito pubblico provinciale: di lui parlavano tutti i giornali, dalla Gazzetta del popolo al Biellese cattolico, dal fascistissimo Popolo Biellese alla già citata Tribuna.

Quest’ultima, malgrado il fascismo stesse per tacitare ogni voce di libertà e di critica radicale alla religione prevalente, aveva una linea laica e anticlericale; non per nulla, alla cronaca dell’esorcismo di Sala fece seguire un commento ironico del giornalista liberale Ettore Janni (1875-1956), che nel 1943 sarebbe diventato direttore del Corriere della Sera. La stampa locale lo riportò nella sua interezza:

Le dimonia medievali ritornano. E si fanno conoscere. L’ossessione ripiglia la sua aria antica; si rifà viva come i codici dei vecchi conventi. Domani forse sarà di moda essere indemoniati. E, naturalmente, la cosa piglierà anch’essa una certa sua andatura sportiva. A quando la «coppa dell’Averno»? Il «record», per esempio, del Casentino è stato battuto nel Biellese. Laggiù una certa Clementina dava involontario asilo a cinquecento e tre spiriti dell’abisso; e parevano tanti, per una ragazza sola, senza neanche marito… Ma qui un giovanotto di Sala Biellese ne alloggia non meno di duemilaquattrocento. L’Inferno, si vede, è una grande potenza coloniale. […] Ma chi ce l’avrebbe detto, quando infiggevamo nei componimenti scolastici i più vezzosi modi di dire, che un giorno – con la cronaca del Biellese – si sarebbe scoperta la verità aritmetica dell’avere un diavolo per capello?

Il volo diabolico

La storia di Esterino è una storia a lieto fine. Il 7 settembre 1924, in anticipo sulla tabella di marcia dettata da Satana, il giovane fu liberato presso il santuario mariano di Oropa, uno dei massimi centri della spiritualità della Controriforma in Piemonte. Prima di questo evento, però, il giovane doveva dare un ultimo, grande spettacolo: avrebbe volato. A garantirlo fu lui stesso, nell’esorcismo del 5 settembre. 

La mattina successiva, Esterino scomparve. La sorella, i familiari e gli amici, temendo un tragico gesto, lo cercarono disperatamente. Lo trovarono su un noce, appollaiato a un ramo. La cronaca postuma del settimanale della curia locale, L’Eco di Biella, era da capogiro:

Lo invitano a scendere, lo pregano di non fare fesserie: per tutta risposta Esterino dà inizio ad una serie di acrobazie tali da far invidia ad un trapezista da circo. Spicca salti degni di uno scoiattolo, cammina senza difficoltà su rami grossi sì e no un dito, si lascia cadere a piombo dai rami superiori a quelli inferiori. A terra, intanto, una folla sempre crescente si è inginocchiata e prega in silenzio. Ad un tratto Esterino si ferma, si sistema su di un ramo, estrae carta e matita e riversa sui presenti disegni infernali. Quando giunge Don Tarabolo, poi, dà la stura alle solite ingiurie; il sacerdote gli ingiunge di scendere, e per tutta risposta sale in un battibaleno fin sulla vetta, da dove indirizza all’interlocutore una serie di rumori non precisamente educati. Alle 12,39, annoiato, abbraccia il tronco e scende a precipizio, mentre ai presenti si rizzano i capelli in testa per il terrore. Raggiunta di corsa la propria camera, si sdraia sul letto e si addormenta profondamente. Alle 14, quando si sveglia, non ricorda assolutamente nulla. (Eco di Biella, 7 maggio 1951)

Liberazione e polemiche

La conclusione arrivò il 7 settembre. Due giorni dopo, Il Biellese titolava infatti: Ultime notizie – L’avvenimento di ieri a Oropa. L’indemoniato di Sala liberato da tutti i suoi diavoli. Trasportato nel santuario mariano, Esterino era stato nuovamente sottoposto ad esorcismo. La prassi era stata la solita: irrigidimento degli arti, ingiurie, invocazioni a cessare il rituale. Il giovane aveva rivelato all’esorcista che nel Biellese c’era un sacco di persone che aveva fatto patti col diavolo: erano 6666. Ma quando il rettore del Santuario aveva intimato a Satana per l’ennesima volta di lasciare il corpo del giovane, questa volta quello aveva esclamato:

Grazie a Gesù Cristo! Grazie alla Beata Vergine! Grazie a tutti quelli che hanno avuto fiducia nella preghiera per questo povero giovane!

Nella commozione generale e sulle note del Magnificat, Esterino era stato “liberato”. Passò la giornata a incontrare gente nelle stanze del Rettore, e poi, a partecipare alla successiva processione di ringraziamento, trattato come un personaggio di prima grandezza. Tutti volevano congratularsi con lui, tornato “normale”. Alla sera, nel prender parte a una lotteria collegata al santuario, estrasse un numero che gli consegnava in premio un’immaginetta in plastica della Madonna di Oropa. C’era stata un’altra ovazione.

I giornali cattolici accolsero la liberazione di Esterino come una dimostrazione del grande potere della religione stabilita, che era riuscita là dove i dottori avevano fallito. La cosa, tuttavia, non piacque ai medici biellesi, che scrissero ai quotidiani per ribadire la loro posizione: il giovane era un isterico, se lo shock dell’esorcismo lo aveva guarito tanto meglio, ma non era certo merito della Madonna. 

Cesare Manfredi, medico curante di Esterino, scrisse al Popolo biellese per sgombrare il campo dalle “fantasticherie”:

II paziente in parola non presenta nulla, assolutamente nulla di soprannaturale, di inconcepibile come si cerca di far credere da certe persone: egli è affetto da una forma tipica di isterismo classico. […] Sarei lieto che queste brevi delucidazioni ponessero fine a tutto quanto, in questi giorni specialmente, si svolge intorno al Fiussello, visite di individui provenienti da ogni parte del biellese, acqua benedetta, benedizioni, esorcismi, ecc.: pratiche queste certamente nocive e che continuano a mantenergli la malattia. (Il Popolo biellese, 10 settembre 1924)

Lo psichiatra Audenino si rivolse invece, dopo un prudente omaggio alla religione, alla Gazzetta del Popolo di Torino. Fu riprodotto dalla stampa biellese:

È lungi da noi qualsiasi pensiero meno che riverente verso la religione, i santuari ed i sacerdoti. Nelle chiese e nei templi venerati presso tutti i popoli avvengono — e sono numerosi — miracoli che la scienza né ha potuto riprodurre, né ha saputo spiegare. […] Ma la guarigione degli indemoniati ha nulla del miracoloso e può ottenerla qualunque neurologo che sappia curare i disturbi del grande isterismo. […] 

La fede religiosa, la vivissima credenza nel miracolo, la preghiera, la visita a Santuari miracolosi, la folla stessa che li attornia valgono a produrre la guarigione in questi nevrotici. Le esorcizzazioni in grande stile in chiese meritatamente celebri, davanti a folle osannanti e lacrimanti servono mirabilmente allo scopo. Lo scienziato, che ha dimestichezza con questi proteiformi ammalati e con le pratiche ipnotiche, ricorre all’eterosuggestione o allo stato di veglia o allo stato di sonno e spesso anche nella prima seduta, riesce a far guarire dall’accidente isterico il suo soggetto, sia esso pure un invasato demonomaniaco. Non grida al miracolo e non vuole essere considerato un taumaturgo. Rimane pago della guarigione ottenuta e non dimentica che il soggetto, malgrado sia guarito dei fenomeni isterici accessuali, è sempre un isterico suscettibile di recidive anche quando la guarigione è dovuta al miracolo. (Il popolo biellese, 20 settembre 1924) 

Il Biellese, invece, ci teneva a ribadirlo: contro nemici spirituali, occorrevano mezzi spirituali. Né l’ipnotismo né le cure fisiche potevano far nulla per scacciare i demoni…

Un ultimo colpo di coda del diavolo

Audenino però era stato buon profeta: Esterino ebbe una ricaduta di lì a pochi giorni. Il 22 settembre si trovava a lavorare nei campi del Vicario di Trivero, don Baudrocco, suo cugino, quando cominciò a sentirsi i ginocchi flosci. Dopo pranzo cominciò di nuovo a comportarsi stranamente: a volte era assorto, a volte canticchiava. Venne chiamato il parroco di Bulliana, don Bartolomeo Maron Pot (fu titolare della parrocchia dal 1902 al 1945). Provarono a farlo entrare in chiesa: si irrigidì, attaccandosi alle porte. I due, questa volta, cercarono di “dimostrare” l’avvenuta possessione:

Il Vicario fa portare un litro di birra. Il parroco di Bulliana dice segretamente al Vicario: – Metti nella birra una goccia d’acqua benedetta: vediamo se si accorge. – Ma l’Esterino dice che non ha voglia di birra; piuttosto berrà un po’ di latte. Il Vicario glielo fa preparare tosto e segretamente – non lo sa neppur Don Maronpot [sic, per la grafia del cognome, NdR] – vi fa mettere una goccia d’acqua benedetta. La domestica porla il latte all’Esterino; che lo assaggia ed esclama: – Come è cattivo questo latte! – Ma no; è il solilo; avrai tu la bocca cattiva. Fa’ coraggio e bevine un poco. Al terzo sorso Esterino resta irrigidito. (Il Biellese, 26 settembre 1924)

Questo “esperimento” a prima vista potrebbe sembrare un’ottima prova della presenza del diavolo; il problema è che non lo è affatto. Lo psicoterapeuta Armando De Vincentiis nel suo L’indemoniata riporta un caso in cui una madre provò a dar da mangiare alla figlia – che sospettava indemoniata – dell’insalata in cui era stata versata acqua benedetta. 

“Tutti quanti ovviamente stavano ad osservarla”, ci spiega, “perché l’esperimento non era in doppio cieco. Quindi nel momento in cui questa ragazzina si vide davanti tutta la famiglia che la osservava, e che le proponeva con insistenza l’insalata, immaginò addirittura che lì dentro ci fosse una medicina, e quindi si rifiutò di mangiarla. Questo fu interpretato ovviamente come un segno di possessione. In effetti l’aspettativa da parte delle persone e dei presunti indemoniati – che magari immaginano che qualcuno possa dar loro una medicina, o che osservano gli sguardi di chi è lì ad aspettarsi qualche reazione – fa sì che una reazione si ottenga: è la classica profezia che si autoavvera”.

Ma torniamo alla nostra storia. Di fronte ai due religiosi, Esterino mise di nuovo in scena il trucco della “lettura con l’udito”: si fece scrivere qualcosa sul taccuino, lo avvicinò a un orecchio, poi rispose “senza aver letto”. I “demoni” gli fecero scrivere:

Finalmente ti abbiamo raggiunto! Non ti vogliamo lasciar più, perché abbiamo faticato troppo a rintracciarti! (Il Biellese, 26 settembre 1924)

Aggiunsero che erano stati pagati 300 lire per far andare Esterino via dall’Italia. 

Poi, l’uomo parlò di san Michele e dell’Inferno, per svegliarsi infine senza ricordar nulla dell’accaduto. Il giorno dopo, i diavoli ribadirono il loro desiderio (o quello del giovane?):

L’Esterino non sarà tranquillo, se non andrà all’estero. (Il Biellese, 26 settembre 1924)

Il giovane non fu fatto espatriare, ma vista la situazione, il Vescovo autorizzò un ulteriore esorcismo. Questa volta le cose andarono bene. Il giornalista e storico Roberto Gremmo racconta su NewsBiella la conclusione della vicenda:

Rinchiuso per qualche tempo in un luogo di preghiera tenuto rigorosamente segreto, dopo essere scomparso dalla circolazione per sei mesi, il giovanotto tornò a Sala pienamente guarito, anzi guaritissimo, partendo subito per Roma dove iniziava una nuova vita di conducente di autobus, senza neanche più l’ombra d’uno squilibrio o d’un diavolo. Neanche per capello. Morirà nella Capitale verso la fine degli anni ’50, dopo una vita di lavoro, lontano da ogni eccesso.

È impossibile, a distanza di tempo, dire cosa avvenne davvero a Sala Biellese nel 1924. Fu una messinscena del giovane per potersene andare finalmente da un paese che ormai gli stava troppo stretto, inscenando qualche trucchetto imparato durante il servizio militare? Si trattava di disturbi psicosomatici, superati grazie allo shock dell’esorcismo? Oppure di qualche problema neurologico, interpretato alla luce dell’antropologia cattolica del tempo? 

Qualunque sia la risposta, speriamo abbia avuto una vita felice, libera da rituali e da inutili tormenti travestiti da spiritualità. 

Immagine in evidenza da Wikimedia Commons, pubblico dominio