Per Natale, regala uno spintariscopio

Regalereste del radio per Natale? Oggi ci sembra folle, eppure è avvenuto. È famosissimo quello che è stato definito, con una certa esagerazione, il giocattolo più pericoloso del mondo: il Gilbert U-238 Atomic Energy Lab, in pratica un kit del piccolo scienziato atomico, che conteneva inevitabilmente alcune sostanze radioattive (oltre a una camera a nebbia, un deionizzatore, un elettroscopio e diversi altri strumenti). Le istruzioni consigliavano alcune simpatiche attività, come il “nascondino atomico”: un ragazzo occultava la sorgente radioattiva da qualche parte in casa, e il suo avversario doveva trovarla nel minor tempo possibile, con l’aiuto di un contatore Geiger. Il gioco – prodotto nel 1950 da Alfred Carlton Gilbert – venne ritirato dal mercato l’anno seguente, a causa dello scarso successo commerciale: troppo costoso, per il mercato americano. In realtà, a patto di non tirar fuori le sorgenti radioattive dagli involucri (le istruzioni avvisavano con chiarezza di non farlo, ma mai sottovalutare la curiosità di un ragazzino), l’esposizione era minima: pari a un giorno di radiazioni UV dal Sole, secondo la rivista specialistica IEEE Spectrum. Con gli standard di sicurezza odierni, comunque, difficilmente il kit sarebbe stato autorizzato alla vendita. 

Alfred Gilbert, però, non era stato il primo a collegare radioattività e intrattenimento. Nel 1903, un nuovo dispositivo era diventato il regalo must-have di Natale, il giocattolo scientifico che ogni persona dell’alta società inglese doveva avere per non sfigurare tra i suoi pari. Le pubblicità, d’altra parte, lo affermavano con decisione:

Radio come regalo di Natale – Mr. Harrison Martindale, di New Cavendish street, Londra, che ha il monopolio del commercio del radio in Inghilterra, sta facendo cospicui affari con gli spintariscopi al radio. Si tratta di piccoli strumenti in qualche modo simili ai microscopi, con un piccolo granello di radio all’interno. Quando avvicinate lo spintariscopio all’occhio, nel buio potete vedere il radio emettere scintille come un fuoco d’artificio in miniatura. Il pezzo di radio è così piccolo da essere invisibile ad occhio nudo, gli spintariscopi costano 10 £ al pezzo. È l’ultimo grido in fatto di regali di Natale. 

Il regalo alla moda del 1903 era stato presentato al pubblico appena qualche mese prima, e aveva un inventore di tutto rispetto: Sir William Crookes (1832-1919), che all’epoca aveva all’attivo la scoperta del tallio, dei raggi catodici e del tubo di Crookes

L’invenzione del nuovo giocattolo era avvenuta quasi per caso: nel 1903, mentre sperimentava una miscela di sali di radio, Crookes fece cadere alcuni cristalli su uno schermo di solfuro di zinco (all’epoca lastre così trattate erano comunemente utilizzate in ambito fotografico, e Crookes ne aveva diverse in laboratorio). Per controllare di aver recuperato tutto il radio, che a quel tempo era molto raro e costoso, Crookes osservò la lastra al microscopio. E così, guardando attraverso l’obiettivo, si accorse che lo schermo baluginava di piccoli lampi di luce. Era nato lo spintariscopio (dal greco spintharis, scintilla). 

Il fisico inglese presentò lo strumento il 15 maggio 1903 in occasione di una riunione della Royal Society. A quegli incontri (che prendevano il nome di Conversazione, in originale italiano) partecipavano non solo i soci, ma anche quella parte dell’alta società londinese appassionata di scienze e nuove scoperte; alla riunione del 15 maggio, ad esempio, era presente il principe Giorgio, che nel 1910 sarebbe salito al trono come Giorgio V. 

Il processo alla base dello spintariscopio, a dire il vero, in quel momento non era ancora chiaro: ciò che Crookes aveva osservato era il decadimento del radio, che comportava l’emissione di particelle alfa (cioè, di nuclei di elio). Queste ultime andavano a colpire lo schermo, che le assorbiva e riemetteva luce visibile. La spiegazione sarebbe arrivata solo anni dopo grazie agli studi di Ernest Rutherford. Pochi giorni dopo la presentazione alla Royal Society, Crookes ne scrisse su una rivistina settimanale che aveva fondato lui stesso nel 1859, Chemical News

Ogni punto luminoso ha un centro opaco e un alone luminoso che si estende per una certa distanza intorno. […] La superficie scura dello schermo lampeggia di scintille di luce. Non ci sono due lampi che si susseguono nello stesso punto, ma sono sparsi sull’intera superficie, vanno e vengono istantaneamente, senza che si veda alcun movimento di traslazione.

Quello che si vedeva, insomma, era qualcosa del genere: un continuo accendersi e spegnersi di lucine, che Crookes paragonava alla superficie di un mare turbolento, e altri, invece, a un’esplosione di fuochi d’artificio, o a un cielo stellato in continuo movimento.

Una rappresentazione più artistica (e quasi poetica) è invece questa, da un’illustrazione del 1906: 

Tra il giugno e il settembre del 1903, Crookes presentò le sue scoperte in diversi convegni scientifici: prima al Congresso Internazionale di Chimica Applicata di Berlino, poi in una riunione della Royal Institution a Londra, infine alla British Association for the Advancement of Science. In questo clima di entusiasmo generale, il fisico si accorse del potenziale interesse dello spintariscopio anche per i non addetti ai lavori. Così, si decise a produrlo per il pubblico, grazie ad accordi stipulati con produttori di strumenti scientifici e a venditori di prodotti farmaceutici all’ingrosso.

Crookes riuscì a trasformare la sua scoperta in un oggetto elegante e portatile: un cilindro di ottone di circa cinque centimetri, con incise sopra le parole “Spintariscopio, W. Crookes, 1903”, seguite dal nome del produttore. Grazie a un piccolo meccanismo, la posizione della sorgente poteva essere avvicinata o allontanata allo schermo, il che si traduceva in una maggior o minor frequenza dei lampi luminosi. I primi esemplari costavano una sterlina (al cambio attuale, circa 120 euro), ma ne vennero prodotte anche versioni più economiche, con pechblenda al posto del radio, e altre più costose: il modello lussuoso, da 10 sterline, non era proprio alla portata di tutti. Ancor più inarrivabile il regalo destinato alla regina Alexandra, moglie di re Edoardo VII: uno splendido spintariscopio montato in oro, con annessa custodia rivestita di velluto!

Lo spintariscopio si trasformò così in uno status symbol per le donne dell’alta società londinese: chi lo acquistava o lo regalava dimostrava non solo di poterselo permettere, ma anche di essere aggiornato e attento alle ultime novità. Il successo fu incontestabile: nonostante il prezzo elevato, nel gennaio 1904 una delle case produttrici, la Martindale & Co., faticava ad accontentare tutte le richieste. Gli spintariscopi diventarono il fulcro di feste a tema, i cosiddetti Radium party: feste basate sulla radioattività, semplicemente evocata grazie alle decorazioni, o materialmente presente tramite vernici al radio e acqua radioattiva; un passatempo à la page all’inizio del Ventesimo secolo… La più celebre di queste feste è forse la Sunshine Dinner tenutasi a New York nel 1904, aperta a dipendenti ed ex studenti del MIT. Come spiega il sito Museum of Radium:

Per chi acquistava uno spintariscopio, il dispositivo era più di un semplice strumento scientifico (anche se di per sé molto interessante): faceva parte di una crescente mania per il radio che era uscito dalle pagine dei giornali scientifici e di medicina per riversarsi nelle case e nelle tasche dei benestanti, come status symbol e riconoscimento delle ultime novità in fatto di divulgazione scientifica.

La mania del 1903 per lo spintariscopio fu, in qualche modo, l’avanguardia di una passione globale per il radio che spinse a introdurlo, anche se a volte solo nominalmente, in prodotti di consumo come creme, dentifrici, occhiali o cioccolato. Per chi volesse approfondire, consigliamo questo articolo di Gaia Canal e questo video appena pubblicato da CICAP+:

Come strumento scientifico, lo spintariscopio era una novità: permetteva di vedere la radioattività, di farne esperienza tangibile. Il suo uso nei laboratori, però, fu ben presto surclassato da strumenti che permettevano anche misure quantitative, come i primi contatori Geiger. Fu rapidamente relegato a semplice curiosità, a prodotto didattico o da esposizione (lo stesso Atomic Energy Lab del 1950 ne aveva uno al suo interno). 

Contribuì, però, ad aumentare il fascino della gente comune per quel nuovo elemento chimico dalle misteriose proprietà. Nell’immaginario collettivo, il radio assunse la natura di un elisir di eterna giovinezza, fonte di energia inesauribile e toccasana per ogni malattia. Nel 1909 Frederick Soddy, autore di The Interpretation of Radium, a proposito dello spintariscopio scriveva:

Il proprietario dello strumento morirà, moriranno i suoi eredi e i suoi successori, e anche la sua progenie sarà ormai dimenticata prima che il radio mostri segni apprezzabili di esaurimento.

Altro che “un diamante è per sempre”! Ora sappiamo che l’idea di trasformare il radio in una fonte di energia illimitata era decisamente sopravvalutata. Ma lo spintariscopio – il regalo alla moda del 1903 – rimane un piccolo testimone di questa ingenua fiducia, del fascino per la scienza di inizio Novecento e di un mondo che in quegli anni – pur con alti e bassi – si stava aprendo al futuro. 

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