Lo strano caso di Rudolph Fentz, l’uomo che venne dal passato

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

C’è una storia curiosa, che compare ciclicamente sui siti e sulle pagine social dedicate al paranormale. È la storia di Rudolph o Rudolf Fentz, l’uomo arrivato dal passato per morire in modo misterioso in una strada di New York. Così la presenta attualmente, ad esempio, il sito ilParanormale.com:

Questa vicenda si verificò a New York, in piazza Times Square [sic] il 15 giugno 1950. Erano le ore 23.10 e l’ultima rappresentazione teatrale era appena terminata. Gli spettatori che uscivano dal teatro si immettevano nella piazza, mescolandosi alla folla dei passanti. Ad un tratto un’auto frenò all’improvviso e molti dei passanti si voltarono: c’era appena stato un incidente e un uomo era stato investito. L’autista scese dalla macchina e in mezzo alla folla tentò di giustificarsi con tono di voce sconvolto dicendo che “quel tizio” gli era sbucato davanti all’improvviso e non era riuscito a frenare in tempo. A terra, riverso a pancia in giù, c’era un uomo dall’apparente età di trent’anni, vestito in modo alquanto strano e antiquato: pantaloni elasticizzati, scarpe lucide e nere con tacco rialzato e una grossa fibbia lucente, camicia con lo chabot, lunga finanziera nera e un ampio cappello a tesa. Il tutto di ottima fattura e perfettamente conservato. Un abbigliamento in gran voga, certo, ma nell’ottocento!

Il racconto prosegue con i tentativi di svelare l’identità dell’uomo. Tra i suoi effetti personali viene trovato un biglietto da visita intestato a Rudolf Fentz, alcune ricevute intestate alla stessa persona per la manutenzione di una carrozza, dollari fuori corso e una lettera con bollo postale del giugno 1876. 

L’ispettore Hubert V. Rihn iniziò le sue indagini sulla guida telefonica di New York ma non trovò alcun Rudolf Fenz. Trovò però, sulla guida del 1939, un Rudolf Fenz Jr. Segnò l’indirizzo e decise di investigare personalmente. Giunto sul luogo lo accolse la vedova Fenz, una gentile e minuta settantenne, che con malcelato stupore gli chiese il motivo della visita. Rihn gli spiegò dell’incidente di Times Square e che era venuto a constatare se si trattasse del marito della donna. Lei, con un amaro sorriso sul volto, gli spiegò che il marito, ex funzionario di banca, era ormai morto da tempo e non poteva di certo essere la persona morta nell’incidente. E non poteva trattarsi neanche del suocero, Rudolf Fenz Sr., oltre per l’età che avrebbe dovuto avere, ma anche perché era scomparso in circostanze misteriose nella tarda primavera del 1876. Sua moglie, buonanima, non sopportava il fumo, così Fenz Sr. quella sera era uscito per farsi una fumata in santa pace… e nessuno lo aveva più rivisto!

Le ultime verifiche sembrano confermare la versione della donna: negli archivi della polizia di New York viene trovata una denuncia di scomparsa risalente al 1876. Il nome è quello di Rudolf Fentz, 29 anni. Anche la descrizione dell’uomo al momento della scomparsa combacia, così come coincide la descrizione del vestito che indossava: finanziera nera, scarpe con la fibbia e un cappello a tesa… Il racconto si conclude con una serie di domande inquietanti: chi era l’uomo investito a Times Square il 15 giugno 1950? Era davvero Rudolf Fentz? E come aveva potuto attraversare le barriere del tempo e dello spazio? Conclusione quasi scontata:

Il caso di Rudolf Fentz, a più di sessant’anni dal fatto, è tuttora insoluto.

Dall’ultraspazio a New York

Fin dagli anni Settanta del secolo scorso l’enigmatico episodio è comparso in più di un libro dedicato ai “misteri”, ad esempio in un classico del genere, Le livre du mystère del “misteriologo” francese Jacques Bergier e del giornalista Georges H. Gallet, uscito nel 1975. Più tardi, come c’era da aspettarsi, ha cominciato a vivere su mille e mille siti Internet. 

In rete a volte i particolari variano un po’: in alcuni casi, ad esempio, gli effetti personali di Fentz comprendono un gettone valido per una birra da 5 centesimi in un pub non più in attività, 70 dollari fuori corso e una medaglia per il terzo posto in una gara di “corsa tre gambe” (un tipo di competizione abbastanza in voga a fine Ottocento). A volte, il solerte investigatore si reca all’indirizzo della lettera, dove trova alcune persone che si ricordano bene di Fentz, ma che lo descrivono come un uomo di circa sessant’anni (scoprirà poi che si tratta del figlio). In alcuni resoconti cambia la grafia del nome (anglicizzato in Rudolph al posto del tedesco Rudolf, e, allo stesso modo, Fenz al posto di Fentz), mentre Rihn (o Rihm) rinuncia a trascrivere in forma ufficiale le sue conclusioni sull’incidente per paura di essere preso per pazzo. Alcune volte, infine, lo sfortunato crononauta si materializza nel bel mezzo della strada, mentre in altri casi arriva da una strada laterale in chiaro stato di confusione mentale. 

La vicenda è stata interpretata come una prova dell’esistenza di tunnel spazio-temporali, di dimensioni parallele o dell’assenza delle barriere tra il passato e il futuro. La struttura del racconto, comunque, rimane sempre la stessa: apparizione improvvisa e morte del protagonista, indagini sulla sua identità, scoperta della scomparsa avvenuta settanta e più anni prima, presunte “prove” di quel viaggio impossibile. Tutti elementi che ne hanno fatto un piccolo classico dei discorsi sul paranormale, come per altri misteriosi personaggi “apparsi dal nulla”. 

Viaggiatori venuti dal nulla

La storia più celebre di questo tipo è forse quella dell’uomo di Taured: negli anni Cinquanta un viaggiatore sarebbe comparso all’aeroporto di Tokyo affermando di provenire da una nazione mai esistita (Taured), per poi svanire dalla stanza d’albergo in cui era stato confinato. In tempi recenti, nuove indagini negli archivi dei quotidiani hanno permesso di ricostruire la possibile fonte di ispirazione per questa leggenda: nel 1959 un uomo fu arrestato in Giappone per aver tentato di truffare alcune banche e per essere entrato nel Paese con un passaporto falso. Sul documento figurava una provenienza assolutamente fittizia: l’inesistente nazione di Tuarid.

Storie analoghe di “viaggiatori misteriosi” sono quella di Kaspar Hauser (il “fanciullo d’Europa” che comparve a Norimberga nel 1828 e che  affermò di essere vissuto in una cella fino a quel momento), quello dei “bambini verdi” di Woolpit (due bambini dal colorito verdognolo apparsi nel Suffolk inglese nel Dodicesimo secolo), quello di Josaph Vorin (un altro “viaggiatore” che nel 1850 diceva di provenire da una nazione inesistente, Laxaria). E poi ancora Jerome di Sandy Cove, l’uomo di Somerton, quello di Lizbia, Utsuro Bune, la principessa Caraboo, il soldato spagnolo di stanza alle Filippine “teletrasportato” nel 1593… Storie di personaggi enigmatici saltati fuori da chissà dove, ma sempre utilizzati con entusiasmo dai misteriosofi e dai venditori di libri pieni di “rivelazioni”. 

La storia di Fentz, però, è una di quelle più precise: l’uomo non arriva dal nulla, ma da un punto ben preciso dello spazio-tempo. Esce da casa sua nel 1876 per fumare una sigaretta e ricompare misteriosamente a Times Square nel 1950. Conosciamo il suo nome, le sue motivazioni, abbiamo dettagli circa i suoi abiti. Soltanto, non sappiamo come abbia potuto fare quel viaggio impossibile nel tempo…

La verifica della realtà dei fatti

Tuttavia, sono proprio questi dettagli ad aver consentito di prendere meglio la mira e dunque di svolgere un’indagine più precisa. Se negli anni Settanta, quando l’episodio viaggiava ancora in formato cartaceo, tutto era difficilissimo, oggi gli archivi dei quotidiani americani che dovrebbero aver menzionato la scomparsa di Fentz nel 1876, o l’incidente del 1950 sono a disposizione di tutti. Ebbene, nulla del genere sembra mai essere apparso sui giornali, né sembrano esserci tracce del “capitano Hubert V. Rihn”. 

Fra il 2000 e il 2002 lo scrittore inglese Chris Aubeck, autore di diversi libri sui presunti fenomeni misteriosi del passato e grande cacciatore di fonti  su queste storie, in primo luogo di quelle di tipo ufologico, ha provato a far chiarezza sulla vicenda.  Una presentazione del caso Fentz apparsa nel 2000 sul mensile misteriosofico spagnolo Más Allá de la Ciencia lo spinse a credere che la storia fosse fittizia e ne rintracciò le fonti, risalenti agli anni Cinquanta. Pubblicò i risultati dell’inchiesta sull’Akron Beacon Journal, un quotidiano locale dell’Ohio. Aubeck aveva contattato la testata per chiedere informazioni su uno dei loro ex-dipendenti nonché vero protagonista questa storia, un curioso personaggio, Ralph Holland, e loro gli avevano chiesto di scrivere un articolo sull’argomento. Fu quindi contattato da un pastore protestante, George Murphy, che gli fornì la fonte originale della storia: si tratta di un racconto pubblicato nel 1951. 

E così, grazie all’articolo in due parti uscito sul n. 79 (ottobre 2002) di una delle migliori riviste di orientamento critico sui fenomeni Ufo e sull’insolito, Magonia, è ora possibile ricostruire tutti i passaggi che per alcuni decenni hanno dato al caso Fentz l’immeritata aureola di grande mistero storico. 

Un “mistero” d’autore

Il 15 settembre 1951, lo storico settimanale americano Collier’s pubblicò un racconto di fantascienza intitolato I’m Scared. La rivista uscì fino al 1957. Negli ultimi anni di vita pubblicava spesso storie brevi, il più delle volte, fatte apposta per occupare una singola pagina, ma di gran qualità letteraria. Basti dire che alla rubrica contribuirono autori del calibro di Francis Scott Fitzgerald, Ray Bradbury, Roald Dahl e Kurt Vonnegut. Anche I’m Scared portava una firma di tutto rispetto: quella di Jack Finney (1911-1955), allora ancora poco conosciuto, ma che pochi anni dopo avrebbe raggiunto la notorietà con il romanzo L’invasione degli ultracorpi (The Body Snatchers, uscito nel 1955, da cui fu tratto l’anno seguente il fortunatissimo film). 

Per gli standard della rivista I’m Scared è un racconto piuttosto lungo: occupa cinque pagine, più una di illustrazione. Potete leggerlo qui (prima parte, pag. 24-25; seconda parte, pag. 78-81). È raccontato in prima persona da un uomo perplesso per aver appena captato una trasmissione radio andata in onda molti anni prima. A partire da questo stratagemma narrativo, il racconto snocciola una dietro l’altra una serie di presunte anomalie temporali: un uomo chiamato al telefono dalla sorella, ma la cui chiamata si sarebbe svolta solo tre giorni dopo; un impiegato di banca che scopre un assegno depositato il giorno prima rispetto alla sua emissione; una lettera mandata dal Wyoming e recapitata appena sette minuti dopo essere stata imbucata; un uomo ucciso da una pistola che la polizia aveva sequestrato il giorno precedente… E così via. Fra tutte, la vicenda di “Rudolph Fentz” (questa la grafia, nel racconto) è una delle più dettagliate. Il racconto si conclude con una spiegazione fantascientifica. L’uomo ha smesso di vivere nel presente e pensa in maniera costante o al passato o al futuro. La forza di questi pensieri, uniti insieme, ha cominciato a influenzare il tempo stesso… O, per dirla con Finney:

Non hai notato anche tu, da parte di quasi tutti i tuoi conoscenti, una crescente ribellione al presente? E una crescente nostalgia del passato? Io sì. Mai prima d’ora, in tutta la mia lunga vita, ho visto così tante persone che desiderano vivere “all’inizio del secolo” o “quando la vita era semplice” o “quando ne vale la pena” o “quando si potranno mettere al mondo dei bambini e guardare al futuro”, o semplicemente “ai bei vecchi tempi”. […] Sì, in questo mondo c’è come una sete, una terribile pressione di massa che si può quasi sentire, fatta da milioni di menti che lottano contro le barriere del tempo. Sono assolutamente convinto che questa terribile spinta collettiva di milioni di pensieri stia già, lievemente ma decisamente, influenzando il tempo stesso. Nei momenti in cui questo accade – quando il desiderio quasi universale di fuga è più grande – si verificano i miei incidenti. L’uomo sta disturbando l’orologio del tempo, e temo che si romperà. Quando lo farà, lascio alla vostra immaginazione le ultime ore di follia che ci resteranno; tutti gli innumerevoli momenti che ora compongono le nostre vite improvvisamente lacerati, e caoticamente aggrovigliati nel tempo.

Una storia di fantascienza, quindi, e pubblicata esplicitamente come tale, senza alcun trucco o travestimento. L’anno seguente, il 1952, fu inclusa nell’antologia di fiction Tomorrow, The Stars, a cura di Robert Heinlein. 

Entra in scena Rolf Telano

Poi, nel 1953, ecco il patatrac, quello che consentì che la storia di Fentz cominciasse a vivere un’altra vita, passando dalla letteratura distopica cui in realtà va assegnata al mondo dell’occultismo e degli appassionati di visioni “alternative” della realtà. Lo stralcio riguardante Rudolph Fentz fu preso senza il permesso dell’autore e ripubblicato in quell’anno in un articolo del bollettino occultistico A Voice from the Gallery, oscuro ma oggi tenuto in gran conto dagli studiosi di storia dell’occultismo e dell’ufologia. Qui la storia di Fentz fu riscritta mantenendo i dettagli originali, ma privandolo dei riferimenti che potessero far pensare a una storia inventata. Senza la sua cornice si trasformò in un episodio “realmente accaduto”. 

Dobbiamo tutto ciò a una curiosa figura di occultista e contattista Ufo, Ralph M. Holland (1899-1962), più noto con lo pseudonimo di “Rolf Telano”, membro del gruppo BSRA  (Borderland Sciences Research Associates). A Voice from the Gallery era un prodotto di Holland, ma ancillare alle pubblicazioni della BSRA.

Sorta nel 1945 grazie all’occultista Meade Layne, la BSRA fu una delle matrici del mito ufologico. Fin dal 1946, grazie soprattutto al medium Mark Probert, Layne teorizzò che la Terra fosse ogni giorno visitata da veicoli di una realtà parallela alla nostra, che lui chiamava Etheria. Con l’arrivo dei dischi volanti la sua visione del mondo s’inserì perfettamente nella logica del nuovo argomento di moda. Rapidamente, al linguaggio sul mondo di Etheria, Layne e i suoi sodali, sovente personaggi assai importanti per il microcosmo ufologico degli anni ‘50, si sovrappose quella della “quarta dimensione”, abbreviata in 4D, la super-realtà responsabile sia degli Ufo sia di mille altri accadimenti paranormali.

“Rolf Telano” era in primo luogo, e assai prima di cominciare a scrivere per i bollettini della BSRA, un fan e scrittore di fantascienza. Nel 1945 si appassionò alle storie della Terra cava propagandate da un altro incredibile personaggio, Richard S. Shaver, sulla rivista Amazing Stories, e nel 1949 prese a pubblicare per conto suo A Voice from the Gallery, che presto, di fatto, entrò nell’orbita più vasta della BSRA di Meade Layne. Nel 1950 cominciò a ricevere comunicazioni mentali dai venusiani, e l’anno dopo entrò stabilmente nel giro della BSRA. Sul piano eterico di Venere Holland aveva anche una moglie, “Borealis Telano”. Leggendo i testi delle “comunicazioni” che riceveva, si vedrà rapidamente che il loro contenuto era fortemente influenzato dal linguaggio del medium Mark Probert, la principale “voce” della BSRA, sia dagli scritti deliranti di Shaver. Morì nel 1962, per un infarto. 

La storia di Fentz rispondeva a parecchie delle passioni di Holland/Telano: quella per la fantascienza, per la scrittura, per le realtà parallele. La fortuna del suo testo iniziò davvero soltanto assai più tardi, con il numero di maggio-giugno 1972 (vol. 28, n. 3) del Journal of Borderland Research, la maggior testata della BSRA, che in origine si chiamava Round Robin e le cui raccolte sono un vero paradiso per gli storici dell’ufologia. Da lì cominciò a diffondersi negli ambienti Ufo-occultistici. Il testo di Holland era ampliato da quelli della BSRA, ormai diventata una vera e propria fondazione, con altri classici del mito del “teletrasporto” e con le comunicazioni ricevute dall’entità Myron, che nel 1969 aveva confermato al gruppo che davvero Fentz aveva viaggiato fra le dimensioni dell’universo.

La storia fu poi ripresa in libri e riviste dedicate al paranormale, ai dischi volanti, alla spiritualità e ai misteri. Diventò, insomma, una specie di leggenda metropolitana, l’episodio incredibile da tirare in causa ogni volta che si parlava di dimensioni parallele, di viaggi nel tempo o, in tempi più vicini a noi, di glitch dell’universo. Succede, a volte, con le storie migliori, quelle che ci incuriosiscono, ci interrogano sul mondo e ci fanno sognare. Non necessariamente con le storie vere.

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