L’Ayurveda è un’antica superstizione, non una scienza

articolo di Harriett Hall

L’autrice , medico americano, è nota anche come “The SkepDoc” ed è membro del CSI, la principale organizzazione scettica degli Stati Uniti. È redattrice del blog Science-Based Medicine. Il suo sito è www.skepdoc.info. Questo articolo è tratto da Skeptical Inquirer, vol. 45, n. 1, gennaio-febbraio 2021. La traduzione è di Giuseppe Stilo. 

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La medicina alternativa comprende modalità come l’agopuntura e la chiropratica – accettate ampiamente malgrado l’evidenza per la loro efficacia tutt’altro che chiara – ma anche sistemi di cura meno noti. Negli Stati Uniti la pratica dell’Ayurveda non è sottoposta ad autorizzazione né è regolata da nessuno degli Stati, malgrado Deepak Chopra abbia fatto molto per pubblicizzarla. È presentata nei manuali di naturopatia di diversi praticanti di medicina “funzionale” e di “medicina integrativa”.

Ci si potrebbe porre queste domande:

Posso dare per certo che i rimedi ayurvedici siano sicuri?
La loro efficacia è stata stabilita scientificamente tramite trial clinici ben progettati?
Il razionale sottostante all’Ayurveda è sensato?

Le risposte secche a questo domande sono: no; probabilmente mai e assolutamente no.

L’Ayurveda è un sistema di medicina di origine indiana, ancora praticato in quel Paese. L’ottanta per cento delle popolazioni indiana e nepalese usano l’Ayurveda. Se la medicina ayurvedica fosse davvero efficace, ci si dovrebbe aspettare che gli indiani e i nepalesi siano più sani e che vivano più a lungo di coloro che seguono altri sistemi medici. In entrambi i casi non è così (certo, in questo risultato entrano in gioco anche altri fattori, da quelli genetici a quelli socio-economici).

L’idea di una “saggezza antica” implica che qualsiasi cura in circolazione  ancora in uso al giorno d’oggi deve efficace, altrimenti le persone avrebbero smesso di usarla da tempo. Non è così. L’astrologia è antica, e la gente ci crede ancora. Consulta gli oroscopi usandoli come una guida per la vita quotidiana. La psicologia dispone di numerose spiegazioni sul perché le persone continuino a credere in cose non vere: pressioni dei pari, abitudini, false attribuzioni causali, speranze non razionali, memoria selettiva, bias di conferma e parecchie altre.

L’astrologia non è saggezza antica; è nonsense antico privo di basi nella realtà.

L’Ayurveda è prescientifico e, per definizione, pre-storico. La storia iniziò soltanto quando le persone cominciarono a mettere le cose per iscritto. Le credenze ayurvediche sono state trasmesse oralmente per secoli, finché non furono messe per iscritto. Si pensava che i suoi tre testi principali risalissero al 600 a. C., ma gli storici più recenti credono che siano stati scritti fra il secondo e il quinto secolo d. C. Ovviamente questo le rende prescientifiche. La scienza è uno sviluppo recente. Per la gran parte dell’esistenza dell’uomo, non abbiamo avuto modi sistematici per testare le nostre credenze a fronte della realtà.

L’origine dell’Ayurveda è sostanzialmente religiosa. “L’Ayurveda è una scienza eterna che è esistita per prima nella coscienza universale (Brahma) prima che, attraverso la meditazione, giungesse dal creatore agli antichi mistici indiani” (National Ayurvedic Medical Association, n. d., a).

I primi filosofi hanno cercato di dare un senso al mondo e di categorizzare le cose. Correttamente, hanno ritenuto che le cose che vedevano fossero fatte di cose che non vedevano, ma non conoscevano atomi e molecole, né possedevano la tavola periodica degli elementi. I greci antichi immaginavano l’esistenza di quattro umori: il sangue, la bile nera, la bile gialla e il flegma. Pensavano che gli umori spiegassero le diverse caratteristiche della personalità umana (ad esempio, la “melancolia” era provocata da un eccesso di bile nera) e li  associavano ai quattro elementi fondamentali (terra, fuoco, aria ed acqua), alle stagioni e alle qualità del caldo, del freddo, dell’umido e del secco. I cinesi antichi immaginavano che alla base di ogni componente dell’universo vi fossero cinque elementi (legno, fuoco, terra, metallo e acqua). Classificavano le persone in base ai loro elementi dominanti e pensavano che quegli elementi ne determinassero i tratti della personalità.

Gli indiani antichi, invece, immaginavano cinque grandi elementi (etere, aria, fuoco, acqua e terra). L’Ayurveda li raggruppa in tre tipi base di energia e di principi funzionali: i doshas Vata, Pitta e Kapha. Ogni dosha, a sua volta, si suddivide in cinque tipi, come ad esempio il Sadhaka Pitta, collocato nel cuore, che “governa le emozioni come la soddisfazione, la memoria, l’intelligenza e la digestione dei pensieri”. Il Kledaka Kapha, invece, collocato nello stomaco, “governa l’umidità e la liquefazione del cibo nella fasi iniziali della digestione” (National Ayurvedic Medical Association, n. d., b).

Ogni dosha comprende due dei cinque elementi base, ognuno dei quali possiede specifiche qualità (University of Minnesota, n. d.). Questi elementi sono: 

  • Lo spazio (associato all’espansività);
  • Il fuoco (associato alla trasformazione, al calore e alla fiamma);
  • L’acqua (associata alla liquidità e all’instabilità);
  • La terra (associata alla solidità e alla stabilità).

In più, ogni dosha è associato ad un particolare “corporeo” o forma, ed è connesso ad alcuni tratti di personalità. L’Ayurveda collega anche ogni dosha a particolari tipi di problemi di salute (University of Minnesota, n. d.).

Il National Center for Complementary and Integrative Health (NCCIH, già NCCAM) di solito sostiene le medicine alternative e finanzia trial clinici per studiarle, ma la sua pagina informativa sull’Ayurveda mostra accenti decisamente negativi. Afferma che sebbene 240.000 americani usino l’Ayurveda. “sulle riviste mediche occidentali è stato pubblicato soltanto un piccolo numero di trial clinici che usano questi approcci… e pochi trial clinici ben progettati o revisioni sistematiche della ricerca suggeriscono che gli approcci ayurvedici siano efficaci” (National Center for Complementary and Integrative Health, n. d.) .

Gli studi elencati e che suggeriscono benefici per le artriti, il diabete e la colite ulcerosa non inducono alla fiducia. Si tratta di piccoli studi pilota preliminari che non sono mai stati replicati. Uno studio ha esaminato dieci soggetti appena. La stessa NCCIH mette in discussione la sicurezza dell’Ayurveda, sottolineando che parecchi preparati ayurvedici contengono livelli tossici di metalli pesanti.

Di norma l’Ayurveda associa i sintomi a uno sbilanciamento dei doshas. L’eccesso di Vata, ad esempio, provocherebbe disturbi mentali, nervosi e digestivi, e fra questi la mancanza di energia e l’indebolimento di tutti i tessuti. L’eccesso di Kapha è associato ad un eccesso di muco, di peso, agli edemi e alle malattie polmonari. L’Ayurveda sostiene di poter migliorare la salute bilanciando i doshas. Non c’è nessuna evidenza in grado di supportare queste affermazioni. Anche la categorizzazione dei doshas è sospetta. Ho risposto a tre serie di domande online che mi promettevano di dirmi di quale dosha si trattava nel caso di miei disturbi e ho ottenuto tre risultati diversi.

La National Ayurvedic Medical Association (NAMA) afferma:

Facendo leva su questi principi di base, l’Ayurveda adatta il benessere preventivo alla costituzione irripetibile di ogni singolo individuo… inoltre, l’Ayurveda offre uno dei protocolli di purificazione più ampi esistenti al mondo, il panchakarma. Quest’antica pratica usa cinque terapie primarie per rilasciare ed eliminare le tossine accumulate nella profondità dei tessuti, e riconduce i doshas alle sedi adeguate nel corpo. (National Ayurvedic Medical Association, n d., b)

La NAMA afferma che l’Ayurveda è una scienza, la “scienza della vita” che “lavora per armonizzare i nostri mondi interiori ed esterni” (National Ayurvedic Medical Association, n. d., b). Ma sul loro sito web non troverete nessuna evidenza scientifica.

Ma la cosa può diventare ancora più ridicola. Ecco una descrizione dei testi ayurvedici dal catalogo 1995 della casa editrice Quantum Publications:

Gli antichi testi ayurvedici descrivono ogni erba come un pacchetto di vibrazioni che si accorda in modo specifico con una vibrazione dei quanti del corpo meccanico. Tutti gli organi corporei, ad esempio il fegato, lo stomaco e il cuore sono costruiti a partire da una specifica sequenza di vibrazioni a livello quantistico. Nel caso di malfunzionamenti, i problemi sono da attribuirsi ad alcune interruzioni della sequenza adeguata di queste vibrazioni. Secondo l’Ayurveda, esiste un’erba con quella esatta frequenza, e quando questa viene applicata, essa può aiutare a ripristinare il funzionamento dell’organo. (cit. in Barrett, 2012). 

Non esiste alcuna valida evidenza che l’Ayurveda sia efficace nel trattare nessuna malattia (Cancer Research UK, n. d.). I primi che la praticarono molto probabilmente si trovarono con alcuni trattamenti efficaci del tutto per caso, ma senza test scientifici non abbiamo modo di sapere quali fossero.

Le domande sulla sicurezza

A parte i danni indiretti – quelli derivanti dal rifiuto di trattamenti efficaci basati sulla scienza – la pratica della medicina ayurvedica presenta il rischio di danni diretti. Nel 1995 lo Sharp Institute di Deepak Chopra è stato querelato (Barrett, 2012). Chopra aveva posto una “diagnosi del polso” [un sistema usato nell’Ayurveda, NdT] su un paziente e gli aveva dato un mantra come “trattamento sonoro quantico”. Un altro dipendente dell’Istituto (certo Triguna, che non aveva nessuna autorizzazione per somministrare cure di alcun genere) gli aveva prescritto diversi trattamenti ayurvedici. Triguna disse al paziente che la leucemia di cui soffriva era sparita, ma così non era: il paziente morì quattro mesi dopo (Barrett, 2012). 

Da parecchi studi risulta che almeno il 20 per cento delle medicine ayurvediche contiene livelli tossici di metalli pesanti come arsenico, piombo e mercurio. Uno studio del 2015 ha rilevato livelli elevati di piombo nel 40 per cento degli utilizzatori. In letteratura medica sono stati descritti numerosi casi di avvelenamento da piombo dovuti a rimedi ayurvedici (Barrett, 2012).

I trattamenti ayurvedici comprendono consulenze sulla dieta, su riposo, medicamenti particolari, rimedi erboristici, massaggi, meditazione, yoga, pulizia delle viscere (clisteri, vomito forzato, lassativi), oil pulling [metodi di igiene orale, NdT], raschiatura della lingua, lavaggi oculari, starnuti indotti dall’inalazione di polveri, applicazione di sanguisughe, sanguinamento controllato, applicazione di coppette… e altro ancora. 

Secondo Kurt Butler, autore del volume A Consumer’s Guide to “Alternative Medicine”

Credenze e pratiche della medicina ayurvedica ricadono in tre categorie: (1) alcune scontate, ben note e ampiamente accettate anche da chiunque non abbia mai sentito parlare dell’Ayurveda (ad esempio, il rilassamento e l’evitamento della sovralimentazione); (2) alcune altre, per le quali ricerche adeguate, nel futuro, potrebbero provare validità ed utilità (ad esempio, alcuni rimedi erboristici potrebbero contenere principi attivi validi, ma le loro limitazioni e i loro pericoli spesso non sono stati investigati scientificamente; (3) altre, che comportano idee assurde, alcune delle quali pericolose (ad esempio, quelle secondo le quali la maggior parte delle malattie e la cattiva sorte sarebbero dovute a demòni, a diavoli o all’influenza delle stelle e dei pianeti; o quelle per le quali si potrebbero curare le cataratte oculari strofinando i denti, con la raschiatura della lingua e sputando in una coppa d’acqua e poi lavandosi per alcuni minuti gli occhi con la miscela ottenuta) (Butler, 1992) 

L’antica chirurgia indiana

Alcune parti dell’Ayurveda sono più apprezzabili. I medici induisti antichi erano bravi chirurghi. Introdussero la chirurgia plastica per ricostruire i nasi delle persone amputate per punirne l’adulterio. Rimuovevano i calcoli renali. Aspiravano gli ascessi, facevano innesti di pelle, rimuovevano corpi estranei, rimettevano a posto le fratture, suturavano le ferite, effettuavano amputazioni, curavano fistole anali. Effettuavano anche tagli cesarei, salvando i bambini (ma non le madri). Trattavano le cataratte tramite il couching, spostando il cristallino per migliorare la visione. Il couching è stato definito come “una tecnica largamente inefficace, dagli esiti pessimi”. In certi casi migliora la sensibilità alla luce e al movimento, ma i pazienti hanno comunque bisogno di lenti potenti e il 70 per cento di essi in realtà diventa cieco (Couching [ophtalmology], 2020). 

Le diete basate sui “doshas”

Non sorprende che l’esecrabile sito Goop dell’attrice Gwyneth Paltrow presenti ampie notizie sull’Ayurveda e una serie di elaborate istruzioni su cosa dovreste mangiare per i vostri dosha. Le notizie provengono dal consulente ayurvedico di Paltrow, identificato soltanto come “dottor Chandan”. I tipi Vata sarebbero ansiosi, espansivi e dalle menti attive. Le loro qualità sono l’essere “freddi, lievi, irregolari, aspri, mobili, veloci e sempre in cambiamento”. Amano le cose eccitanti e le nuove esperienze, sono conversatori vivaci, svelti ad adirarsi ma pure a perdonare. Hanno corporatura leggera, sottile, mani e piedi freddi, il sonno leggero e la digestione delicata (Chandan e Sharma, n. d.). 

I tipi Vata dovrebbero dunque sottoporsi con regolarità a massaggi ayurvedici, stare al caldo, dormire a sufficienza e viaggiare poco. Visto che il Vata è un dosha  freddo e secco, per loro vanno bene i cibi caldi e nutrienti, e fra questi il latte caldo, le creme, il burro le zuppe calde, gli stufati, i cereali scaldati, il pane appena sfornato, le noci e il burro di noci. Nel tardo pomeriggio i soggetti Vata dovrebbero prendere un the caldo o una tisana con uno snack. Vanno bene tutti i frutti dolci, come anche le spezie, comprese cannella, cardamomo. cumino, zenzero, chiodi di garofano e aglio. Da evitare: cibi freddi, insalate, bevande fredde, verdure crude e frutta acerba (considerata troppo astringente), l’eccesso di caffeina e i canditi. I latticini sono tutti accettabili. I migliori cereali sono comunque il riso e l’avena bolliti. Le carni migliori sono il pollo, il pescato e il tacchino – ma in piccole quantità (Chandan e Sharma, n. d.). 

L’Ayurveda rappresenta un omaggio ai primi pensatori, quelli che cercarono di dare un senso al loro mondo. Ma se ritenete che la realtà conti qualcosa, allora l’immaginazione prescientifica e pre-storica non saranno una scelta razionale per la vostra salute. 

Note: 

Barrett, Stephen. 2012. A few thoughts on Ayurvedic mumbo-jumbo. Quackwatch (August 28). Disponibile all’indirizzo https://quackwatch.org/consumer-education/chopra/.

Butler, Kurt. 1992. A Consumer’s Guide to “Alternative Medicine”: A Close Look at Homeopathy, Acupuncture, Faith-Healing, and Other Unconventional Treatments. Buffalo, NY: Prometheus Books.

Cancer Research UK. N.d. Ayurvedic medicine. Disponibile all’indirizzo https://about-cancer.cancerresearchuk.org/about-cancer/cancer-in-general/treatment/complementary-alternative-therapies/individual-therapies/ayurvedic-medicine.

Chandan and Narendra Sharma. N.d. How to eat for your dosha. Goop.com. Disponibile all’indirizzo https://goop.com/food/recipes/ayurveda-how-to-eat-for-your-dosha/.

Couching (ophthalmology). 2020. Wikipedia. Disponibile all’indirizzo https://en.wikipedia.org/wiki/Couching_(ophthalmology).

National Center for Complementary and Integrative Health. N.d. Ayurvedic medicine: In depth. Disponibile all’indirizzo: https://www.nccih.nih.gov/health/ayurvedic-medicine-in-depth.

National Ayurvedic Medical Association. N.d.a. History of Ayurveda.Disponibile all’indirizzo: https://www.ayurvedanama.org/history-of-ayurveda.

— N.d.b. What is Ayurveda? Disponibile all’indirizzo https://www.ayurvedanama.org/what-is-ayurveda.

University of Minnesota. N.d. What is the philosophy of Ayurvedic medicine? Disponibile all’indirizzo https://www.takingcharge.csh.umn.edu/what-philosophy-ayurvedic-medicine.

Immagine in evidenza: i tre doshas (Vata, Pitta e Kapha), e i cinque elementi tradizionali secondo l’Ayurveda. Immagine Krishnavedala, CC0, via Wikimedia Commons.

 

One thought on “L’Ayurveda è un’antica superstizione, non una scienza

  • 8 Maggio 2021 in 12:32
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    “Nel 1995 lo Sharp Institute di Deepak Chopra è stato querelato (Barrett, 2012). ”
    Molto bene. Con che esito?

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