Il bimbo diavolo della Hull House

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

La Hull House, a Chicago, è una tappa obbligata in tutti i tour dei fantasmi della città. In quell’edificio del 1856 aleggerebbero fantasmi, inquietanti presenze, e, soprattutto, un bambino demoniaco che – ci garantiscono video su Youtube e siti legati al paranormale – apparirebbe talvolta affacciato a una finestra. 

Vale la pena scoprire come sia tutto cominciato.

Miracolo nel West Side

Nel 1913, alla vigilia di Halloween, a Chicago si diffuse una diceria in tema con la ricorrenza. Ne parlò per primo un periodico locale, The Day Book, proprio nel numero in edicola la mattina del 31 ottobre: in questo modo, tutti avrebbero potuto leggerla proprio per la sera di Halloween. Il titolo prometteva già bene: Ecco come viene raccontata la storia del “bimbo-diavolo”.

Ma il contenuto era ancor più fantastico:

Nel West Side di Chicago si sta rappresentando una farsa di Halloween piuttosto strana. È saltata fuori la storia della nascita di un bimbo-diavolo da una madre che non crede in Dio, e risulta che molti pensano sia vera.

La storia dice questo. Una madre giace sul letto di morte. Ella nega l’esistenza dell’Onnipotente. La fine sembra vicina. Il marito è un uomo di fede e non vuole che imprechi contro il Dio in cui crede. Così, chiama un sant’uomo perché provi a convertirla. Arriva quell’uomo buono, e lui le mostra un’immagine della crocifissione. Lei la guarda cinicamente, poi ha un riso amaro. “Portatelo via”, urla, e poi a voce più alta: “Portatelo via. Presto in casa mia ci sarà un diavolo!”

D’improvviso la stanza si rabbuia, poi un lampo di luce rossa la colpisce. Il marito e il brav’uomo osservano con sacro timore. Sul volto della donna allettata compare un’espressione di orrore e di spavento. Cerca di chiudere gli occhi ma non ci riesce. Lo strano bagliore rosso l’affascina. Poi la luce sparisce. Ed ecco che una strana figura giace a fianco della donna! I tre si volgono a guardarla. Alla donna sfugge un grido d’agonia. L’oggetto sul letto appare metà bambino e metà diavolo. Il brav’uomo cade in ginocchio e si mette a pregare. Il marito si volta verso il muro e geme da far pietà. Poi è colto da isteria. “Uccidi quella cosa”, urla. “Gran Dio, perché mi hai fatto questo? Uccidila, ti dico”. Il brav’uomo invece si limita a pregare. Il marito, pazzo di rabbia, prende un bastone e corre verso il letto.

Poi d’improvviso la strana cosa si erge. Guarda in modo inquietante il marito e l’uomo si blocca, incantato. Allora il bimbo-diavolo prende a parlare, e la sua voce suona antica come il mondo: “Uccidimi, e ce ne saranno sette come me”.

Il marito a quel punto sviene.

Questa prima parte del resoconto, dunque, non faceva altro che raccontare l’evento portentoso che stava circolando di bocca in bocca in uno dei quartieri storici di Chicago, il West Side. Ma ecco che il pezzo, così ben costruito, con gradualità cambiava prospettiva, come una cinepresa che passasse pian piano ad un’altra sequenza: quella in cui si spiegava perché quella narrazione così strana valeva la pena di esser riferita.  

In parecchi credono alla storia. Stando a quanto si è diffuso in maniera così misteriosamente sotterranea, il bimbo-diavolo sarebbe stato portato alla Hull House. Alla Hull House sono arrivate parecchie centinaia di richieste di chiarimenti. 

La Hull House, già all’epoca, non era un posto qualsiasi. Fondata nel 1889 (ma l’edificio risaliva al 1856), questa istituzione fu pioniera del progresso sociale americano: si occupava di fornire appartamenti dignitosi per gli immigrati che, in numeri enormi, stavano affluendo dai Paesi più poveri d’Europa, Italia compresa. Fu luogo di sperimentazione architettonica, pedagogica, sociologica, inevitabilmente condita di paternalismo verso i “nuovi arrivati”, ma pur sempre molto avanti, per i tempi.

Entra in scena un premio Nobel 

Ma l’articolo di The Day Book raccontava anche altro. Compariva infatti anche il nome di una donna che si sarebbe rivelata la vera “padrona” della scena:

“Potrei supporre che un bimbo deforme sia nato in qualche zona del West Side”, dichiara la signorina Jane Addams, che dirige la Hull House, “ma vedere il modo in cui persone intelligenti si lasciano prendere da questa storia è davvero stupefacente. Se vi dessi i nomi di diversi professionisti – inclusi alcuni ministri di chiesa – che mi hanno chiesto notizie al riguardo, non mi credereste”. 

Jane Addams (1860-1935) per la storia americana non è una persona qualunque. Promotrice delle case-famiglia, attivista per i diritti umani, scrittrice, studiosa di sociologia… Una figura importante per il progresso delle donne americane nei primi decenni del secolo scorso e, cosa che certo non sarà nota a molti, Premio Nobel per la Pace nel 1931. 

Il pezzo di The Day Book si concludeva con alcuni dettagli raccolti presso le stazioni di polizia del West Side. Quelle di Maxwell Street e di Desplaines Street avevano dovuto mandare via la gente che continuava a chiedere notizie del bimbo demonio. Quando un’anziana si recò nell’ultima di queste affermando di conoscere la famiglia coinvolta (erano persone che abitavano in Waverly Court, spiegava) gli agenti si sentirono in dovere di controllare – ovviamente con esito negativo. Parecchi altri sostenevano che il diavoletto era nato in una casa ai margini settentrionali del Douglas Park. 

Due versioni per una storia 

Il giorno dopo, 1° novembre, un servizio inviato da Chicago diffondeva la storia, subito ripresa da diversi quotidiani in tutti gli Stati Uniti. Si aggiungevano particolari che inquadravano meglio il racconto: la nascita era avvenuta in una famiglia italiana, secondo la Addams il racconto circolava soprattutto tra i migranti del nostro Paese, al bimbo si attribuivano enormi poteri (a quel punto il marito della donna era già morto alla sola vista)… E, non ultimo, si diceva che migliaia di persone si erano accalcate davanti alla Hull House in cerca di notizie. 

Il 16 giugno 1914 Jane Addams intervenne a Chicago al congresso della General Federation of Women’s Clubs, per perorare la causa degli immigrati e suggerire alle associazioni femminili di agire concretamente anche in quest’ambito. Per illustrare la triste condizione dei nuovi arrivati in America, non esitò a portare ad esempio proprio la storia del nostro bimbo-diavolo. Era la dimostrazione, per lei, di quanto lavoro ci fosse ancora da fare in ambito sociale (Evening Star, Washington, 16 giugno 1914). E così, ecco maggiori dettagli sulla conclusione della vicenda: l’attività della Hull House era stata sospesa per sei settimane a causa di “centinaia di ignoranti” che si erano radunati davanti all’edificio. I curiosi chiedevano spiegazioni, la fermavano per strada, telefonavano di continuo. 

Anche la Hull House cercò di indagare sull’origine delle voci:

Alla fine mettemmo al lavoro degli investigatori e così trovammo due versioni. La versione italiana diceva che una ragazza cristiana aveva sposato un ateo che, al culmine di un’aggressione alla moglie, aveva buttato per terra alcune immagini sacre, dicendo che avrebbe preferito avere in casa un diavolo piuttosto che sua moglie. La storia prosegue dicendo che quando nacque un bambino, ecco! Era un demone con corna, zoccoli e coda!

La versione ebraica differisce in poco. Parla di un padre la cui la cui moglie gli aveva dato sette figlie femmine, e che all’arrivo dell’ottava gravidanza aveva giurato che avrebbe preferito avere in casa un diavolo piuttosto che un’ottava. Come la storia italiana, anche questa si conclude con la nascita di un bimbo-diavolo. Secondo le dicerie, in entrambi i casi i genitori terrorizzati avevano portato il piccolo demonio alla Hull House.

Ma la storia aveva anche un altro significato, secondo Jane Addams:

gli investigatori hanno scoperto che le madri immigrate stavano cercando di convincere le figlie a non abbandonare l’ortodossia religiosa e a non assumere comportamenti discutibili, con la minaccia di una progenie empia. 

Così, stando alla futura Nobel, la storia era propria degli ambienti femminili di due gruppi socialmente svantaggiati: gli italiani, poveri e cattolici, e gli ebrei, spaventati all’idea di una modernizzazione delle ragazze. A narrare quella vicenda fantasmagorica (che serviva ad ammonire e a mantenere viva l’identità religiosa-culturale della comunità) sarebbero state le donne più anziane, tipicamente madri e nonne.

In realtà, difficile dire quanto l’etnia e la specifica appartenenza confessionale di chi raccontava questa storia contasse: storie come quelle narrate facevano già parte del patrimonio folklorico americano. Confrontatele, ad esempio, con la storia all’origine del diavolo del Jersey:

Secondo il folklore popolare, il diavolo del Jersey si sarebbe originato a causa di un’abitante di Pine Barrens chiamata Jane Leeds, conosciuta come “Madre Leeds”. La leggenda dice che Madre Leeds aveva dodici figli e, dopo aver scoperto di essere incinta per la tredicesima volta, maledisse il figlio in un momento di frustrazione, urlando che il bambino avrebbe dovuto essere il diavolo. Nel 1735, Madre Leeds ebbe le doglie in una notte tempestosa mentre i suoi amici le si affollavano intorno. Nato come un bambino normale, il tredicesimo figlio si trasformò in una creatura con zoccoli, testa di capra, ali di pipistrello e coda biforcuta. 

Una storia raccontata e riraccontata

Una cosa è chiara: Jane Addams aveva fatto sua la voce che correva e, non sappiamo quanto suo malgrado, continuò a farla vivere, narrandola e ad arricchendola – ma anche usandola e interpretandola.  

Pochi mesi dopo l’episodio, un articolo di Addams comparve sull’American Journal of Sociology (luglio 1914); tre anni dopo, ne arrivò un altro, sull’Atlanta Monthly (novembre 1916). Sono la dimostrazione di quanto quell’evento fu importante per lei e per la sua rappresentazione del mondo. 

L’irruzione nella Hull House da parte di tre italiane alla ricerca del bimbo-diavolo, scriveva nel primo dei due pezzi, era stata l’avanguardia di una vera processione di centinaia di persone durata sei settimane. Provenienti dalla città e dai centri vicini, cercavano di avvicinarsi, si assiepavano, volevano sapere; e non solo di giorno, ma anche di notte. 

I dettagli sulle “cento varianti” della versione italiana, nel frattempo, erano aumentati. Il diavolo neonato aveva dapprima afferrato tra le grinfie il padre ateo; poi, condotto in chiesa da membri della Hull House per essere battezzato, si era divincolato dallo scialle in cui era avvolto, attaccandosi con le unghie alla spalliera di una panca. Nella versione ebraica, le figlie del padre disposto a maledire la sua progenie pur di avere un maschio erano sei e non sette… E così via.

Ma, soprattutto, Addams appariva disgustata, disturbata dal fatto che ad averla interrogata sulla vicenda (a parte migliaia di persone comuni che a lei sembravano gente “di mille anni fa”, su cui il progresso non aveva agito) ci fossero anche medici e infermiere. Le “donne più anziane” che raccontavano la storiella avevano costretto lei e i membri della Hull House a rispondere a migliaia di chiamate, ripetendo più e più volte le stesse smentite. 

Interpretazioni psicoanalitiche

Insomma, oltre a descrivere e interpretare i caratteri di quell’episodio collettivo, Jane Addams sembrava rivelare tutta la sua angoscia e il suo dispiacere per la vicenda, non ancora sopiti nonostante il tempo trascorso. E dunque, non stupisce troppo che la storia della voce del bimbo-diavolo, giunta fino a noi in larga misura grazie alla sua direttrice, sia stata letta in termini psicoanalitici. Proprio da una psicoterapeuta e psicoanalista americana, Thetis R. Cromie, proviene un lungo studio sui modi in cui in cui Addams rese celebre la diceria del bambino demoniaco. Lo troviamo nel Journal of the American Psychoanalitical Association (vol. 63, n. 1, 2015, pp. 101-136) – ma, bisogna dirlo, alcune argomentazioni e deduzioni potrebbero lasciare un po’ perplessi. 

Thetis Cromie ha esaminato l’evoluzione dell’atteggiamento di Addams nei confronti di questa “sua” leggenda del bimbo-diavolo. Ciò che per Cromie appare evidente dagli scritti usciti nel 1914-1916 è il linguaggio, quasi sprezzante. La psicoanalista vi legge un certo grado di paura nei confronti degli altri, soprattutto verso le donne immigrate; un timore nascosto, però, sotto le vesti di un ragionamento progressista e volto a migliorarne le condizioni. Dapprima turbata dai contorni della storia, vissuta come “superstizione” e frutto di un’arretratezza che un miglior grado d’istruzione avrebbe impedito, mano a mano Addams ne fu affascinata. E la fascinazione diventò rapidamente interesse proprio per le “donne anziane” di quell’area di Chicago. Di questa storia, ripetiamolo, non ci sarebbe arrivato quasi nulla, se non fosse stato per gli impieghi ripetuti fatti da Jane Addams nei suoi scritti.  

Proprio la diceria del bimbo demone diventò la base di un libro semi-autobiografico di Addams, ossia The Long Road of Woman’s Memory (1916). Lavorando su se stessa, Addams aveva scoperto in una leggenda metropolitana di breve durata i modi in cui le donne comunicavano tra loro: elaborando storie, usandole per i loro bisogni, promuovendole e raccontandole agli altri. 

Hull House, oggi

La storia del bambino demone della Hull House negli anni si è trasformata: da leggenda metropolitana in linea con la mentalità del tempo, è diventata una storia horror moderna. L’edificio, come dicevamo, è tappa obbligata di tutti i tour del mistero di Chicago. Si racconta di fantasmi, di presenze che avrebbero fatto morire il primo proprietario della casa e la sua famiglia, di fenomeni paranormali che l’avrebbero preservato dal grande incendio del 1871 (non fu l’unica struttura importante a salvarsi, in realtà). 

C’è addirittura chi ha ipotizzato che la vicenda sia stata una delle fonti di ispirazione per Rosemary’s Baby (il libro di Ira Levin poi diventato un film grazie a Roman Polanski). L’autore, comunque, ha sempre negato di essersi basato su storie “vere”, o almeno già in circolazione.

Tra i numerosissimi siti legati al mistero che menzionano la storia del bambino diavolo, alcuni ipotizzano che un neonato deforme ci fosse davvero alla Hull House – magari, abbandonato dai genitori e nascosto in qualche soffitta per sottrarlo a sguardi indesiderati. Lo sconcerto di Jane Addams (che non riusciva proprio a capire come si fosse originata una diceria simile) indica invece che si trattò di una leggenda metropolitana, una delle tante che nell’Ottocento portavano le folle a assembrarsi intorno a una casa abitata da fantasmi o in cui si trovava una bambina “nata con una vipera sul collo”.

Nel 2012 la Hull House ha cessato le sue attività come ente benefico. Rimane aperto solo il museo dedicato a Jane Addams: una grande donna, così importante per la storia sociale americana – e, suo malgrado, anche per questa piccola horror story dell’immaginario contemporaneo.

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