Dissonanza cognitiva e pandemia: conversazione con Carol Tavris

La versione originale di questo articolo è comparsa sullo Skeptical Inquirer, vol. 45, n. 1, gennaio-febbraio 2021, pp.57-61. Traduzione di Marco Martorana.

 

Leighann Lord: Carol Tavris, tu sei una psicologa sociale. Che cosa significa e che cosa fai?

Carol Tavris, psicologa sociale.

Carol Tavris: Molte persone pensano che la psicologia sociale sia una diversa forma di terapia – magari una in cui ti viene chiesto di andare a diverse feste -, ma in realtà è una branca delle scienze psicologiche. Come dice Elliot [Aronson], la psicologia clinica studia come risolvere i problemi personali, è una sorta di riparazione. La psicologia sociale, invece, si occupa del cambiamento – cambiamento dell’ambiente, cambiamento delle nostre vite, cambiamento del comportamento- e di come le altre persone ci influenzano costantemente. La psicologia sociale è una disciplina che studia empiricamente l’influenza delle altre persone su di noi, sia che ci troviamo seduti da soli nella nostra stanza, sia che ci troviamo in una marcia di protesta. Studiamo di tutto: dall’amore alla guerra, dal pregiudizio all’odio, fino al sesso e alla gioia. Un menù piuttosto vario. Quando ero agli inizi mi sono concentrata sull’importanza di comunicare gli studi di psicologia sociale nel migliore dei modi ad un pubblico abituato – e lo è tutt’ora- a sentire parlare di psicologia solo dai terapeuti. I terapeuti hanno l’attenzione del pubblico, vengono chiamati come opinionisti in TV, appaiono nei film e vengono chiamati nei tribunali in veste di esperti. Ecco perché non sapevate che cosa fosse una psicologa sociale.

Abbiamo parlato del termine dissonanza cognitiva, ed è anche nel titolo di questa conversazione. Potresti darcene una definizione?

Questo termine è entrato nella cultura popolare. È ovunque: nei media, nei cartoni animati, nei dibattiti politici e persino in Jeopardy![1] La gente a volte fa la scelta giusta!

La dissonanza cognitiva è l’esperienza di avere due credenze tra loro contraddittorie, oppure quella che si ha quando una nostra credenza è contraddetta da un nostro comportamento. Un classico esempio è quello del fumatore che pur essendo consapevole del fatto che il fumo faccia male, continua a voler fumare. La dissonanza è una sensazione molto disturbante e come ha detto Leon Festinger – il primo ad aver sviluppato questa teoria nel 1950 – è motivante e spiacevole tanto quanto la fame e la sete. Quando sperimentiamo la dissonanza cognitiva non viviamo serenamente, dobbiamo ridurla per mantenere un confortante senso di coerenza. Il fumatore dovrà smettere di fumare, oppure ricorrere a giustificazioni del suo comportamento. Allo stesso modo una persona che si trova di fronte a prove inconfutabili che una sua convinzione che ha mantenuto saldamente per tutta la vita, è falsa, sperimenterà della dissonanza verso queste nuove prove. Cosa fare? Cambiare la convinzione di una vita? O dire al sostenitore di quella prova dove può infilarsela?

Quante persone direbbero: «Oh, grazie mille per avermi fatto conoscere questo splendido studio che dimostra che le mie credenze sui poteri del succo di kumquat sono sbagliate»?

In ambito personale, professionale e politico ci scontriamo continuamente con idee che causano dissonanza in relazione a ciò in cui crediamo e facciamo, e il modo in cui risolviamo questa dissonanza ha grosse conseguenze nelle nostre vite.

Elliot ha contribuito a sviluppare la teoria della dissonanza cognitiva sottolineando il suo potere di offrire una auto-giustificazione.  Se una celebrità che ammiri si comporta stupidamente, questo può causare una dissonanza fastidiosa, ma tollerabile. Se però la celebrità è qualcuno verso cui provi una forte ammirazione e si scopre che è un molestatore di bambini – per esempio Micheal Jackson- la dissonanza sarà molto forte. Alcuni suoi fans hanno ridotto la dissonanza contestando le accuse contro di lui, mentre altri lo hanno fatto giurando che non lo avrebbero ascoltato mai più. Ma la dissonanza è molto più dolorosa quando si presentano delle prove che contraddicono degli aspetti importanti della nostra persona: per esempio se pensiamo di essere delle persone scettiche, intelligenti ed oneste e cadiamo ingenuamente vittime di una truffa su internet, facciamo qualcosa di stupido o ci comportiamo in modo non corretto, questo porta a sperimentare una forte dissonanza che è difficile da accettare.

Uno dei principali temi che affrontiamo nel nostro libro è quello di aiutarci a capire che i problemi che affrontiamo quotidianamente non sono unicamente causati da persone cattive, che fanno cose cattive e cercano di giustificare le loro cattiverie. (Sono sicura che tutti noi abbiamo in mente qualcuno che si adatta a questa descrizione). I nostri problemi sono causati da persone buone, che fanno cose cattive e cercano di giustificarle per preservare la loro convinzione di essere persone buone. Lasciate che vi spieghi meglio: queste auto-giustificazioni sono diverse dalle bugie che raccontiamo per toglierci dai guai, per convincere qualcuno, per fare in modo di piacere a qualcuno, per evitare il divorzio, per trovare lavoro, ottenere una promozione o fare soldi. Le persone mentono, ma non è questo ciò che ci interessa. La dissonanza è il meccanismo con cui noi mentiamo a noi stessi per preservare la nostra convinzione di essere buoni, gentili, competenti, morali, intelligenti quando ci vengono mostrate delle prove che dimostrano che non siamo stati gentili o intelligenti. La maggior parte delle persone, per proteggere l’immagine positiva che ha di sé, non ridurrà la dissonanza ammettendo di aver sbagliato, di aver fatto del male a una persona o di sostenere un’opinione che avrebbe dovuto essere buttata nel cestino già nel 1987. Continuerà a fare quello che stava facendo e lo giustificherà in maniera ancora più convinta sostenendo che è giusto, morale e appropriato.

Che cos’è il bias di conferma?

La mente umana è equipaggiata con un piccolo armamentario di bias cognitivi i quali ci aiutano ad andare avanti nella vita, ci aiutano a gestire le nostre convinzioni e a mantenerle coerenti e ci consentono di agire. Il mio bias preferito è quello secondo cui noi crediamo di non avere bias: «Vedo tutto in modo chiaro e per com’è veramente. Per questa ragione, se mi siedo con te e provo a spiegarti in modo calmo e con chiarezza il motivo per cui tu ti stai sbagliando, ma tu non sei d’accordo con me, il motivo è perché tu sei vittima di bias e non riesci a vedere le cose chiaramente».

Ma l’altro bias fondamentale per comprendere come funziona la nostra mente è il bias di conferma – la tendenza ad accettare e ricordare le prove che confermano quello che già crediamo, e a ignorare, minimizzare o banalizzare ogni informazione che è in contrasto con le nostre credenze-. Cercare prove che confermano le nostre credenze e rifiutare le prove che le confutano è davvero il modo principale con cui riduciamo la dissonanza. Questo è uno dei motivi per cui la scienza risulta essere fastidiosa per molte persone, perché mette sotto esame le nostre credenze. Ci mette di fronte alla possibilità che le nostre credenze potrebbero essere sbagliate e ciò causerebbe dissonanza.

Che cos’è la piramide della scelta?

È una metafora che abbiamo sviluppato e che credo abbia una straordinaria applicabilità.

Immagina una piramide – un semplice triangolo. Diciamo che ci sono due studenti in cima a questa piramide che hanno lo stesso atteggiamento verso l’imbroglio. Sanno che imbrogliare è sbagliato e non dovrebbero farlo, ma hey! non è sicuramente la cosa peggiore che si possa fare. Ora, questi due studenti stanno sostenendo il loro ultimo esame che è determinante per la loro valutazione finale e stanno per consegnare in bianco, non hanno la minima idea di come rispondere alle domande. Che cosa faranno? Verranno bocciati, non troveranno mai lavoro, non piaceranno più a nessuno, nemmeno al loro gatto, la loro vita è rovinata! Improvvisamente la studentessa di fianco consente loro di vedere il suo foglio, gli studenti devono prendere una decisione: imbrogliare (sbirciare le risposte), o non imbrogliare.  Questa è la chiave: nel momento in cui scendete dalla piramide per prendere una decisione piuttosto che un’altra, vi troverete in uno stato di dissonanza cognitiva e dovrete adeguare il vostro comportamento con il vostro atteggiamento. Quindi, lo studente che ha imbrogliato, ora inizierà a pensare che imbrogliare non è poi così grave «Oh, per carità, tutti in questa classe imbrogliano, non è un gran problema. È un crimine senza vittime. A chi importa? E comunque non imbroglierò mai più l’ho fatto solo questa volta, per questo esame».

D’altra parte, lo studente che non ha imbrogliato per mantenere la sua integrità, non penserà che imbrogliare sia un crimine senza vittime: «Tutti noi soffriamo per gli imbroglioni. Imbrogliare è la cosa sbagliata da fare. Preferisco non imbrogliare ed essere moralmente corretto, piuttosto che prendere un bel voto in questo modo». Con il passare del tempo i due studenti continueranno a giustificare il loro comportamento scendendo sempre di più dalla piramide, fino ad arrivare alla base con delle opinioni sull’imbrogliare molto distanti da quelle che avevano in partenza.

Alcuni possono dire: «Beh, ma non stai semplicemente descrivendo la fallacia del pendio scivoloso [2]?» Sì, il senso di quell’espressione è proprio che parti da una posizione e senza che tu te ne accorga ti ritrovi in una posizione ben diversa da quella di partenza. Ma un pendio scivoloso non è la metafora più adatta per spiegare la dissonanza cognitiva. In quel caso infatti sei seduto nel fango e pian piano inizi passivamente a scivolare senza che tu possa fare nulla. La dissonanza cognitiva è invece un meccanismo cognitivo attivo che mettiamo in atto per giustificare qualsiasi decisione che prendiamo. Immaginate di trovarvi alla base di questa piramide, per giorni o settimane avete giustificato la vostra decisione di imbrogliare solo una volta. Quante probabilità ci sono che voi risaliate la piramide e riconsideriate la prima decisione che avete preso? Non molte. Avete speso parecchio tempo ed energie mentali per convincervi di aver fatto la cosa giusta e grazie ad ognuna di quelle giustificazioni avete aumentato le probabilità di imbrogliare nuovamente in futuro.

Se si osserva il comportamento di una persona che fa delle cose strane o ha delle convinzioni piuttosto bizzarre- per esempio i seguaci della setta “Heaven’s Gate” (Cancello del Paradiso), i quali si sono suicidati convinti di liberarsi del corpo terrestre e che sarebbero stati salvati da un’astronave aliena che seguiva la scia della cometa Halley- la prima cosa che ci viene da pensare è: Com’è possibile che credano a delle cose del genere? E com’è possibile che abbiano fatto certe cose? Quello che noi non consideriamo è com’è incominciato il precesso di auto-giustificazione che ha portato queste persone da una posizione neutrale, in cima alla piramide, a una più estrema e radicale al fondo di essa.

Bene, penso che quanto detto ci porti in una posizione perfetta perché penso che molti di noi statunitensi ci troviamo alla base di questa piramide e per piramide intendo la pandemia. Quelli che si trovano da una parte della piramide non riescono a capire quelli che stanno dall’altra. Non ci chiediamo nemmeno come ci siano arrivati, diamo per scontato che siano stupidi. Quindi voglio sbilanciarmi e dire che molta di questa dissonanza è stata generata dalle azioni di una certa persona che si trovano in cima.

Bene, ci sono due questioni nella tua domanda. Uno è il problema della polarizzazione delle opinioni riguardo all’indossare la mascherina e di come chi la indossa e chi si rifiuta di indossarla si vedono tra di loro. L’altra questione è il come la polarizzazione è incominciata, e sì, è partita dall’alto. La cosa è normale perché la maggior parte delle persone lascia che siano i loro convincimenti politici, religiosi o identitari a pensare per loro. «Faccio parte del gruppo X; gli X la pensano in questo modo; se un X pensa che qualcosa sia una buona idea o un buon piano, allora lo seguirò anch’io». Questo modo di formarsi una convinzione è rapido ed efficacie. Ma una volta che ci percepiamo come parte di un gruppo o di un’ideologia, la dissonanza farà in modo di mantenere il nostro comportamento in linea con quello del gruppo o dell’ideologia. Se sei un Democratico e un Repubblicano si comporta in modo immorale, offensivo o corrotto non sperimenterai dissonanza perché quelle persone fanno sempre quel genere di cose. Ma se qualcuno del tuo partito si comporta in quel modo, allora sarai portato a minimizzare, ignorare o banalizzare il suo comportamento. Quello che abbiamo visto all’inizio di questa tragica pandemia è stato il totale fallimento della leadership di Donald Trump e della sua amministrazione nell’impostare una politica coerente e coesa supportata dai migliori scienziati esperti di pandemie. Invece Trump ha ripudiato la maggior parte degli scienziati, o li ha contraddetti se dicevano qualcosa che non voleva sentire. E quello che non voleva sentire – soprattutto per sé stesso – era: «Indossate la mascherina e mantenete il distanziamento sociale».

Per essere più chiari, il dottor Anthony Fauci ha commesso un grosso sbaglio dicendo pubblicamente, all’inizio della pandemia, che non raccomandava di utilizzare le mascherine e che non pensava che avrebbero aiutato molto. Potrebbe averlo detto perché pensava in questo modo di garantire che le mascherine sarebbero state disponibili per gli operatori sanitari invece di essere accaparrate dai cittadini. Ma con il passare del tempo ha cambiato idea, quando la comunità scientifica ha dimostrato che indossare la mascherina è importante ai fini del rallentamento del contagio.  I sostenitori di Trump invece avevano già iniziato a scendere dalla piramide credendo nelle affermazioni iniziali di Trump. Hanno iniziato a credere che la pandemia fosse un’invenzione e un imbroglio, hanno iniziato a schierarsi con Trump giustificando le sue affermazioni: «Le mascherine violano la mia libertà personale; tanto non funzionano e non ne ho bisogno». In questo modo le mascherine sono diventate un simbolo per distinguere i sostenitori di Trump da quei nerd, idioti dei Democratici che stavano dalla parte della scienza. Questo processo evidenzia l’importanza di avere una politica governativa coerente che tanti paesi sono riusciti a istituire grazie a leader ben informati e persuasivi, come Angela Merkel, per evitare di dividere e confondere l’opinione pubblica rendendo i consigli di buona pratica medica degli elementi che segnalano appartenenza politica.

C’era un video di una signora contro le mascherine in un supermercato della California, che esponeva tutte le motivazioni possibili, compresa quella per cui «è nel nome della mia libertà». A un certo punto menziona persino Gesù.

C’è da notare che il video della donna che urla nel supermercato non è stato realizzato all’inizio della pandemia, bensì diversi mesi dopo – un periodo di tempo sufficiente affinché lei e numerosi altri arrivassero al fondo della piramide con le loro convinzioni anti-mascherine e la lealtà verso Trump. Quella donna mi ha ricordato un bellissimo studio dal titolo “When in Doubt, Shout!” (It: Quando hai un dubbio, urla!). Penso che tutti noi abbiamo avuto questa esperienza. So di non avere argomentazioni contro di te, in questo caso non so proprio come ribattere alla prova inconfutabile che le mascherine salvino la vita e abbassino il tasso di infezione, perciò ti urlo contro finché non stai zitto. Se riesco a zittirti non devo chiedermi se le mie convinzioni sono giustificate o no. Ma in termini di dissonanza il comportamento della donna del supermercato era perfettamente prevedibile. Cosa ci si sarebbe aspettato da lei e da tutti gli altri che, come lei, si erano allineati alle idee di Trump sulla pandemia- tutto passerà per miracolo e riavremo la nostra economia- che dicesse: «Mi sbagliavo e il mio amato presidente si sbagliava»?

Se ho capito bene il tuo discorso, dire “Avevo torto”, “Ho sbagliato” o cambiare idea sono tra le cose più difficili da fare in assoluto.

Assolutamente sì! Una delle lezioni più importanti che possiamo imparare dalla teoria della dissonanza è che più tempo, sforzi, soldi, cuore investiamo in qualcosa – una credenza, un programma, un’amicizia, una relazione, un matrimonio- più sarà difficile dire «È il caso che ci ripensi». Queste relazioni sopravvivono grazie alla nostra capacità di ridurre la dissonanza – focalizzandoci sulle cose che apprezziamo della relazione e minimizzando, ignorando, banalizzando le informazioni discrepanti con le nostre aspettative verso la relazione. Questa è la spiegazione di quel misterioso fenomeno che si verifica nel momento in cui una coppia decide di divorziare e non riesce più a ricordare perché si erano piaciuti. Cos’è successo? Niente, nessuno è cambiato, è successo che la loro attenzione si è spostata verso tutti quegli elementi che non sopportavano dell’altro e che fino a quel momento erano stati ignorati, ma che ora confermano la loro decisione di separarsi.

Oppure consideriamo tutti i malintesi dovuti alle situazioni «lui ha detto che/lei ha detto che» con cui ci siamo confrontati nelle nostre vite e che leggiamo sui giornali. La maggior parte di noi salta impulsivamente alla base della piramide dando credito ad una fazione piuttosto che ad un’altra, ignorando ogni informazione dissonante che possa farci pensare di essere in torto. Si dà per scontato che una delle due parti stia mentendo. Ma non è necessario che le persone mentano per sbagliare, possono ricordare male, percepire male o auto-giustificarsi.

Quando capiamo come funziona la dissonanza, cosa si prova quando la si sperimenta, allora potremo riuscire a analizzare le due cognizioni tra loro in contrasto e cogliere i meriti di ciascuna delle due.

Anni fa Ronald Reagan accettò di visitare, in veste ufficiale, il cimitero di Bitburg in Germania e durante la visita avrebbe dovuto riporre delle corone di fiori come simbolo di riconciliazione postbellica. Quando si scoprì che in quel cimitero erano sepolti 49 ufficiali nazisti della Waffen-SS, ci fu una protesta furiosa. Molti superstiti dell’olocausto erano indignati, ma Reagan non si tirò indietro. Un giornalista chiese a Simon Peres, l’allora primo ministro di Israele che era un buon amico di Reagan, cosa pensasse di ciò che aveva fatto il suo amico, Peres disse: «Quando un amico sbaglia rimane un amico, e il suo errore resta un errore».

Una saggia osservazione! Perché quale sarebbe il primo impulso se un nostro amico fa un errore o qualcosa che disprezziamo?  «Amicizia finita! Basta. Abbiamo chiuso.» Oppure minimizziamo l’errore o il danno causato dal nostro amico «Passiamo oltre. L’amicizia è più importante.» Quello che Peres diceva è che dovremmo cercare di prendere la via più difficile e ponderata: No, consideriamo entrambe le cose e diamo loro lo stesso peso. Consideriamole accuratamente piuttosto che impulsivamente. Potremmo anche decidere che vivere con la dissonanza è la scelta migliore.

 

Donald Trump prova della dissonanza?

Perché la  proviamo? Cosa sentiamo in noi?

Il pubblico ha inviato delle domande durante la conversazione di Carol Tavris con Leighann Lord. Eccone alcune insieme alle sue risposte:

Qual è la differenza tra la compartimentazione e la dissonanza cognitiva?

La compartimentazione è la nostra capacità di dire «Sono così al lavoro, ma mi comporto in un altro modo a casa; Sono competitivo in un determinato ambito, ma posso essere timido in un altro». È la nostra abilità di concentrarci su un aspetto specifico ignorando il resto. Come psicologa sociale direi che è un processo normale, che caratterizza la nostra vita. Il nostro comportamento cambia in base alla situazione. Tuttavia, la nostra capacità di compartimentazione può aiutarci a ridurre la dissonanza cognitiva in alcune circostanze, per esempio, facendoci giustificare alcuni comportamenti scorretti dicendo: «Sì, sono stato piuttosto scortese con i miei colleghi, ma fa parte del mio lavoro. Fuori dal lavoro sono molto più gentile».

Donald Trump ha mai provato dissonanza cognitiva?

Direi di no, perché pensa di essere l’unica persona al mondo a non commettere mai degli errori. E soprattutto per sperimentare della dissonanza cognitiva è necessario riuscire a provare empatia, senso di colpa, rimorso, tristezza, e capire l’emozioni umane che avvicinano gli uni agli altri. Se non si ha questa capacità allora non si riuscirà a sperimentare dissonanza quando ci si rende conto di aver fatto del male, ferito qualcuno o di aver commesso un errore. Per quanto ne sappiamo Trump non ha nessuna capacità del genere, è il classico truffatore. I truffatori non provano dissonanza riguardo ai loro comportamenti crudeli e manipolatori, perché pensano che chiunque caschi nei loro tranelli sia uno scemo. È colpa loro se sono così stupidi da dare i loro soldi per le “bistecche di Trump”, l’Università di Trump o qualsiasi altra sua truffa.  A Trump importa di aver truffato gli appaltatori che hanno lavorato per lui, di aver negato una casa agli afroamericani che hanno fatto domanda di alloggio, o che più di 270.000 americani siano morti di COVID-19 (a dicembre 2020)? No, non prova niente verso tutte le persone che ha danneggiato con le sue azioni, per questo non prova dissonanza.

Come si fa a riconoscere la propria dissonanza cognitiva?

La dissonanza è un meccanismo prevalentemente inconscio, quindi riconoscerla non è una molto facile. A volte si manifesta come una sensazione di fastidio, imbarazzo o vergogna che si presenta dopo aver capito di aver probabilmente commesso un errore, di essersi sbagliati in qualcosa che abbiamo fatto o circa qualcosa in cui crediamo.  La prima cosa da fare è quindi prestare attenzione a queste sensazioni e chiedersi da dove arrivano. La seconda cosa da fare è prendere consapevolezza che ogni decisione che prendiamo, piccola o grande che sia, ci causerà della dissonanza e ci porterà a cercare delle prove che la scelta che abbiamo fatto era quella giusta. L’opzione che non abbiamo scelto ci sembrerà sempre meno attraente, per questo è importante prendere in considerazione sia le prove che sono in contrasto   con quello in cui crediamo, sia le prove che lo confermano.

La dissonanza cognitiva non sembra essere molto adattiva. Perché abbiamo questa tendenza? Perché abbiamo questo forte bisogno di percepirci come bravi e intelligenti anche a costo di rifiutare la verità?

Esatto, quali possono essere i benefici della dissonanza cognitiva? Ovviamente, si è dimostrata adattiva nel corso della storia dell’umanità. È ciò che ci fa dormire la notte senza preoccuparci di aver fatto qualcosa di sbagliato. Preserva la nostra autostima, rafforza il nostro impegno all’interno di un gruppo, ci spinge a combattere o anche a morire per quella che pensiamo essere una “giusta causa” o a sentirci parte del miglior gruppo etnico o della nazione migliore. Questo è il motivo per cui molte nazioni lottano per eliminare le prove storiche delle atrocità che hanno commesso in passato. Siamo stati noi? Impossibile.

Come mi posso comportare con una persona che la pensa in modo completamente opposto al mio? Come faccio a creare un ponte tra me e questa persona? Come faccio a colmare questa distanza? Come posso parlare con questa persona?

Questa è la domanda più straziante del nostro tempo. Scettici e scienziati affrontano questa domanda da sempre. Come facciamo a convincere delle persone che rifiutano la scienza, a cambiare opinione sui vaccini o sull’omeopatia? Nel corso degli anni la polarizzazione politica negli Stati Uniti è peggiorata, oggi molte persone dicono che preferirebbero che loro figlio o loro figlia, si sposasse con qualcuno che viene da un altro stato, che fosse di una differente etnia, di una differente religione e – che Dio ci perdoni- persino ateo, piuttosto che un sostenitore di un partito politico diverso dal proprio. Le famiglie sono sempre state composte da persone con diverse idee politiche, ma al giorno d’oggi le spaccature tra amici e parenti sono aumentate. La cosa non sorprende, perché quando inizi a pensare che chi la pensa in modo diverso da te, non si sta sbagliando ma è cattivo, non c’è più possibilità di dialogo. E quindi come fare per creare un ponte tra queste due fazioni?  Come far cessare l’ostilità tra le due parti? Parlando, facendo compromessi, trovando idee in comune o obiettivi comuni. La teoria della dissonanza cognitiva ci insegna che quando si discute con qualcuno non bisogna farlo in modo da fare sentire stupido l’altro, «A cosa stavi pensando? Come hai fatto a votare per quella persona?», perché la sua risposta sarà che pensava di essere stato intelligente a votare quella persona e grazie a te ora ne sarà ancora più convinto. Ma se chiedi a un tuo amico o a un tuo parente perché credono a determinate cose, ponendoti in modo da essere disposti all’ascolto, potresti davvero imparare qualcosa, potresti scoprire che hanno dei dubbi e delle preoccupazioni che condividete. E potresti scoprire che loro, esattamente come te, difficilmente cambieranno il loro modo di pensare.

Note:

[1] Jeopardy! È un popolare quiz televisivo americano di cultura generale.

[2] La fallacia del pendio scivoloso nota anche come fallacia della brutta china o del piano inclinato (in inglese: slippery slop) consiste nel formulare un ragionamento da cui vengono tratte una serie di conclusioni apparentemente inevitabili, ma che in realtà risultano essere completamente arbitrarie e che portano a una conclusione scorretta.

Immagine in evidenza: Pixabay  Liicense

One thought on “Dissonanza cognitiva e pandemia: conversazione con Carol Tavris

  • 29 Marzo 2021 in 21:19
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    Nota n.2: ma non si scrive “slippery slope”?

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