Marmo liquido e giganti, l’arte come non l’avete mai vista (e mai la vedrete)

Questa è una storia vecchia, anzi antica. Se fosse un quadro varrebbe un sacco di soldi. Anzi, se fosse una statua, perché di questo parliamo. Il 30 novembre 2020 uno screenshot condiviso su Twitter ha portato alla luce il mondo dei “negazionisti dell’arte”. Tra indignazione e risate ci siamo illusi che fosse una cosa nuova, ma loro esistono da moltissimo tempo.

Cosa negano i negazionisti dell’arte?

Il problema principale è la precisione anatomica delle statue in marmo, che secondo una certa visione non sarebbe possibile da ottenere con gli strumenti “rudimentali” dell’epoca. Un’epoca imprecisata, perché i dubbi coprono un arco temporale piuttosto vasto. Si va dal Rinascimento, (ma potremmo estendere l’ombra del dubbio anche su greci e romani, la cui produzione statuaria ha ispirato quella successiva), fino ad opere del tardo ‘800. L’ipotesi sarebbe quella che su corpi, magari assassinati per lo scopo, sarebbe stato colato del marmo liquido, oppure che venissero impiegate tecnologie simili a quelle di una stampante 3D.

Quando pensiamo alle statue messe in discussione, colpisce fra queste la presenza del David di Michelangelo (scolpito tra il 1501 e il 1504). La statua è però gigantesca (520 cm) e questo facilita  la riproduzione di vene e muscoli che sono stati scolpiti sovradimensionati. Inoltre, il fatto di essere gigantesca la porrebbe in salvo dal dubbio che dentro vi si celi un uomo sacrificato allo scopo di fare da “anima” della statua. Questo però dà un assist insospettato ai “Tartariani” (da non confondere con i Tartari).

Alcuni commenti al post citato

Qui la cosa diventa molto complessa, o, per meglio dire: ci sono moltissime certezze (tutte diverse) e quasi nessuna prova realistica. Difficile tirare le fila di un discorso che si rifà a credenze differenti e dà adito a varianti di ogni tipo. Proviamo a fare un breve riassunto.

La Tartaria sarebbe una civiltà esistita intorno al 1800 (precisione variabile della data anche per i credenti) che è stata vittima di un “reset storico” (quindi noi non la ricordiamo) da cui alcuni si sarebbero “risvegliati” prendendo coscienza che la storia è solo una manipolazione. Alcuni dei “risvegliati” la riterrebbero un’azione dei grigi (gli alieni per eccellenza). Questo “reset storico”  sarebbe riservato ogni 200-300 anni da coloro che ci “controllano”  (o che ci allevano, vedete voi) alle civiltà che raggiungono un livello tale di tecnologia da mettere in difficoltà i “controllori”. Qualora desideraste addentrarvi nell’argomento ci sono diversi gruppi Facebook (che non linkiamo) che possono soddisfare le vostre curiosità.

La Tartaria seguirebbe il destino di continenti scomparsi come Atlantide o Mu. Tutto ciò, però, è solo una premessa che si ricollega alla questione delle statue il fatto che i tartariani sarebbero stati… dei giganti. Il corpo del David sarebbe dunque stato possibile grazie al sacrificio di un “tartariano”. Un’altra opzione è che il “reset” ci abbia fatto dimenticare le antiche tecnologie, e che quindi Michelangelo fosse in possesso di quella che noi potremmo comparare con una stampante 3D, che invece di lavorare con materiale plastico usava il marmo liquido.

Ulteriori commenti al post citato

Dove sono le prove? Beh, non inquietatevi: nei racconti del diluvio universale, presenti in numerose culture e nelle “alluvioni di fango”, provate dalla presenza in alcuni edifici di finestre a livello del suolo. I Tartariani sostengono che queste finestre non segnalerebbero semplici cantine o tavernette ma la presenza di un piano inferiore sommerso dal fango di cui noi non ci ricordiamo più (sempre grazie al “reset”). Alcune costruzioni, poi, sarebbero troppo maestose per dei semplici umani, e di queste  parecchie sarebbero troppo difficili da costruire con le tecniche antiche (inutile dirlo, fra questi edifici rientrebbero le “misteriose” piramidi). Vecchie foto in bianco e nero di persone famose per la loro altezza proverebbero la presenza di “superstiti” della specie dei Tartariani dopo il “reset storico” in seguito al quale noi li abbiamo sostituiti e dimenticati.

Per concludere, ecco il versetto 4 del capitolo 6 del libro della Genesi, la delizia di coloro che credono negli “antichi giganti”:

C’erano i giganti sulla terra a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio s’accostarono alle figliole dell’uomo e queste partorirono loro dei figli. Sono questi i famosi eroi dell’antichità.

Non solo olio di gomito

Sorge quindi una domanda: è vero che non c’era una tecnologia per fare il David di Michelangelo? Accantonando il talento dell’autore e l’olio di gomito impiegato, partiamo dalla materia prima: il marmo.

Il marmo deriva dalla metamorfosi di calcari di purezza variabile. Ci sono marmi colorati, difficili da lavorare e bianchi (di tonalità variabili a seconda della purezza), più facilmente lavorabili. Abbandoniamo subito i colorati. Il marmo utilizzato da Michelangelo Buonarroti per il David  è marmo di Carrara, che, reperibile in grandi dimensioni, è di minore qualità rispetto a quello solitamente usato dall’artista: di colore bianco-grigiastro era anche meno costoso. Pare che questo blocco fosse già stato sbozzato. Era un marmo di recupero, già usato da altri scultori che lo avevano abbandonato perché troppo friabile. Michelangelo ce la fece ugualmente grazie al suo grande talento e anche per una certa ambizione: ci sono modi per capire se il marmo è fallato, ma col marmo bianco la questione è più complessa, perché gli ossidi vanno a riempire le falle, che si scoprono, purtroppo, solo scolpendo. Altri probabilmente non avevano tutti i torti a non volersi cimentare con un marmo difettoso. Michelangelo era giovane (26 anni) e quella era la prima committenza che la sua città, Firenze, gli affidava dopo il suo ritorno da Roma, dove aveva scolpito la Pietà tra il 1497 e il 1499. Dare una brutta figura era fuori discussione.

Dal sito del Museo degli Uffizi:

Secondo le testimonianze dei contemporanei, Michelangelo impiegò 18 mesi a scolpire il grande blocco di marmo, lavorando senza aiuti e nascosto dietro una chiusura di assi di legno, di modo che nessuno potesse vedere la statua prima che fosse finita. Venne ben pagato, 400 ducati, ma soprattutto, con questo capolavoro, divenne celebre in tutta Italia e anche presso le corti d’Europa, e ancora oggi per questo è famoso in tutto il mondo.

Queste circostanze non depongono a favore di noi scettici: forse dentro l’impalcatura c’era il povero gigante? Per fortuna abbiamo diversi “non finiti” dell’artista e da questi comprendiamo il modo con cui lavorava. Iniziava da un lato con la bocciarda, una mazza con dei rilievi che serve ad una lavorazione superficiale, per portava alla luce la figura- A seguire utilizzava le gradine, che sono una specie di scalpello ma con dentini nella parte che tocca la pietra. Questo strumento va a creare la forma e i passaggi d’ombra. Ce ne sono di diversa misura, perciò Michelangelo ne utilizzava di sempre più piccole, per produrre effetti diversi in parti diverse della figura. Da qui si otteneva la statua nella sua interezza. Esistevano il trapano a corda e quello a mano (cioè a manovella). A statua ultimata la si lucidava con pietra pomice, poi con paglia e sabbia. Non si tratta di una tecnica grossolana, ma di un susseguirsi di passaggi sofisticatissimi, dall’inizio alla fine. Si può fare!

Certo, la stampante 3D sarebbe stata più comoda.

Non è solo il David ad essere sospettato di celare un corpo umano. Sotto accusa sono finite moltissime altre opere in marmo, come le “Sorelle di beneficienza” di Raffaele Monti (1818-1881). L’opera di Monti però è assai più tarda. Negli ultimi decenni dell’Ottocento le tecniche scultoree permettevano la realizzazione di numerose copie. Famosissimo per questo fu già anche Antonio Canova (1757-1822), il cui modo di lavorare è accertato passaggio per passaggio e che precede Monti di parecchi decenni.

Comunque, anche delle “Sorelle di beneficenza” esistono diverse realizzazioni a partire dalla prima del 1845, che si trova al Castello reale di Racconigi (Cuneo) all’ultima del 1860, presso il Minneapolis Institute of Art. Il fatto che sia il marmo quello che desta sospetto è particolarmente divertente: se ci si diletta con la storia dell’arte non si tarda a scoprire che le statue che destavano più preoccupazione per gli autori in realtà erano le colate in bronzo (e lì sì che la tecnica faceva difetto!)..

D’altronde, nemmeno l’arte contemporanea sembra rientrare nello spettro in cui il genio umano diventa riconoscibile e stimabile in quanto tale. Lo dimostra l’installazione di Tu Wei-Cheng, ossia un gigante avvolto nelle spire di un serpente. Invece che di un’opera d’arte, per i Tartariani si tratterebbe dell’ennesima notizia che i giornali vogliono occultare: la scoperta dei resti di un vero gigante!

Secondo costoro, insomma un uomo non può avere bastante talento, o sufficiente passione per sfidare la gravità o giocarsi occhi e polmoni per la propria arte. Forse è proprio questa la cosa che più sconcerta in questi bizzarri complottisti.

La leggenda di Raimondo di Sangro, principe di San Severo

Però, la fantasia degli uomini “marmorizzati” ci ricorda qualcosa di assai più antico. Anzi, sembra mescolare due ben note dicerie sulla medesima persona: Raimondo di Sangro, principe di San Severo.

Il principe era un uomo singolare, e soprattutto un inventore cui piaceva stupire i propri ospiti. In più, era un massone e questo non giocò a suo favore in passato, né sembra farlo oggi. Nella sua storia non ci sono soltanto le statue: anche la politica gioca un ruolo rilevante. Sul suo conto giravano voci inquietanti, perché Raimondo, da “uomo di mondo” amato da tutti, era caduto in disgrazia. Per salvarsi dopo una congiura contro i Borbone che vedeva coinvolti altri massoni aveva fatto i nomi di tutti gli appartenenti alla sua loggia. Anche la chiesa  cattolica aveva da ridire su alcuni suoi scritti. Alla fine aveva salvato la pelle, ma si era trovato isolato, indebitato ed esposto ad ogni tipo di diceria.

La prima di queste dicerie deriva dal suo spirito innovatore: lo credettero mago e negromante. La sua dedizione alla farmacopea e all’alchimia lo portò a creare medicine ma anche (pare) una sostanza con comportamenti simili al sangue di San Gennaro. Con una fama del genere non stupisce che il velo del Cristo, della Pudicizia (o Verità velata) realizzata da Antonio Corradini (1688-1752) nel 1752 e la rete del Disinganno o (Pescatore) di Francesco Queirolo (1704-1762) fossero ritenuti non statue, ma tessuti “marmorizzati” dalle capacità alchemiche del principe. I dubbi sulla rete furono confutati da un soldato tedesco, che nella Seconda Guerra Mondiale colpì la rete col calcio del fucile rivelando il solo marmo. Il Cristo velato. invece. è opera di Giuseppe Sanmartino (1720-1793) che la ricavò da un blocco di marmo unico.

Eppure, il marmo liquido in sé non è un materiale da extraterrestri. Possiamo trovarlo in vendita. In sostanza, si tratta di polvere di marmo legata con resina, Viene utilizzato per ricoprire o per decorare superfici. La differenza con un blocco di marmo è sostanziale: anche se l’occhio può esserne ingannato, gli esami fisici sono in grado di capire se un’opera proviene da uno o più pezzi di marmo. Siamo in grado di capirne il grado di purezza, la provenienza e di trarre moltissime altre informazioni. Per essere ancora più chiari, nel marmo liquido mancherebbero le venature della pietra e quelle imperfezioni che fanno di ogni pietra un pezzo unico.

La seconda diceria è veramente macabra e riguarda le macchine anatomiche realizzate dal medico palermitano Giuseppe Salerno. Le malelingue dissero che il principe di Sangro aveva sacrificato due servi (un uomo e una donna) e che aveva gli iniettato nelle vene una sostanza che aveva trasformato il loro sistema circolatorio in metallo. Anche assassino, quindi!

In queste due bufale del passato c’è già tutta la confusione del nostro presente.

Per concludere

Non è da un anno, né da dieci, che le capacità degli scultori vengono messe in dubbio. Almeno dalla metà del ‘700  il seme del sospetto aspetta un terreno fertile. Artisti come il succitato Giuseppe Salerno (che usava scheletri veri ma non trattava certo servi rapiti) venivano sospettati di complicità in barbari omicidi.  Pare necessario fare un po’di chiarezza, se non altro a noi stessi. Esistono contratti che sanciscono l’acquisto della statua del Cristo velato, ovviamente velo compreso, ricavato da un unico pezzo di marmo, e gli esami compiuti sulla statua ci confermano che il contratto corrisponde a verità. Il David, invece, dopo essere stato danneggiato nel 1991 con un martello fu sottoposto a numerosi esami e ad un restauro che rivelò diverse criticità nonostante l’aspetto esteriore tutt’altro che fragile. Esistono documentazioni che ripercorrono ogni fase di tale restauro e riferimenti a quanto Michelangelo prendeva come parcella per la realizzazione dell’opera. Il David viene da un unico pezzo di marmo di Carrara. Come per mille altre fantasie pseudoscientifiche, sono fonti, documenti, evidenza sperimentale a metterle ko.

A differenza di Pigmalione, re di Cipro, che fece una statua troppo bella per non diventare vera, queste statue sono troppo belle per non essere state vere o create da qualcosa che va oltre l’umano.

Alla fine, è veramente più complesso creare nuove civiltà che accettare il genio umano. Personalmente vedo molta più magia nelle mani di Michelangelo o di Giuseppe Sanmartino che in un’entità malvagia che ogni duecento anni ci resetta la memoria. Ma, anche così, per i complottisti c’è poco da fare: sebbene, come abbiamo visto, esistano mille prove per dire con tranquillità che quelle di cui abbiamo parlato sono normali statue, un “tartariano” vi risponderebbe raggelandovi: tutti i non “risvegliati” hanno la mente manipolata e i documenti storici che portiamo sono parte della totale manipolazione dovuta ai periodici “reset”.

A quel punto, a quelli delle “statue dei giganti” non ci rimarrà che opporre questo pensiero: non è una macchina come la stampante 3D, non è una civiltà scomparsa. Sono la forza del talento e della fatica a fare quelle statue.

Non lo trovate immensamente più bello?

2 thoughts on “Marmo liquido e giganti, l’arte come non l’avete mai vista (e mai la vedrete)

  • 25 Febbraio 2021 in 00:47
    Permalink

    Articolo molto interessante, chissà se tra qualche anno spunterà anche qualcuno che sosterrà che i grattacieli debbono assolutamente essere artefatti alieni… Mi permetto solo di far notare che ci alcuni refusi ortografici qua e là

    Rispondi
    • 10 Marzo 2021 in 17:03
      Permalink

      Grazie, signor Lotito! Abbiamo rimediato a diversi errorucci, attraverso la sua segnalazione!

      Rispondi

Rispondi a Redazione Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *