Comprendere un mondo assurdo, fra teorie scientifiche e complottismo

Articolo di Nicolò Romano

L’assurdo è un concetto con radici antichissime. Il termine deriva dal latino surdus ovvero “sordo”, ma anche “dissonante”. Ed è proprio il significato di dissonante che in effetti meglio si presta alla concezione oggi prevalente. Se ci dicessero, mentre siamo in aperta campagna, che sta per cadere su di noi un pianoforte a coda, probabilmente sorrideremmo, bollando l’affermazione come assurda, appunto. Perché? Non si tratta di un’eventualità impossibile, un aereo che trasporta pianoforti potrebbe avere un grave guasto e il pilota trovarsi costretto a liberarsi del carico proprio mentre passa su di noi. L’evento è però certamente molto improbabile: perché si verifichi devono presentarsi armoniosamente e sequenzialmente una serie di condizioni, ciascuna delle quali a sua volta estremamente improbabile. Proprio per questo,  non abbiamo mai assistito a un simile accadimento e tendiamo a non considerarlo possibile. Siamo però contemporaneamente costretti ad ammettere che questa eventualità potrebbe effettivamente presentarsi.

Cosa cambierebbe se, al posto del pianoforte, ci dicessero invece che dal cielo cadrà su di noi Archimede di Siracusa? Considereremmo questa eventualità assurda, ma per motivi diversi rispetto a quelli indicati sopra.  Mentre prima l’eventualità era possibile ma del tutto improbabile, ora (se ammettiamo che Archimede è morto e non è nascosto in qualche aereo a canticchiare con Elvis Presley) l’eventualità è in effetti impossibile.

Avete presente la famosa frase “il calore si trasmette solo da un corpo caldo ad uno freddo e non viceversa”? Beh in realtà il viceversa non è impossibile, solo termodinamicamente (ed estremamente) improbabile. Anche la morte potrebbe benissimo invertirsi, come una tazza rotta ricomporsi spontaneamente: la termodinamica lo permette, dice solo che è altamente improbabile.  Allora forse dobbiamo rivedere il dibattito sull’impossibilità di rivedere Archimede di Siracusa… Insomma è proprio vero che dobbiamo stare attenti  a cosa consideriamo irreversibile o impossibile, per evitare brutte sorprese, ma qui il discorso si allargherebbe troppo e ci allontaneremmo dagli scopi di questo articolo.

Torniamo allora a questioni più serie, come quelle che riguardano matematici siracusani del secondo secolo a. C. che piombano giù dal cielo. Questo caso è assurdo in quanto le cause che provocherebbero un simile evento confliggerebbero, all’atto pratico, con le leggi fisiche del nostro mondo. Ma se al posto di Archimede di Siracusa a cadere dovesse essere Archimede Pitagorico, l’omonimo inventore che abita a Paperopoli? In questo caso il discorso cambierebbe, perché Archimede Pitagorico è un personaggio inventato e inesistente ad li fuori delle pagine della rivista “Topolino”. La sua caduta sulla nostra testa non sarebbe né improbabile, né impossibile fisicamente, in compenso la potremmo qualificare come ontologicamente impossibile.

Per quanto però possiamo avere in simpatia Archimede di Siracusa e Archimede di Paperopoli, ora torneremo a concentrarci sullo strano caso del “Pianoforte cadente”. Fa parte della nostra capacità intellettiva costruire modelli della realtà atti alla comprensione del mondo e alla previsione del futuro. Dinanzi all’amico che ci pone il problema del Pianoforte cadente durante la nostra gita in campagna, siamo chiamati a decidere cosa fare. Spostarci per evitare di rimanere spiaccicati, o rimanere dove siamo dato che riteniamo quell’evento assurdo?

E’ del resto evidente che la capacità umana di comprendere e creare modelli predittivi ha giocato un ruolo chiave nel nostro successo evolutivo. Risulta facile immaginare che vantaggio abbia costituito poter prevedere per esempio che, dopo certi fruscii e zampate tra le siepi, sarebbe sbucato un predatore pronto ad attaccare. Pianificare una battuta di caccia, valutare il meteo per coltivare, sono state capacità cognitive cruciali per la nostra sopravvivenza e in qualche modo richiedevano la creazione di un modello, seppur semplicissimo, di mondo. In pratica è da millenni che sfruttiamo, seppur inconsapevolmente il filtro epistemologico dell’assurdo.

L’assurdo come “filtro”

Proprio per guadagnare tempo ed energie preziose, noi sfruttiamo il filtro epistemologico dell’assurdo. Ragionare richiede di fare una serie di assunzioni riguardo il nostro mondo e di stimare le probabilità differenziali di vari eventi che potrebbero accadere. Per svolgere questi compiti, però, non possiamo ogni volta prendere carta e penna e calcolare col teorema di Bayes le probabilità che certi eventi avvengano o meno, data anche l’impossibilità di conoscere tutte le variabili in gioco. Più frequentemente, ci affidiamo alla nostra “esperienza”, alla collezione di memorie e percezioni riguardo al mondo che abbiamo accumulato. Ci affidiamo, in pratica, a un principio di tipo induttivo. Fino ad oggi non abbiamo mai visto un sasso trasformarsi spontaneamente in un vaso, per cui tendiamo a pensare che il mondo continuerà a comportarsi così. Questo approccio, per quanto spesso adeguato, ci fa correre il rischio evidenziato dal matematico Bertrand Russell nel famoso esempio del tacchino induttivista. Questo tacchino, nutrito ogni giorno dal proprio allevatore, pensa, sulla base delle proprie esperienze, che continuerà ad essere nutrito per sempre, finché un giorno l’allevatore gli torce il collo per cucinarlo.

L’induzione è un mezzo potente, ma non ha nulla di certo da dire. Quel che interessa soprattutto qui è sottolineare il legame tra il nostro concetto di assurdo e il principio di induzione. Siamo propensi a prevedere che accadrà ciò che è spesso accaduto, ciò che abbiamo spesso sperimentato. Assurdo è il verificarsi di un evento improbabile,  impossibile, “dissonante” rispetto a ciò che ci aspettavamo. Questo non significa che siamo così sempliciotti da immaginare che accadrà sempre quello che fino ad ora è sempre avvenuto. In effetti, attribuiamo un certo grado di probabilità a ciò che potrebbe o meno accadere, aggiornandolo continuamente con la nostra esperienza, senza escludere quindi l’imprevedibile.

Il processo è molto complesso ma possiamo semplificarlo in questo modo: raccogliamo i dati, li valutiamo in base a quanto raccolto in precedenza e quanto già organizzato, scartiamo quelli che mal si prestano a formare strutture coerenti e sensate e strutturiamo quelli che invece sembrano avere un senso. In questo però possiamo incorrere in molteplici errori.  Per esempio, talvolta, pur di dare un senso a quel che osserviamo e pur di sentirci in grado di prevedere adeguatamente gli eventi scartiamo le esperienze e i dati che non ci aggradano. Oppure incastriamo a forza dei dati che non corrispondono ad alcuna figura, o ancora peggio creiamo disegni tanto grandi e incoerenti che alla fine non spiegano nulla. Creare in maniera logica, coerente e rigorosa delle strutture di credenze e dati che possano spiegare e prevedere il nostro mondo, è il compito primario della scienza.

Ma dove abbiamo lasciato l’assurdo in tutto questo? Nella scienza è sempre dietro l’angolo. Il fisico Richard Feynman sosteneva che l’universo andava accettato in quanto assurdo (in particolare si riferiva alla controintuitività del mondo quantistico). Il mondo che tentiamo di comprendere e ingabbiare nelle celle delle nostre teorie riesce praticamente sempre a sfuggire ad una spiegazione completa ed esauriente. Si fa sempre largo, nella scienza, qualcosa di assurdo. Ogni scienziato sa che prima o poi un evento o un dato assurdo sconvolgeranno la sua teoria e si dovrà aggiustare o ricominciare.  Per esempio, è evidente che un modello della realtà, che sia fisico o concettuale, deve necessariamente essere più “compatto” della realtà stessa che si vuole rappresentare e non può quindi rappresentarla perfettamente. Che utilità avrebbe una mappa del mondo in scala 1:1? Sarebbe talmente grande e dettagliata da essere non maneggiabile.  Possiamo descrivere quindi  la scienza come un processo che tende all’infinita precisione descrittiva, ma che non potrà mai raggiungerla. Piuttosto, gli scienziati tentano di evitare che ci si muova nella direzione opposta: quella di una rappresentazione quanto più errata possibile. Sappiamo infatti che è sempre possibile aggiungere errori e non esiste un limite “inferiore” nella scala di crescente precisione conoscitiva. E partendo da errori e contraddizioni si può giungere ovunque: se 2+2=5 allora sottraiamo 3 ad ambo i membri e 1=2 per cui io e il Papa siamo due persone diverse, ma in realtà siamo una sola persona come dimostrato.

L’assurdo nelle teorie cospirative

L’assurdo in quanto incredibilmente improbabile dovrebbe guidarci ragionevolmente all’esclusione di certe ipotesi o previsioni. Nelle teorie del complotto, invece, talvolta è proprio l’assurdo il fil rouge che porta il creatore o chi la adotta a selezionare certi dati come “coerenti”. Chi crede in queste teorie ritiene di far parte di un gruppo ristretto, che conosce una qualche verità importante che la maggioranza delle persone ignora. Proprio il fatto che tale verità, una volta diffusa dal complottista, sia ritenuta dagli altri assurda, viene facilmente ritenuto una prova del fatto che sia “nascosta” o “scomoda”.

La teoria della Terra piatta è squisitamente assurda, ma è anche paradigmatica di quanto andiamo qui discutendo. In una forma banalizzante e spicciola di empirismo, su internet sono disponibili numerosi “esperimenti” compiuti dai cosiddetti terrapiattisti, che mostrano come la teoria della Terra sferica sia errata. Anche altre teorie cospirative sembrano fondarsi su presupposti assurdi. Per esempio, la teoria complottistica dello scandalo Pizzagate sostiene l’esistenza di uno scambio di minorenni ad uso criminale nei seminterrati di certe pizzerie statunitensi. E una diversa teoria complottista fa riferimento all’idea che alte cariche di varie nazioni siano alieni sbarcati sulla terra per controllare la nostra politica.

Queste spiegazioni hanno chiaramente dell’assurdo, ma che tipo di assurdo è?

Nella maggior parte dei casi è semplicemente un assurdo da Pianoforte Calante, ovvero qualcosa del tutto improbabile, in quanto richiederebbe l’inanellarsi di cause, ciascuna delle quali è a sua volta del tutto improbabile. Da ciò deriva la convinzione del credente: non è impossibile, è “solo” improbabile! In questo senso, chi crede a queste teorie avrebbe un’errata percezione quantitativa delle probabilità e delle improbabilità degli eventi, il che impedisce di rendersi conto dell’assurdità di tali teorie. Per esempio è sufficiente che non si conoscano i numerosi passaggi legislativi necessari a permettere certe operazioni, per immaginare che un certo politico possa fare di nascosto quel che vuole. Oppure è necessario avere un forte rancore personale nei confronti di una certa categoria di persone per sovrastimare le probabilità che esse siano malintenzionate. In questi casi, poi, il bias di conferma, finirebbe con il rafforzare  questa credenza. Tanto più se si va  internet e si comincia a frequentare forum di persone che la pensano come noi, entrando in una echo chamber che alimenta la nostra credenza.

Quando l’assurdo è veramente… assurdo

Occam, rappresentato su una vetrata di una chiesa anglicana del Surrey (Inghilterra). Immagine di: self-created (Moscarlop) – Opera propria, CC BY-SA 3.0,

Le teorie del complotto hanno un’ulteriore caratteristica che le differenzia in negativo dalle teorie scientifiche. La loro capacità di “spiegare” il mondo è inficiata da una paranoica “agentizzazione” delle cause. Dietro ogni effetto, le teorie cospirative postulano la presenza di un “agente”. Il mondo è palco da burattini e una élite, un singolo o una organizzazione tira i fili degli eventi pubblici, delle tragedie, dei media e manipola ogni informazione. I moventi degli agenti sono spesso imperscrutabili o malvagi (ciò solleva dal peso di investigarli!). I problemi di questo approccio, contrapposto  al meccanicismo naturale di uso comune nella scienza, sono diversi. Niente rasoio di Occam: queste teorie possono postulare dietro ogni evento una sequela di (assurde) cause, come per esempio nel caso della presunta cospirazione per inserire mercurio nei vaccini allo scopo di controllare dalle onde del 5G per volere di Bill Gates. L’agentizzazione inoltre unifica, rende unica, monolitica, l’intelligenza pianificante, secondo l’assunto che basti un interesse comune a mettere d’accordo più agenti. Eppure ogni giorno abbiamo esempi del contrario, mettere d’accordo anche solo tre persone è spesso complicatissimo, figuriamoci decine di enormi organizzazioni.

Inoltre, postulare l’esistenza di un ente più complesso di quello da spiegare, rappresenta in generale un problema: se per spiegare un disastro aereo bisogna postulare l’esistenza di una gigantesca macchinazione internazionale, ci si ritrova in un circolo infinito, perché si deve spiegare poi anche l’esistenza della macchinazione e così via.

Così, infine, viene meno anche il principio di “compattezza” di una teoria. La teoria finisce con l’essere più complicata del fenomeno da spiegare, per cui si ha in mano una mappa più grande del luogo da conoscere, cosa poco pratica.

Per concludere

La spiegazione scientifica non disdegna e non si fa problemi di fronte all’assurdo. Non ha timore di subire sgambetti da dati inaspettati o che la contraddicono, se necessario è disposta ad accettare l’improbabilità tornando sui propri passi e riformulando una nuova teoria. La scienza, al contrario di ciò che qualcuno sostiene, non nega nulla aprioristicamente, non rifiuta aprioristicamente l’assurdo, nell’accezione di incredibilmente improbabile.

La spiegazione complottistica, al contrario, non si mette in gioco, è una struttura dietrologica che non effettua previsioni verificabili, o ne produce di così vaghe da risultare sempre vere in un qualche senso. Adatta i fatti alla teoria, senza mai adeguarsi ai fatti. A posteriori, spiega in che modo gli eventi rientrano nella spiegazione e non può mai venire contraddetta, in barba al principio di falsificabilità popperiano.

Insomma: per creare modelli del mondo che prevedano e descrivano correttamente i fenomeni, dobbiamo accettare un certo grado di assurdità. Per possedere ragionevoli certezze dobbiamo convivere con irragionevoli improbabilità e non rigettare la nostra incapacità di comprendere e conoscere. Ognuno di noi rigetta a pelle qualcosa di assurdo, ma solo accettandolo a volte possiamo indagarlo. 

I hope you accept Nature as She is, absurd! (Richard Philip Feynman, 1918-1988)

 

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