Usiamo il 10% del nostro cervello. Sarà Vero?

articolo di Marco Martorana

Il cervello è parecchio complesso. Molti aspetti del suo funzionamento sono ancora sconosciuti, quest’organo è avvolto da un’ombra di mistero che affascina e incuriosisce un po’ tutti noi. Dal buio delle incertezze riguardo al cervello capita di sentire una voce che dice: “Sapete che si stima che la maggior parte delle persone utilizzi solo il 10% del proprio cervello?”. Il tutto spesso accompagnato da consigli sul come sbloccare quel 90% rimasto silente fino ad ora, di modo tale che si possa ottenere la felicità, il successo e il raggiungimento di importanti obiettivi.
La spiegazione del perché molte volte si ha la sensazione di poter fare di più sembra trovare risposta nel fatto che non utilizziamo il cervello nella sua totalità, ma solo per una piccola parte.

È proprio così? Sarà vero che usiamo solo il 10% del nostro cervello?

Falso. Quella del 10% è una falsa credenza, è un mito che ormai circola da diverso tempo, e le confutazioni a riguardo sono innumerevoli. Il cervello è un organo che richiede molta energia per funzionare ed, essendo un prodotto dell’evoluzione, se ne venisse effettivamente utilizzato solo il 10%, non sarebbe stato evolutivamente vantaggioso mantenere le dimensioni che fanno sì che consumi tutta questa energia.

Una prima, semplice confutazione è offerta dallo psicologo Berry Beyerstein, che, fra una serie di argomentazioni per controbattere la credenza[1], citò il fatto che non esista nessuna area del cervello che, se danneggiata anche minimamente, non causi delle compromissioni talvolta importanti delle facoltà mentali e comportamentali. Ciò non si verificherebbe se il 90% del nostro cervello fosse inutilizzato.

Una risonanza magnetica funzionale mostra un’incremento dell’attività cerebrale in aree della corteccia visiva.

Abbiamo però anche strumenti a disposizione per scansionare l’attività cerebrale: le moderne tecniche di neuroimmagine, come gli EEG (Elettroencefalogramma), PET (Tomografia a emissione di positroni), TAC (Tomografia assiale computerizzata), fMRI (immagini di risonanza magnetica funzionale) avrebbero rilevato già da tempo che il 90% del cervello è in disuso. Invece (anche se non nello stesso istante[2]) si registra un’attività cerebrale in ogni parte del cervello – anche durante il sonno. Aree che mostrano un’attività nulla o estremamente ridotta – che dovrebbero esistere in abbondanza, se usassimo solo il 10% dell’organo – sono sempre considerate un indice patologico. Inoltre, secondo l’approccio localizzazionista, le funzioni cerebrali sono localizzate in aree specifiche del cervello, per cui ogni sua parte svolge una funzione specifica. Ciò si collega a quanto detto poco sopra, ovvero una lesione in un qualunque punto del cervello causa delle compromissioni delle funzioni cerebrali.

Analogamente, l’attività metabolica del cervello viene per l’appunto registrata in tutte le parti del cervello e non solo in un 10% della sua superficie. Studi condotti attraverso l’utilizzo di micro-elettrodi, ovvero dei particolari strumenti in grado di rilevare l’attività di un singolo neurone presente in una data area, hanno permesso di dimostrare che mappando con questi strumenti le cellule cerebrali non ci sono popolazioni di neuroni silenti.

Infine un’ultima confutazione, consiste nel constatare che le cellule cerebrali inutilizzate tendono a deteriorarsi, quindi se effettivamente il 90% del cervello fosse inutilizzato, allora dovremmo avere un deterioramento neurale del 90%, cosa che è stata dimostrata falsa da esami autoptici.

Come si è detto, le confutazioni dal punto di vista biologico ormai sono ben note; di conseguenza, questo mito nel tempo ha cambiato forma ed è un più facile trovarlo in termini di conscio/inconscio. In questa versione, solo il 10% del nostro cervello corrisponderebbe a processi consci, mentre il restante 90% è fuori dal nostro controllo cosciente. Chi sostiene questa tesi cerca di far passare l’idea che in quel 90% ci sia racchiuso del potenziale latente da sbloccare per poter ottenere delle prestazioni migliori, portando questi processi sotto il controllo della coscienza. Tuttavia la teoria ha un problema di fondo: fosse possibile trasformare i processi inconsci in consci, non sarebbe per nulla vantaggioso.

L’atto del camminare non richiede, in condizioni di salute normali, di controllare ogni singolo movimento del corpo.

Per “inconscio” si intende infatti qualsiasi attività cerebrale che non sia controllata dalla coscienza. Il nostro cervello è dotato effettivamente anche di un funzionamento inconscio; il motivo principale è che questo ci aiuta nella vita di tutti i giorni. Uno dei tanti esempi di questo tipo di attività è la memoria procedurale, cioè quel tipo di memoria che immagazzina come si svolgono determinate azioni, abitudini o come si usano gli oggetti. Esempi di memoria procedurale possono essere il camminare, andare in bici, o suonare uno strumento musicale. La peculiarità di questo tipo di memoria è che, per rievocarla, non è necessario un controllo cosciente, per cui è fondamentalmente inconscia[3]. Se tutte le volte che volessimo fare una passeggiata dovessimo sempre ricordare coscientemente come si cammina, questo renderebbe molto difficile camminare e contemporaneamente chiacchierare con qualcuno o pensare ad altro, poiché le nostre risorse cognitive sarebbero rivolte a cercare di farci camminare. Il fatto che non tutte le funzioni del nostro cervello siano consce è in realtà un bene e un grosso vantaggio!

Il contesto

Le origini di questo mito sono piuttosto dubbie, e ci sono diverse spiegazioni su quale possa essere il focolaio di questa credenza.

Una prima ipotesi è che questo mito abbia avuto origine da una errata interpretazione di un’affermazione di William James, un pioniere della psicologia americana vissuto tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. In un suo articolo, pubblicato nel 1907 [4], appare questa frase: “We are making use of only a small part of our possible mental and physical resources.” (it: utilizziamo solo una piccola parte delle nostre risorse mentali e fisiche). Ovviamente non c’è nessun riferimento a una qualche percentuale o a delle porzioni di cervello non utilizzate, si trattava una considerazione generica sul fatto che ciascuno di noi potrebbe fare e dare di più. Questa sua affermazione è diventata, a modi “telefono senza fili”, che le persone utilizzano solo il 10% del loro cervello. In particolare, questa specifica versione viene “ufficialmente” attribuita a William James da Thomas Lowell, il quale nella prefazione del best seller “How to Win Friends and Influence People” di Dale Carnagie, la indica proprio come una citazione di James. Visto l’enorme successo commerciale del libro questa affermazione rimase impressa nell’opinione pubblica.

Albert Einstein, Nobel per la fisica, decisamente stufo di vedersi attribuire frasi che non ha mai detto!

Un’altra ipotesi prevede che il mito del 10% sia una delle tantissime false citazioni attribuite ingiustamente ad Albert Einstein, ma non esiste nessuna prova che possa far presumere che Einstein abbia mai detto una cosa del genere, e questa affermazione non risulta in nessun suo scritto ufficiale.

Infine, pare che anche Sigmund Freud abbia involontariamente avuto un ruolo nella diffusione del mito del 10%. Il suo modello che rappresentava la mente divisa in tre istanze (Io, una piccola parte consocia, Super-Io ed Es come porzioni maggioritarie della mente ma inconsce), è stato utilizzato dai fautori del mito del 10% come ulteriore prova del fatto che effettivamente venga utilizzato solo quella piccola percentuale del cervello. Oltre alle considerazioni riportate sopra,  è bene specificare che il modello freudiano a oggi non è supportato da prove scientifiche.

Ci sono poi interpretazioni scorrette di informazioni e dati emersi dalla ricerca in ambito neuroscientifico.

I primi neuroscienziati, non essendo ancora in grado di spiegare in maniera esaustiva il funzionamento cerebrale, avevano candidamente ammesso di non sapere cosa facesse il 90% del cervello [5]: questa loro onestà intellettuale potrebbe essere stata facilmente travisata come “non usiamo il 90% del cervello”.

In passato, tra l’altro, una grossa porzione degli emisferi cerebrali veniva chiamata “corteccia silente” (oggi conosciuta come “corteccia associativa”). L’utilizzo di questa nomenclatura ha fatto sì che il termine “silente” venisse interpretato erroneamente come “inutilizzato”.

E c’è da considerare che l’attività cerebrale dipende sia dai neuroni, i quali sono i principali responsabili del funzionamento cerebrale, sia dal ruolo delle cellule gliali [6], le quali supportano l’attività neurale. Le cellule gliali risultano essere numericamente maggiori rispetto ai neuroni, si stima che ci sia un rapporto di 10 a 1. Proprio il 90% mancante! Invece no: chi non ha competenze specifiche ignora il fatto che le cellule gliali sfuggono al controllo cosciente della persona.

In breve

  • Il nostro cervello non ha punti morti, e tutte le aree che lo compongono vengono utilizzate.
  • Auspicare di riuscire a utilizzare il 100% del nostro cervello, tutto in una volta, potrebbe anche costarci la vita.
  • Cercare di rendere consce tutte le funzioni cerebrali non migliorerebbe la nostra vita ma la renderebbe un inferno.
  • Nessun scienziato ha mai sostenuto l’ipotesi che l’essere umano utilizzi solo il 10% del cervello.

Fonti:

[1] Barry L. Beyerstein, “Whence Cometh the Myth that We Only Use 10% of our Brains?”, in Della Sala, Sergio (ed.), Mind Myths: Exploring Popular Assumptions About the Mind and Brain. (1999) New York, Wiley.

[2] Se tutte le aree cerebrali venissero attivate simultaneamente (quindi “se venisse contemporaneamente attivato il 100% del cervello“), ciò che si otterrebbe sarebbe un attacco epilettico molto grave noto con il nome di crisi tonico-clonica o grande male. Si v. The Life and Times of the 10% Neuromyth (2018)

[3] Mark F. Bear, Barry W. Connors, Micheal A. Paradiso, Neuroscienze. Esplorando il cervello. (2007) Milano, Elsevier.

[4] William James, The Energies of Men. (1907) Science, N.S. (No. 635), 321-332.

[5] Do we really use 10 percent of our brains? (2004)

[6] Le cellule gliali hanno una funzione di supporto fisico e metabolico per i neuroni, in particolare ricoprono l’assone dei neuroni di una guaina mielinica, la quale serve per isolare l’assone e aumentare la velocità di scarica del neurone.

One thought on “Usiamo il 10% del nostro cervello. Sarà Vero?

  • 16 Dicembre 2020 in 11:20
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    A vedere quanta irrazionalità e scarso buon senso ci sia in giro il sospetto è che davvero molti usino poco il cervello…

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