La mascella di Caino

Un piccolo mistero risolto: Cain’s Jawbone (La mascella di Caino), uno dei rompicapo letterari più intriganti del Ventesimo secolo, ha trovato un nuovo solutore. Compito del lettore di questo libro è – come nei più classici gialli – trovare l’assassino (o gli assassini). Un’impresa non facile, perché le pagine – 100 in tutto – che compongono il racconto sono stampate alla rinfusa. Sta quindi al lettore capire la sequenza, riordinarle, e infine scoprire il mistero. Quando fu pubblicato la prima volta, nel 1934, i solutori furono solo due. 

Ecco allora la storia dietro questo a insolito libro.

La sfida

Edward Powys Mathers, l’autore, quando uscì il volumetto era un famosissimo cruciverbista che pubblicava sotto lo pseudonimo di Torquemada. Il racconto era parte di un libro più ampio, The Torquemada Puzzle Book (Victor Gollancz, Londra, 1934): una miscellanea di rompicapo vari, a cominciare proprio dalle parole crociate che all’epoca stavano vivendo un periodo di grande popolarità. Seguivano acrostici, anagrammi ed enigmi dal sapore più esoterico (telacrostici, spoonerismi, narrative problems). Al fondo del libro, come nella miglior tradizione, le soluzioni di tutti gli enigmi proposti – tranne uno. L’ultima sezione del libro era infatti proprio dedicata al Cain’s Jawbone, così introdotto:

La mascella di Caino – spoglia narrazione di una serie di tragici fatti avvenuti in un anno recente, e in un arco di sei mesi – è andata incontro a un incidente che appare unico nella storia dei racconti. Le pagine sono state stampate in un ordine totalmente casuale e scorretto, fatto che apparirà incredibile a chiunque. L’autore assicura ai suoi lettori, comunque, che anche se è ormai tardi per rimediare al disordine delle pagine, è assolutamente possibile per loro – se vorranno prendersi il disturbo – riordinarle in modo corretto da soli. Prima che vi si cimentino, sappiano che esiste un ordine inevitabile, il solo in cui le pagine furono scritte, e che – mentre la mente del narratore potrebbe a tratti volare avanti e indietro, come accade nei romanzi moderni – la narrazione procede, implacabile e inequivocabile, dalla prima all’ultima pagina. Al fondo di ogni pagina viene fornito spazio per le note. 

Il titolo – La mascella di Caino – era un riferimento all’arma del “primo delitto della storia”, la mascella d’asino che Caino avrebbe utilizzato per uccidere Abele, secondo una tradizione non presente nella Bibbia (il delitto si compie nel sesto capitolo del libro della Genesi) ma raffigurata in numerose opere d’arte. Tanto per rigirare il coltello nella piaga, il frontespizio del racconto presentava una citazione dal Titus Andronicus di Shakespeare: How easily murder is discovered! (Quanto facilmente un omicidio è scoperto!)

Ecco, invece no, non è facile affatto. Ogni pagina, infatti, termina con un punto fermo, e non è quindi possibile farsi aiutare da parole o frasi lasciate in sospeso. I possibili ordinamenti del libro sono pari a 100! (ossia il fattoriale di 100), un numero dell’ordine di 10^157. In ciò, Edward Powys Mathers è stato il precursore della letteratura combinatoria, della quale sono esempio Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau (1961) e Composition No 1 di Marc Saporta (1962). La particolarità di The Cain’s Jawbone, però, sta nel fatto che soltanto una disposizione è quella giusta. Non a caso, gli editori misero in palio un premio di 25 sterline per chiunque avesse inviato per primo la soluzione esatta (completa di ordine delle pagine, del nome delle sei vittime e di quelli degli assassini): al cambio di oggi, più o meno 1000 euro.

Due persone, identificate come “W. S. Kennedy” e “S. Sydney-Turner”, risolsero l’enigma nel 1935, mandando la soluzione lo stesso giorno. Al primo, la cui busta era stata aperta per prima, toccarono le 25 sterline, mentre il secondo ebbe uno “speciale premio di consolazione” dall’editore Victor Gollancz. Quattro altri partecipanti arrivarono a un soffio dal traguardo, commettendo ciascuno un unico, fatale, errore. In seguito, La mascella di Caino fu ristampata come racconto a sé stante, in un comodo cofanetto con al suo interno le cento carte da riordinare.  

L’autore

Ma chi era l’autore di un rompicapo così difficile? Si chiamava, come abbiamo già detto, Edward Powys Mathers (1892-1939), e non a caso aveva scelto come nom de plume Torquemada – il temuto inquisitore del Quindicesimo secolo. 

Poeta e critico letterario, Edward P. Mathers era inglese: aveva frequentato l’Università di Oxford e aveva iniziato a lavorare come traduttore di poesie orientali (fra le quali ogni tanto infilava, di nascosto, anche qualche sua opera, firmata con improbabili pseudonimi). Per lungo tempo recensì gialli e racconti di fantasmi sui quotidiani. Nel mondo degli appassionati di enigmistica, però, il suo nome è noto più che altro per essere stato il papà dei cryptic clues inglesi. 

I cruciverba, infatti, non sono tutti uguali: inventati negli Stati Uniti nel 1913, si sono adattati ai diversi Paesi in cui si sono diffusi, arrivando a generare a volte filoni a sé stanti. In Inghilterra, le parole crociate hanno preso la forma dei  cryptic clues: ogni definizione è un gioco enigmistico da risolvere, che contiene al suo interno anagrammi, sciarade, doppi sensi… Ecco un esempio da I 112 migliori cruciverba di Torquemada: “La forma più spaventosa di Edmund e di suo figlio Charles”. Per arrivare alla soluzione dovevate sapere che Edmund e Charles Kean furono due noti attori britannici, e che insieme erano i Keans; poi, prendere questa parola, metterla in un’altra forma (cioè, anagrammarla), facendo così saltar fuori lo spaventosissimo snake (serpente). Ecco, le definizioni di un cryptic clues crossword sono tutte così. 

Ad avviare questa tradizione fu proprio Mathers. Nel 1925, pubblicò le prime cryptic clues su The Saturday Westminster, poi, dal 1926, anche su The Observer, testata di cui curò la sezione enigmistica fino al 1939, anno della sua morte. Per una storia generale dei cruciverba e delle loro evoluzioni, vi consigliamo L’orizzonte verticale: Invenzione e storia del cruciverba (Einaudi, 2007), di Stefano Bartezzaghi. 

Una nuova edizione – e un nuovo solutore

Negli anni, La mascella di Caino venne quasi dimenticata, ma lo fu anche la sua soluzione: l’Observer, infatti, si era limitato a pubblicare i nomi dei vincitori del premio in palio, ma senza svelare l’arcano. Ad interessarsi di nuovo all’enigma fu, nel 2016, Patrick Wildgust, del Laurence Sterne Trust (un museo privato che si occupa di narrativa non lineare – di libri, cioè, che superano i confini delle strutture letterarie consuete, in specie per ciò che concerne la rappresentazione del tempo e della causalità). Wildgust provò a risolverlo annotando tutti i riferimenti letterari presenti nel libro, non ci riuscì, setacciò le biblioteche alla ricerca di indizi, e infine lanciò un appello su The Guardian. Questo gli permise di arrivare alla soluzione. 

Grazie a un crowdfunding lanciato nel 2017, il volume vide nuovamente la luce, con una bella copertina di Tom Gauld (celebre per i suoi fumetti di humor scientifico e autore a sua volta di Endless Journey, carte ispirate alle opere di Laurence Sterne che possono essere riarrangiate a formare paesaggi diversi). E anche con un nuovo premio, aggiornato al cambio moderno: 1000 sterline, per una competizione “non adatta ai deboli di cuore”. 

E pure questa volta la soluzione è arrivata, ad opera di John Finnemore, scrittore e comico inglese, che al quotidiano Guardian ha dichiarato il 10 novembre:

Cain’s Jawbone è senza dubbio il rompicapo più difficile che abbia mai incontrato in vita mia. La prima volta che l’ho preso in mano, ho pensato che l’unica possibilità di risolverlo l’avrei avuta se mi fossi trovato intrappolato in casa per mesi, senza poter andare da nessuna parte o incontrare altre persone. 

Il lockdown, almeno in questo caso, ha dato una mano. 

Se qualcuno volesse cimentarsi con l’enigma, comunque, Finnemore e Wildgust hanno deciso di mantenere la soluzione “un segreto gelosamente custodito”; per avere conferma dell’esattezza delle proprie deduzioni, bisogna contattare il Laurence Sterne Trust. 

La mascella di Caino rimane, quindi, un piccolo enigma a disposizione di tutti gli appassionati di misteri. Potete usarlo per allenarvi, prima di sottoporvi a sfide più impegnative – come il manoscritto Voynich o il cifrario Beale.

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