Fantasma a mano armata

Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo

Cornaredo è un paese ad ovest di Milano, di dimensioni relativamente limitate rispetto ad altri comuni di quell’area. Un agglomerato industriale, di antica tradizione operaia, ma circondato dalla campagna e con una struttura urbana abbastanza conservata ancora oggi. Caratteristiche di centro antico che dovevano essere ancora più evidenti una cinquantina d’anni fa, quando per alcune settimane il paese fu scosso da una presenza tanto breve quanto ingombrante. 

Di che cosa si trattava? Nel pomeriggio del 31 agosto 1971 il Corriere d’Informazione, la versione pomeridiana del Corriere della Sera, spiegò che, da una quindicina di giorni, un gran numero di persone – forse centinaia – si radunava davanti al piccolo cimitero della cittadina. L’afflusso era tale che la strada non bastava più per parcheggiare auto, moto e biciclette. 

Il fatto è che in quella zona compariva un fantasma. 

Lo spettro avvolto in un lenzuolo candido, fece la sua prima apparizione giorni addietro allo scoccare della mezzanotte… Due donne se lo videro venire incontro vicino al cimitero. Si rifugiarono terrorizzate nel bar più vicino all’angolo fra via Roma e la strada provinciale, e raccontarono agli esterrefatti presenti l’incredibile “visione”. Nessuno prestò fede alle due poverette, le definirono ridendo malate di immaginazione.

Ma questo era solo l’inizio:

Altre donne e anche alcuni uomini passando di notte vicino al camposanto si trovarono davanti il fantasma. La frequenza delle apparizioni e l’autorevolezza di alcuni dei testimoni tolsero ogni dubbio. 

La notizia dello spettro si sparse in un lampo. La sera dopo attorno al cimitero c’era una piccola folla di curiosi. Ognuno voleva vedere con i suoi occhi, il più vicino possibile. E il fantasma non deluse l’attesa. Quella sera, e le sere successive, fece puntualmente la sua apparizione sul muro; qualche passo col lenzuolo ondeggiante prima di scomparire nel buio. Il numero degli spettatori cominciò ad aumentare e sorsero addirittura i primi problemi di parcheggio per le macchine e i ciclomotori. 

La cosa più interessante della storia, almeno così come ce la raccontarono il Corriere d’Informazione e la testata del mattino, il Corriere della Sera, è forse il crescere progressivo della tensione fra gli spettatori. Finora, in fondo, si era avuto soltanto lo spavento di due donne che si erano ritrovate dinanzi l’ideatore delle performance.

Fra la folla che si trovava ogni volta a commentare le esibizioni dello spettro, cominciò però a serpeggiare lo scetticismo. All’autenticità del fantasma, in verità, non credevano in molti… Gli interrogativi trovarono presto una risposta. Apparso fuori orario il fantasma aggredì due ragazze. Era dunque un maniaco camuffato? Fu subito aperta la caccia allo spettro. 

L’aggressione “fuori orario”, qualsiasi cosa s’intendesse con questa espressione, avrebbe fatto virare il clima, dalla farsa-spettacolo alla percezione della minaccia contro le giovani: era adesso un possibile “maniaco” travestito.

Dal semplice raduno per vedere il fantasma si passò a fenomeni di vigilantismo, innescando una spirale che, per un attimo, come vedremo, sembrò andare fuori controllo. 

Dopo numerosi e inutili tentativi di acciuffarlo, ha cercato ieri sera di catturarlo un giovane di Cornaredo […] di venticinque anni […] Scavalcato il muro del cimitero ha visto un uomo alto e magro che si toglieva i pantaloni e la camicia e indossava quindi, a mo’ di mantello, un lenzuolo bianco. Senza esitazioni gli si è lanciato contro, ma il fantasma è saltato velocissimo su una bicicletta ed è fuggito. 

Nella tarda serata del 1° settembre la situazione precipitò. Il giorno seguente, nelle sue cronache locali, il Corriere d’Informazione spiegava:

Alcuni vandali hanno devastato la notte scorsa il cimitero di Cornaredo. Sono entrati forzando il cancello e servendosi di mazze, bastoni e catene hanno danneggiato tombe e cappelle. Prima di scappare hanno rotto anche alcune croci. I danni sono ingenti. I carabinieri hanno aperto un’inchiesta per identificare i teppisti sacrileghi. Secondo le prima indagini i teppisti sarebbero entrati nel cimitero verso le 22, dopo essersi mischiati alla folla di curiosi che si era radunata ieri sera attorno al camposanto per assistere all’apparizione del fantomatico spettro (probabilmente un buontempone o un maniaco travestito da fantasma), che già da qualche giorno si presenta sul muro avvolto in un lenzuolo bianco. 

Come si vede, qui il contesto (la folla) diventa occasione per mettere a segno l’assalto alle tombe, in maniera in apparenza avulsa dalla stessa caccia al fantasma. Ad un primo sguardo, infatti, non si capisce perché gli assalitori avrebbero dovuto darsi alle distruzioni. Eppure, forse è proprio quello il punto: il “mistero” di provincia crea il set perché la violenza cresca di portata e di livello. Lo stesso “fantasma” e le voci sulla sua natura, a quel punto, divengono secondarie. 

Lo spettro, da parte sua, non si limitò più ad aggredire le donne o a spaventarle. Il Corriere della Sera del 5 settembre, sotto il titolo Il “fantasma” si fa vivo a colpi di pistola , sosteneva che lo “spirito” aveva esploso alcuni colpi d’arma da fuoco, durante l’ormai consueto raduno notturno:

Nel cimitero di Cornaredo, dopo il “fantasma”, i colpi di pistola. Il luogo, che è diventato meta di curiosi (ogni notte vi si adunano in tre o quattromila nella speranza di poter vedere il “fantasma”, verso la mezzanotte di ieri era affollatissimo quando sono echeggiati tre colpi di pistola. C’è stato un fuggi fuggi generale, ma poi la folla è ritornata sul posto e vi è rimasta fino alle due, sempre in attesa dello “spettro”, che però non è apparso. L’autorità comunale, dopo che ignoti teppisti hanno devastato, dopo avere sfondato i cancelli, alcune tombe e due cappelle, arrecando danni per circa un milione, ha chiesto l’intervento della polizia per sorvegliare gli ingressi del camposanto.

La convinzione del giornalista, dunque, era che il fantasma avesse esploso le pistolettate: pareva trascurare del tutto la possibilità che i colpi, se di colpi di arma da fuoco si trattava, potessero venire dalla gente assiepata. La folla non sembrava troppo spaventata: era subito tornata davanti al cimitero, per rimanervi sino a notte fonda.  

Poi, di colpo, le notizie di cronaca cessarono. Il raggiungimento del climax (gli spari), per quanto ne sappiamo, interruppero la spirale, e la gente smise di assembrarsi di fronte al cimitero.

Le cose che ci colpiscono, nella breve psicosi del fantasma di Cornaredo, sono almeno quattro. Le elenchiamo in un ordine decrescente di importanza e di originalità.

1. La prima pare abbastanza vistosa: si tratta dell’assenza quasi completa delle autorità, di solito assai attive, quando si trattava (e si tratta) di minacce potenziali all’ordine pubblico. I giornali ci raccontano di migliaia di persone accorse, di danneggiamenti seri ad un cimitero, di aggressioni, di caccia all’uomo: a fronte di tutto questo si parla di un’indagine dei Carabinieri (che dunque non sarebbero stati presenti al momento dei fatti) per l’irruzione di gruppo nel camposanto, e della richiesta di un intervento della Polizia da parte del Comune di Cornaredo, dato che i cancelli erano stati divelti. Ma si trattava di azioni a posteriori, dopo che i guai erano ormai stati fatti. L’esatto contrario di quello che avevamo visto in tante altre situazioni, ad esempio con alcuni classici, come il fantasma di via Roma, (Torino, 1880) e quello del paesello di Prarostino (sempre nel Torinese, 1896); ma soprattutto quello di Nole Canavese, nella stessa provincia, verificatosi nel settembre del 1976 – un altro caso di caccia collettiva al fantasma di fronte a un cimitero.

2. La seconda è l’apparente fine improvvisa della mania collettiva per il fantasma, proprio nel momento in cui, con le presunte “pistolettate”, la frenesia era giunta al culmine. Naturalmente, tutto ciò che sappiamo della storia dipende dagli archivi digitali del Corriere della Sera. Non disponiamo di altro, e ci sono pochi dubbi che su altri giornali milanesi sarà apparso ben altro. Però la cosa ci lascia perplessi. Come mai la copertura da parte del maggior quotidiano meneghino cessò di colpo? Anche in questo caso, di norma nelle fasi esplosive delle credenze pseudoscientifiche (in quella per gli Ufo, ad esempio), si constata una discesa più o meno lenta dell’interesse e della disponibilità a “credere” a quanto viene segnalato, ma non una scomparsa improvvisa dei discorsi intorno alle storie “meravigliose” che li caratterizzano. 

3. Il terzo punto è il tasso di violenza che viene esercitato da entrambi i lati: dall’attuatore della messinscena (il fantasma) e dal pubblico (la folla, i “cacciatori dello spettro”). In occasione della recente, clamorosa, ondata di travestimenti della “Samara Challenge”, che ha messo in allarme l’Italia tra l’agosto e il settembre 2019, erano state le “impersonificatrici” del fantasma ad andare quasi consapevolmente incontro alla reazione di gruppi di scalmanati, dopo averli provati a spaventare (per la storia, potete andare qui e qui). La folla non aveva esitato, in certi casi, a malmenare in modo pesante le persone travestite. Nel 1971, a Cornaredo, invece, è lo spettro ad agire con decisione: aggredisce, si azzuffa sottraendosi a un tentativo di cattura, si vede attribuito l’uso di un’arma da fuoco. 

4. Infine, abbiamo il fenomeno dell’emulazione da parte di altri, dopo il primo, clamoroso, episodio iniziale. Nel caso del “fantasma a mano armata” di Cornaredo, accadde nella prima metà di settembre fra Miradolo Terme (Pavia) e San Colombano al Lambro (Milano), dove una quindicina di giovani con lenzuoli e tute fosforescenti si divertivano a spaventare i passanti (alla fine furono denunciati dai Carabinieri). E poi, di nuovo, a fine mese, sulla statale fra Pavia e Lodi, dove i fantasmi furono impersonati da due giovani travestiti con lenzuola bianche e teschi (anch’essi denunciati dopo una colluttazione con un automobilista). D’altro canto, è possibile che la stessa azione di Cornaredo sia stata innescata da una vicenda precedente: a inizio agosto un altro fantasma, stavolta dotato di una specie di torcia fiammeggiante sul capo, oltre che di lenzuolo, era segnalato (e ricercato) a Mede e in altre località della Lomellina, nel Pavese. 

Insomma, fu un po’ l’estate dei fantasmi, quella del 1971, nelle campagne della Lombardia centro-occidentale. Però a Cornaredo le cose presero una piega un po’ diversa: la violenza prevalse sulla dimensione ricreativa e sul gioco del lenzuolo tolto dal letto e indossato per scatenare la paura. 

Quattro anni fa una donna del posto spiegò ad un appassionato di storia locale l’epilogo della vicenda, taciuto dai giornali (e, forse, il motivo della fine così brusca delle apparizioni):  il responsabile di tutto, scoperto, si sarebbe rivelato “un burlone di S. Pietro [San Pietro all’Olmo, paese vicino, N.d.A.] che si divertiva a girare per Cornaredo travestito”. Questo, però, non modifica di troppo il quadro generale.

L’episodio di Cornaredo, ormai quasi dimenticato, ci pone anche oggi una domanda di fondo. Quand’è che l’equilibrio sottile fra gli attori delle messinscene pubbliche di vari tipi di “misteri” (fantasmi, fenomeni paranormali, poltergeist, avvistamenti Ufo ricorrenti e loro “atterraggi”, presenze di animali misteriosi o di “mostri”…) si rompe, e la commedia rischia di tramutarsi in dramma per qualcuno dei protagonisti? Quando si arriva al punto di rottura?

È questa la ragione per cui il “fantasma a mano armata” di Cornaredo ci sembra così interessante. Sarebbe bello disporre di fonti maggiori, e delle testimonianze di chi visse in prima persona quell’esperienza, partecipando alla “caccia al fantasma”. Se disponessimo di informazioni aggiuntive su questa storia, forse potremmo azzardare qualche risposta in più.

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