È nato un nuovo UFO: gli Starlink della vigilia di Natale

La sera della vigilia di Natale, un’ondata di avvistamenti UFO ha investito tutto il Nord Italia, soprattutto Piemonte, Liguria e Lombardia – ma casi sono stati segnalati anche dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e persino dalle coste laziali e casertane. I testimoni hanno riferito di aver visto, tra le 18.30 e le 19.00 (ora italiana), una misteriosa scia di luci in cielo, simili a stelle, che si muovevano una dopo l’altra abbastanza rapidamente. 

I social, soprattutto Facebook, sono stati investiti dai post di centinaia di utenti che raccontavano le loro esperienze. Le foto di quella che è stata subito ribattezzata “la slitta di Babbo Natale” sono comparse su diversi giornali online (ad esempio, qui. qui e qui).

Una delle più belle  è quella che è stata postata sulla sua pagina Facebook dall’emittente radiofonica RadioGold: è stata scattata a Vignale Monferrato (Alessandria). Un video proveniente dalla zona dell’aeroporto “Catullo” di Verona-Villafranca è invece visibile sul sito del quotidiano L’Arena. Una parte è stata caricata su Youtube da chi l’ha realizzato:

 

Purtroppo non si trattava della slitta di Babbo Natale e nemmeno dei soliti alieni, ma di un prodotto recente della tecnologia umana: la costellazione di satelliti Starlink, lanciati dall’azienda SpaceX guidata da Elon Musk per aumentare la copertura internet in tutto il mondo. I primi sessanta satelliti Starlink sono stati portati in orbita il 23 maggio 2019, mentre un secondo lancio è stato effettuato l’11 novembre. Al momento ce ne sono in cielo 122. Nel 2020 sono previsti ulteriori 24 lanci, che dovrebbero salire a circa 1500 i satelliti in orbita, ma il progetto (il cui completamento è in programma per il 2027) ne  comporta in tutto oltre 12.000!

Proprio per la sua dimensione, l’iniziativa è stato al centro di numerose critiche: a fronte dei benefici per la connettività, gli Starlink condurranno ad un aggravamento del problema della spazzatura spaziale, dal quale da anni gli ingegneri aerospaziali mettono in guardia (e anch’esso peraltro sempre più sovente causa di avvistamenti UFO quando rientra nell’atmosfera), con pericoli di collisioni per la Stazione Spaziale Internazionale o per altri veicoli spaziali.

Un ulteriore punto interrogativo sul progetto riguarda l’inquinamento luminoso del cielo notturno: gli Starlink sono infatti visibili anche a occhio nudo, come moltissimi altri satelliti, per via del riflesso della luce solare sulla loro superficie. I più preoccupati ovviamente sono coloro che dell’osservazione del cielo si occupano professionalmente,  ovvero gli astronomi. Si legga, ad esempio, quanto scriveva a maggio Media INAF, il notiziario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

«Sarà un macello», sorride Jader Monari, ingegnere dell’Istituto di radioastronomia dell’Inaf di Bologna, «specialmente nelle bande K (Ku e Ka) sarà quasi impossibile fare osservazioni. Anche tutti i radiometri da terra che misurano a 22 GHz le colonne di vapore acqueo per esperimenti Vlbi saranno accecati da questi minisatelliti». […]

«Starlink è indubbiamente un progetto molto affascinante dal punto di vista spaziale. Tuttavia, grossi benefici nella connettività globale indubbiamente portano a un inquinamento elettromagnetico che potrebbe rendere difficili sia le osservazioni radio e millimetriche (ad esempio con Alma, che lavora da 35 fino a 950 GHz), sia quelle amatoriali di chi osserva e fotografa il cielo per diletto. Il rischio è di togliere a tutti la possibilità e la bellezza di poter osservare il cielo», conclude Fabrizio Villa, ricercatore dell’Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio dell’Inaf di Bologna.

Va detto, a onor del vero, che alcuni passi per mitigare l’impatto dei satelliti sulla radioastronomia sono stati fatti, e che Elon Musk si è impegnato a collaborare con l’Unione Astronomica Internazionale e a lasciare libere alcune bande di osservazione. 

Se quindi l’impatto su alcuni ambiti della ricerca astronomica è ancora tutto da valutare, è invece probabile che nei prossimi tempi saranno propri ignari testimoni ad accorgersi dei passaggi degli Starlink, e che questo porterà a un aumento delle segnalazioni di UFO “in formazione lineare”, prima che la gente comune impari a riconoscerli. 

Si tratta di un meccanismo ben noto in ufologia: l’introduzione di nuovi oggetti artificiali in cielo genera di volta in volta nuovi tipi di avvistamenti, con caratteristiche proprie, che spesso hanno portato a perplessità e a fantasie. È quanto accadde, ad esempio, con il lancio del primo Sputnik nell’autunno 1957, che generò una vera e propria psicosi da avvistamenti (per non parlare dei numerosi scherzi, come quelli messi in scena a Castello di Annone, nell’Astigiano, e a Cerano, nel Novarese). 

Ma “nuovi UFO” si ebbero anche con l’uso massiccio di palloni stratosferici (le grandi ondate  di casi del 1954 e del 1978 ebbero come “inneschi” anche oggetti di questo tipo) e con i proiettori-laser da discoteca (un vero tormentone, negli anni ‘80, per gli ufologi di orientamento razionale del Centro Italiano Studi Ufologici!). Prima ancora, era stato il turno dei palloni giocattolo “Ufo Solar”, che alla fine degli anni ‘70 diedero origine ad equivoci in cui caddero anche piloti civili e militari in volo sull’Italia (qualcuno si ricorda del caso del maresciallo Cecconi, analizzato dal CISU nel n. 17 della sua rivista, per cui è stata anche ipotizzata questa causa?). 

Più di recente, tutti i dati indicano che le ondate di UFO rossi, lenti e luminosi degli anni Duemila fossero legate alla moda delle lanterne cinesi, che proprio in questi anni hanno riscosso un enorme successo in occasione dei festeggiamenti di matrimoni e compleanni. Il Centro Italiano Studi Ufologici, che dal 1986 raccoglie testimonianze e avvistamenti, ha registrato per gli anni 2009-2010 un record di segnalazioni UFO, mai eguagliato nel nostro Paese dagli inizi dell’era dei dischi volanti (1947) e li ha attribuiti in larga misura proprio alle sky lanterns.

Nell’immagine in evidenza: un lanciatore modello Falcon 9 della SpaceX decolla per mettere in orbita un cluster di satelliti Starlink (immagine Wikimedia Commons).

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